View allAll Photos Tagged cunts
Yet no-one takes any notice. There's a timeline alongside to show how long ENGLAND has ignored it for, it's probably still there now, forgotten among the mass of bullshit they throw at non-EDPers.
This is an instructional toy that teaches you how to be a royal princess who loves to talk on her pink phone, apply makeup, and drive a little car while wearing sunglasses. This is the kind of toy I will never be buying my kid. YOU HEAR ME MATTEL?! NEVER!
30 giugno 2011 - Terme Iacobelli, Telese Terme (BN)
serata conclusiva e premiazione della rassegna TUTTI PAZZI PER IL TEATRO
LO CUNTO DE LA GATTA CENERENTOLA
Compagnia Instabile
DSM Puglianello
Regia di Antonello Santagata
Lo cunto de la Gatta Cenerentola: favola in musica in due atti ampiamente tratta da la Gatta Cenerentola di Roberto de Simone e con alcuni spunti da Lo cunto de li cunti di Giovan Battista Basile. Sia Perrault che i Grimm sia lo stesso De Simone attingono tutti al “Trattenimento sesto de la jornata prima” del Pentamerone di Basile. La storia è quella di Zezolla-Gatta Cenerentola che “ lo destino l’aveva posta a la cocina ma che pe vertude de le fate se guadagna no re pe marito”. Una Cenerentola strana, molto diversa dalla povera oppressa che conosciamo. Una Cenerentola che in combutta con la nota matrigna della favola, addirittura uccide una prima matrigna, pagando poi le conseguenze del suo gesto criminale divenendo vittima della sua stessa cattiveria e di quella della sua sodale che privilegia sfacciatamente le sue sei sorellastre. Una Cenerentola “doppia”: buona e cattiva. Come quella certa doppiezza che alberga in ognuno di noi. E proprio la “doppiezza” il tema che viene ripreso qua e là con alcune citazioni da cogliere all’interno dello spettacolo. La canzone della Villanella di Cenerentola cantata come in un sogno da un altro personaggio. La Canzone dei Sette Mariti che viene cantata,da due personaggi, allo specchio. Gli attori maschi travestiti da donne. Il gustoso monologo della Capera sull’uomo che ruba una testa e “ va cammenanno cu doie cape”. Le due orchestre,infine, di circa trenta elementi: una classica di fiati ed archi,una moderna e ritmica. Un accenno particolare va posto proprio su queste due orchestre che devono suonare insieme,devono fondersi per accompagnare i brani musicali. Insomma devono integrarsi e così fanno! E integrazione, infatti, è il termine chiave, il fine ultimo del nostro progetto. In una favola musicale ci si può esprimere con il canto, con la musica e con la recitazione. I nostri protagonisti hanno avuto la possibilità di cimentarsi, secondo la loro predisposizione, in ognuna di queste forme artistiche. Una triplice possibilità di manifestare il proprio talento. La riduzione e le modifiche che ho apportato al testo di De Simone sono state fatte per adattarlo alle nostre esigenze. Esigenze di una “compagnia teatrale amatoriale integrata” formata da circa 100 persone quasi equamente divisi tra pazienti, operatori sanitari ed esterni. Nell’ adattamento sono stati lasciati inalterati,ovviamente, i famosi brani musicali e le scene più note che sono ormai patrimonio della cultura napoletana e nazionale. Non si potevano modificare o eliminare personaggi come il coro del rosario,il monacello, le lavandaie con la famosa scena delle ingiurie, la zingara, i Cuccuruccu. Ma anche personaggi,scene e canzoni nuove: la capera che si presenta cantando “tengo e’ recchie dint’e mure”;la scena e la Canzone delle Janare,evidente riferimento alla cultura beneventana con rimandi a Bellezza Orsini (la più nota strega sannita) o a S. Barbato vescovo che fece ardere il noce del sabba;il sogno della lavandaia a palazzo reale realizzato da un gruppo di “tammorre” che irrompono in scena; ancora il soldato poliglotta retaggio delle varie dominazioni straniere subite dalle nostre terre; il nobile spagnolo galante ed insidiante ed infine lo stesso Basile che appare in scena alla fine per ricordare, nel suo napoletano seicentesco che “pazzo è chi contrasta co le stelle”. I costumi barocchi, particolarmente quelli dei Cuccuruccu,( ispirati come quelli di Odette Nicoletti, alle incisioni di Callot dei Balli di Sfessania) ma rivisitati e reinventati; le partiture musicali arrangiate ed adattate dal maestro Massimo D’Orsi; la scenografia, originale ed un po’ onirica di Salvatore Troiano; ed infine, i cori e i canti riletti da Bruno Capuano in maniera emozionante contribuiscono a far immergere gli spettatori, per circa due ore, in una atmosfera fiabesca di altri tempi.
