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Governo appeso a tre voti
Due anni e mezzo all'insegna della decisione di non decidere. Questa, in sintesi, la politica economica del Governo Berlusconi, confermato dai due rami del Parlamento ma appeso a una maggioranza risicata di tre voti alla Camera. La scelta di non fare nulla ha portato a una caduta complessiva del reddito nazionale del 6,5 per cento e del reddito pro-capite di più del 7 per cento. Ma ha anche evitato un ulteriore deterioramento del deficit pubblico. Soprattutto, però, il governo non ha realizzato nessuna riforma strutturale benché disponesse di una larga maggioranza in Parlamento. E così l'Italia ha perso altri trenta mesi senza il varo di provvedimenti indispensabili per riprendere a crescere.
Meriti e demeriti della politica economica del quarto Governo Berlusconi, giunto a due anni e mezzo di vita e destinato a proseguire con difficoltà se manterrà il margine di appena tre voti di maggioranza alla Camera, si riassumono nella decisione di non decidere. Si è scelto consapevolmente di evitare qualsiasi misura di contrasto alla grande recessione. Questo ha contribuito alla più forte caduta del prodotto interno lordo nell'Italia del dopo-guerra: nel complesso, un calo del 6,5 per cento. Tra i paesi del G20 solo il Giappone ha fatto peggio. Da notare che la caduta in Italia è stata doppia di quella della Francia, un altro grande paese Ocse che, come il nostro, non ha registrato né lo scoppio della bolla immobiliare né una seria crisi bancaria. Allo stesso tempo, l'inazione del governo ha evitato un forte deterioramento del deficit pubblico. Alla luce della crisi del debito sovrano che ha colpito l'Eurozona non è difficile riconoscere i vantaggi di questa politica. La situazione avrebbe potuto essere decisamente peggiore.
I problemi dell'economia italiana e le preoccupazioni maggiori per la sostenibilità del nostro enorme debito pubblico sono tutti legati alla bassa crescita del prodotto potenziale. Come rivela anche la struttura temporale dei Cds, gli investitori non sono tanto preoccupati per la legge finanziaria del 2011, quanto per le condizioni economiche dell'Italia tra cinque-dieci anni. I problemi di medio periodo sono stati trascurati dal governo Berlusconi: non ha varato nessuna delle riforme strutturali essenziali per migliorare la crescita potenziale dell'Italia, sebbene potesse contare su una solida maggioranza in entrambe le Camere.
TRE DECISIONI, TRE PASSI INDIETRO
Perché il governo ha scelto il basso profilo in politica economica? Il livello del debito pubblico italiano non lasciava molto spazio per politiche fiscali anticicliche. Tuttavia, qualcosa di più per stimolare l'economia al manifestarsi della crisi poteva essere fatto. Per esempio, sarebbe stato possibile offrire un sostegno al reddito delle persone che hanno perso il lavoro attraverso una riforma del sistema degli ammortizzatori sociali, che sarebbe stata utile anche dopo la crisi.
Una possibile spiegazione per l'inazione del governo in questi due anni e mezzo è che le misure concordate dalla coalizione che ha vinto le elezioni nel 2008 non erano pensate per un paese che stava entrando in una grave recessione finanziaria ed è mancata una leadership capace di indicare le nuove priorità e definire provvedimenti adatti alla nuova situazione macroeconomica. E infatti nei suoi primi tre mesi di vita il governo aveva preso delle decisioni, tre in particolare, che sono state messe subito in fuorigioco dalla crisi.
La prima era una riduzione delle imposte sugli straordinari, una misura destinata a incrementare le ore di lavoro. Ovviamente, mentre la disoccupazione cresceva e molti altri paesi utilizzavano in modo massiccio il margine intensivo per contenere la perdita di posti di lavoro, abbiamo assistito a una rapida inversione a U: il taglio alle imposte sugli straordinari è stato accantonato ed è stato incentivato il lavoro a orario ridotto. Una sorte simile è toccata alla cosiddetta Robin Hood Tax che, secondo il ministro Tremonti, avrebbe dovuto tassare banche e petrolieri e fornire così le risorse da destinare ai poveri. La tassa sulle banche ha dovuto essere trasformata in un impegno a garantire denaro fresco alle istituzioni finanziarie in difficoltà attraverso i Tremonti-bond. Anche il piano di aumentare la tassa sulle raffinerie e sugli speculatori sul prezzo del petrolio, definito quando il prezzo del greggio era a 160 dollari, ha dovuto essere accantonato con il prezzo sceso a 30 dollari al barile. L'ultima misura presa all'inizio della legislatura è stata la cancellazione dell'Ici sulla prima casa, una delle maggiori fonti di entrata per le amministrazioni locali. Questa imposta non è ancora stata reintrodotta, ma il governo sta introducendo diversi nuovi tributi sugli immobili, che in definitiva dovrebbero ricostituire il gettito perso con quella decisione iniziale, tanto popolare quanto anacronistica.
