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Taken at Witch's Rock
Thank you to Chiara Baroni for the assist in touching up my eyes which for some weird reason had some issues I'm not competent enough with editing to fix.
Naples : Maschio Angioino or Castel Nuovo at night
Italiano :La sua realizzazione ,voluta da Carlo I e iniziata nel 1279 ,fu resa indispensabile dalla inadeguatezza delle altre due più antiche residenze reali ,i castelli dell'Ovo e Capuano , troppo isolato sul mare e lontano dalla città il primo , troppo distante dalla costa il secondo .La nuova residenza venne chiamata " Chastiau neuf " . Oggi ospita il Museo civico e la Società napoletana di Storia patria ;nella sala dei Baroni si riunisce il Consiglio comunale .
English
Its construction, commissioned by Charles I and begun in 1279, was made essential by the inadequacy of the other two oldest royal residences, the castles of the Ovo and Capuano, too isolated on the sea and far from the city the first, too far from the coast the second . The new residence was called "Chastiau neuf" to distinguish it from the "old" castles already existing in the city. Today it houses the Civic Museum and the Neapolitan Society of Homeland History, in the hall of the Barons meets the City Council.
Tanto la casa noble como el título de la baronía de Lluriach son los más antiguos de Menorca. Carlos II concedió la baronía en el año 1681 a Miguel Leonardo de Cardona. En el año 1743 pasó a Simón de Olivar i Cardona, de quien desciende el actual barón y propietario del inmueble. La casa es un edificio con una fachada de gran austeridad, de la cual destaca muy especialmente el primer piso, con las ventanas y los balcones coronados por grandes conchas de piedra y balaustres en las ventanas, que no son más que una tímida concesión a los gustos barrocos que se empezaban a imponer en la Menorca de finales del siglo XVII.
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An ancient medieval village, the historic center of Teggiano (SA) is located on an isolated hill overlooking the Vallo di Diano, in Campania.
The construction of the Norman Castle dates back to the decision of the Sanseverino family to elect Teggiano as their stronghold.
The village houses Churches of great interest: San Michele Arcangelo, the Annunziata, originally Romanesque with baroque overlays, Sant'Agostino and San Pietro, both pre-Renaissance, and the imposing Cathedral of Santa Maria Maggiore.
The historic center develops through streets and squares overlooked by noble palaces that span at least 6 centuries of history: from the Middle Ages to the 18th century.
Teggiano, with Vallo di Diano, has been declared a world heritage site by UNESCO.
An annual event is the "At the table of Princess Costanza" event, during which the village and its inhabitants recall the medieval era.
This splendid historical re-enactment is among the richest and most accurate in Italy.
Built in 1994, it takes place in the Macchiaroli Castle, which historically belonged to the powerful Sanseverino family.
In the three days of the event, the small municipality of Salerno goes back in time, to the days of the conspiracy of the barons who attempted to overthrow the Aragonese who had settled on the throne of the Kingdom of Naples.
The event attracts thousands of visitors every year eager to relive the ancient glories of the medieval era, including local cuisine, music, processions and historical reconstructions of real events, such as the marriage between Costanza da Montefeltro, daughter of the Duke of Urbino Federico, and Antonello Sanseverino, prince of Salerno and lord of Diano; or the siege of Teggiano in 1497 by the Aragonese, which saw around 150 figures perfectly re-enacting the battle with armour, weapons and shows.
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Antico borgo medievale, il centro storico di Teggiano (SA) si trova su un’altura isolata che domina il Vallo di Diano.
La costruzione del Castello Normanno risale alla decisione della famiglia Sanseverino di eleggere Teggiano a propria roccaforte.
Il borgo custodisce chiese di grande interesse: San Michele Arcangelo, l’Annunziata, originariamente romanica con sovrapposizioni barocche, Sant’Agostino e San Pietro, entrambe prerinascimentali, l’imponente Cattedrale di Santa Maria Maggiore. Il centro storico si sviluppa attraverso vie e piazze su cui affacciano palazzi gentilizi che abbracciano almeno 6 secoli di storia: dal Medioevo al XVIII secolo.
Teggiano, con il Vallo di Diano, è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.
Appuntamento annuale è l’evento “Alla tavola della Principessa Costanza”, durante il quale il borgo e i suoi abitanti rievocano l’epoca medievale.
Questa splendida rievocazione storica e' tra le più ricche ed accurate d’Italia
Sorta nel 1994 ha luogo nel Castello Macchiaroli, storicamente appartenuto alla potente famiglia dei Sanseverino.
Nei tre giorni dell’evento, il piccolo comune salernitano torna indietro nel tempo, ai giorni della congiura dei baroni che tentarono di rovesciare gli Aragonesi insediatisi sul trono del Regno di Napoli.
La manifestazione attira ogni anno migliaia di visitatori desiderosi di rivivere gli antichi fasti dell’epoca medievale, tra cucina locale, musica, cortei e ricostruzioni storiche di reali eventi, come il matrimonio tra Costanza da Montefeltro, figlia del Duca di Urbino Federico, e Antonello Sanseverino, principe di Salerno e signore di Diano; o l’assedio di Teggiano del 1497 da parte degli Aragonesi, che vede circa 150 figuranti rievocare perfettamente la battaglia con armature, armi e spettacoli.
An ancient medieval village, the historic center of Teggiano (SA) is located on an isolated hill overlooking the Vallo di Diano, in Campania.
The construction of the Norman Castle dates back to the decision of the Sanseverino family to elect Teggiano as their stronghold.
The village houses Churches of great interest: San Michele Arcangelo, the Annunziata, originally Romanesque with baroque overlays, Sant'Agostino and San Pietro, both pre-Renaissance, and the imposing Cathedral of Santa Maria Maggiore.
The historic center develops through streets and squares overlooked by noble palaces that span at least 6 centuries of history: from the Middle Ages to the 18th century.
Teggiano, with Vallo di Diano, has been declared a world heritage site by UNESCO.
An annual event is the "At the table of Princess Costanza" event, during which the village and its inhabitants recall the medieval era.
This splendid historical re-enactment is among the richest and most accurate in Italy.
Built in 1994, it takes place in the Macchiaroli Castle, which historically belonged to the powerful Sanseverino family.
In the three days of the event, the small municipality of Salerno goes back in time, to the days of the conspiracy of the barons who attempted to overthrow the Aragonese who had settled on the throne of the Kingdom of Naples.
The event attracts thousands of visitors every year eager to relive the ancient glories of the medieval era, including local cuisine, music, processions and historical reconstructions of real events, such as the marriage between Costanza da Montefeltro, daughter of the Duke of Urbino Federico, and Antonello Sanseverino, prince of Salerno and lord of Diano; or the siege of Teggiano in 1497 by the Aragonese, which saw around 150 figures perfectly re-enacting the battle with armour, weapons and shows.
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Antico borgo medievale, il centro storico di Teggiano (SA) si trova su un’altura isolata che domina il Vallo di Diano.
La costruzione del Castello Normanno risale alla decisione della famiglia Sanseverino di eleggere Teggiano a propria roccaforte.
Il borgo custodisce chiese di grande interesse: San Michele Arcangelo, l’Annunziata, originariamente romanica con sovrapposizioni barocche, Sant’Agostino e San Pietro, entrambe prerinascimentali, l’imponente Cattedrale di Santa Maria Maggiore. Il centro storico si sviluppa attraverso vie e piazze su cui affacciano palazzi gentilizi che abbracciano almeno 6 secoli di storia: dal Medioevo al XVIII secolo.
Teggiano, con il Vallo di Diano, è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.
Appuntamento annuale è l’evento “Alla tavola della Principessa Costanza”, durante il quale il borgo e i suoi abitanti rievocano l’epoca medievale.
Questa splendida rievocazione storica e' tra le più ricche ed accurate d’Italia.
Sorta nel 1994 ha luogo nel Castello Macchiaroli, storicamente appartenuto alla potente famiglia dei Sanseverino.
Nei tre giorni dell’evento, il piccolo comune salernitano torna indietro nel tempo, ai giorni della congiura dei baroni che tentarono di rovesciare gli Aragonesi insediatisi sul trono del Regno di Napoli.
La manifestazione attira ogni anno migliaia di visitatori desiderosi di rivivere gli antichi fasti dell’epoca medievale, tra cucina locale, musica, cortei e ricostruzioni storiche di reali eventi, come il matrimonio tra Costanza da Montefeltro, figlia del Duca di Urbino Federico, e Antonello Sanseverino, principe di Salerno e signore di Diano; o l’assedio di Teggiano del 1497 da parte degli Aragonesi, che vede circa 150 figuranti rievocare perfettamente la battaglia con armature, armi e spettacoli .
