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Viene definito "prossimo naturale" l'ambiente o il paesaggio che non reca tracce evidenti del passaggio e dello sfruttamento antropici. Trovare tali situazioni nella Penisola italica e sull'Arco alpino è ormai impresa difficile. E tuttavia in questo angolo del Lago superiose di Fusine sembra che l'impronta del piede umano non sia ancora stata lasciata ..... ..

Le mie foto sono tutte a soggetto naturalistico; almeno quelle che pubblico su questa pagina. In questo caso, però, c'è un evidente soggetto antropico nell'immagine. Una testimonianza antica di presenza, di vita, di lavoro, ormai vinta dalla montagna. Un segno di Civiltà perdute, disperso nelle vastità selvatiche della foresta. Come una poesia, che nessuno più reciterà ..... ..

Dopo il Sistema Naturale anche l'uomo ha creato le sue rose; e proprio osservando le rose "antropiche" ci si rende conto della diversità profonda relativa ai criteri adottati dai due "creatori". Se infatti quelle naturali sono ispirate alla msssima funzionalità bio-ecologica, quelle artificiali appaiono ridondanti, eccessive, pesanti e di improbabile goffaggine. Della serie: l'uomo è un dio minore ..... ..

Se non si è visitato l'entroterra sardo nel mese di maggio è difficile capire cosa significhi camminare in un mare di cisti in fiore percependone il profumo. Si ritrova infatti in questi luoghi la dimensione ancestrale del paesaggio, con le sue masse cromatiche e le sue linee assolute e prive di mediazioni antropiche, che non siano appunto il solco di una mulattiera o di un sentiero. E' qui che emerge tutta la selvaggia nobiltà del Mediterraneo ..... ..

Sulle pendici dei colli veronesi di Soave il Mediterraneo regna sovrano. Lo si coglie dai profumi, non meno che dai colori e dalle argentee tonalità degli ulivi. A questi si accompagnano le acute e scure cuspidi dei cipressi. Essi svettano come segnali, che affermano l'origine antropica dello stesso paesaggio e tuttavia si inseriscono come una nota armoniosa nella macchia selvatica ..... ..

Esistono paesaggi ingannevoli. Essi sembrano esprimere un improbabile assoluto naturale, ma spesso sono semplicemente l'esito di un'azione antropica prolungata e devastante. Come i Colli Alti e Bassi, al Pian Grande di Castelluccio di Norcia. Qui la foresta di faggio è stata rimossa in epoca protostorica e il risultato paesaggistico è quello di un'affascinante ma rtificiale steppa asiatica ..... ..

Le chiamano Dolomiti minori. Sono i monti che s'innalzano tra la Val di Zoldo e la Vallata agordina. E proprio nella loro condizione minore sta la loro selvaggia bellezza, dovuta anche alla scarsa frequentazione antropica. In questo caso, sulle vette del Castello del Moschesin si osservano ciclopiche stratificazioni che le forze dell'orogenesi hanno inclinato a franapoggio. Montagne da camosci e di silenzi profondi ..... ..

L'uomo è un primate migratore. A piedi e dunque con il mezzo più naturale per viaggiare e per misurare le distanze reali, ha percorso tutte le terre emerse, fino ai loro estremi settentrionale e meridionale. Con la civiltà esso ha sviluppato anche la capacità di portarsi appresso l'energia di cui necessitano le sue molteplici attività. Ecco allora che i paesaggi umanizzati sono sempre distinti dalle strisce bianche delle strade e dai fili del trasporto energetico ..... ..

Il concetto di giardino si riferisce ad uno scorcio d'ambiente in cui le piante siano disposte secondo un gusto estetico speciale e gradevole, oltre rispondente ai gusti dell'uomo. Il giardino, dunque, è una creazione antropica, che alle volte trova singolare riscontro nella realtà naturale. Come definire, ad esempio, questa pietraia delle Alpi Giulie, popolata spontaneamente di felci, se non un mirabile e singolare giardino? ..... ..

La primavera è la stagione dell'abbondanza. Sembra pensarla così questa mosca sirfide che si frega le zampe soddisfatta. Il pensierino, o meglio la deduzione, è tuttavia tipicamente antropica. Da un minuscolo particolare, l'uomo, riesce a trarre una spiegazione più o meno convincente, soprattutto per sè stesso. In natura, invece, è tutto assolutamente casuale, anche se si tratta di una "casualità concertata" da milioni di anni di messa a punto del sistema ..... ..

La primavera, in montagna, è stagione mutevole e incostante. Essa alterna momenti di splendida luce e tepore con altri in cui le nuvole avvolgono gli orizzonti di vette e nascondono il sole. Sempre, comunque, gli scenari sono pervasi di un sottile fascino, da veli di mistero, come sempre accade per le situazioni che l'uomo non riesce a controllare. In montagna, finalmente, la morsa del condizionamento antropico sull'ambiente sembra allentarsi, magicamente ..... ..

Accade che i paesaggi dell'uomo riescano a gareggiare, per bellezza ed armonia, con quelli della Natura. La collina trevigiana, d'autunno, ne è un esempio. In questo piccolo regno geografico, addomesticato da millenni e talvolta devastato dalle colture industriali del Prosecco, gli stessi vigneti rifulgono di luce e d'oro. Correndo rettilinei e paralleli sui versanti, ne segnano le sinuosità, contrastando con l'ombra dei boschi ..... ..

La Valle è parallela per orientamento alla Val di Peio e da questa separata dalla catena di monti Cima Rossa-Vegaia-Tremenasca-Camucina. Il versante opposto confina con la Val di Brésimo in Val di Non e con le altoatesine val Martello e d'Ultimo. Si collega alla Bassa Val di Sole tra Malè e Terzolas. I suoi abitanti sono chiamati Rabbiesi. Ha un'evidente conformazione a V, con ripidi fianchi boscosi e rocciosi, prateria sul fondovalle interessata da varie conoidi alluvionali e canaloni di valanga, testimonianza dell'antico e recente lavoro del tempo.

 

La Val di Rabbi è tra gli ambienti più caratteristici dell'intera Provincia di Trento sia per il paesaggio naturale che per l'intervento antropico profondamente unitario e forse anche per questo motivo è stata inserita nel Parco nazionale dello Stelvio. La derivazione toponomastica si può far risalire ad una base prelatina rova o rava che significa smottamento con il successivo avvento del latino medioevale rabius, riferito al carattere impetuoso del torrente che solca la valle, detto Rabbies.

Nella realizzazione di strutture arboree destinate ad arredare il paesaggio l'uomo impiega materiali che egli stesso ha inventato. Alberi diversi, tutti uguali, allineati a formare cortine, barriere, viali. Accade però che, talvolta, la Natura si prenda una piccola rivincita. Che riesca cioé a inserire un elemento naturale e dunque dissonante, nella rigida formalità antropica. Come in questo caso, con un pioppo nero tra i pioppi cipressini ..... ..

Nel presepio di ghiaccio formato dagli stillicidi d'acqua al piede di una piccola parete dolomitica, si celano i Re Magi che stanno recando doni all'uomo. Si tratta, peraltro, di doni nefasti, che l'uomo stesso ha contribuito a preparare, per il Pianeta, per la Vita e per sè stesso. Si tratta del Riscaldamento globale, della distruzino delle foreste, della cancellazione della Biodiversità, dell'incontrollato incremento demografico, dello smodato consumo delle risorse. Per questo, proprio per questo, è opportuno augurarci un BUON ANNO, nel segno del cambiamento ..... ..

Sulla corteccia degli alberi, spesso, sono incisi i segni che raccontano la loro storia. E' un lunguaggio criptico, decifrabile soltanto per chi conosce questo organismi speciali. In questo caso, ad esempio, lo strano volto vagamente antropico che sembra di leggere è dovuto semplicemente alla naturale cicatrizzazione di alcuni rami, staccatisi spontaneamente ..... ..