Insomma, l'Italia ha perso altri trenta mesi senza realizzare quelle riforme che sono assolutamente necessarie per tornare a crescere. È vero che è difficile varare riforme in fasi negative del ciclo, ma un buon numero di riforme, per lo più strutturali, sono state attuate nell'Unione Europea proprio nel corso di una recessione. Il fatto è che le condizioni di emergenza economica sono situazioni di “politica straordinaria” nei quali è possibile dar vita a coalizioni più larghe per sostenere riforme di politica economica ad ampio raggio. Un governo che persegua un’agenda di riforme, in queste circostanze, rende consapevole l’opinione pubblica dell’emergenza che ci si trova ad affrontare e fa appello al senso di responsabilità dell’opposizione. Il governo Berlusconi, e i media direttamente o indirettamente controllati dal presidente del Consiglio, hanno scelto una diversa strategia di comunicazione. Hanno costantemente sminuito le dimensioni della crisi. Una simile strategia di comunicazione può aver evitato il pesante calo di consenso sperimentato da altri governi nel corso della grande recessione, ma può rivelarsi controproducente. La delusione degli italiani verso Berlusconi sarà ancora più grande di quanto lo sarebbe stata se il governo avesse giocato a carte scoperte, presentando la situazione come è davvero.
T. Boeri_Simansi
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SI CONSIGLIA LA VISIONE GRANDE E SU SFONDO NERO
Arriba: Macri, dentro de la cabina de conducción de un coche Le Brugeoise luego de realizar la marcha blanca entre las estaciones Carabobo y Puan inauguradas el 22 de Diciembre pasado.
Foto: Propia (cualquier copia o reproducción requiere del previo permiso y/o consulta al autor).
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Texto: lapoliticaonline.com
El jefe de Gobierno porteño, cercado por el kirchnerismo, apuesta a financiarse en el 2009 con la ayuda de los hermanos Rodríguez Saá que manejan un fondo anticíclico de San Luis de cientos millones de dólares. La operación sería parte de un acuerdo político más amplio.
Mauricio Macri ha edificado su trayectoria política bajo un talismán: La gestión. Su capital y promesa no es un discurso cautivante o uno de esos carismas arrolladores, lo que el ex presidente de Boca promete es en todo caso su capacidad de llevar adelante un gobierno sensato y eficiente que le mejore la vida cotidiana a los porteños.
En esa línea, es bastante razonable que se establezcan puentes con la San Luis de los Rodríguez Saá –una de las provincias mejor administradas del país-, que comparten además con Macri el enfrentamiento político con los Kirchner.
Ayer nomás, el gobernador Alberto Rodríguez Saá, blanqueó públicamente estos contactos al afirmar a la prensa que intentará sumarse al espacio opositor que empezaron a conformar Macri, Felipe Solá y Francisco De Narváez, profundizando así el sesgo peronista del armado político que empieza a desplegar el jefe de Gobierno, con la intención de sostener su candidatura presidencial en el 2011.
“Seguramente vamos a conformar un frente opositor con Macri, Solá y De Narváez”, afirmó Rodríguez Saá.
Pero detrás de esta alianza política, funcionarios porteños y puntanos avanzan en una trabajosa negociacion, para que San Luis asista financieramente a la Ciudad de Buenos Aires. Las megociaciones las lleva adelante Grindetti en contacto con su par puntana, la contadora Lucía Teresa Nigra.
Es que los Rodríguez Saá, entre otros numerosos aciertos de gestión, lograron conformar un fondo anticíclico de cientos de millones de dólares, que en épocas de crisis y mercados internacionales cerrados, se transforman en oro líquido.
El macrismo trabaja sobre un primer acuerdo, que permita a la Ciudad conseguir un préstamo por parte de los puntanos, para empujar las obras porteñas que Macri no está dispuesto a resignar.
Ahogo financiero
Macri y su ministro de Economía, Néstor Grindetti, vienen sufriendo desde el año pasado el boicot del gobierno nacional a todas sus iniciativas para financiar la Ciudad.
En el despacho del ministro de Economía de la Nación, Carlos Fernández, duerme desde hace más de 6 meses, por orden de Néstor Kirchner, la autorización para que la Ciudad pueda emitir un bono en los mercados internacionales por más de 500 millones de dólares.
Se trata de una irregularidad, ya que no existen razones técnicas para negar la autorización de uno de los distritos que mejor califican financieramente. Conciente de esto semanas atrás Fernández respondió a la Ciudad con una serie de preguntas y objeciones los reclamos de Grindetti para que emita el permiso.