An ancient medieval village, the historic center of Teggiano (SA) is located on an isolated hill overlooking the Vallo di Diano, in Campania.
The construction of the Norman Castle dates back to the decision of the Sanseverino family to elect Teggiano as their stronghold.
The village houses Churches of great interest: San Michele Arcangelo, the Annunziata, originally Romanesque with baroque overlays, Sant'Agostino and San Pietro, both pre-Renaissance, and the imposing Cathedral of Santa Maria Maggiore.
The historic center develops through streets and squares overlooked by noble palaces that span at least 6 centuries of history: from the Middle Ages to the 18th century.
Teggiano, with Vallo di Diano, has been declared a world heritage site by UNESCO.
An annual event is the "At the table of Princess Costanza" event, during which the village and its inhabitants recall the medieval era.
This splendid historical re-enactment is among the richest and most accurate in Italy.
Built in 1994, it takes place in the Macchiaroli Castle, which historically belonged to the powerful Sanseverino family.
In the three days of the event, the small municipality of Salerno goes back in time, to the days of the conspiracy of the barons who attempted to overthrow the Aragonese who had settled on the throne of the Kingdom of Naples.
The event attracts thousands of visitors every year eager to relive the ancient glories of the medieval era, including local cuisine, music, processions and historical reconstructions of real events, such as the marriage between Costanza da Montefeltro, daughter of the Duke of Urbino Federico, and Antonello Sanseverino, prince of Salerno and lord of Diano; or the siege of Teggiano in 1497 by the Aragonese, which saw around 150 figures perfectly re-enacting the battle with armour, weapons and shows.
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Antico borgo medievale, il centro storico di Teggiano (SA) si trova su un’altura isolata che domina il Vallo di Diano.
La costruzione del Castello Normanno risale alla decisione della famiglia Sanseverino di eleggere Teggiano a propria roccaforte.
Il borgo custodisce chiese di grande interesse: San Michele Arcangelo, l’Annunziata, originariamente romanica con sovrapposizioni barocche, Sant’Agostino e San Pietro, entrambe prerinascimentali, l’imponente Cattedrale di Santa Maria Maggiore. Il centro storico si sviluppa attraverso vie e piazze su cui affacciano palazzi gentilizi che abbracciano almeno 6 secoli di storia: dal Medioevo al XVIII secolo.
Teggiano, con il Vallo di Diano, è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.
Appuntamento annuale è l’evento “Alla tavola della Principessa Costanza”, durante il quale il borgo e i suoi abitanti rievocano l’epoca medievale.
Questa splendida rievocazione storica e' tra le più ricche ed accurate d’Italia.
Sorta nel 1994 ha luogo nel Castello Macchiaroli, storicamente appartenuto alla potente famiglia dei Sanseverino.
Nei tre giorni dell’evento, il piccolo comune salernitano torna indietro nel tempo, ai giorni della congiura dei baroni che tentarono di rovesciare gli Aragonesi insediatisi sul trono del Regno di Napoli.
La manifestazione attira ogni anno migliaia di visitatori desiderosi di rivivere gli antichi fasti dell’epoca medievale, tra cucina locale, musica, cortei e ricostruzioni storiche di reali eventi, come il matrimonio tra Costanza da Montefeltro, figlia del Duca di Urbino Federico, e Antonello Sanseverino, principe di Salerno e signore di Diano; o l’assedio di Teggiano del 1497 da parte degli Aragonesi, che vede circa 150 figuranti rievocare perfettamente la battaglia con armature, armi e spettacoli .
An ancient medieval village, the historic center of Teggiano (SA) is located on an isolated hill overlooking the Vallo di Diano, in Campania.
The construction of the Norman Castle dates back to the decision of the Sanseverino family to elect Teggiano as their stronghold.
The village houses Churches of great interest: San Michele Arcangelo, the Annunziata, originally Romanesque with baroque overlays, Sant'Agostino and San Pietro, both pre-Renaissance, and the imposing Cathedral of Santa Maria Maggiore.
The historic center develops through streets and squares overlooked by noble palaces that span at least 6 centuries of history: from the Middle Ages to the 18th century.
Teggiano, with Vallo di Diano, has been declared a world heritage site by UNESCO.
An annual event is the "At the table of Princess Costanza" event, during which the village and its inhabitants recall the medieval era.
This splendid historical re-enactment is among the richest and most accurate in Italy.
Built in 1994, it takes place in the Macchiaroli Castle, which historically belonged to the powerful Sanseverino family.
In the three days of the event, the small municipality of Salerno goes back in time, to the days of the conspiracy of the barons who attempted to overthrow the Aragonese who had settled on the throne of the Kingdom of Naples.
The event attracts thousands of visitors every year eager to relive the ancient glories of the medieval era, including local cuisine, music, processions and historical reconstructions of real events, such as the marriage between Costanza da Montefeltro, daughter of the Duke of Urbino Federico, and Antonello Sanseverino, prince of Salerno and lord of Diano; or the siege of Teggiano in 1497 by the Aragonese, which saw around 150 figures perfectly re-enacting the battle with armour, weapons and shows.
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Antico borgo medievale, il centro storico di Teggiano (SA) si trova su un’altura isolata che domina il Vallo di Diano.
La costruzione del Castello Normanno risale alla decisione della famiglia Sanseverino di eleggere Teggiano a propria roccaforte.
Il borgo custodisce chiese di grande interesse: San Michele Arcangelo, l’Annunziata, originariamente romanica con sovrapposizioni barocche, Sant’Agostino e San Pietro, entrambe prerinascimentali, l’imponente Cattedrale di Santa Maria Maggiore. Il centro storico si sviluppa attraverso vie e piazze su cui affacciano palazzi gentilizi che abbracciano almeno 6 secoli di storia: dal Medioevo al XVIII secolo.
Teggiano, con il Vallo di Diano, è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.
Appuntamento annuale è l’evento “Alla tavola della Principessa Costanza”, durante il quale il borgo e i suoi abitanti rievocano l’epoca medievale.
Questa splendida rievocazione storica e' tra le più ricche ed accurate d’Italia.
Sorta nel 1994 ha luogo nel Castello Macchiaroli, storicamente appartenuto alla potente famiglia dei Sanseverino.
Nei tre giorni dell’evento, il piccolo comune salernitano torna indietro nel tempo, ai giorni della congiura dei baroni che tentarono di rovesciare gli Aragonesi insediatisi sul trono del Regno di Napoli.
La manifestazione attira ogni anno migliaia di visitatori desiderosi di rivivere gli antichi fasti dell’epoca medievale, tra cucina locale, musica, cortei e ricostruzioni storiche di reali eventi, come il matrimonio tra Costanza da Montefeltro, figlia del Duca di Urbino Federico, e Antonello Sanseverino, principe di Salerno e signore di Diano; o l’assedio di Teggiano del 1497 da parte degli Aragonesi, che vede circa 150 figuranti rievocare perfettamente la battaglia con armature, armi e spettacoli .
An ancient medieval village, the historic center of Teggiano (SA) is located on an isolated hill overlooking the Vallo di Diano, in Campania.
The construction of the Norman Castle dates back to the decision of the Sanseverino family to elect Teggiano as their stronghold.
The village houses Churches of great interest: San Michele Arcangelo, the Annunziata, originally Romanesque with baroque overlays, Sant'Agostino and San Pietro, both pre-Renaissance, and the imposing Cathedral of Santa Maria Maggiore.
The historic center develops through streets and squares overlooked by noble palaces that span at least 6 centuries of history: from the Middle Ages to the 18th century.
Teggiano, with Vallo di Diano, has been declared a world heritage site by UNESCO.
An annual event is the "At the table of Princess Costanza" event, during which the village and its inhabitants recall the medieval era.
This splendid historical re-enactment is among the richest and most accurate in Italy.
Built in 1994, it takes place in the Macchiaroli Castle, which historically belonged to the powerful Sanseverino family.
In the three days of the event, the small municipality of Salerno goes back in time, to the days of the conspiracy of the barons who attempted to overthrow the Aragonese who had settled on the throne of the Kingdom of Naples.
The event attracts thousands of visitors every year eager to relive the ancient glories of the medieval era, including local cuisine, music, processions and historical reconstructions of real events, such as the marriage between Costanza da Montefeltro, daughter of the Duke of Urbino Federico, and Antonello Sanseverino, prince of Salerno and lord of Diano; or the siege of Teggiano in 1497 by the Aragonese, which saw around 150 figures perfectly re-enacting the battle with armour, weapons and shows.
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Antico borgo medievale, il centro storico di Teggiano (SA) si trova su un’altura isolata che domina il Vallo di Diano.
La costruzione del Castello Normanno risale alla decisione della famiglia Sanseverino di eleggere Teggiano a propria roccaforte.