La Iglesia de Nuestra Señora de las Nieves consta de una sola nave emplazada en un corte antrópico al pie del sinclinal colgado que define el entorno de la Iglesia de San Pantaleón de Losa, construida en mampostería con sillares. Sacristía adosada a una cabecera recta. Se accede al templo bajo un arco de medio punto sencillo. Nave con vanos rectangulares y estribos laterales. Torre cuadrangular.

www.instagram.com/p/DOM5eusCCmI/?img_index=1

acrylic/ oil on canvas, 40x40 cm

"Paesaggio disunito"

Un paesaggio disunito è un'area geografica che manca di armonia, unità o coesione tra le sue diverse componenti, apparendo disorganizzato, frammentato o in disaccordo a causa di elementi contrastanti e eterogenei. Si parla di paesaggio disunito quando si osserva una mancanza di uniformità, sia dal punto di vista naturale che antropico (costruito dall'uomo), con elementi che non sembrano integrarsi tra loro e alterano l'aspetto complessivo del territorio

 

artebo.it/ARTISTA_Work.php?artista_id=254&artista_nom...

L'uomo, con la sua smania di dimostrare la propria natura divina, ha creato il suo antropocentrico orto botanico. Lo ha fatto modificando la struttura, la dimensione e il colore dei fiori delle piante e dunque creando varietà, spesso fragili, che in natura non resisterebbero alla concorrenza delle specie selvatiche. Come questo pruno a rami ricadenti, che esprime bellezza secondo canoni esclusivamente antropici ..... ..

E' un bacino che si trova in località Fazzon ed è raggiungibile partendo dal paese di Pellizzano, con strada asfaltata (6 km) fino al parcheggio a 400 m. dal lago.

Sulle rive del lago è presente l'omonimo rifugio, mentre a poca distanza sorge l'Agritur Malga Bassa di Fasson, con annesso Centro Visitatori, dedicato all'interpretazione del paesaggio naturale, con particolare attenzione agli aspetti geomorfologici ed antropici. Elementi di spicco del centro sono l'orso, mai scomparso dalla memoria locale, nonché il capriolo, per il quale è stato realizzato un apposito recinto faunistico. A 45 minuti di cammino sorge Malga alta di Fazzon (1.546 metri), ancora usata per l'alpeggio estivo e sede di numerose escursioni guidate, alla scoperta delle varie fasi di lavorazione artigianale del latte.

Molto piacevole e comoda la passeggiata lungo le sponde del lago, che permette di ammirare il riflesso delle montagne nelle acque cristalline.

 

Val di Sole - Pellizzano - Fazzon - Trentino - Italia

Il paesaggio collinare dei Berici presenta aspetti diversi e complementari. Aspetti che coniugano in un mirabile mosaico l'aspetto selvatico dell'ambiente e della vegetazione, con quello antropico colturale. Le severe cornici dei cipressi svettano così a contenere l'esuberante e ribollente distesa di chiome di roverelle, ornielli e bagolari. L'ulivo, invece, nobile e compassato, si allinea sui terrazzamenti a formare argentee trame che profumano d'antico ..... ..

La vetta del Monte Nevoso spazzata dalla Bora che con il suo continuo soffiare crea vere e proprie sculture di ghiaccio sulle strutture antropiche e sugli ostacoli naturali presenti sulla cima...

Il meteo va migliorando e infatti la cima si è finalmente liberata dalla densa copertura nuvolosa da Stau, la quale è ancora ben presente sui versanti sopravento del Gorski Kotar a sinistra nella foto.

Sullo sfondo grazie alla nitida visibilità, è ben visibile l'orizzonte del Mare Adriatico e parte del Golfo di Trieste...

Il Podalirio è uno splendido Lepidottero diffuso in Europa ed Asia Centrale. E’ una farfalla legata ai climi miti, così raramente la si osserva a Nord della Germania. Può raggiungere un’apertura alare di 7 cm.

 

Ama gli spiazzi assolati, i prati, gli incolti, specie se fiancheggiati da siepi. Gli adulti infatti sono legati ad alcune essenze arbustive per quanto concerne la deposizione delle uova; in particolar modo, i grandi bruchi verdi striati di chiaro del Podalirio si sviluppano su vari arbusti del genere Prunus e Crataegus, specialmente Prugnolo (P. spinosa) e Biancospino (C. monogyna). Possono inoltre attaccare piante da frutto come Meli e Peri. Questa farfalla bellissima, dalle inconfondibili ali chiare terminanti a coda di rondine e ornate di strie nere, presenta due generazioni annue: gli adulti sfarfallano in maggio, ed i loro figli si involano in agosto. E’ possibile infatti vederle nutrirsi sulle ultime fioriture della Buddleia, in settembre inoltrato. Le pupe, attaccate alle foglie delle piante nutrici con sottili fili di seta, possono essere verdi o marroni.

 

A causa della scomparsa dell’habitat d’elezione per la deposizione delle uova, e cioè la siepe spontanea mista, questa farfalla è sempre più rara nelle nostre campagne, e soffre notevolmente l’influsso antropico, soprattutto l’attacco degli agenti inquinanti. In alcune nazioni europee è considerata specie protetta.

 

By Andrea Mangoni

 

medioambienteencanarias.wordpress.com/2017/10/10/junonia-...

  

Biología:

Planta hermafrodita con polinización anemófila

y entomófila generalista (abejas, hormigas, coleópteros), y diseminación anemocora e hidrocora. Uso medicinal como hipoglucemiante, citostática y antibiótica, debido a la presencia de

lactonas sesquiterpénicas (aguerina).

 

Hábitat

Matorral ruderal (Artemisio-Rumicetum lunariae) que se instala en ambientes más o menos

alterados del tabaibal-cardonal, no totalmente

estabilizados o removidos por causas naturales o

antrópicas. Su hábitat secundario es el tabaibal

dulce (Echio-Euphorbietum balsamiferae), matorral xerofítico que se asienta sobre paredones,

derrubios y pedregales más o menos estabilizados. Las compañeras más frecuentes son: Echium

brevirame, Periploca laevigata, Rubia fruticosa,

Kleinia neriifolia, Euphorbia obtusifolia, Paronychia canariensis, Aeonium spathulatum y Monanthes muralis.

 

youtu.be/LecOWa6SJdw

La sierra andina Ecuatoriana tiene una inmensa riqueza de elementos geográficos, iversidad paisajista y antrópica.

E' sempre più difficile cercare luoghi in cui contemplare il firmamento in notti illuni, senza il disturbo del mare di luci antropiche. E' una lotta impari. Stelle e pianeti non possono competere, a distanze siderali, con la tecnologia che imprigiona l'energia e la riverbera in luce da pochi chilometri di distanza. Eppure, dal crinale della montagna, anche la pianura illuminata ha per un momento il suo fascino. Dietro ogni luce c'è una casa, un lampione, un negozio, tante storie, tanti pensieri, tanti ricordi che si mescolano indistintamente come un lontano brusio

 

#montegrappa #jupiter #giove #stelle #stars #pianura #plain #land #planet #pianeta #horizon #orizzonte #veneto #astronomy

Cornacchia grigia o Corvo grigio (Corvus cornix) uno degli uccelli più intelligenti che esistano. Si sono adattati perfettamente nell'ambiente antropico in quanto qui è più facile procurarsi il cibo. Questo esemplare è alle prese con un grosso e coriaceo seme. Tenendolo fermo con una zampa ne ha rotto il guscio con poderose beccate per poi mangiarsi il contenuto.

Alcuni ambienti oppongono una forte resistenza alle intrusioni antropiche. Tra questi c'è sicuramente la palude: regno di serpenti e di zanzare, di acquitrini sinistri e di presenze inquietanti. Per questo, forse, l'uomo l'ha combattuta, da sempre, cancellandone la presenza per sostituirla con il suo ecosistema, ovvero con la campagna. Nonostante tutto però, nei luoghi in cui è sopravvissuta, la palude non rinuncia ad esprimere una primordiale, assoluta bellezza ..... ..

Le Cinque Terre (Çinque Tære in ligure) sono un frastagliato tratto di costa della riviera ligure di levante situato nel territorio della provincia di La Spezia tra Punta Mesco e Punta di Montenero, nel quale si trovano cinque borghi o, come si diceva anticamente, terre, qui elencati da ovest verso est: Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore. Sono parte della Riviera ligure e più precisamente del tratto della Riviera di levante (Riviera spezzina).