“Contestó cosas que no tenían nada que ver con el trámite y nosotros se lo hicimos saber. Todavía no tuvimos respuesta”, confirmó Grindetti en el programa Puro Periodismo de radio El Mundo, días atrás. Como sea, esa vía de financiamiento continúa cerrada.
Al igual que la toma de nuevos créditos de organismos internacionales como el Banco Mundial o el BID, requieren de avales de la Nación.
El boicot a las Letes
Cerrado el camino del endeudamiento externo, el macrismo intentó que la Anses acepte invertir en los bonos porteños, pero hasta ahora su titular, Amado Boudou, no contestó los pedidos de audiencia de Grindetti.
Mientras esperan una respuesta de Boudou, en el Ministerio de Hacienda porteño se lanzó una emisión de Letes que en su primer tramo fue por 90 millones y sobre el último minuto sólo se alcanzó a suscribir 27 millones.
La Política Online confirmó en el mercado que hubo una intervención directa del secretario de Comercio Guillermo Moreno, que llamó a los principales bancos de la City para que no suscriban el bono. Por ejemplo, el Itaú que estaba muy interesado en este negocio, finalmente no participó.
El macrismo optó por no denunciar esta nueva maniobra de boicot kirchnerista, porque algunos asesores le recomendaron al jefe de Gobierno que evite “victimizarse” o aparecer quejoso frente a las dificultades propias de hacer política y gobernar en la Argentina.
Es en ese marco que comenzó a explorarse la opción puntana, que se verá en las próximas semanas si finalmente llega a buen puerto.
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En el centro Vicente Luque, a su lado Isabelo Sánchez y Esteban Martín (de Ávila).
Imagen del blog "Pedaladas de mi padre"- pedaladas16.blogspot.com.es/2011/12/pedaladas-de-mi-padre...
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- LOS PRESBITEROS EN CONTRA DE LA BICICLETA-
Artículo de la revista "El deporte del Velocípedo", 1895.
.
"La Congregación de los presbíteros de la diócesis
de Milán (Italia), reunida hace pocos días en
el palacio arzobispal, resolvió prohibir en absoluto
el uso del velocípedo á los curas, gracias á la intervención
inesperada del Arzobispo Cardenal Ferrari.
Ya antes este buen señor hizo lo posible y lo
imposible para que el Santo Padre no autorizase á
los presbíteros en general el montar en bicicleta;
pero no accediendo el Vaticano á sus deseos, el
Cardenal anticiclista obró ante sí y por sí, condenando
á sus subordinados de la diócesis (algunos
de ellos ciclistas enragés) á no poder pedalear.
Dice el Sr. Ferrari que el ciclismo está en contra
de la seriedad del estado eclesiástico. Un cura párroco
de una aldea, demostrando que el velocípedo
muchas veces le ayudó á llegar á tiempo oportuno
para dar los últimos Sacramentos á un moribundo,
se ganó una réplica salada de Su Ilustrísima, y lo
mismo sucedió á otro señor cura que pidió autorización
para montar en bicicleta en el patio de su
casa. Teme el señor Cardenal que muy fácilmente
podrían los curas, en sus excursiones necesarias á
los enfermos, encontrar gusto en cl pedaleo, uniéndose
luego con otros compañeros dc pedal y coxicr
juergas, lo cual no agrada á Su Eminencia.
Es de esperar que no sea ésta la última palabra
de la Iglesia.
Encima del Cardenal Ferrari está Su Santidad el
Papa, y hasta hoy no hay ninguna encíclica prohibiendo
el uso de la bicicleta á los curas.
Hace dos siglos el clero italiano procesó á Galileo
por sostener que la tierra giraba alrededor del
sol, y sin embargo, la Iglesia ha tenido que reconocer
por verdad incontestable lo que antes condenó
por herético.
Así también vendrá el tiempo en que los presbíteros
irán en bicicleta aun contra la voluntad del
Arzobispo Cardenal Ferrari de Milán.
¡ No hay quien pueda contener el camino triunfal
de nuestra máquina ! "
Durante dos días se realizó en Cartagena el Balance de Gobierno 2002-2010 ‘Trabajo, Hechos y Corazón’, liderado por el Presidente Álvaro Uribe Vélez. En la mesa principal estuvieron este domingo el Alto Consejero Presidencial para la Política Anticíclica, Mateo Restrepo Villegas; el Gobernador de Bolívar (e), Jorge Mendoza Diago; el Ministro de Hacienda, Oscar Iván Zuluaga; la Ministra Consejera de la Presidencia, Claudia Jiménez, y la Alcaldesa de Cartagena, Judith Pinedo. Foto: César Carrión - SP
ECONOMÍA-AMÉRICA LATINA: Desigualdad, el talón de Aquiles
Por Raúl Pierri
MONTEVIDEO, 19 mar (IPS) América Latina y el Caribe pudo amortiguar el cimbronazo de la crisis económica y financiera mundial gracias a políticas anticíclicas, pero de todas formas debe estar alerta y atender su punto de mayor vulnerabilidad: la desigualdad social.