Teatro Comunale Benevento
LO CUNTO DE LA GATTA CENERENTOLA
Compagnia Instabile
DSM Puglianello
Regia di Antonello Santagata
Lo cunto de la Gatta Cenerentola: favola in musica in due atti ampiamente tratta da la Gatta Cenerentola di Roberto de Simone e con alcuni spunti da Lo cunto de li cunti di Giovan Battista Basile. Sia Perrault che i Grimm sia lo stesso De Simone attingono tutti al “Trattenimento sesto de la jornata prima” del Pentamerone di Basile. La storia è quella di Zezolla-Gatta Cenerentola che “ lo destino l’aveva posta a la cocina ma che pe vertude de le fate se guadagna no re pe marito”. Una Cenerentola strana, molto diversa dalla povera oppressa che conosciamo. Una Cenerentola che in combutta con la nota matrigna della favola, addirittura uccide una prima matrigna, pagando poi le conseguenze del suo gesto criminale divenendo vittima della sua stessa cattiveria e di quella della sua sodale che privilegia sfacciatamente le sue sei sorellastre. Una Cenerentola “doppia”: buona e cattiva. Come quella certa doppiezza che alberga in ognuno di noi. E proprio la “doppiezza” il tema che viene ripreso qua e là con alcune citazioni da cogliere all’interno dello spettacolo. La canzone della Villanella di Cenerentola cantata come in un sogno da un altro personaggio. La Canzone dei Sette Mariti che viene cantata,da due personaggi, allo specchio. Gli attori maschi travestiti da donne. Il gustoso monologo della Capera sull’uomo che ruba una testa e “ va cammenanno cu doie cape”. Le due orchestre,infine, di circa trenta elementi: una classica di fiati ed archi,una moderna e ritmica. Un accenno particolare va posto proprio su queste due orchestre che devono suonare insieme,devono fondersi per accompagnare i brani musicali. Insomma devono integrarsi e così fanno! E integrazione, infatti, è il termine chiave, il fine ultimo del nostro progetto. In una favola musicale ci si può esprimere con il canto, con la musica e con la recitazione. I nostri protagonisti hanno avuto la possibilità di cimentarsi, secondo la loro predisposizione, in ognuna di queste forme artistiche. Una triplice possibilità di manifestare il proprio talento. La riduzione e le modifiche che ho apportato al testo di De Simone sono state fatte per adattarlo alle nostre esigenze. Esigenze di una “compagnia teatrale amatoriale integrata” formata da circa 100 persone quasi equamente divisi tra pazienti, operatori sanitari ed esterni. Nell’ adattamento sono stati lasciati inalterati,ovviamente, i famosi brani musicali e le scene più note che sono ormai patrimonio della cultura napoletana e nazionale. Non si potevano modificare o eliminare personaggi come il coro del rosario,il monacello, le lavandaie con la famosa scena delle ingiurie, la zingara, i Cuccuruccu. Ma anche personaggi,scene e canzoni nuove: la capera che si presenta cantando “tengo e’ recchie dint’e mure”;la scena e la Canzone delle Janare,evidente riferimento alla cultura beneventana con rimandi a Bellezza Orsini (la più nota strega sannita) o a S. Barbato vescovo che fece ardere il noce del sabba;il sogno della lavandaia a palazzo reale realizzato da un gruppo di “tammorre” che irrompono in scena; ancora il soldato poliglotta retaggio delle varie dominazioni straniere subite dalle nostre terre; il nobile spagnolo galante ed insidiante ed infine lo stesso Basile che appare in scena alla fine per ricordare, nel suo napoletano seicentesco che “pazzo è chi contrasta co le stelle”. I costumi barocchi, particolarmente quelli dei Cuccuruccu,( ispirati come quelli di Odette Nicoletti, alle incisioni di Callot dei Balli di Sfessania) ma rivisitati e reinventati; le partiture musicali arrangiate ed adattate dal maestro Massimo D’Orsi; la scenografia, originale ed un po’ onirica di Salvatore Troiano; ed infine, i cori e i canti riletti da Bruno Capuano in maniera emozionante contribuiscono a far immergere gli spettatori, per circa due ore, in una atmosfera fiabesca di altri tempi.
photo courtesy
www.musicbanter.com/attachments/lounge/
“fuck up cunt whore penis hole bitch …”,,,,sean royce .