 

Dal 1997 fanno parte della lista dei Patrimoni dell'umanità dell'Unesco, con la seguente motivazione: "La riviera ligure orientale delle Cinque Terre è un paesaggio culturale di valore eccezionale che rappresenta l'armoniosa interazione stabilitasi tra l'uomo e la natura per realizzare un paesaggio di qualità eccezionale, che manifesta un modo di vita tradizionale millenario e che continua a giocare un ruolo socioeconomico di primo piano nella vita della società" Grazie alle caratteristiche geografiche ed antropiche del territorio dove sorgono, le Cinque Terre sono considerate una delle più suggestive attrattive costiere italiane, per il loro contesto orografico collinare naturalmente aspro e accidentato, addolcito dalla costruzione di terrazzamenti o fasce per la coltura, che cala verso il mare con forti pendenze; nei punti in cui il mare si insinua serpentinamente nella terra sorgono i borghi, snodati a seguire la naturale forma delle colline.

 

L'opera dell'uomo, nei secoli, ha modellato il territorio costruendo i famosi terrazzamenti sui declivi a mare, dovuta alla particolare tecnica agricola tesa a sfruttare per quanto possibile i terreni posti in forte pendenza che digrada verso il mare, ne ha fatto così uno dei più caratteristici e affascinanti paesaggi della Liguria.

 

Nel 1997, su istanza della provincia della Spezia, le Cinque Terre, insieme a Porto Venere ed alle isole Palmaria, Tino e Tinetto, sono state inserite tra i Patrimoni dell'umanità dall'UNESCO.

 

Nel 1998 il Ministero dell'Ambiente ha istituito l'Area marina protetta Cinque Terre per la protezione ambientale, la tutela e la valorizzazione delle risorse biologiche, per la divulgazione e promozione di uno sviluppo socio-economico compatibile con la rilevanza naturalistico-paesaggistica dell'area.

 

Nel 1999 è stato poi istituito il Parco Nazionale delle Cinque Terre per la conservazione degli equilibri ecologici, la tutela del paesaggio, la salvaguardia dei valori antropologici del luogo.

 

Le Cinque Terre facevano parte della Comunità Montana della Riviera Spezzina

Il 25 ottobre 2011 una violenta alluvione e le successive frane portano alla morte di almeno 7 persone. I comuni più colpiti sono Monterosso al Mare e Vernazza.

 

Il 24 settembre 2012 una frana causata dallo staccamento di un costone di roccia travolge quattro turisti australiani sulla Via dell'Amore. Dopo la frana, il sentiero è rimasto chiuso fino al 3 aprile 2015, quando ha riaperto il primo tratto.

yumurl.com/rroby

yumurl.com/rroby1

Il Podalirio è uno splendido Lepidottero diffuso in Europa ed Asia Centrale. E’ una farfalla legata ai climi miti, così raramente la si osserva a Nord della Germania. Può raggiungere un’apertura alare di 7 cm.

 

Ama gli spiazzi assolati, i prati, gli incolti, specie se fiancheggiati da siepi. Gli adulti infatti sono legati ad alcune essenze arbustive per quanto concerne la deposizione delle uova; in particolar modo, i grandi bruchi verdi striati di chiaro del Podalirio si sviluppano su vari arbusti del genere Prunus e Crataegus, specialmente Prugnolo (P. spinosa) e Biancospino (C. monogyna). Possono inoltre attaccare piante da frutto come Meli e Peri. Questa farfalla bellissima, dalle inconfondibili ali chiare terminanti a coda di rondine e ornate di strie nere, presenta due generazioni annue: gli adulti sfarfallano in maggio, ed i loro figli si involano in agosto. E’ possibile infatti vederle nutrirsi sulle ultime fioriture della Buddleia, in settembre inoltrato. Le pupe, attaccate alle foglie delle piante nutrici con sottili fili di seta, possono essere verdi o marroni.

 

A causa della scomparsa dell’habitat d’elezione per la deposizione delle uova, e cioè la siepe spontanea mista, questa farfalla è sempre più rara nelle nostre campagne, e soffre notevolmente l’influsso antropico, soprattutto l’attacco degli agenti inquinanti. In alcune nazioni europee è considerata specie protetta.

 

B l a c k M a g i c

 

Parliamo un pò di Capri

 

I sentieri di Capri, l'altro volto dell'isola più famosa del golfo.

Oltre il clamore di vip e modaioli, una dimensione assolutamente diversa è quella naturalistico-ambientale che - giusto il tempo di allontanarsi un po' dal centro abitato - s'incrocia tra strade minori, sentieri irregolari, slarghi panoramici, gradonate inaspettate dove abbandonarsi alla bellezza di luoghi sconosciuti ai più tra i quali crescono almeno un migliaio di specie floristiche rare e particolarissime che fanno dell'isola azzurra un vero e proprio vivaio del Mediterraneo.

La vegetazione antropica delle strade e dei muri si scopre seguendo un itinerario che parte dal centro di Capri e conduce a villa Jovis ma, la passeggiata con il più ampio ventaglio di verzura spontanea e caratteristica è quella sul versante di Tragara dove qui si passa dai pini di Aleppo dell'arco naturale alla lecceta di Matermania, dalla macchia bassa di cisti e ginestre, alla macchia alta di ginepri fenici che segnano il passaggio dalle rupi interne a quelle marittime.

I percorsi sono tutti belli, alcuni più suggestivi di altri come quello che gira intorno alla collina di Tuoro, quello sul versante di Marina Grande che conduce verso Palazzo a Mare e i bagni di Tiberio o l'altro ancora che giunge a Marina Piccola lungo via Krupp.

Per raggiungere Tuoro dalla piazza si percorre via delle Botteghe fino ai piedi della ripida via Croce da scalare per lo meno fin all'omonimo quadrivio dove si svolta per via Matermania: qui già si ammira un bello scorcio su Marina Piccola e la Certosa. La strada, leggermente in salita, conduce di lì a poco ad un bivio dove la scelta si rende necessaria: l' arco naturale con deviazione per Tragara oppure via Dentecala e poi il sentiero WWF verso Pizzolungo? Vediamo entrambe le possibilità. Svoltando a destra si prosegue per via Semaforo che, a ridosso della collina di Tuoro, costeggia villa Cottrau e in pochi minuti conduce alla piana delle Noci dove, a picco sul mare, la vista oscilla da punta Campanella alla costiera amalfitana fino agli scogli dei Galli ed a Praiano. Lo sguardo si perde lontano. Tuttavia siamo ancora a Capri e proseguendo per un viottolo a gradonata, attraversando la pineta si raggiunge il belvedere di collegamento con via Pizzolungo. Si scende in una quindicina di minuti.

Lo stesso punto si guadagna se, tornando a Matermania, si decide di proseguire sulla strada a mano sinistra: superata una valletta di abitazioni rustiche, prima della stretta stradina che conduce all'arco naturale, ancora una volta si incrocia di scorcio Punta Campanella. Stretti fra mare e fitta vegetazione, qui si è in strettissimo contatto con la natura, pace e silenzio aumentano via via che si entra nella selva cui si è introdotti da una scaletta piuttosto ripida. La zona è rocciosa e tra i dirupi si giunge alla grotta di Matermania. Scendendo, spuntano prima i Faraglioni, poi villa Malaparte e altre abitazioni, infine il Monacone, punta Tragara e la baia di Marina Piccola quindi, il sentiero prosegue fino a villa Solitaria e prosegue per imboccare via Tragara.