Esa fue la idea que predominó al cierre este lunes 19 de la 53 Reunión Anual de la Asamblea de Gobernadores del Banco Interamericano de Desarrollo (BID), que se realizó desde el viernes en la capital de Uruguay.
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
www.noticiasdetuciudad.df.gob.mx/?p=19637
[caption id="attachment_19642" align="aligncenter" width="603" caption="El jefe de Gobierno, Marcelo Ebrard, asiste a la Clausura del Foro: “Propuestas para mejorar la calidad del gasto público en México”, en la Cámara de Diputados"] [/caption]
Asiste el Jefe de Gobierno a foro sobre gasto público en la Cámara de Diputados
Al asistir a la Clausura del Foro “Propuestas para mejorar la calidad del gasto público en México”, el Jefe de Gobierno del Distrito Federal, Marcelo Ebrard Casaubon, señaló que ante una posible recesión en la economía norteamericana, México necesita tomar medidas anticíclicas que permitan enfrentar sus efectos negativos.
“Nos preocupa, suponemos una recesión en Estados Unidos, no sabemos de qué dimensión todavía, pero el país tiene que tomar medidas anticíclicas, porque si nos vamos por la vía convencional se va a acentuar el impacto de esa recesión económica en nuestro país”, expresó el mandatario local en el foro promovido por el grupo parlamentario del PRD en la Cámara de Diputados.
Insistió en que otro tema que se debe atender con especial interés es la orientación que se le da a la inversión pública en el tema de seguridad pues México no puede seguir teniendo una estrategia que sólo está pensando en una parte y no está dándole el mismo nivel de prioridad al fondo del tema que es el enfoque social.
Por ejemplo, dijo, “tenemos un sistema educativo extraordinariamente excluyente respecto a la actual generación”, por lo que es necesario que se destinen más recursos al respaldo de la educación como lo hace el Distrito Federal a través del programa de estímulos económicos a estudiantes “Prepa Sí”.
Replicar esta política en todos los estados de la República costaría alrededor de 20 mil millones de pesos lo cual, apuntó, más que un gasto sería una inversión bien pensada pues “si se revisan las cifras y presupuestos de la inversión que se ha hecho para policías y equipamiento, se rebasa esa cifra”.
El Jefe de Gobierno subrayó que si se quiere revertir la escalada de violencia por la que atraviesa el país es imperativo que se coloque en el centro de la agenda nacional el tema de la educación y hacer un viraje en la estrategia que se ha seguido hasta ahora.
Para ello, se debe pensar la ley de ingresos y el presupuesto del próximo año con dicha filosofía y lógica social que es la promovida por la izquierda que apuesta al reforzamiento de la cohesión social y la ampliación de oportunidades en educación y empleo, sobre todo para los jóvenes.
Marcelo Ebrard subrayó que hace falta también replantear el trato fiscal que se le da por parte de la Federación a la Ciudad de México, pues la fórmula acordada desde el año 2007 respecto a participaciones colocan a la capital en una situación desventajosa respecto a las otras entidades.
“La posibilidad de la Ciudad de México de obtener ingresos por participaciones es menor, es una paradoja pues su aportación fiscal es la más alta”, sentenció.
Antes, el mandatario capitalino señaló en entrevista que las finanzas en el Distrito Federal están equilibradas gracias a su manejo responsable, sin embargo, es necesario transformar la fórmula fiscal y el trato financiero que recibe pues no es un tema de simple interés local, “para el año entrante lo que necesitaríamos es que si se van a tomar medidas anticíclicas, se tome en cuenta el peso que tiene la ciudad en la economía nacional”, concluyó.
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Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Pesquisador e PHD em arquitetura e urbanismo, Paulo Gouveia.
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Pesquisador e PHD em arquitetura e urbanismo, Paulo Gouveia.
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Especial Cidadania - Especial moradia
O Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
ministro substituto Weder de Oliveira do Tribunal de Contas da União, concede entrevista.
Foto: Leopoldo Silva/Agência Senado
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
(E/D):
Alex Alves;
Elizabete Silva;
Carla Susan de Alencar Barros;
Marta Amália.
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
(E/D):
Alex Alves;
Elizabete Silva;
Carla Susan de Alencar Barros;
Marta Amália.