Il borgo custodisce chiese di grande interesse: San Michele Arcangelo, l’Annunziata, originariamente romanica con sovrapposizioni barocche, Sant’Agostino e San Pietro, entrambe prerinascimentali, l’imponente Cattedrale di Santa Maria Maggiore. Il centro storico si sviluppa attraverso vie e piazze su cui affacciano palazzi gentilizi che abbracciano almeno 6 secoli di storia: dal Medioevo al XVIII secolo.
Teggiano, con il Vallo di Diano, è stato dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.
Appuntamento annuale è l’evento “Alla tavola della Principessa Costanza”, durante il quale il borgo e i suoi abitanti rievocano l’epoca medievale.
Questa splendida rievocazione storica e' tra le più ricche ed accurate d’Italia.
Sorta nel 1994 ha luogo nel Castello Macchiaroli, storicamente appartenuto alla potente famiglia dei Sanseverino.
Nei tre giorni dell’evento, il piccolo comune salernitano torna indietro nel tempo, ai giorni della congiura dei baroni che tentarono di rovesciare gli Aragonesi insediatisi sul trono del Regno di Napoli.
La manifestazione attira ogni anno migliaia di visitatori desiderosi di rivivere gli antichi fasti dell’epoca medievale, tra cucina locale, musica, cortei e ricostruzioni storiche di reali eventi, come il matrimonio tra Costanza da Montefeltro, figlia del Duca di Urbino Federico, e Antonello Sanseverino, principe di Salerno e signore di Diano; o l’assedio di Teggiano del 1497 da parte degli Aragonesi, che vede circa 150 figuranti rievocare perfettamente la battaglia con armature, armi e spettacoli .
La Torre del Rey es una construcción renacentista con forma de cubo y construida con piedras sillares que destaca sobre el Peñón de Oropesa del Mar, junto al faro.
Fue construida entre 1423 y 1428, durante toda su existencia ha experimentado varias modificaciones que han fortalecido su aspecto, dándole la presencia que se puede ver en la actualidad.
Esta torre ha pasado por las manos de varios propietarios hasta la actualidad. En el momento de su edificación fue propiedad del rey Fernando I de Aragón, aunque después fue vendida a Joan de Cervelló, Señor de la Baronía de Oropesa. Fue su hijo, Pere de Cervelló, quien la vendió de nuevo al rey Felipe II. Este la mantuvo bajo propiedad de la corona y en el año 1576 pasó a formar parte de la dotación de la Guardia Costera del reino de Valencia.
Orpesa/Oropesa del Mar (Plana Alta/ Castelló/ Spain).
Es una construcción del SXI del románico lombardo, es la iglesia parroquial del núcleo del Palacio de Rialb , en el municipio de la Baronía de Rialb ( Noguera ), incluida en el Inventario del Patrimonio Arquitectónico de Cataluña , iglesia de tres naves , separada por tres arcadas y ábside norte convertido en sacristía . Bóveda de cañón derrumbada y cubierta con cerchas de madera y teja. Arcuaciones a lo largo del muro sur en sus dos niveles, al igual que el resto del muro norte románico. Puerta de poniente con impostas y arcadas decorada con dientes de sierra. Lleva también de medio punto a mediodía. Campanario de pared a poniente sobre la ventana aspillerada del corazón . Ábside con tres ventanas, la central tapiada y lesenas . Absidiolas con ventana central y lesenas.
El castillo de Lès, es una fortaleza, documentada en 1283. Se conserva una torre cuadrada y restos de muros. Posteriormente fue residencia de los Barones de Lès . Existen ruinas del antiguo castillo, (torre de Pijoert), y fue centro de la Baronia de Lès. En 1650 durante la guerra dels segadors, el castillo es incendiado, con lo que posteriormente los barones edificaron una nueva residencia con la capilla de San Blas.
Me gusta bastante este punto de vista de la Baronía de Sant Oïsme, pero en días como en el de la fotografía, para acceder a este magnífico mirador, uno acaba rebozado en barro hasta las rodillas, jajaja...
El castillo de Mequinenza es un palacio-castillo intacto en lo alto de una colina dominando la confluencia de los ríos Ebro, Segre y Cinca, ubicado en la localidad homónima de Aragón. Fue construido por los Moncada, señores de la baronía de Mequinenza entre los siglos XIV y XV..
Pocos linajes valencianos se le pueden comparar. La casa de los condes de Olocau fue una de las principales familias de la nobleza valenciana de la Baja Edad Media y Edad Moderna. Su influencia y relaciones abarcaron toda Europa. La baronía, presente en la historia de la Comunitat Valenciana desde finales del siglo XIII, pasó a manos de la familia Vilaragut en 1368. Desde entonces hasta su marcha a Mallorca, estos descendientes del rey Teodor de Hungría hicieron de esta localidad en la comarca de Camp de Túria un lugar de referencia en el mundo. Nos pusieron en el mapa.
Cuando el saber era contado, cuando la información tardaba meses en llegar a su destino, hasta el castillo de esta localidad valenciana arribaban los ecos más recientes de la Europa central con los documentos y manuscritos más secretos, confidencias de reyes y pecados de papas. No en vano, los condes de Olocau «llegaron a alcanzar puestos políticos muy relevantes en las altas esferas de la monarquía hispánica bajo los Austrias», comenta el historiador valenciano Kilian Cuerda.
Su archivo, lleno de documentos de gran valor, permanece en Mallorca. En él se encuentra información clave para entender la historia de la Comunitat Valenciana, España y Europa
The Graphium genus is one of my favorite ones in swallowtails. When encountering these swordtails, I am always in high spirits.
Graphium angolanus is a widespread species and we are told it's in general a savannah species.
We did see them in such an environment, but none of my photos in that day were acceptable. In the hot savannah area, all the butterflies seemed restless.
To my surprise, we also saw it in Aburi Botanical Gardens, and it's in the afternoon, so we have the chance to take some clear photos of this beauty.
Although being one of the swordtails, it in fact lacks hindwing tails. The red streaks on the underside are so charming.
One larval host plant is Annona senegalensis (African custard apple), which looks similar to the custard apples planted here at first sight.
Ghana subspecies: Graphium angolanus baronis
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Típica iluminación otoñal. El tren (592.301M.501M) circula en sentido hacia Sagunto. Su próxima parada es el apeadero de Algimia de Alfara
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Renfe commuter train (Line C-5) passing through ALFARA DE LA BARONIA (Valencia)
Typical autumn lighting. The train is running towards Sagunto. Its next stop is at Algimia de Alfara
Scientific classification:
Kingdom:Animalia
Phylum:Mollusca
Class:Gastropoda
(unranked):clade Heterobranchia
clade Euthyneura
clade Panpulmonata
clade Eupulmonata
clade Stylommatophora
informal group Sigmurethra
Superfamily:Orthalicoidea
Family:Bulimulidae
Subfamily:Peltellinae
Genus:Scutalus
Species: S. baroni
Tembladera, Cajamarca, Perú
Colorful specimen
From my collection
There are many challenges - too many to enumerate - to photographing fungi, and one of them is the identification of the species in the image. There are many species that vary considerably over the very short lifespan, and others that so closely resemble others that only an expert can really confirm the correct identification. Add to that the general fear of misidentifying a toxic species, and, well, the whole thing starts to get precarious.
I am inclined to think this is a specimen of Hericium coralloides, or the coral tooth fungus. It certainly resembles other specimens I can find. But the guide book I am using to try to learn about what is a new area to me, Timothy Baroni’s Mushrooms of the Northeastern United States and Eastern Canada, has a small comment about Hericium coralloides: that there appears to be a very similar kind of fungus that has more compact branching, and a pink hue - both of which seem true of the specimen in the photograph. He suspects it is either a variant or an as-yet unidentified species.
Sadly, this specimen was removed within hours of this image being secured. I went out in the rain just to see what sort of mushrooms/fungi were coming up, and grabbed this image as a record, intending to go back. Happily I brought my camera and tripod, rather than relying on my phone camera, so I was able to get a decent image, despite the rain and gloominess.
When I did go back, early the next morning, it had disappeared. Being notionally an edible species (in fact sought after by mushroom fans), that is not too surprising: not only is the general area I live in likely to have several wild mushroom foragers in human form, there are also any number of creatures around here that would grab any available food, from Wild Turkeys to Raccoons and Red Squirrels.
I thought migrant Warblers were short-stay phenomena; mushrooms and fungi are gone, or changed, in hours.
Explore in Frontpage on Jan 28, 2009 #33
"...onde, piu' profonde, se ti guardo
davvero, che cosa non farei...