Sull'altro versante, non meno bella, varia e interessante è la discesa a Palazzo a Mare: si parte dai Due Golfi, si passa per i cimiteri cattolico e acattolico e dalla provinciale si prende, via Veruotto che, all'ombra del monte Solaro si snoda tra orti, vigne e agrumeti. Lungo il percorso si incrocia la strada Fenicia, antica via di collegamento con Anacapri, attualmente interrotta per ragioni di sicurezza e si continua per via Fuosso fino ad incrociare all'altezza della carrozzabile la chiesa di san Costanzo. E' qui che comincia via Palazzo a Mare, fiancheggiata da muretti a secco, da resti di cisterne e mura di sostegno ad archi che richiamano alla mente i primi insediamenti ellenici e romani. Siamo in piena campagna, si sentono forte i profumi di stagione ed il relax è assicurato. Prima di giungere a destinazione, bisogna passare ancora per il campo sportivo e imboccare la scaletta di accesso agli stabilimenti balneari, proprio nei pressi dei ruderi dell'unica villa marittima di Capri, una costruzione articolata in vari nuclei residenziali (approdi, orti, giardini) i cui pochi resti danno solo un'idea di quello che doveva essere in origne, ma non consentono neanche idealmente una ricostruzione del complesso architettonico.

Terza ed ultima la passeggiata che dalla certosa di san Giacomo porta ai giardini di Augusto, splendido belvedere, punto di partenza per la via costiera che conduce a Marina Piccola. Da via Camerelle si scende per via Certosa, si passa per gli orti del complesso monastico e si imbocca il viale di oleandri dei laboratori di profumo "Carthusia". Oltre il parco di Augusto, sottopassando un ponticello si imbocca via Krupp la stradina (non sempre aperta) a stretti tornanti fatta costruire dal magnate tedesco agli nel 1900. Abbarbicato alla roccia, il sentiero, impresa audace ed estrosa, consentiva al re dell'acciaio di raggiungere facilmente Torre Saracena e la baia di Marina Piccola, godendo della vista del mare e delle sporgenze rocciose: in alto la grotta del Castiglione e di fronte quella delle Felci.

 

Anacapri: bella, silenziosa... fuori dalla mondanità

Anacapri è la parte occidentale dell'isola di Tiberio che, in secolare contrapposizione con Capri, si sviluppa sul pianoro ai piedi del monte Solaro è un'amena località di villeggiatura, già dall'Ottocento meta prediletta di scrittori, poeti ed intellettuali in ricerca di pace e natura incontaminata, proprio come suggerivano i primi viaggiatori che la descrivevano abitata da gente più mite e posata rispetto ai capresi resi "uomini maliziosi e fraudolenti" dai numerosi contatti con mercanti e commercianti della terraferma.

Se in passato era raggiungibile dal porto di Marina Grande solo a piedi attraverso la scala Fenicia, una ripida gradinata lunga e faticosa intagliata nella roccia e a strapiombo sul mare che s'innalza per quasi trecento metri fino alla Porta della differencia - l'antico ingresso della cittadella - dal 1877 in poi, invece, il modo più comodo per raggiungerla è la strada carrozzabile a tornanti che si inerpica, sì, tra sporgenti pareti rocciose, ma offre anche una splendida vista sul golfo di Napoli e sulla penisola sorrentina fino ai Galli e al golfo di Salerno.

Silenziosa ed ospitale con le sue casette bianche e le viuzze strette ed ombreggiate, le botteghe e i laboratori degli artigiani, le chiese monumentali e le ville, i percorsi naturalistici, architettonici e archeologici, le produzioni di profumi e liquori locali, Anacapri più che in una frettolosa visita giornaliera merita di essere vissuta a fondo, magari in occasione della Settembrata (la festa che dal 1923 celebra la vendemmia con sfilate di carri e costumi, banchetti gastronomici e spettacoli di danza e musica, ma soprattutto una festa di arrivederci all'estate successiva tra anacapresi e villeggianti).

Da Marina Grande o da Capri, in taxi o nei piccoli autobus ecologici, in dieci o quindici minuti al massimo si raggiunge piazza della Vittoria - appena più avanti dei resti dell'antica porta d'accesso, costruita dagli anacapresi per evitare contatti con i capresi durante la peste del 1493 - dove scegliere fra tre possibilità: prendere la seggiovia per un' escursione al monte Solaro, avviarsi verso la zona pedonale del paese o verso villa san Michele , la casa del medico svedese Axel Munthe sede dell'omonima Fondazione. In quest'ultimo caso s'intraprende una stradina pianeggiante che fiancheggiata da mura di cinta e botteghe in pochi minuti ci conduce alla bella casa bianca che, circondata da uno splendido giardino con panorama mozzafiato è visitabile a pagamento: conserva arredi seicenteschi, numerosi pezzi antichi ed ambienti originali della villa romana sui cui resti è stata costruita; in alternativa, una mulattiera in salita conduce ai suggestivi ruderi del Castello di Barbarossa che, ritenuto da Amedeo Maiuri l'unica sopravvivenza bizantina dell'isola, prende il nome dall' ammiraglio della flotta turca che nel 1535 assalendo l'isola se ne impossessò. Di ritorno, la fabbrica di profumi e i laboratori in cui si produce il famoso limoncello di Capri, sono occasione di sosta tra alambicchi colorati e fragranze profumate o, a secondo dei gusti, tra liquori, babà e delizie di ogni genere ma tutte rigorosamente al limone.

Nel cuore del centro antico, vero e proprio gioiello è la piazzetta Diaz: con la chiesa parrocchiale di Santa Sofia, il pavimento in cotto, le panchine in muratura bianca, gialla, blu e verde, la torre campanaria con tre orologi che si scorge solo in una certa prospettiva, la pizzeria Materita su un lato e la locanda Mamma Giovanna sull'altra. Non meno suggestiva è la piazzetta con la casa-torre rosso pompeiano con i suoi tetti merlati, le lapidi e le bifore a colonnine tortili che movimentano con irregolarità le pareti esterne. Fu costruita alla fine del secolo scorso dall'americano Mac Kowen inglobando una torre del XVI secolo dove, gli anacapresi erano soliti rinchiude le proprie donne per difenderle dai capresi durante i lunghi periodi in cui si assentavano. Particolarissimo è il portale laterale della costruzione che riporta la scritta, in caratteri greci, "Apragopolis" ovvero "città del dolce far niente" proprio come pare che l'imperatore Augusto avesse definito l'isola.

Poco lontano, un'insegna in ceramica, indica la deviazione verso la piazzetta san Nicola con la chiesa di San Michele, famosa per lo splendido pavimento ottagonale in maiolica realizzato nel 1716 dall'abruzzese Leonardo Chiaiese, probabilmente su disegno del Solimena e raffigurante il Paradiso terrestre e la Cacciata di Adamo ed Eva; il visitatore ammira la splendida decorazione dall'alto, se raggiunge il vano superiore destinato all'organo ed al coro, oppure da vicino percorrendo le assi in legno che segnano il perimetro della pavimentazione salvaguardandola dal calpestio. Molto belli sono anche gli altarini in legno, dipinti a mano con motivi floreali ad imitazione del marmo, alloggiati nelle sei piccole absidi laterali.

Per una visione sintetica ma completa dell'isola, "Capri in miniatura", l' invenzione di Sergio Rubino che offre una ricostruzione in scala dell'intera isola con i suoi monumenti principali e le sue bellezze naturali. Al centro di una enorme terrazza, un recinto con acque che simula il mare, accoglie un grosso scoglio di roccia calcarea (mt.18 x 9), la cui sagoma è quella dell'isola sul quale, ciascuno al suo posto sono disposti i modellini in ceramica dei 53 edifici più importanti e significativi di Capri; persino la tipica vegetazione mediterranea è riproposta, con estrema fedeltà, con bonsai di pini, cipressi e via dicendo. Il viaggio nel passato si approfondisce poi in 11 vetrine con rappresentazioni di scene storiche di vita e tradizioni popolari, sempre in ceramica che illustrano il mercato, la processione di san Antonio, la raccolta delle olive, la vendemmia e la cantina, l'assalto dei saraceni al castello del Barbarossa, il porto e le barche di Marina grande, villa Jovis, la Grotta Azzurra ed una carrellata di personaggi in costumi tipici.