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Pesquisador e PHD em arquitetura e urbanismo, Paulo Gouveia.
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Especial Cidadania - Especial moradia
O Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
ministro substituto Weder de Oliveira do Tribunal de Contas da União, concede entrevista.
Foto: Leopoldo Silva/Agência Senado
Especial Cidadania - Especial moradia
O Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
ministro substituto Weder de Oliveira do Tribunal de Contas da União, concede entrevista.
Foto: Leopoldo Silva/Agência Senado
Especial Cidadania - Especial moradia
O Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
ministro substituto Weder de Oliveira do Tribunal de Contas da União, concede entrevista.
Foto: Leopoldo Silva/Agência Senado
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Maria Sandra concede entrevista e fala sobre o Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV).
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Alex Alves.
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Carla Susan de Alencar Barros concede entrevista e fala sobre o Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV).
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
El Alto Consejero Presidencial para la Política Anticíclica, Mateo Restrepo Villegas, presentó un balance de la estrategia y las iniciativas del Gobierno Nacional para afrontar la crisis económica mundial, que se constituyeron en salvavidas para muchos sectores económicos del país. El funcionario participó en el Consejo Comunal: Balance de Gobierno 2002 – 2010 , ‘Trabajo, hechos y corazón’, que se cumplió este domingo en Cartagena. Foto: César Carrión - SP
11 may 2009. El Presidente Álvaro Uribe dialoga con la Secretaria Privada, Alicia Arango; el Ministro de Agricultura, Andrés Fernández y el Alto Consejero para la Política Anticíclica, Mateo Restrepo, minutos antes de iniciar el Consejo Nacional de Política Económica y Social (Conpes) este lunes, en Casa de Nariño. Fuete: presidencia.gov.co
Non c'è più tempo per aspettare. CGIL CISL UIL ritengono sia urgente che il tema del lavoro torni al centro delle scelte politiche ed economiche. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia. Sono queste le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire le crescita creando nuove opportunità di lavoro. Insieme a queste misure le Parti Sociali sono impegnate nei rinnovi dei contratti collettivi di nazionali di lavoro e nella scelta di salvaguardare l'occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà. In particolare servono provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita.
1- Dare soluzione alle emergenze che alimentano la disoccupazione, attraverso:
• il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, almeno per tutto il 2013;
• l'effettiva salvaguardia degli “esodati”;
2- Ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente le risorse derivanti da un'efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale.
3- Rilanciare politiche anticicliche prevedendo la possibilità per i Comuni, che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati fuori dal Patto di Stabilità.
4- Ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.
5- Ammodernare e semplificare la Pubblica Amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l'efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità che rallentano le decisioni. É fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell'università, nella ricerca pubblica e nell'innovazione.
6- Prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza.
7- Definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze.
8- Definire uno strumento di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza.
9- Applicare la riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile.
10- Correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni.
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
(E/D):
Elizabete Silva;
Carla Susan de Alencar Barros.
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Maria Sandra concede entrevista e fala sobre o Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV).
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Non c'è più tempo per aspettare. CGIL CISL UIL ritengono sia urgente che il tema del lavoro torni al centro delle scelte politiche ed economiche. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia. Sono queste le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire le crescita creando nuove opportunità di lavoro. Insieme a queste misure le Parti Sociali sono impegnate nei rinnovi dei contratti collettivi di nazionali di lavoro e nella scelta di salvaguardare l'occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà. In particolare servono provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita.
1- Dare soluzione alle emergenze che alimentano la disoccupazione, attraverso:
• il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, almeno per tutto il 2013;
• l'effettiva salvaguardia degli “esodati”;
2- Ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente le risorse derivanti da un'efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale.
3- Rilanciare politiche anticicliche prevedendo la possibilità per i Comuni, che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati fuori dal Patto di Stabilità.
4- Ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.
5- Ammodernare e semplificare la Pubblica Amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l'efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità che rallentano le decisioni. É fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell'università, nella ricerca pubblica e nell'innovazione.
6- Prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza.
7- Definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze.
8- Definire uno strumento di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza.
9- Applicare la riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile.
10- Correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni.
Non c'è più tempo per aspettare. CGIL CISL UIL ritengono sia urgente che il tema del lavoro torni al centro delle scelte politiche ed economiche. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia. Sono queste le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire le crescita creando nuove opportunità di lavoro. Insieme a queste misure le Parti Sociali sono impegnate nei rinnovi dei contratti collettivi di nazionali di lavoro e nella scelta di salvaguardare l'occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà. In particolare servono provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita.
