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Settimana dal 12 Ottobre 2011 al 18 Ottobre 2011
Mi verrebbe voglia di scusarmi con voi, che mi seguite sempre con tanto affetto e che speravate forse già da giorni di veder proseguire il mio 52 weeks…
Il fatto è che, complici la mancanza di tempo, altre foto che hanno avuto la precedenza e la pigrizia, la cosa va a rilento.
Ma preferisco non scusarmi, dopotutto… Perché più che una delusione per voi è un dispiacere per me stessa ed ho bisogno solo di ritrovare quella carica che mi ha sempre spinta a non mollare…
Sostenetemi moralmente nel frattempo!!
Comunque…
Volevo condividere la gioia di un’insospettabile mattina di Ottobre. Avendo terminato presto le mie commissioni per Firenze ho deciso di approfittare del tempo libero per andare a trovare una mia professoressa delle superiori. Lo è stata solo in prima ed in seconda, ma ha lasciato il segno più di qualunque altro insegnante. E credetemi, in questi 4 anni non mi è mai venuta voglia di andare a trovare un professore che fosse uno (ed infatti non l’ho mai fatto), ma lei si…
L’ho aspettata nell’atrio del Liceo Classico dove insegna, sbirciando nell’orario l’ora dell’intervallo e la classe dove sarebbe dovuta essere. Mi aggiravo nel corridoio con una certa aria di superiorità, beandomi della mia condizione di ex liceale scientifica!
Suonata la campanella, non vedendola arrivare, l’ho chiamata al cellulare (lo conservo da sempre, si..). Mi ha risposto con un “Come osi chiamare a quest’ora…rischiando perfino di trovarmi a lezione…” con quella sua voce fresca ed un po’ divertita!
Dopo averle detto che ero proprio al piano di sotto ad aspettarla è scesa di corsa. Non scorderò mai il suo sorriso nel vedermi e l’abbraccio sincero (…e si che era sincero) con cui mi ha salutata.
Lo senti proprio quando qualcuno ti abbraccia perché è la prassi, o quando lo fa con trasporto…
Sembrava quasi non volermi lasciare ed anch’io avrei fatto lo stesso, ma quel residuo di reverenza nei confronti della Prof mi ha fatta allontanare prima del voluto.
Ed ora che la guardo, che guardo noi due in mezzo a quel corridoio e a decine di ragazzini indifferenti, vedo il tempo collassare e 7 anni restringersi fino a sparire: non sembra passato un istante da quando parlavamo (da alunna-professoressa) a scuola!
Parliamo praticamente di tutto in pochi minuti, il tempo di un caffè e di due passi fino alla fermata del mio autobus… Ci aggiorniamo sugli avvenimenti principali…
La vedo felice e ne ho conferma da lei stessa: felice per molti aspetti, rilassata, serena. Mi infonde tutto questo e lascio che si confonda con la gioia che provo io nell’essere lì…
Ha lo stesso viso, le stesse espressioni che non ho mai scordato, lo stesso modo di cadenzare le frasi; sono gli stessi anche il sorriso ed il modo in cui si toglie i capelli da sotto il cappotto. È diretta, incisiva, sicura delle sue argomentazioni, tutto come sempre…
Il tempo è volato e stavolta non solo perché siamo state bene, ma perché veramente abbiamo avuto i minuti contati. È rimasto il buonumore, ma anche un pochino di amaro in bocca per non aver potuto condividere qualcosa in più…
Mentre mi siedo sull’autobus ed assaporo lo speciale incontro appena avuto, rifletto… Ci sentiamo rincuorati quando riusciamo a scorgere un po’ di sole in una giornata grigia; ma è ancor più meraviglioso far risplendere un cielo già limpido di sole…
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