I luoghi, però, vanno vissuti dal vivo ed ecco che ville, chiese, chiostri, curiosità si scoprono passeggiando per le strade di Anacapri, perdendosi tra le viuzze e i vicoletti che si diramano dalle piazzette conducendoci in luoghi meravigliosi e sorprendenti, con improvvisi scorci panoramici come il borgo delle Boffe sviluppatosi intorno al vecchio slargo delle Ficacciate e che ancora mantiene case dalle tipiche volte a botte e a padiglione come nell'Ottocento. Dal 1923, ogni anno nella prima settimana del mese di settembre si svolge la Settembrata: la sagra dell'uva che ripercorrendo antica tradizioni popolari anacapresi celebra la vendemmia con sfilate di carri e costumi, banchetti gastronomici e spettacoli di danza e musica, ma soprattutto una festa di arrivederci all'estate successiva tra anacapresi e villeggianti.

 

Xavier♫ (DEAD CAN DANCE)

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Andare ad Olmedo per la mostra di Umbra/Lughe è stata una bella occasione anche per andare a rivedere uno dei siti archeologici più affascinanti della nostra isola, che rimane ancora un unicum senza paragoni (non solo in Sardegna) e in gran parte da capire: il sito di Monte d’Accoddi, dove in tempi antichissimi e in più fasi sorse un tempio con le pareti ricoperte di ocra rossa e una sorta di piramide a gradoni, affiancata da alti menhir, grandi pietre ovali che secondo alcuni simboleggiano la volta celeste o l’omphalos (ombelico del mondo), un grande lastrone (probabilmente un altare di pietra) posto sopra un inghiottitoio naturale, una stele di pietra raffigurante una figura antropo/zoomorfa che farebbe impazzire di gioia i teorici dell’archeologia extraterrestre :) (teorie troopo facili, per quanto mi riguarda)

 

Avevo con me una Fed 5 con il misterioso film gevaert di cui ho già scritto (misterioso perché tranne la marca non ho mai scoperto che film era quello in bobina, la sensibilità, l’anno di produzione etc). Sviluppato l’altro ieri, ho provato a ricaricare un altro rullino e ho scoperto che quello nella fed 5 è stato l’ultimo: in bobina ne era rimasto giusto per una decina di foto, se mi va bene. In fondo non poteva esserci fine migliore, visto che i suoi difetti e la mia imperizia mi hanno regalato cieli pieni di stelle (muffe, polvere, chimici altrettanto scaduti :) e che Monte d’Accoddi è stato interpretato anche come un sito votato all’osservazione del cielo, come le ziqqurat babilonesi.

Gwendy.

O Max.

 

23,07. Gwendy rientra. E’ tardi, di solito alle 22, 45 è connessa, ora di picco per visualizzazioni e commenti. A patto che si sia presenti. Con Award, superlativi, vezzeggiativi. Accende il computer inquieta. La pagina flickr si apre automatica, senza passaggio di password, in memoria da sempre. Niente barriere superflue, in rete. Subito uno sguardo ai numeri: male, oggi è andata male, un 20 percento di visite in meno, e la media crolla. Per non parlare delle stelline: solo cinque. Poi Explore: non ci entra da due settimane.

Correre ai ripari, subito. Foto d’effetto: gabbiano o luna. Citazione, di qualcuno famoso ma non troppo. Va bene anche una frase profonda, temi classici, la condizione umana.

Poi il giro tra i contatti. Entro mezzanotte vanno visitati tutti. E commentati. Si deve sbrigare. Mannaggia, in prima pagina tutti gatti e fiori. Utili, sempre, le icone award – meglio se sgargianti, ma è strategica la nota personale, bastano due sole sillabe, magari un punto esclamativo: enfasi, entusiasmo, partecipazione. Cosa scrivo stasera? Apre il file con l’elenco, frutto di mesi di duro lavoro applicato e sistema. Ottimizzare, click-copia, click-incolla. Si toglie il pensiero a tempo di record: dolce notte, carissima; la tua sensibilità è speciale; amico grande, quanto sei bravo; emozionante. Oggi aggiunge alla lista qualcosa di nuovo: sei straordinaria, dolcezza. E al maschio: tu sei unico. Con metodo inizia dalla prima foto a sinistra, e avanti così. Le pagine di immagini recenti almeno dieci. Ce la può fare, è veloce. Digitare e non pensare.

Sei straor… i tasti si fanno pesanti…dinar … non rispondono più… ia dol… le lettere impazzite, che succede… cez… la tastiera è ferma, le dita sopra. Uno strato di materia scura e vischiosa affiora e si insinua da sotto, oscura i caratteri, si espande sui tasti , deborda, cola sul tavolo, poi verso il basso. Gwendy guarda lo schermo e vede un’onda nerastra e densa salire, coprire le foto, i commenti, le note. Non si muove. Impietrita. Le mani imbrattate, incollate ai tasti. La cosa sporca adesso ricopre il pavimento poi i piedi, e cresce, sale lungo le caviglie, i polpacci. L’odore di questa palude che non inghiotte ma avvolge è acre e intenso. L’orrido fiume verticale sale, sale. Le gambe in paralisi, come le mani. E l’onda cresce ancora e sale, sale, giunge al collo. Ora le manca l’aria. Tossisce, boccheggia, non respira più. Terrore. Sviene. Buio.

 

Un sussulto e si sveglia di colpo, ansimante e sudata. Un peso sul petto, come un macigno. Smarrita solleva il volume aperto. Pagina 427-428, Me

melassa [me-làs-sa] s.f., meno freq. melasso s.m. • Sciroppo denso brunastro e ricco di impurità, residuo della lavorazione dello zucchero, contenente ancora molto saccarosio non separabile per cristallizzazione.

   

CAMMINANDO NATURANDO.

  

Il Friuli-Venezia Giulia è una delle regioni in cui il rapporto tra paesaggio naturale, paesaggio rurale e paesaggio antropico risulta ancora equilibrato: per quanto il fenomeno dello sprawl urbano – la crescita disordinata degli insediamenti – si sia manifestato anche in questo splendido territorio, i limiti di città e campagna sembrano ancora mantenersi e donare quella varietà che tanto viene apprezzata dal turista e anche, forse meno consapevolmente, dagli abitanti.

  

IMMAGINE realizzata con lo smartphone SAMSUNG NOTE 4

Per fare una dozzina di foto street mi ci vogliono due anni...

  

La codorniz común (Coturnix coturnix) ha sido elegida por la ciudadanía para este 2020 como "Ave del Año" en la iniciativa que anualmente promueve la Sociedad Española de Ornitología (SEO/BirdLife) para poner en valor diferentes especies de aves que atraviesan momentos complicados de conservación. La situación poblacional de la especie presenta una tendencia regresiva brutal, con un descenso del 74% de sus efectivos desde finales de la década de los 90 hasta los censos de 2018. Está en caída libre, como un avión en barrena.

 

Esta trágica deriva viene propiciada por la conjunción de diversos factores que, dicho sea de paso, afectan también a otras especies que cohabitan con la codorniz en las agroestepas ibéricas y que, obviamente, son de origen exclusivamente antrópico. Por un lado la alteración de los hábitats de los que depende, las modernas prácticas agrícolas intensivas, una irrefrenable presión cinegética y la hibridación genética acaecida por las irresponsables repoblaciones cinegéticas con otras especies de codornices, criadas en granja e hibridadas. Aunque se estima en más de 200.000 los ejemplares que pueden ocupar la península Ibérica, el declive está siendo tan drástico que puede llegar a cumplir los criterios científicos de la UICN (Unión Internacional para la Conservación de la Naturaleza) para ser catalogada como "En Peligro" en la Lista Roja de Especies Amenazadas.

 

Es complicado hacer fotos de codornices. De hecho es hasta complicado verlas, pues su timidez hace que se muevan por entre la vegetación y resulte difícil la observación. Escucharlas es, sin embargo, muy sencillo, y no es raro conocer de su presencia desde piornales de montaña a cereales de secano gracias a su característico reclamo. Esta imagen es fruto de la inesperada visita de una codorniz mientras mi hijo pequeño y yo intentábamos hacer fotos de buitres. Estar atento a todo lo que se mueve alrededor del hide fue el quid de la cuestión, de lo contrario no hubiéramos disfrutado de su avistamiento. Aporto así esta imagen al tema de la semana, aunque dede mi punto de vista no es nada del otro mundo. Lo que más me gusta de ella es la delicadeza de su plumaje del pecho, y ese ojo perfectamente enfocado. Hubo suerte.