1- Dare soluzione alle emergenze che alimentano la disoccupazione, attraverso:
• il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, almeno per tutto il 2013;
• l'effettiva salvaguardia degli “esodati”;
2- Ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente le risorse derivanti da un'efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale.
3- Rilanciare politiche anticicliche prevedendo la possibilità per i Comuni, che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati fuori dal Patto di Stabilità.
4- Ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.
5- Ammodernare e semplificare la Pubblica Amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l'efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità che rallentano le decisioni. É fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell'università, nella ricerca pubblica e nell'innovazione.
6- Prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza.
7- Definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze.
8- Definire uno strumento di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza.
9- Applicare la riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile.
10- Correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni.
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Alex Alves concede entrevista e fala sobre o
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV).
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Non c'è più tempo per aspettare. CGIL CISL UIL ritengono sia urgente che il tema del lavoro torni al centro delle scelte politiche ed economiche. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia. Sono queste le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire le crescita creando nuove opportunità di lavoro. Insieme a queste misure le Parti Sociali sono impegnate nei rinnovi dei contratti collettivi di nazionali di lavoro e nella scelta di salvaguardare l'occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà. In particolare servono provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita.
1- Dare soluzione alle emergenze che alimentano la disoccupazione, attraverso:
• il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, almeno per tutto il 2013;
• l'effettiva salvaguardia degli “esodati”;
2- Ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente le risorse derivanti da un'efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale.
3- Rilanciare politiche anticicliche prevedendo la possibilità per i Comuni, che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati fuori dal Patto di Stabilità.
4- Ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.
5- Ammodernare e semplificare la Pubblica Amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l'efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità che rallentano le decisioni. É fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell'università, nella ricerca pubblica e nell'innovazione.
6- Prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza.
7- Definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze.
8- Definire uno strumento di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza.
9- Applicare la riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile.
10- Correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni.
Non c'è più tempo per aspettare. CGIL CISL UIL ritengono sia urgente che il tema del lavoro torni al centro delle scelte politiche ed economiche. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia. Sono queste le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire le crescita creando nuove opportunità di lavoro. Insieme a queste misure le Parti Sociali sono impegnate nei rinnovi dei contratti collettivi di nazionali di lavoro e nella scelta di salvaguardare l'occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà. In particolare servono provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita.
1- Dare soluzione alle emergenze che alimentano la disoccupazione, attraverso:
• il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, almeno per tutto il 2013;
• l'effettiva salvaguardia degli “esodati”;
2- Ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente le risorse derivanti da un'efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale.
3- Rilanciare politiche anticicliche prevedendo la possibilità per i Comuni, che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati fuori dal Patto di Stabilità.
4- Ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.
5- Ammodernare e semplificare la Pubblica Amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l'efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità che rallentano le decisioni. É fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell'università, nella ricerca pubblica e nell'innovazione.
6- Prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza.
7- Definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze.
8- Definire uno strumento di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza.
9- Applicare la riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile.
10- Correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni.
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Carlos Barros concede entrevista e fala sobre o
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV).
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Non c'è più tempo per aspettare. CGIL CISL UIL ritengono sia urgente che il tema del lavoro torni al centro delle scelte politiche ed economiche. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia. Sono queste le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire le crescita creando nuove opportunità di lavoro. Insieme a queste misure le Parti Sociali sono impegnate nei rinnovi dei contratti collettivi di nazionali di lavoro e nella scelta di salvaguardare l'occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà. In particolare servono provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita.
1- Dare soluzione alle emergenze che alimentano la disoccupazione, attraverso:
• il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, almeno per tutto il 2013;
• l'effettiva salvaguardia degli “esodati”;
2- Ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente le risorse derivanti da un'efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale.
3- Rilanciare politiche anticicliche prevedendo la possibilità per i Comuni, che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati fuori dal Patto di Stabilità.
4- Ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.
5- Ammodernare e semplificare la Pubblica Amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l'efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità che rallentano le decisioni. É fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell'università, nella ricerca pubblica e nell'innovazione.
6- Prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza.
7- Definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze.
8- Definire uno strumento di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza.
9- Applicare la riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile.
10- Correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni.
Non c'è più tempo per aspettare. CGIL CISL UIL ritengono sia urgente che il tema del lavoro torni al centro delle scelte politiche ed economiche. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia. Sono queste le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire le crescita creando nuove opportunità di lavoro. Insieme a queste misure le Parti Sociali sono impegnate nei rinnovi dei contratti collettivi di nazionali di lavoro e nella scelta di salvaguardare l'occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà. In particolare servono provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita.