eternal words of gods grace in a world gone to seed
they follow we lead .. through sexually human greed
we lie we die we breed
words of wisdom of sean royce
we don’t heed
proliferates poets in name
we who bash people for color caste and creed
we who have innumerable aliases
we need to weed
as the entire world of poetry we mislead
women should make babies
wash utensils wash clothes
no poetic words just good
husband children loving deeds
30 giugno 2011 - Terme Iacobelli, Telese Terme (BN)
serata conclusiva e premiazione della rassegna TUTTI PAZZI PER IL TEATRO
LO CUNTO DE LA GATTA CENERENTOLA
Compagnia Instabile
DSM Puglianello
Regia di Antonello Santagata
Lo cunto de la Gatta Cenerentola: favola in musica in due atti ampiamente tratta da la Gatta Cenerentola di Roberto de Simone e con alcuni spunti da Lo cunto de li cunti di Giovan Battista Basile. Sia Perrault che i Grimm sia lo stesso De Simone attingono tutti al “Trattenimento sesto de la jornata prima” del Pentamerone di Basile. La storia è quella di Zezolla-Gatta Cenerentola che “ lo destino l’aveva posta a la cocina ma che pe vertude de le fate se guadagna no re pe marito”. Una Cenerentola strana, molto diversa dalla povera oppressa che conosciamo. Una Cenerentola che in combutta con la nota matrigna della favola, addirittura uccide una prima matrigna, pagando poi le conseguenze del suo gesto criminale divenendo vittima della sua stessa cattiveria e di quella della sua sodale che privilegia sfacciatamente le sue sei sorellastre. Una Cenerentola “doppia”: buona e cattiva. Come quella certa doppiezza che alberga in ognuno di noi. E proprio la “doppiezza” il tema che viene ripreso qua e là con alcune citazioni da cogliere all’interno dello spettacolo. La canzone della Villanella di Cenerentola cantata come in un sogno da un altro personaggio. La Canzone dei Sette Mariti che viene cantata,da due personaggi, allo specchio. Gli attori maschi travestiti da donne. Il gustoso monologo della Capera sull’uomo che ruba una testa e “ va cammenanno cu doie cape”. Le due orchestre,infine, di circa trenta elementi: una classica di fiati ed archi,una moderna e ritmica. Un accenno particolare va posto proprio su queste due orchestre che devono suonare insieme,devono fondersi per accompagnare i brani musicali. Insomma devono integrarsi e così fanno! E integrazione, infatti, è il termine chiave, il fine ultimo del nostro progetto. In una favola musicale ci si può esprimere con il canto, con la musica e con la recitazione. I nostri protagonisti hanno avuto la possibilità di cimentarsi, secondo la loro predisposizione, in ognuna di queste forme artistiche. Una triplice possibilità di manifestare il proprio talento. La riduzione e le modifiche che ho apportato al testo di De Simone sono state fatte per adattarlo alle nostre esigenze. Esigenze di una “compagnia teatrale amatoriale integrata” formata da circa 100 persone quasi equamente divisi tra pazienti, operatori sanitari ed esterni. Nell’ adattamento sono stati lasciati inalterati,ovviamente, i famosi brani musicali e le scene più note che sono ormai patrimonio della cultura napoletana e nazionale. Non si potevano modificare o eliminare personaggi come il coro del rosario,il monacello, le lavandaie con la famosa scena delle ingiurie, la zingara, i Cuccuruccu. Ma anche personaggi,scene e canzoni nuove: la capera che si presenta cantando “tengo e’ recchie dint’e mure”;la scena e la Canzone delle Janare,evidente riferimento alla cultura beneventana con rimandi a Bellezza Orsini (la più nota strega sannita) o a S. Barbato vescovo che fece ardere il noce del sabba;il sogno della lavandaia a palazzo reale realizzato da un gruppo di “tammorre” che irrompono in scena; ancora il soldato poliglotta retaggio delle varie dominazioni straniere subite dalle nostre terre; il nobile spagnolo galante ed insidiante ed infine lo stesso Basile che appare in scena alla fine per ricordare, nel suo napoletano seicentesco che “pazzo è chi contrasta co le stelle”. I costumi barocchi, particolarmente quelli dei Cuccuruccu,( ispirati come quelli di Odette Nicoletti, alle incisioni di Callot dei Balli di Sfessania) ma rivisitati e reinventati; le partiture musicali arrangiate ed adattate dal maestro Massimo D’Orsi; la scenografia, originale ed un po’ onirica di Salvatore Troiano; ed infine, i cori e i canti riletti da Bruno Capuano in maniera emozionante contribuiscono a far immergere gli spettatori, per circa due ore, in una atmosfera fiabesca di altri tempi.