 

Un saludo.

Santa Vera Cruz

Dos de Abril 6 y Av. Hidalgo

Col. Guerrero Sureste C.P. 6300

Del. Cuauhtémoc

Tel. 5512-3841

Tel.

Fax. 5510-9505Edificada en 1586, demolida dos siglos después y construida posteriormente en 1764, la Parroquia de Santa Veracruz alberga las imágenes del Cristo de los Siete Velos, la Virgen de los Remedios así como los restos del brillante escultor español Manuel Tolsá Sarrió.

 

Los orígenes de este templo datan desde 1526, año en que Hernán Cortés fundó la Archicofradía de la Cruz, en memoria de los "Caballeros de la Santa Veracruz", fundado exclusivamente para aristócratas: personas notables, titulares de mayorazgos, condes, marqueses y otros, quienes portaban una gran cruz roja en el pecho y un crucifijo del Señor de los Siete Velos colocado entre dos tablas blancas en las que se hallaban escritos los 10 Mandamientos, que se encargaron de atender a los presos durante el Virreinato e incluso, acompañaban al patíbulo a los condenados a muerte para cubrir los gastos de mortaja y sepultura.

 

Pese a estas acciones, el pueblo les llegó a denominar como los "Caballeros del Petate", debido a que el dinero de las arcas de esta agrupación ya no alcanzaba para costear los entierros de los presos, por lo que sólo se les envolvía en una pobre estera para enterrarlos.

 

Posteriormente solicitaron al Ayuntamiento terrenos para establecer una Iglesia y un hospital. En 1527 las autoridades les donaron unos solares en la calle de Tlacopan, sobre la que se construyó una parroquia que con el tiempo fue la tercera en importancia luego del Sagrario y el Templo de San Miguel.

 

Sin embargo, a mediados del siglo XVIII, su mal estado de conservación obligó a esta asociación a demolerla y establecer una nueva. La obra inició en mayo de 1759 y fue concluida el 13 de septiembre de 1764. Se declaró a San Blas como patrono de esta Archicofradía. La fachada barroca que decora la Iglesia y su esbelta torre se terminaron hasta 1776.

 

Años después, el 4 de abril de 1768 sucedió un gran sismo, con lo que el atrio de la Iglesia se convirtió en un gran funeral de 488 cadáveres; 214 hombres y 274 mujeres.

 

A decir de los expertos en arquitectura, el templo de la Santa Veracruz es uno de los mejores ejemplos del estilo churrigueresco en la Ciudad de México, aunque otros especialistas se inclinan en llamarlo barroco mexicano.

 

La fachada principal ostenta una bella portada elaborada en tezontle y cantera; consta de acceso con arco de medio punto almohadillado, flanqueado por dos pilastras ricamente decoradas con elementos vegetales, querubines y rostros de santos.

 

Por lo que respecta a la fachada sur, la portada lateral está rematada por ángeles que llevan flores que adornan un frontón mixtilíneo, así como una leyenda sobre la dedicación del templo.

 

Ya en el segundo nivel y enmarcado por pilastras estípites, se abre un nicho profusamente decorado en el que se guarda la imagen de San Blas; arriba de éste se puede observar un medallón con la Santa Cruz.

 

Originalmente, el interior de la Iglesia de la Santa Veracruz fue rico y ostentoso; tenía grandes retablos barrocos hechos con base en maderas preciosas y laminado de oro. Empero, a principios del siglo XX fueron destruidos, de manera que de aquella riqueza sólo quedan tenues huellas en la decoración de las bóvedas de plato que cubren la nave, las cuales conservan cenefas doradas de querubines elaborados en bulto.

 

Cabe destacar como ya se mencionó al principio, que se puede visitar el famoso "Cristo de los Siete Velos" que se encuentra en la Altar Mayor; esta bella imagen del siglo XVI, según la tradición, fue un obsequio del Papa Paulo III al rey Carlos V, quien a su vez la regaló a la Archicofradía de la Santa Veracruz. Los fieles que asistían continuamente a este templo y lograban ver que le quitaran los siete velos a la imagen, ganaban indulgencias.

 

Ahí se puede encontrar la Virgen de los Remedios, conocida popularmente como "La Gachupina", ya que era la santa a la que se encomendaban los devotos españoles que llegaron a nuestro país en 1936.

 

Actualmente, este inmueble histórico enclavado en el costado oriental de la Plaza de la Santa Veracruz, situado entre las calles de "2 de abril" y "Valeriano Trujillo", a un costado del Museo "Franz Meyer", está siendo remodelado por el Instituto Nacional de Antropo

peguei no flickr da daih...

e em tempos do chamado patriotismo de copa., esse falso patriotismo estampado temos que refletir...

e indico também: www.midiaindependente.org/pt/blue/2010/01/463787.shtml

O QUE UMA ESCRITORA HOLANDESA FALOU DO BRASIL

Os brasileiros acham que o mundo todo presta, menos o Brasil, realmente parece que é um vício falar mal do Brasil. Todo lugar tem seus pontos positivos e negativos, mas no exterior eles maximizam os positivos, enquanto no Brasil se maximizam os negativos. Aqui na Holanda, os resultados das eleições demoram horrores porque não há nada automatizado.

Só existe uma companhia telefônica e pasmem!: Se você ligar reclamando do serviço, corre o risco de ter seu telefone temporariamente desconectado.

 

Nos Estados Unidos e na Europa, ninguém tem o hábito de enrolar o sanduíche em um guardanapo - ou de lavar as mãos antes de comer. Nas padarias, feiras e açougues europeus, os atendentes recebem o dinheiro e com mesma mão suja entregam o pão ou a carne.

 

Em Londres, existe um lugar famosíssimo que vende batatas fritas enroladas em folhas de jornal - e tem fila na porta.

 

Na Europa, não-fumante é minoria. Se pedir mesa de não-fumante, o garçom ri na sua cara, porque não existe. Fumam até em elevador.

 

Em Paris, os garçons são conhecidos por seu mau humor e grosseria e qualquer garçom de botequim no Brasil podia ir pra lá dar aulas de 'Como conquistar o Cliente'.

 

Você sabe como as grandes potências fazem para destruir um povo? Impõem suas crenças e cultura. Se você parar para observar, em todo filme dos EUA a bandeira nacional aparece, e geralmente na hora em que estamos emotivos.

 

Vocês têm uma língua que, apesar de não se parecer quase nada com a língua portuguesa, é chamada de língua portuguesa, enquanto que as empresas de software a chamam de português brasileiro, porque não conseguem se comunicar com os seus usuários brasileiros através da língua Portuguesa.

 

Os brasileiros são vitimas de vários crimes contra a pátria, crenças, cultura, língua, etc... Os brasileiros mais esclarecidos sabem que temos muitas razões para resgatar suas raízes culturais.

 

Os dados são da Antropos Consulting:

 

1. O Brasil é o país que tem tido maior sucesso no combate à AIDS e de outras doenças sexualmente transmissíveis, e vem sendo exemplo mundial.

 

2. O Brasil é o único país do hemisfério sul que está participando do Projeto Genoma.

 

3. Numa pesquisa envolvendo 50 cidades de diversos países, a cidade do Rio de Janeiro foi considerada a mais solidária.

 

4. Nas eleições de 2000, o sistema do Tribunal Regional Eleitoral (TRE) estava informatizado em todas as regiões do Brasil, com resultados em menos de 24 horas depois do início das apurações. O modelo chamou a atenção de uma das maiores potências mundiais: os Estados Unidos, onde a apuração dos votos teve que ser refeita várias vezes, atrasando o resultado e colocando em xeque a credibilidade do processo.

 

5.. Mesmo sendo um país em desenvolvimento, os internautas brasileiros representam uma fatia de 40% do mercado na América Latina.

 

6. No Brasil, há 14 fábricas de veículos instaladas e outras 4 se instalando, enquanto alguns países vizinhos não possuem nenhuma.