Alex Baroni
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En 1251 Jaime I el Conquistador (1213-1276) cambia a Ximen Pérez D'Arenós, consuegro del rey musulmán de Valencia Abu Zayd, los castillos de Castalla y Onil por las poblaciones valencianas de Cheste y Villamarchante, por lo que el castillo es ocupado sin resistencia, siendo anexionado por tanto al Reino de Valencia.
En 1362 el rey de Aragón Pedro IV el Ceremonioso (1336-1387) se lo entrega al noble Ramón de Vilanova i Lladró, creando a tal fin la baronía de Castalla. El objetivo de esta entrega es que lo refuerze y lo defienda ante los ataques del rey de Castilla Pedro I, en la conocida guerra de los dos Pedros (1356-1369). Será en este momento del siglo XIV cuando se realicen la mayoría de las reformas que hasta nosotros han llegado, así se construye el "Palau" y el "Patí d'Armes".
La conocida como "Torre Grossa" (Torre Gruesa) fue la última construcción realizada pero esta ya sería realizada en el año 1579 (siglo XVI) como refuerzo y atalaya de vigía del castillo, ante los continuos ataques de los piratas del norte de África.
Durante la Guerra de Sucesión a la Corona Española (1701-1713), la comarca toma partido por el bando de Felipe V de Borbón, y el castillo pasa a ser almacén de alimentos y pertrechos militares. Al finalizar la Guerra el rey Felipe concedería en 1730 y 1732 a la villa los títulos de Muy Noble, Fiel y Leal, y tiempos después en 1890 la Reina Regente María Cristina en nombre del Rey Alfonso XIII le concedería el título de Ciudad.
En 1729 el castillo es heredado por los Marqueses de Dos Aguas que ostentaran la propiedad hasta principios del siglo XX en que su propietaria María Dasí Puigmoltó lo dona a la Iglesia de Nuestra Señora de la Asunción de Castalla. Posteriormente en el año 1989 pasa a propiedad municipal.
El 21 de julio de 1812 las tropas del general francés Suchet derrotan a las tropas españolas comandadas por el general O'Donell en la conocida como primera batalla de Castalla, apoderándose del castillo. En esta batalla se puso de manifiesto la superioridad militar de los franceses muy inferiores en número frente a las fuerzas españolas. El 13 de abril de 1813 se libra la segunda batalla de Castalla, entre Suchet y las tropas del general español Francisco Javier Elio, en esta ocasión los franceses son derrotadas y tienen que empezar el repliegue no ya solo en la comarca sino en todo el Reino de Valencia. Será el principio del fin de la presencia francesa en tierras valencianas.
Después de esta batalla el castillo quedaría abandonado y poco a poco fue deteriorándose. Los vecinos del pueblo empezaron a usar sus piedras como elementos constructivos de sus casas e incluso se excavó el castillo en busca de supuestos tesoros moros que nunca existieron. El castillo quedó arruinado. A finales del siglo XX el castillo empezó a ser rehabilitado para uso turístico.
Esta foto participó en el juego www.flickr.com/groups/enunlugardeflickr
La portada tardo-románica (1230-1250) de la Iglesia de Santa María de Bell-Lloc (XII-XIII) está en el municipio de Santa Coloma de Queralt, situado en la Comarca de Conca de Barberà, provincia de Tarragona, Cataluña, España.
Arnau de Timor, señor de Queralt (1204-1236) tenía tres hijos que tomaron el hábito de templario y desempeñaron funciones importantes en la Orden.
Su hijo Jaume fue comenador de Vallfogona y Gardeny, así como lugarteniente del maestre provincial.
Otro hijo, Arnau, llegó a ser comendador de Huesca, Gardeny, Barberá y Monzón, así como lugarteniente del maestre de Cataluña y Aragón.
El tercer hijo, Pere II de Timor-Queralt, personaje de leyenda, llamado "Corazón de Roble" (Cor de Roure - cat.), fue señor de la baronía, heredando a su padre desde 1230. Quedándose viudo en 1257 Pere II de Queralt ingresó en la orden del Temple donde estuvo hasta su muerte en 1275. Él fue comendador de Monzón, Miravet, Gardeny y lugarteniente del maestre provincial.
Precisamente este caballero fue el primer señor del castillo enterrado en este templo que a partir de aquel momento se convirtió en el panteón de los Queralt.
En el siglo XIII alrededor de la iglesia de Santa María de Bell-lloc fueron levantados diferentes dependencias y el claustro, creando un conjunto conocido como Convento de la Merced que según versiones existentes fue relacionado con la orden del Temple. El claustro y otras dependencias fueron derrumbados en 1835...
Pero quedó la leyenda del Caballero de Corazón de Roble - grabada simbólicamente en esta portada al lado de las tradicionales escenas de la Biblia:
en el tímpano - escenas de la Anunciación y la Epifania presididas por la Virgen entronizada;
a la izquierda - la visita de Reyes Magos a Herodes;
a la derecha - la huida a Egipte.
De acuerdo con una versión los demás espisodios reflejan la leyenda siguiente:
"...Pere II de Timor-Queralt llamado Corazón de Roble (Cor de Roure - en catalán/ corregidme, por favor, si mi traducción es incorrecta) por su coraje y virtudes fue hecho prisionero por los moros. Ellos, para comprobar su valor y la fama, le prometieron la libertad, si él consiguiera vencer a un león "cuerpo a cuerpo". El caballero se encomendó a su protectora la Santa María de Bell-lloc y salió victorioso de esta prueba.
Los moros cumplieron con su promesa. Y al haber regresado al castillo Pere II agradecido a su Virgen protectora decidió redecorar en su honor ese santuario , ampliando el templo anterior románico e invitó para crear la portada a los mejores maestros del país en aquella época - del famoso y misterioso taller de Lérida. Así la historia de esta lucha quedó esculpida en la portada...
En el capitel justo la derecha de la entrada se puede distinguir a un caballero luchando contra el león - el escudo de los señores de Queralt a partir de Pere II...
(Leyenda recogida por el padre Conill en 1736-38 e interpretada por Joan Fuguet Sans "L´arquitectura del templers a Catalunya", Ed. Rafael Dalmau, Barcelona, 1995)
De acuerdo con otra opinión que expresan coincidiendo varios expertos:
Si se observan los medallones de arquivolta superior de izquierda a derecha, se puede ver las siguientes figuras:
* Dos felinos rampantes enfrentados
* Un personaje mordido por dos monstruos
* Un león coronado rampante
* Una hoja de higuera
* Un hombre con una llave
* Dibujo de flores
* Adan y Eva
* un arquero
* Un felino cazando a otro animal
* Otra hoja
* Un arquero en pleno acto de disparar
* Otra hoja
* Dos aves en las ramas de un árbol
* De nuevo flores
* Una hoja de nuevo
* La figura de un hombre luchando contra un felino
* Otros dos felinos enfrentados
* Esta vez un solo ave en las ramas de un árbol
* Un ciervo
* Tres personajes (algo deteriorado)
* Dos pavos reales y un árbol
* Un solo pavo real...
Scientific classification:
Kingdom:Animalia
Phylum:Mollusca
Class:Gastropoda
(unranked):clade Heterobranchia
clade Euthyneura
clade Panpulmonata
clade Eupulmonata
clade Stylommatophora
informal group Sigmurethra
Superfamily:Orthalicoidea
Family:Bulimulidae
Subfamily:Peltellinae
Genus:Scutalus
Species: S. baroni
Tembladera, Cajamarca, Perú
From my collection
Benidorm es una ciudad y municipio español de la provincia de Alicante, en la Comunidad Valenciana. Está situada a orillas del mar Mediterráneo, en la comarca de la Marina Baja, de la que es su municipio más denso y poblado con una densidad de 1792 hab/km² y 69.045 habitantes en 2015 según el INE. Es la capital turística de la Comunidad Valenciana.
Conocida como la «Nueva York del Mediterráneo»,Benidorm es la ciudad con más rascacielos de España, la ciudad con más rascacielos por habitante del mundo y la ciudad con más rascacielos por metro cuadrado del mundo tras Nueva York.
Se trata de uno de los destinos turísticos más importantes y conocidos de España y de todo el Mediterráneo gracias a sus playas y su vida nocturna, llegando a alcanzar los 400 000 habitantes en verano. No en vano, Benidorm es la tercera ciudad con más plazas hoteleras de España tras Madrid y Barcelona.
Una buena parte de los atractivos iniciales de Benidorm se debieron a su situación, en la costa del Mediterráneo, frente a una bellísima bahía, partida en dos por la punta rocosa del antiguo castillo y con una orientación hacia el sur, mientras por el resto de los puntos cardinales encontraba la protección de otras tantas cadenas montañosas que la protegen de los vientos dominantes de Levante o de los fríos del Norte, con lo que el microclima que se disfruta, sobre todo en primavera, invierno y otoño, es sumamente benigno, con temperaturas sensiblemente más altas que en el resto del litoral y con el agua del mar dentro de unos límites que permiten el baño en todo el tiempo.