1- Dare soluzione alle emergenze che alimentano la disoccupazione, attraverso:
• il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, almeno per tutto il 2013;
• l'effettiva salvaguardia degli “esodati”;
2- Ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente le risorse derivanti da un'efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale.
3- Rilanciare politiche anticicliche prevedendo la possibilità per i Comuni, che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati fuori dal Patto di Stabilità.
4- Ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.
5- Ammodernare e semplificare la Pubblica Amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l'efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità che rallentano le decisioni. É fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell'università, nella ricerca pubblica e nell'innovazione.
6- Prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza.
7- Definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze.
8- Definire uno strumento di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza.
9- Applicare la riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile.
10- Correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni.
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Marta Amália concede entrevista e fala sobre o Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV).
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Non c'è più tempo per aspettare. CGIL CISL UIL ritengono sia urgente che il tema del lavoro torni al centro delle scelte politiche ed economiche. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia. Sono queste le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire le crescita creando nuove opportunità di lavoro. Insieme a queste misure le Parti Sociali sono impegnate nei rinnovi dei contratti collettivi di nazionali di lavoro e nella scelta di salvaguardare l'occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà. In particolare servono provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita.
1- Dare soluzione alle emergenze che alimentano la disoccupazione, attraverso:
• il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, almeno per tutto il 2013;
• l'effettiva salvaguardia degli “esodati”;
2- Ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente le risorse derivanti da un'efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale.
3- Rilanciare politiche anticicliche prevedendo la possibilità per i Comuni, che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati fuori dal Patto di Stabilità.
4- Ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.
5- Ammodernare e semplificare la Pubblica Amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l'efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità che rallentano le decisioni. É fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell'università, nella ricerca pubblica e nell'innovazione.
6- Prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza.
7- Definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze.
8- Definire uno strumento di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza.
9- Applicare la riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile.
10- Correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni.
Non c'è più tempo per aspettare. CGIL CISL UIL ritengono sia urgente che il tema del lavoro torni al centro delle scelte politiche ed economiche. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia. Sono queste le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire le crescita creando nuove opportunità di lavoro. Insieme a queste misure le Parti Sociali sono impegnate nei rinnovi dei contratti collettivi di nazionali di lavoro e nella scelta di salvaguardare l'occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà. In particolare servono provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita.
1- Dare soluzione alle emergenze che alimentano la disoccupazione, attraverso:
• il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, almeno per tutto il 2013;
• l'effettiva salvaguardia degli “esodati”;
2- Ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente le risorse derivanti da un'efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale.
3- Rilanciare politiche anticicliche prevedendo la possibilità per i Comuni, che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati fuori dal Patto di Stabilità.
4- Ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.
5- Ammodernare e semplificare la Pubblica Amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l'efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità che rallentano le decisioni. É fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell'università, nella ricerca pubblica e nell'innovazione.
6- Prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza.
7- Definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze.
8- Definire uno strumento di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza.
9- Applicare la riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile.
10- Correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni.
Non c'è più tempo per aspettare. CGIL CISL UIL ritengono sia urgente che il tema del lavoro torni al centro delle scelte politiche ed economiche. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia. Sono queste le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire le crescita creando nuove opportunità di lavoro. Insieme a queste misure le Parti Sociali sono impegnate nei rinnovi dei contratti collettivi di nazionali di lavoro e nella scelta di salvaguardare l'occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà. In particolare servono provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita.
1- Dare soluzione alle emergenze che alimentano la disoccupazione, attraverso:
• il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, almeno per tutto il 2013;
• l'effettiva salvaguardia degli “esodati”;
2- Ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente le risorse derivanti da un'efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale.
3- Rilanciare politiche anticicliche prevedendo la possibilità per i Comuni, che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati fuori dal Patto di Stabilità.
4- Ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.
5- Ammodernare e semplificare la Pubblica Amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l'efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità che rallentano le decisioni. É fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell'università, nella ricerca pubblica e nell'innovazione.
6- Prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza.
7- Definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze.
8- Definire uno strumento di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza.
9- Applicare la riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile.
10- Correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni.
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Marta Amália concede entrevista e fala sobre o Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV).
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Non c'è più tempo per aspettare. CGIL CISL UIL ritengono sia urgente che il tema del lavoro torni al centro delle scelte politiche ed economiche. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia. Sono queste le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire le crescita creando nuove opportunità di lavoro. Insieme a queste misure le Parti Sociali sono impegnate nei rinnovi dei contratti collettivi di nazionali di lavoro e nella scelta di salvaguardare l'occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà. In particolare servono provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita.