 

7. Das crianças e adolescentes entre 7 a 14 anos, 97,3% estão estudando.

 

8. O mercado de telefones celulares do Brasil é o segundo do mundo, com 650 mil novas habilitações a cada mês.

 

Na telefonia fixa, o país ocupa a quinta posição em número de linhas instaladas.

 

10. Das empresas brasileiras, 6.890 possuem certificado de qualidade ISO- 9000, maior número entre os países em desenvolvimento. No México, são apenas 300 empresas e 265 na Argentina.

 

11. O Brasil é 1º maior mercado de jatos e helicópteros executivos do mundo.

 

Por que vocês têm esse vício de só falar mal do Brasil?

 

1. Por que não se orgulham em dizer que o mercado editorial de livros é maior do que o da Itália, com mais de 50 mil títulos novos a cada ano?

 

2. Que têm o mais moderno sistema bancário do planeta?

 

3. Que suas agências de publicidade ganham os melhores e maiores prêmios mundiais?

 

4. Por que não falam que são o país mais empreendedor do mundo e que mais de 70% dos brasileiros, pobres e ricos, dedicam considerável parte de seu tempo em trabalhos voluntários?

 

5. Por que não dizem que são hoje a terceira maior democracia do mundo?

 

6. Que apesar de todas as mazelas, o Congresso está punindo seus próprios membros, o que raramente ocorre em outros países ditos civilizados?

 

7. Por que não se lembram que o povo brasileiro é um povo hospitaleiro, que se esforça para falar a língua dos turistas, gesticula e não mede esforços para atendê-los bem?

 

Por que não se orgulham de ser um povo que faz piada da própria desgraça e que enfrenta os desgostos sambando..

 

É! O Brasil é um país abençoado de fato.

Bendito este povo, que possui a magia de unir todas as raças, de todos os credos.

 

Bendito este povo, que sabe entender todos os sotaques.

Bendito este povo, que oferece todos os tipos de climas para contentar toda gente.

Bendita seja, querida pátria chamada

Brasil!!

Los delfines (Delphinidae), llamados también delfines oceánicos para distinguirlos de los platanistoideos o delfines de río, son una familia de cetáceos odontocetos muy heterogénea, que comprende 37 especies actuales. Miden entre 2 y 8 metros de largo, con el cuerpo fusiforme y la cabeza de gran tamaño, el hocico alargado y solo un espiráculo en la parte superior de la cabeza (orificio respiratorio que muchos animales marinos tienen como contacto del aire o agua con su sistema respiratorio interno). Son carnívoros estrictos. Están entre las especies más inteligentes que habitan en el planeta. Se encuentran relativamente cerca de las costas y a menudo interactúan con el ser humano. Como otros cetáceos, los delfines utilizan los sonidos, la danza y el salto para comunicarse, orientarse y alcanzar sus presas; además utilizan la ecolocalización. Hoy en día, las principales amenazas a las que están expuestos son de naturaleza antrópica.

IL PARADISO DELLE FARFALLE.

  

Il Giardino Botanico Carsiana venne fondato nel 1964 su iniziativa del dott. Gianfranco Gioitti, ideatore, fondatore e primo proprietario di Carsiana, farmacista e grande appassionato di botanica.

Carsiana nasce quindi come strumento didattico destinato sia al grande pubblico che agli specialisti, oltre ad essere luogo piacevole e caratterizzato da elevati standard estetici. La sua impostazione era estremamente moderna per l’epoca: le piante, le collezioni vive, vengono presentate nel loro ambiente elettivo e non in ordine sistematico. Merita precisare inoltre che Carsiana è un Giardino botanico e non Orto botanico: la differenza sta nel fatto che in un Giardino, oltre a venir presentate le collezioni per scopi scientifici, didattici ed educativi, vengono curati ed enfatizzati anche gli aspetti paesaggistici, risultanti dalle interazioni delle componenti geomorfologica, vegetazionale ed antropica. Particolare attenzione viene quindi dedicata alla disposizione delle piante coltivate, alle infrastrutture per la fruizione (sentieri, luoghi di sosta) e ai “giochi” d’acqua naturali o, come in questo caso, seminaturali.

  

CANON EOS 600D con ob. CANON EF 100 mm f./2,8 L Macro IS USM

Sembrerebbe che la cedronella avesse scelto di proposito il fiore su cui posarsi: semplicemente perché i fiori di Stachys recta, di un giallo delicato, si intonano perfettamente al colore della farfalla. Si tratta, tuttavia, soltanto di apparenza e la sensazione è tipicamente antropica. Solo noi, solo l'uomo, cura e presta attenzione a questi insignificanti dettagli, il cui significato è puramente estetico. La Natura, invece, presta attenzione soltanto alla funzionalità ecologica, al gioco dei costi e benefici per la sopravvivenza: per questo cedronella e Stachys si sono incontrate in una radura del bosco ..... ..

Una cálida tarde de verano disfruto de una reparadora siesta, estoy tumbado entre hayas en lo profundo de un bosque de la cordillera. Cuando me despierta el ruido producido por un pequeño grupo de rebecos los cuales interactúan con carreras y simulando persecuciones entre ellos.

 

Una joven hembra de rebeco cantábrico (Rupicapra pyrenaica parva) se acerca hasta mi lugar de sesteo. En la fotografía muestra un gesto de sorpresa, acaba de darse cuenta de que estoy echado y medio oculto entre los helechos. Parece que gesticula girando la cabeza (en mi galería tengo una foto similar, que corresponde a un fotograma anterior de la serie). En esta que comparto hoy la rebeca ya se ha apercibido de mi presencia, pero parece que no acaba de identificarme, o sí y siente cierta curiosidad…

 

Me sirvo de esta instantánea que muestra esta interacción entre modelo y fotógrafo para abordar una reflexión acerca de la digamos evolución en mi manera de ver la fotografía de naturaleza.

 

Ayer visualizaba un vídeo del excepcional fotógrafo Steve Perry, en el audiovisual se cuestiona los verdaderos motivos por los que hace fotografía de fauna silvestre mientras va haciendo un recorrido por sus mejores fotografías del 2022. También expresa algo que es muy cercano a lo que yo siento y creo que he comprendido ya hace un cierto tiempo.

 

Las mejores fotos que voy consiguiendo durante los últimos años, por lo menos para mí, son las que son fruto de una “relación” y cierta comprensión de esas especies. Unas especies que hace tiempo he dejado de observar únicamente como un naturalista o como un fotógrafo de fauna silvestre. A lo largo de los años la observación y las variadas interacciones que se han dado mientras intentaba fotografiarlos ha producido en mi una llamémosle metamorfosis.

 

Siento que se han agudizado todos mis sentidos (el sexto también), para verlos progresivamente sin filtrar esa percepción a través de la estructura predeterminada por el conocimiento aprendido de su etología, biología etc. Esta información válida pero condicionante, que he adquirido por medio de lecturas especializadas, comunicaciones de expertos y mi propia observación de ellos en el ejercicio de la labor de naturalista de campo al uso.

 

He pasado progresivamente a estar menos condicionado , más abierto a percibir sus vidas con una mayor amplitud e interconectada a toda la riqueza de su entorno vital. Creo que poco a poco he ido adquiriendo una cierta perspectiva y aunque ciertamente sigue existiendo una tendencia a esa interpretación antrópica de la naturaleza. Es cierto que el peso de la impronta cultural es enorme. Pero siento que al menos puedo desplazar esa mancha de condicionamientos de mi percepción, dejando que pueda mostrarse una digamos realidad incondicional.

 

Como hace referencia el cuento zen : “Hay que vaciar la taza para poder verte en ella nuevo contenido”. Desaprender para aprender algo nuevo.

Y afortunadamente a veces siento que consigo ver a los modelos silvestre de mis fotografías, digamos “desde el corazón” (y que conste que tengo una parte mental potente en mi personalidad).

 

Así cada vez se dan más las condiciones para contemplar sin trabas actitudes y comportamientos que podríamos calificar como atípicas. Que revelan un potente componente individualizador, lo que me hace percibir a estos animales como individuos con unas características de una cierta “personalidad”.