El atractivo de Benidorm radica en sus tres playas dotadas de bandera azul, máxima distinción que otorga la Unión Europea. Estas tres playas son: Levante, Poniente y Mal Pas, a las que se suma la pequeña cala del Tío Chimo y la de La Almadrava. También por un animado y variado ambiente nocturno.
El clima de Benidorm es un clima semiárido cálido (Clasificación climática de Köppen: BSh), influido por el mediterráneo debido a la brisa marina que atempera la sensación de calor. El clima es árido, ya que recibe poco más de 300 mm de lluvia al año. Benidorm disfruta de más de 3000 horas de sol al año y la temperatura media anual es de 18.9 ºC. Las temperaturas máximas durante el invierno oscilan entre 16 y 20 ºC mientras que las mínimas oscilan entre 6 a 10 ºC. Durante el verano, las temperaturas máximas oscilan entre 28 a 33 ºC y las mínimas entre 18 a 23ºC. Durante la mayor parte del verano se produce el efecto llamado como "noche tropical" (mínimas superiores a 20 ºC).
En el término municipal se han encontrado restos íberos y romanos. Al parecer, en el momento de la Reconquista existía una Alquería árabe en la Partida de Lliriets; en cualquier caso, la población sería de poca importancia, pues no aparece el nombre de Benidorm en el Llibre dels Feyts de Jaime I de Aragón, quien conquistó esta parte de la provincia de Alicante alrededor del año 1245. Las tierras de Benidorm, al igual que la mayor parte del resto de la comarca, fueron otorgadas al almirante Bernardo de Sarriá. Este importante señor feudal puede considerarse como el verdadero fundador de la ciudad, al otorgar Carta Puebla a Benidorm el 8 de mayo de 1325, creándose el castillo y la villa. La función de dicho documento consistió en marcar los límites del término de la nueva población (que se separaba así administrativamente de la baronía de Polop), así como intentar atraer el establecimiento exclusivamente de familias cristianas. Estratégicamente, el origen de la villa (al igual que el de otras poblaciones costeras como Villajoyosa) se debió al temor imperante en aquel tiempo al superior número de mudéjares existentes en la zona, y las posibles alianzas de estos con sus hermanos de religión del Reino nazarí de Granada y del Norte de África.
En 1335 se encontraba como señor territorial el Infante Pedro de Aragón y de Anjou, seguido por su hijo Alfonso de Aragón y de Foix. Posteriormente, Benidorm pasó a manos de los condes de Denia, volvió a la corona, y finalmente esta vendió el término al noble Ruy Díaz de Mendoza, pues las dificultades financieras del monarca con motivo de conflictos bélicos le obligaron a desprenderse de muchos de sus señoríos.
La población sufrió dos terribles ataques piratas berberiscos, el primero hacia 1410 y el segundo en 1448, que asolaron la villa y el castillo. En concreto, en el ataque de 1448, los piratas se llevaron esclavizados a la mayor parte de los habitantes de Benidorm, aunque el lugar no se despobló ya que en 1492, en el documento notarial de la toma de posesión del señorío, se citan a las autoridades municipales. Sin embargo en 1520, durante la guerra de las Germanías, la villa ya estaba despoblada por lo que el abandono de sus habitantes se podría relacionar con el nuevo ataque de corsarios musulmanes que sufrió en 1502.
Durante el siglo XVI se amplió y reparó el castillo, pero la villa urbana, que había retornado a la baronía de Polop, se encontraba al parecer casi completamente despoblada
La mejora de las construcciones defensivas y el establecimiento de una acequia que aportaba agua desde Polop permitieron atraer a nuevos pobladores al lugar. Eso ocurrió en 1666, por iniciativa de Beatriu Fajardo de Mendoza, señora territorial de Polop y Benidorm, que otorgó una nueva Carta de población a la villa, que volvió así a ser municipalmente independiente. La creación de la acequia del Rec Major de l'Alfàs conocido popularmente como Séquia Mare, permitió la viabilidad económica del nuevo municipio porque disponía de agua para el riego y el abastecimiento doméstico.
En 1715 la población contaba alrededor de 216 vecinos, cifra que aumentó a 2.700 a finales del siglo XVIII. Esta fuerte expansión demográfica se pudo realizar gracias, esencialmente, a una importante actividad pesquera basada en la pesca con almadraba (pesca de atunes durante su viaje de migración, a través de un cerco de redes), en la que sus habitantes se especializaron con gran fortuna, siendo sus habitantes conocidos en el arte del calado de almadrabas en toda la costa mediterránea, desde Rosas hasta las costas atlánticas de Marruecos, hasta aproximadamente 1950-60, aunque la almadraba de Barbate en Cádiz aún es propiedad de descendientes de Benidorm.
En la guerra de independencia, las tropas napoleónicas profanaron el cementerio y ocuparon el castillo que después fue parcialmente destruido por los ingleses al finalizar el conflicto.
Durante el siglo XIX continuó el crecimiento y se comenzaron tímidas aventuras turísticas como fue la inauguración del Balneario de la Virgen del Sufragio. Aunque en los años posteriores mejoraron las comunicaciones con Alicante y con Madrid, los demás sectores económicos locales no estaban pasando por un buen momento, pues la marina mercante entraba en crisis con la pérdida de las últimas colonias ultramarinas en 1898 (Cuba, Puerto Rico y Filipinas) y poco después el boom de la agricultura de la vid (vino y pasas) se fue al traste con la llegada de la filoxera a principios del siglo XX. Esta desaceleración económica se conjugó con una cierta emigración hacia Cuba, el barrio marítimo de Barcelona y la costa de Cádiz.
Durante estos años, se produjo la ampliación del puerto y, en 1925, la construcción de los primeros chalets en la Playa de Levante. Tras la Guerra civil, poco a poco se fueron recuperando las actividades socioeconómicas, con la pesca (de nuevo) como ramo productivo más destacado. Sin embargo en la década de 1950 se dieron los pasos para producir una verdadera transformación. Por un lado, en 1952, se cerró por bajo rendimiento en capturas la Almadraba más importante, algo traumático para muchas familias. Sin embargo, por otro lado, en 1956, durante la alcaldía de Pedro Zaragoza Orts, el Ayuntamiento aprobaba el ordenamiento urbanístico de la villa con la finalidad de crear una ciudad concebida para el ocio turístico, a base de calles bien trazadas y amplias avenidas siguiendo la configuración de las playas, modelo urbanístico pionero en la época en que fue realizado. A partir de entonces, se produjo un fuerte desplazamiento de las actividades tradicionales (pesca y agricultura) hacia el sector servicios originado por el turismo, que se convirtió desde entonces en la base de la prosperidad de la ciudad. El turismo español comenzó a compartir el espacio con los visitantes de otras partes de Europa, primero llegados con su vehículos y luego, con la entrada en funcionamiento del aeropuerto de Alicante-Elche en 1967, llegados en vuelos chárter. Actualmente, Benidorm es una de las primeras ciudades turísticas de toda la costa mediterránea
Santa Pau es un municipio español de la provincia de Gerona, ubicado en la comarca de La Garrocha, Cataluña.
Fue centro de la baronía de Santa Pau, antigua población medieval bien conservada, con el castillo de Santa Pau (siglo XIII - XIV) que tiene la fachada en la plaza porticada. Está declarada Monumento Histórico Artístico.
Está situado en el centro mismo del Parque Natural de la Zona Volcánica de la Garrocha, entre los municipios de Olot y Mieras, de relieve accidentado por los conos volcánicos del Croscat, Roca Negra y Santa Margarita y por las sierras de Finestres, el Corb y Sant Juliá del Mont.
El castillo de Alfajarín fue construido por los musulmanes en el siglo XI . Alfajarín y su castillo se rindieron ante el avance cristiano (1119) tras la reconquista de Zaragoza por Alfonso I el Batallador en 1118, pero poco después volvió a manos musulmanas y en 1131 tuvo que volver a tomarlo el Rey Alfonso, poniendo como tenente a Fortún Galiíndez. Tras la muerte de Alfonso I el Batallador, a consecuencia de las heridas sufridas en la batalla de Fraga en 1134, volvió a poder delos almorávides, no siendo reconquistado definitivamente hasta 1141, durante el gobierno de Ramón Berenguer IV quien puso tenentes al frente de la guarnición hasta 1196.