30 giugno 2011 - Terme Iacobelli, Telese Terme (BN)
serata conclusiva e premiazione della rassegna TUTTI PAZZI PER IL TEATRO
LO CUNTO DE LA GATTA CENERENTOLA
Compagnia Instabile
DSM Puglianello
Regia di Antonello Santagata
Lo cunto de la Gatta Cenerentola: favola in musica in due atti ampiamente tratta da la Gatta Cenerentola di Roberto de Simone e con alcuni spunti da Lo cunto de li cunti di Giovan Battista Basile. Sia Perrault che i Grimm sia lo stesso De Simone attingono tutti al “Trattenimento sesto de la jornata prima” del Pentamerone di Basile. La storia è quella di Zezolla-Gatta Cenerentola che “ lo destino l’aveva posta a la cocina ma che pe vertude de le fate se guadagna no re pe marito”. Una Cenerentola strana, molto diversa dalla povera oppressa che conosciamo. Una Cenerentola che in combutta con la nota matrigna della favola, addirittura uccide una prima matrigna, pagando poi le conseguenze del suo gesto criminale divenendo vittima della sua stessa cattiveria e di quella della sua sodale che privilegia sfacciatamente le sue sei sorellastre. Una Cenerentola “doppia”: buona e cattiva. Come quella certa doppiezza che alberga in ognuno di noi. E proprio la “doppiezza” il tema che viene ripreso qua e là con alcune citazioni da cogliere all’interno dello spettacolo. La canzone della Villanella di Cenerentola cantata come in un sogno da un altro personaggio. La Canzone dei Sette Mariti che viene cantata,da due personaggi, allo specchio. Gli attori maschi travestiti da donne. Il gustoso monologo della Capera sull’uomo che ruba una testa e “ va cammenanno cu doie cape”. Le due orchestre,infine, di circa trenta elementi: una classica di fiati ed archi,una moderna e ritmica. Un accenno particolare va posto proprio su queste due orchestre che devono suonare insieme,devono fondersi per accompagnare i brani musicali. Insomma devono integrarsi e così fanno! E integrazione, infatti, è il termine chiave, il fine ultimo del nostro progetto. In una favola musicale ci si può esprimere con il canto, con la musica e con la recitazione. I nostri protagonisti hanno avuto la possibilità di cimentarsi, secondo la loro predisposizione, in ognuna di queste forme artistiche. Una triplice possibilità di manifestare il proprio talento. La riduzione e le modifiche che ho apportato al testo di De Simone sono state fatte per adattarlo alle nostre esigenze. Esigenze di una “compagnia teatrale amatoriale integrata” formata da circa 100 persone quasi equamente divisi tra pazienti, operatori sanitari ed esterni. Nell’ adattamento sono stati lasciati inalterati,ovviamente, i famosi brani musicali e le scene più note che sono ormai patrimonio della cultura napoletana e nazionale. Non si potevano modificare o eliminare personaggi come il coro del rosario,il monacello, le lavandaie con la famosa scena delle ingiurie, la zingara, i Cuccuruccu. Ma anche personaggi,scene e canzoni nuove: la capera che si presenta cantando “tengo e’ recchie dint’e mure”;la scena e la Canzone delle Janare,evidente riferimento alla cultura beneventana con rimandi a Bellezza Orsini (la più nota strega sannita) o a S. Barbato vescovo che fece ardere il noce del sabba;il sogno della lavandaia a palazzo reale realizzato da un gruppo di “tammorre” che irrompono in scena; ancora il soldato poliglotta retaggio delle varie dominazioni straniere subite dalle nostre terre; il nobile spagnolo galante ed insidiante ed infine lo stesso Basile che appare in scena alla fine per ricordare, nel suo napoletano seicentesco che “pazzo è chi contrasta co le stelle”. I costumi barocchi, particolarmente quelli dei Cuccuruccu,( ispirati come quelli di Odette Nicoletti, alle incisioni di Callot dei Balli di Sfessania) ma rivisitati e reinventati; le partiture musicali arrangiate ed adattate dal maestro Massimo D’Orsi; la scenografia, originale ed un po’ onirica di Salvatore Troiano; ed infine, i cori e i canti riletti da Bruno Capuano in maniera emozionante contribuiscono a far immergere gli spettatori, per circa due ore, in una atmosfera fiabesca di altri tempi.