 

Rebecos, corzos, osos, lobos, martas,... diversos individuos de estas y otras especies a los cuales he venido observando con cierta asiduidad durante los últimos 30 años. Son ellos tras dedicarles el suficiente tiempo, los que me han hecho abrir mi mente. No quiero desdeñar los conocimientos científicos más avanzados de estas especies que he bebido con pasión. Pero creo que he dejado de estar tan condicionado a interpretar lo que veo a través de lo que está descrito, digamos a observar a través de un cristal de cierto color que condicione la realidad.

 

Y sin enrollarme más, a lo que íbamos. En cuanto a la fotografía considero que esas fotografías que tienen “alma”, son las que son fruto de una prolongada dedicación a unas especies, que ha producido una relativa comprensión de estos maravillosos seres. Ya que después de invertir mucho tiempo en su seguimiento y observación he podido compartir extraordinarios momentos de sus vidas. Incluso he llegado a sentir muchas ocasiones que me daban permiso para captarlos en esas instantáneas. Aunque siempre procuro que no me detecten y poder plasmar su comportamiento natural sin intromisión. Y algunas veces lo consigo, otras ocasiones percibo que saben que estoy ahí, pero me permiten una cierta proximidad. Son instantes a veces en los que dejo de pensar, para ser y vivir ese presente con ese ser vivo y el todo que nos rodea.

  

El principal aliciente que motiva mi labor fotográfica es transmitir esa belleza que desprende la vida silvestre, cuando conocemos podemos valorar. Sensibilizar al mayor público a través de ese acercamiento que produce una empatía hacia estos hermanos biológicos.

 

A los cuales mantenemos en constante amenaza, desgraciadamente esta humanidad valora todo por el producto que puede obtener de ello.

 

Feliz año y mucha luz para tod@s.

Miscellanea: Avanzi urbani / Urban leftovers

Per fare una dozzina di foto street mi ci vogliono due anni...

  

"Bosa Salvaje"

Efectos antròpicos sobre lo natural.

Humedal Tibanica Bosa

Junto a Antrax, Inf, Pear, Scofflaw, Bhooks y Small

Propuesta apoyada por los panas de Rollo Libre

Btà.16

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Quizás no es mucho lo que se puede hacer sobre una superficie pintada, ya cuando no hay mucho que hacer por un ecosistema degradado. Son muchas las causas de que los humedales, otros ecosistemas se degraden: la ignorancia de muchxs, la usencia de una verdadera educación "ambiental" en todos los sentidos, las administraciones tanto locales como distritales deficientes que solo quieren llenar de cemento los humedales para sacar sus vías cuatro carriles. A eso le llaman "progreso". Creo que a lo mucho se trata de mostrar aquello que hemos perdidio, ecositemas y especies únicos que se dan en Colombia.¿Parece poco e incipiente eso? No lo creo. No se trata de decir que todo esto es un discurso desgastado, es la realidad literalmente delante de nuestros ojos

Water snowflake , Floating heart ..............................................

Estrela d'água , Soldanela d'água , Estrela branca - - - - - -

ESTRELLA DEL AGUA~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Estrellita de agua , Camalotillo , Aguapé-rá , sanguinaria,

 

Nymphoides indica (L.) Kuntze .

Familia Menyanthaceae (Menyantháceas).

 

Hermosa planta acuática perenne, con hojas verdes y oscuras, y pétalos blancos. Es flotante pero se arraiga al fondo del agua por cortos rizomas. Se la usa como ornamentación en estanques y espejos de agua.

 

Se la encuentra en las provincias argentinas de: Buenos Aires, Corrientes, Entre Ríos, Formosa,y Santa Fe. Posiblemente también en la del Chaco, y en el sur de Misiones. Las que habitan en Tucumán parece que tienen un origen antrópico.

También la encontramos en todo el sur del Brasil; en el Paraguay en los departamentos de: Amambay, Central, Cordillera, Guairá, Paraguarí, y Presidente Hayes; y en el Uruguay en los departamentos de: Maldonado,y Rocha.

En el sur de sudamérica solo se encuentra otra especie mas de este género: Nymphoides verrucosa (R.E. Fr.) A. Galán & G. Navarro .

Fué citada para el Paraguay en los departamentos de: Concepción,y Cordillera; y en la reserva provincial del Iberá, en la provincia argentina de Corrientes.

Nymphoides es un género que consta de 23 a 50 especies (no hay acuerdo entre los científicos) de plantas del orden Asterales.

El nombre del género indica la semejanza con la planta acuática Nymphaea.

Las Nymphoides son también plantas acuáticas con raíces sumergidas y hojas flotantes con flores pequeñas sobre la superficie.

Las flores divididas en cinco lóbulos con los pétalos de color amarillo o blanco adornados con las laterales o cubiertos con pequeños pelillos.

Las inflorescencias se encuentra en umbelas de flores, o en racimos lacios.

 

(7 de Abril de 2009) -

Jardín Botánico "Lucien Hauman", Ciudad de Buenos Aires, ARGENTINA.-----------------

Sinónimos: Limnanthemum humboldtianum, Villarsia humboltiana, Menyanthes indica, Nymphoides humboldtiana-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

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Il verde, colore della natura... anche nei contesti fortemente antropici ricorda l'essenza della vita che respiriamo

Dal castello di Susegana, Treviso

 

#sansalvatore #castello #susegana #alberi #ulivi #olives #cypress #cipressi #vineyard #vigneto #collalto #green #verde

#trevigiano #marca

Una aportación al tema semanal propuesto por el compañero Arístides Díaz. Una toma de un ave enmarcada en un paisaje humanizado con apariencia de estepa y en el fondo un bosquete de repoblación de chopos.

 

Un macho de avutarda en celo se recorta de perfil y en la diagonal otro macho hace lo propio. Es un medio fruto de la continua acción humana. En la Península Ibérica sólo existen estepas secundarias y, sobre todo, pseudoestepas.

 

De acuerdo con Tucker y Dixon, una estepa secundaria es un ecosistema creado por acción antrópica mediante el aclarado de la cobertura arbórea y mantenido gracias al pastoreo. Estas áreas se caracterizan por su clima seco y suelos pobres y poco profundos. La vegetación es similar a la de la estepa primaria (Wolkinger y Plank, 1981).

 

Por otra parte, una pseudoestepa es un ecosistema cultivado de forma extensiva, con rotaciones de herbáceas, cereales, forraje y barbecho, en áreas de secano con baja cobertura arbórea (Tucker y Dixon, 1997).

 

En los páramos más solitarios de estas tierras leonesas, podemos observar al principio de ésta estación a las avutardas (Otis tarda) en pleno celo. Una auténtica joya, que es la especie de ave voladora más pesada del mundo.

 

Para esta fotografía utilice el teleobjetivo zoom sigma sport 150-600, con un trípode, a máxima focal y la foto tiene aplicado un recorte adicional en cámara con el modo 1,3X, lo que sumado al recorte aps-c da una focal total de 1.200 m.m.

   

Los delfines (Delphinidae), llamados también delfines oceánicos para distinguirlos de los platanistoideos o delfines de río, son una familia de cetáceos odontocetos muy heterogénea, que comprende 37 especies actuales. Miden entre 2 y 8 metros de largo, con el cuerpo fusiforme y la cabeza de gran tamaño, el hocico alargado y solo un espiráculo en la parte superior de la cabeza (orificio respiratorio que muchos animales marinos tienen como contacto del aire o agua con su sistema respiratorio interno). Son carnívoros estrictos. Están entre las especies más inteligentes que habitan en el planeta. Se encuentran relativamente cerca de las costas y a menudo interactúan con el ser humano. Como otros cetáceos, los delfines utilizan los sonidos, la danza y el salto para comunicarse, orientarse y alcanzar sus presas; además utilizan la ecolocalización. Hoy en día, las principales amenazas a las que están expuestos son de naturaleza antrópica.

Nelle prossime ore arriverà una tempesta atlantica di grande intensità.

Ci prepariamo alla pioggia, al vento e a notare come la Natura reagirà a questa energia distruttiva. E ovviamente a come il nostro ambiente antropico potrà farvi fronte

 

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