Desde final del siglo XIII y hasta finales del siglo XIV perteneció a la baronía de los Cornel como consecuencia de la donación hecha por Jaime II de Aragón en 1293. Tras extinguirse esta borona fue comprado por diferentes personajes . Entre ellos destaca Ramón de Espés y la familia de los Alagón.
Con posterioridad el castillo quedó abandonado y comenzó un proceso de ruina
Pavimento liquido : www.youtube.com/watch?v=WdLRokDtndw
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Music dedicated to : Nana Solana - www.flickr.com/photos/nanettesol/
Descubriendo lugares de mi provincia, a los que no pensaba que pudiera sacar tan buen partido. Y si además el atardecer acompaña, no se puede pedir más...😁
Fuerte Esperanza Provincial Park, Chaco Province, Argentina
ID uncertain
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Réalisé le 18 novembre 2024 au Chaparri Lodge, Pérou.
Cliquez sur la photo pour l'agrandir / click on the photograph to enlarge it.
Taken on November, 18th / 2024 at the Chaparri Lodge, Peru.
Santa Pau es un municipio catalán,(España), en la provincia de Gerona, ubicado en la comarca de La Garrotxa.
Está situado en el centro mismo del Parque Natural de la Zona Volcánica de la Garrotxa, entre los municipios de Olot y Mieres, de relieve accidentado por los conos volcánicos del Croscat, Roca Negra y Santa Margarita y por las sierras de Finestres, el Corb y Sant Juliá del Mont.
Agricultura de secano en los valles. Ganadería bovina, porcina y avicultura. Tiene industria cárnica, de madera y textil. Cada vez es más importante en su economía el turismo.
Fue centro de la baronía de Santa Pau, antigua población medieval bien conservada, con el castillo de Santa Pau (siglo XIII - XIV) que tiene la fachada en la plaza porticada. Está declarada Monumento Histórico
Petra (en árabe, البتراء al-Batrā´) es un importante enclave arqueológico en Jordania, y la capital del antiguo reino nabateo. El nombre de Petra proviene del griego πέτρα que significa piedra, y su nombre es perfectamente adecuado; no se trata de una ciudad construida con piedra, sino, literalmente, excavada y esculpida en la piedra.
El asentamiento de Petra se localiza en un valle angosto, al este del valle de la Aravá que se extiende desde el mar Muerto hasta el Golfo de Aqaba. Los restos más célebres de Petra son sin duda sus construcciones labradas en la misma roca del valle (hemispeos), en particular, los edificios conocidos como la Khazneh (la Tesorería) y el Deir (el Monasterio).
Fundada en la antigüedad hacia el final de siglo VII a. C. por los edomitas, fue ocupada en el siglo VI a. C. por los nabateos que la hicieron prosperar gracias a su situación en la ruta de las caravanas que llevaban el incienso, las especias y otros productos de lujo entre Egipto, Siria, Arabia y el sur del Mediterráneo.
Hacia el siglo VIII, el cambio de las rutas comerciales y los terremotos sufridos, condujeron al abandono de la ciudad por sus habitantes. Cayó en el olvido en la era moderna, y el lugar fue redescubierto para el mundo occidental por un explorador suizo Johann Ludwig Burckhardt en 1812.
Numerosos edificios cuyas fachadas están directamente esculpidas en la roca, forman un conjunto monumental único que a partir del 6 de diciembre de 1985, está inscrito en la Lista del Patrimonio Mundial de la UNESCO. La zona que rodea el lugar es también, desde 1993, Parque Nacional arqueológico.
Desde el 7 de julio de 2007, Petra forma parte de las Nuevas Siete Maravillas del Mundo.
Periodo edomita
De acuerdo con León de Laborde, las primeras huellas de las instalaciones sedentarias edomitas en el sitio de Petra se remontan al final del VIII y siglo VII a. de C. Este pueblo dominaba entonces toda la región. Los edomitas optaron por instalarse en las colinas cercanas a Petra, Umm al-Beira, ya que existen varios emplazamientos en las cumbres) El mismo lugar ocupado más tarde por los nabateos. Pobres constructores, pero muy reputados por la cerámica.
La región sufrió numerosas incursiones por parte de las tribus israelitas, pero permaneció bajo el control de los edomitas al menos hasta la anexión del territorio edomita al Imperio persa. Según la Biblia se opusieron al paso de Moisés en el Éxodo, como descendientes de Esaú, los hermanos enemigos de los Hebreos. En un esfuerzo por localizar las etapas del Éxodo, Laborde y los diversos exploradores dan nombres bíblicos de los diferentes lugares : Wadi Moussa Arroyo de Moisés, Al-Khazne Firaun, Tesoro del Faraón. Petra, como Bosra no se conocerá hasta el siglo XX , como la ciudad mencionada en la Biblia ( II Reyes, XIV, 7; Isaías, XVI, 1) con el nombre de Sela he sela, « rocher » en hebreo), la capital de los edomitas, antes de que las investigaciones arqueológicas demostraran que se trataba de dos ciudades diferentes, Sela están más al norte.
Periodo nabateo
Las rutas comerciales terrestres de los Nabateos hicieron de Petra un centro de comercio importante para su época.La llegada de los nabateos, pueblo nómada árabe, se remonta probablemente al siglo VI antes de C., cuando entran en el país de Edom y toman el control de Petra. Los edomitas se desplazaron a la región de Hebrón, dejando el asentamiento.
La época nabatea está mejor documentada que otros tiempos de la antigüedad, pero la mayoría de los documentos ( escritos en papiro y otros soportes que se descomponen con facilidad) se destruyeron, las fuentes que datan de este periodo son escasas, no nos quedan más datos precisos que los que quedaron grabados en las paredes de arenisca de la ciudad y las etapas de la construcción de sus monumentos, para ayudar a reconstruir esta época de su historia.
En el año 312 antes de C., el general Antígono la Borgne fracasa en su intento de capturar la ciudad.
En el siglo IV a. de C., la ciudad abarca más de diez kilómetros cuadrados. Los nabateos son conocidos por su técnica de cerámica de alta calidad.
Hacia el final de siglo IV antes de C. y principios del II , los nabateos parecen totalmente independiente a pesar del dominio regional de los Tolomeos y al fin del siglo III a. de C. los nabateos apoyan a Antioco III, que expulsa a los Ptolomeos hacia el sur.
Entre el año 93 a. de C y el 90 a. de C, el rey nabateo Obodas I derrotó a Alejandro Janneo en los Altos del Golán , Poniendo fin a la expansión de los Hasmoneos en Petra y su reino. Conquistó los países de Moab y Gilead, al este de Jordania que volverá a perder después, a pesar de su nueva victoria sobre Jannée en el año 82.
En el año 85 Obodas I derrotó al Seléucida Antioco XII que murió en combate. A su muerte, Obodas fue deificado por los nabateos que organizaron su culto y construyeron el Deir en su honor.
El rey Arétas III, hijo de Obodas I extiende el reino de los nabateos hasta Damasco . La ciudad se desarrolla gracias al comercio de la ruta del incienso. Esta histórica ruta terrestre comenzaba en Yemen a lo largo de la costa oeste de Arabia y se dividía en Petra en dos ramas: una hacia el noroeste que llevaba a Gaza, y otra al noreste en dirección a Damasco. El agua y la seguridad hicieron de Petra un oasis para las caravanas del sur de Arabia, cargadas sobre todo de productos de lujo especias y seda de la India, de marfil de África, perla s del Mar Rojo e incienso del sur de Arabia, entre otros productos muy codiciados). La resina de Boswellia (el "árbol del incienso") fue codiciada en el mundo antiguo como ofrenda religiosa, especialmente valiosa, y también como medicina. La intermediación comercial y los aranceles producían importantes beneficios para los nabateos, que daba a las caravana agua y vivienda para pasar la noche, a cambio de un pago.
Tumbas Reales.El rey nabateo Malichos I y Obodas III hicieron fracasar muchas expediciones romanas en Arabia incluido en los años 25 y 24 a.de C.,el prefecto de Egipto Gaius Aelius Gallus. Los romanos trataron de encontrar el origen de las especias y los perfumes con los que comerciaban los nabateos para no pagar su intermediación.
La ciudad alcanzó su apogeo en el año 50. Contaba con 20000 habitantes, pero las fuentes difieren mucho de este número: otras estimaciones van desde 30000 a 40000 habitantes.
Durante el reinado del rey nabateo Obodas III el reino experimentó un importante desarrollo cultural. En esa época se construyen la mayoría de las tumbas y los templos.
Los nabateos adoraban a los dioses y diosas árabes de la época preislamica, así como a algunos de sus reyes deificados. Dushara es el principal dios masculino, con su trinidad femenina: Uzza, Allat, y Manat. Muchas estatuas talladas en la roca muestran a estos dioses y diosas.
Diodoro de Sicilia y Estrabón son los únicos escritores conocidos de este período que dejaron testimonio escrito de Petra. Estos textos dan cuenta de las riquezas de este pueblo árabe, provenientes del comercio de las caravanas entre Asia y Europa, pero no están de acuerdo en su forma de vida: eran sedentarios o nómadas, campesinos o urbanos. El nombre semítico de Petra también se menciona en los Manuscritos de Qumrán.
Período romano
La provincia romana de Arabia Pétrea.Una confederación compuesta por diez Estados Ciudades situada no muy lejos de Petra llamada Decápolis hizo su aparición en la época de los romanos. Será sometida por Roma el año 63 a. de C.
Entre los años 64 y 63 a. C., los territorios nabateos fueron conquistados por el general Pompeyo y anexados al Imperio romano, en su campaña para reconquistar las ciudades tomadas por los hebreos. Sin embargo, después de la victoria, el imperio otorgó a Petra y a los nabateos una relativa autonomía, con la obligación principal de pagar impuestos y de proteger las fronteras de las tribus del desierto.
En el año 106, probablemente después de la muerte del último rey nabateo Rabbel II Soter, ya que al parecer no hubo ninguna batalla, el reino fue anexionado por orden del emperador romano Trajano por Cornelio Palma gobernador de Siria. Esto hizo de Bosra, que se convertirá rápidamente en la segunda ciudad más grande del reino nabateo, la capital de la nueva provincia romana de Arabia (provencia Arabia). El emperador Trajano renombró a Bosra (llamada entonces Bostra) como Nea Traiane Bostra, o Nueva Bostra de Trajano, y Petra recibe el título honorario de metrópoli (metrópoli). Un poco más tarde, en el año 114 Petra se convertirá en la base para los ataques contra el Imperio de los Partos en Irán.
La apertura de las rutas marítimas en la época romana era dio un golpe fatal a Petra y a los nabateos al desviar las corrientes comerciales de la ciudad. Desde la ocupación romana, algunas caravanas siguen parando en Petra, pero se vuelven cada menos frecuentes con el tiempo a pesar de la construcción de una vía romana de 400 Km, que conecta Bosra, Petra y el Golfo de Aqaba. El emperador Adriano fue a la ciudad en el año 131 y le dio su nombre: Petra Hadriana.
El aumento en la construcción revela que la ciudad conoció a pesar de todo un período próspero durante la "Pax Romana."
Con la reorganización del imperio, iniciada por el emperador Diocleciano, se convirtió en la capital de la Palaestina taertia o Palaestina salutaris.
Según la tradición árabe, Petra es el lugar donde Moisés en el Éxodo del pueblo de Israel desde Egipto, hizo que brotase una fuente de la piedra, al golpearla con su bastón. La aldea cerca de Wadi Moussa y algunos otros lugares, todavía recuerdan a Moisés. Myriam, la hermana de Moisés, tiene una tumba allí.
Período bizantino
Detalle de un mosaico bizantino de la iglesia de Petra.El cristianismo penetró en Petra en el siglo cuarto, casi 500 años después de la creación de Petra como un centro comercial.
En 325, la cristiandad se convirtió en una de las religiones estatales del imperio, lo que influyó también en la provincia y en Petra. En 330, el emperador Constantino I el Grande creó el Imperio romano de oriente, con su capital en Constantinopla. Petra y su provincia pasaron a ser parte de dicho imperio.
Petra es ahora parte del Imperio bizantino y el imperio alienta, como en todo su territorio, la difusión de la fe cristiana mediante la construcción de iglesias. Los habitantes de la ciudad siguen siendo fundamentalmente fieles a sus creencias, pero en el año 350 es nombrado en Petra un obispo, y un siglo más tarde se construyen en la ciudad grandes iglesias. Atanasio de Alejandría se refiere a un obispo de Petra llamado Asterius. El Deir es incluso utilizado como iglesia durante este período y la cruz pintada en sus paredes, y otras tres iglesias se descubrieron durante las excavaciones . La gran Tumba de las urnas de la época nabatea, que corresponde a la tumba de Malichos II o Aretas IV Philopatris, se convierte en una especie de catedral en el año 446. Al norte de Petra hay varias tumbas con una cruz tallada, lo que indica que los cristianos enterraron allí a sus muertos.
Un fuerte terremoto en Petra en el año 363 ocasionó daños en los monumentos, incluido el teatro, y en los acueductos. Cirilo, Obispo de Jerusalén, por ejemplo dice que casi la mitad de la ciudad fue destruida cuando sucedió el terremoto, a la tercera hora, y en particular a la novena hora de la noche, cuando describe el terremoto y su poderosa réplica.
La ciudad se encontraba ya debilitada desde el comienzo de la dominación romana por el descenso de sus actividades comerciales, no fue reconstruida y se va vaciando lentamente de sus habitantes.
Edad Media
Fortaleza en las ruinas de Al-Karak, a medio camino entre Ammán y Petra.La conquista islámica de la región en los años 629 - 632 parece no haberse interesado por Petra. La última mención de Petra se encuentra en un texto escrito por Anthenogenes, obispo de la ciudad, hacia el final del siglo V o el comienzo del VI.
Conquistada por los árabes, cuya actuación sobre la ciudad no se conoce, Petra, que gradualmente se había vaciado de sus habitantes y se había convertido en una simple aldea en el año 700, es ocupada en última instancia por los cruzados antes de ser completamente olvidada.
Durante la Primera cruzada, la ciudad fue ocupada por Balduino de Boulogne del Reino de Jerusalén y forma el segundo vasallaje de la baronía de Al-Karak en el Señorío de Outre-Jourdain.
Durante la dominación franca, se construyeron varias fortificaciones cruzadas en las fortalezas de Al-Wu'ayrah y Al-Habis.
La ciudad sigue en manos de los cruzados hasta el año 1187, cuando Saladino los derrotó en la Batalla de Hattin y Al-Karak tomando posesión de la región.
Un peregrino alemán llamado Thetmar dijo haber pasado cerca de Petra en 1217 y el Sultán az-Zâhir Rukn ad-Din Baybars al-Bunduqdari cruzó la ciudad en el año 1276.
Las ruinas de Petra fueron objeto de curiosidad durante la Edad Media, atrayendo algunos visitantes que dejaron constancia de su visita, como los sultanes Bibares de Egipto a principios el siglo XIII.
Período moderno
Jean Louis Burckhardt.Petra fue descubierta al mundo occidental en 1812 por Jean Louis Burckhardt, un viajero suizo disfrazado de árabe, llamando Sheikh Ibrahim. Siguió la ruta entre Damasco y Egipto, pasando por Jordania. Escuchó decir que a las afueras del pueblo de Wadi Moussa, existían en medio de una fortaleza natural , unas ruinas extraordinarias. En esta región, que entonces pertenecía al Imperio otomano, se desconfiaba de las personas que curioseaban en las antigüedades consideradas como "obras de los infieles"; porque en ese momento la situación política y religiosa era tensa. Burckhardt se presentó como un peregrino que deseaba sacrificar una cabra al Profeta Aarón, cuya tumba, construida en el siglo XIII, se suponía que estaba más allá de las ruinas, en la parte superior de Jebel Haroun. Acompañado de su guía, cruzó la ciudad antigua en agosto de 1812, sin poder por un momento pararse a tomar notas o dibujos, pero consciente de la importancia de tales restos y del hecho de que esas ruinas cercanas a Wadi Moussa eran las de Petra. Entusiasmado, propaga la noticia entre los occidentales instalados en Oriente y en Egipto y expondrá sus conclusiones en el libroTravels in Syria and the Holy Land, que se publicará en 1823, cinco años después de su muerte.
Se llevaron a cabo otros intentos de exploraciones de Petra, a pesar de la desconfianza de la gente.
En mayo de 1818, (seis años después de la expedición Burckhardt), una docena de personas de Jerusalén, John William Bankes el drogman Giovanni Finati y los oficiales navales C. L. Irby y J. Mangles, logran mantenerse algún tiempo en la ciudad, por desgracia, no más de dos días, porque las rivalidades entre los jefes de las tribus les obligaron a abandonar antes de lo previsto.
A partir de 1828 se inician las verdaderas primeras misiones arqueológicas. Y desde 1830, el asentamiento se convierte en un lugar para visitar, complementadas por peregrinaciones religiosas y en una fuente de beneficios para muchos jefes de las tribus de los alrededores.
Santa Coloma de Queralt es un municipio la provincia de Tarragona. Ubicada en la comarca de la Cuenca de Barberá, la localidad es atravesada por el río Gayá y está protegida por las sierras de Aguiló (811 m) y del Codony (789 m). Tiene diversos torrentes, que son los que surten de agua al término.
El municipio tiene su origen en la primitiva iglesia dedicada a Santa Coloma, perteneciente al castillo de Queralt. Este edificio aparece documentado en 976 cuando fue adquirido por el vizconde Guitard. Fue el primer centro de la baronía de Santa Coloma, del linaje de los Queralt.
La primera denominación de la villa fue la de Santa Coloma Samora. Durante el siglo XIII aparece citada como Samarca o de la Marca, aunque el término de Queralt ya aparece en algunos documentos. Entre el siglo XIII y el año 1492 tuvo una importante comunidad judía de la que aún se conservan algunas calles.
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En 1171 Mora de Rubielos fué conquistada por las tropas de Alfonso II el Casto. Desde esa fecha y hasta 1204 fué la plaza cristiana más avanzada de la Corona de Aragón, frente al reino musulman de Valencia.
En enero del 1198, Pedro II, rey de Aragón, donó la villa, el castillo y el extenso territorio que le pertenecía a Pedro Ladrón. Su sucesor e hijo Jaime I el Conquistador, la incluyó en la Baronia de Jérica, donandola en el 1255 a su hijo bastardo don Jaime.
Durante la guerra de los dos Pedros (1356-1369), sufrió la ocupación de las tropas castellanas, en el año 1363. En 1364 volvió a manos aragonesas, comprometiendose Pedro IV a no separar la Villa de la Corona y concediendoles diversos privilegios. Esto en premio a que los moranos habían abierto las puertas de sus murallas al Conde de las Montañas de Prades. Pero tal consideración duró poco y los señores de Jérica la vendierón al vizconde de Cardona, don Hugo, quien, a su vez lo vendió a don Blasco Fernandez de Heredia II, el 17 de octubre de 1367, y finalmente pasó en 1370, a Juan Fernandez de Heredia III, llamado "El Postumo" o "El Noble".
El actual castillo fué mandado construir por este Juan Fernández de Heredia III (1310-1396), de una de las ocho grandes familias de la Corona de Aragón, y origen de la dinastia de los señores de Mora que se prolongó durante cuatro siglos y medio. Militar, diplomatico, marino y erudito, fué Gran Maestre de Rodas y Caballero de la Orden de San Juan de Jerusalen.
Rodeada por territorios de realengo, Mora de Rubielos, se constituyó como señorio de Mora, una entidad propia que se mantuvo durante siglos, siendo elevada al rango de marquesado en 1494. Centro administrativo, económico, militar y religioso del señorio, los Fernandez de Heredia ejercierón labores de gobierno desde el monumental castillo.
Los Fernandez de Heredia nombrados condes de Fuentes en el siglo XV, eran dueños de numerosos señorios en Aragón. Sin embargo, la lejania de Mora respecto de la corte, donde ejercian gran influencia, les hizo perder interés por este lugar.
De hecho en 1614 el XII Juan de Heredia, cedió el castillo a la Orden de San Francisco, cuyos religiosos habitarón la fortaleza hasta su desamortización en 1835. Los franciscanos realizarón importantes modificaciones en el edificio, destacando la construcción de una iglesia en el ala noroeste. De aquella época apenas quedan restos, pues un incendio destruyó el archivo y la biblioteca en 1700.
El castillo ha sido utilizado como carcel, cuartel militar y Comandancia de la Guardia Civil. A partir de la decada de los 70, el castillo ha sido debidamente rehabilitado, haciendo hincapie en sus elementos originales góticos y quitando los añadidos posteriores.
View On total White: Cielo aperto e il tuo ricordo viaggia in me
come un brutto sogno che si porta via con se
la tua immagine si perde in quella foto
tra le fiamme di un camino che adesso brucia solitudine.
F06VE A5217 0176
Situé à environ 20 km de Nice, entre mer et montagnes, surplombée par le Col de Vence, Vence fait partie de ce que l'on appelle le moyen pays.
Ces montagnes calcaires, les « baous », donnent à la région un relief très accidenté.
Jusqu'à la Révolution, la Cité vécu sous la domination des barons de Villeneuve, dont Romée de Villeneuve fut le fondateur de la lignée de Vence1, et de ses évêques qui étaient coseigneurs de Vence.
Parmi ses nombreux évêques il y eut un pape, Paul III, deux académiciens, Godeau et Surian et trois saints, Prosper, Véran et Lambert. La Révolution chassa le dernier évêque, Mgr Pisani qui refusa de prêter serment sur la Constitution, et supprima l'évêché.
Tableau sur Bâche de Gércoph
Situated in approximately 20 km from Nice, between sea and mountains, overhung by the Collar(Pass) of Vence, Vence is a member of what we call the average country.
These mountains limestones, "baous", give to the region a very uneven(injured) relief.
Until the Revolution, the City(Estate) lived dominated by the barons of Villeneuve, of whom Romée de Villeneuve was the founder of the lineage of Vence1, and his(her) bishops who were coLords of Vence.
Among his(her) numerous bishops there was a pope, Paul III, two academicians, Godeau and Surian and three saints, Prosper, Véran and Lambert. The Revolution hunted(chased away) the last bishop, Mgr. Pisani who refused to take the oath on the Constitution, and deleted(eliminated) the bishop's palace.
Picture(Board) on Cover of Gércoph
Situado a cerca de 20 km de Niza, entre mar y montañas, dominado por el Cuello de Vence, Vence forma parte de lo que se llama el país medio.
Estas montañas calizas, el "baous", dan a la región un relieve muy accidentado.
Hasta la Revolución, la Ciudad vivido bajo el dominio de los barones de Villeneuve, de los que Romée de Villeneuve fue el fundador de la descendencia de Vence1, y de sus obispos que eran coseñores de Vence.
Entre sus numerosos obispos hubo un papa, Paul III, dos académicos, Godeau y Surian y tres santos, Prosper, Véran y Lambert. La Revolución cazó(echó) al último obispo, Mons. Pisani que se negó a jurar sobre la Constitución, y suprimió el obispado.
Cuadro(Tablero) sobre Cubierta de Gércoph
In ungefähr 20 Km von Nizza zwischen Meer und den Bergen gelegt, das vom Kragen(Bergpaß) von Vence ist surplombée, gehört Vence dazu, was man das durchschnittliche Land nennt.
Diese kalkhaltigen Berge, der "baous", geben der Gegend ein sehr unebenes Relief.
Bis zur Revolution die Stadt erlebt beherrscht von den Baronen Villeneuves, von denen Romée von Villeneuve der Gründer des Geschlechtes von Vence1, und von seinen Bischöfen war, die Mitherren von Vence waren.
Unter seinen zahlreichen Bischöfen gab es einen Papst, Paul III, zwei Mitglieder einer Akademie, Godeau und Surian und drei Heilige, Prosper, Véran und Lambert. Die Revolution jagte den letzten Bischof, den Monsignoren Pisani, der sich weigerte, Eid auf der Bildung(Konstitution) zu leihen, und beseitigte, das Bistum.
Tabelle(Bild) auf Plane von Gércoph
Localizzato a circa 20 km di Nizza, tra mare e montagne, sovrastate dal Collo di Vence, Vence fa parte di ciò che si chiama il medio paese.
Queste montagne calcaree, essi " baous", danno alla regione un rilievo molto incidentato.
Fino alla Rivoluzione, la Città vissuta sotto il dominio dei baroni di Villeneuve di cui Romée di Villeneuve fu il fondatore della stirpe di Vence1, e dei suoi vescovi che erano coseigneurs di Vence.
Tra i suoi numerosi vescovi ci furono un papa, Paul III, due accademici, Godeau e Surian e tre santi, Prosper, Véran e Lambert. La Rivoluzione cacciò l'ultimo vescovo, Mgr Pisani che negò di prestare giuramento sulla Costituzione, e soppresse il vescovato.
Quadro su Telone di Gércoph
Fuerte Esperanza Provincial Park, Chaco Province, Argentina
ID uncertain
Contact me on jono_dashper@hotmail.com for use of this image.
Après Palma , nous allons fixer notre base à l'hotel Baronia à Banyalbufar.sur la côte Ouest
La localité est entourée des sommets de la Sierra de Tramontana. Banyalbufar se déploie le long du rivage, sur le versant de la Sierra de Tramontana. La commune est constituée de larges vallées : Son Coll, Banyalbufar et Planicia. Nous pourrons admirer de belles vues de son littoral, voir la tour de guet de Ses Ánimes, symbole de la ville.et à Banyalbufar, le magnifique Site historique de Clastra de sa Barona, formé par un cloître et un donjon défensif datant du XVIIe siècle. Il abrite de nos jours l'hôtel où nous allons résider....