1- Dare soluzione alle emergenze che alimentano la disoccupazione, attraverso:
• il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, almeno per tutto il 2013;
• l'effettiva salvaguardia degli “esodati”;
2- Ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente le risorse derivanti da un'efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale.
3- Rilanciare politiche anticicliche prevedendo la possibilità per i Comuni, che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati fuori dal Patto di Stabilità.
4- Ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.
5- Ammodernare e semplificare la Pubblica Amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l'efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità che rallentano le decisioni. É fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell'università, nella ricerca pubblica e nell'innovazione.
6- Prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza.
7- Definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze.
8- Definire uno strumento di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza.
9- Applicare la riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile.
10- Correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni.
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Elizabete Silva concede entrevista e fala sobre o
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV).
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado
Non c'è più tempo per aspettare. CGIL CISL UIL ritengono sia urgente che il tema del lavoro torni al centro delle scelte politiche ed economiche. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia. Sono queste le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire le crescita creando nuove opportunità di lavoro. Insieme a queste misure le Parti Sociali sono impegnate nei rinnovi dei contratti collettivi di nazionali di lavoro e nella scelta di salvaguardare l'occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà. In particolare servono provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita.
1- Dare soluzione alle emergenze che alimentano la disoccupazione, attraverso:
• il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, almeno per tutto il 2013;
• l'effettiva salvaguardia degli “esodati”;
2- Ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente le risorse derivanti da un'efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale.
3- Rilanciare politiche anticicliche prevedendo la possibilità per i Comuni, che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati fuori dal Patto di Stabilità.
4- Ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.
5- Ammodernare e semplificare la Pubblica Amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l'efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità che rallentano le decisioni. É fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell'università, nella ricerca pubblica e nell'innovazione.
6- Prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza.
7- Definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze.
8- Definire uno strumento di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza.
9- Applicare la riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile.
10- Correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni.
Non c'è più tempo per aspettare. CGIL CISL UIL ritengono sia urgente che il tema del lavoro torni al centro delle scelte politiche ed economiche. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia. Sono queste le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire le crescita creando nuove opportunità di lavoro. Insieme a queste misure le Parti Sociali sono impegnate nei rinnovi dei contratti collettivi di nazionali di lavoro e nella scelta di salvaguardare l'occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà. In particolare servono provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita.
1- Dare soluzione alle emergenze che alimentano la disoccupazione, attraverso:
• il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, almeno per tutto il 2013;
• l'effettiva salvaguardia degli “esodati”;
2- Ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente le risorse derivanti da un'efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale.
3- Rilanciare politiche anticicliche prevedendo la possibilità per i Comuni, che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati fuori dal Patto di Stabilità.
4- Ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.
5- Ammodernare e semplificare la Pubblica Amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l'efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità che rallentano le decisioni. É fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell'università, nella ricerca pubblica e nell'innovazione.
6- Prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza.
7- Definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze.
8- Definire uno strumento di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza.
9- Applicare la riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile.
10- Correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni.
Come afferma Serge Latouche,
“Lo sviluppo è stato ed è l’occidentalizzazione del mondo”.
Lo sviluppo infatti si identifica con la crescita economica realizzata mediante la concorrenza selvaggia, le diseguaglianze sociali, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali.
Si sta verificando un profondo mutamento dei parametri ideologici della globalizzazione.
Infatti, fino a oggi la globalizzazione si è imposta con il primato dell’economia, i diritti umani, l’individualismo liberista, quali presupposti di un futuribile ed utopico governo mondiale. Ma oggi gli scenari sono mutati e la globalizzazione manifesta i suoi aspetti più oscuri, quali la crisi economica mondiale incipiente, la struttura oligarchica assunta dalla società dell’Occidente, il divario crescente della diseguaglianza tra i paesi del Nord e del Sud del mondo. La globalizzazione, già definita come fenomeno di irreversibile destinalità immanente del mondo contemporaneo, per acquisire il consenso delle masse deve trovare nuovi obiettivi ideologici, quali la salvezza del pianeta a fronte dei mutamenti climatici, la difesa della natura, l’ambientalismo quale valore morale annoverato tra i diritti dell’uomo e quindi esteso su scala globale.
L’ambientalismo assume dunque le vesti di un valore morale generatore delle nuove crociate globaliste virtuali per la salvezza del pianeta, una sorta di religione laica atta a coinvolgere le masse giovanili, con immagini simboliche mediatiche, quale è diventata l’icona virtuale di Greta. L’ambientalismo globalista si è dimostrato suscettibile di assumere anche connotati teologici. La Chiesa bergogliana ha infatti inaugurato una nuova teologia mediatica ambientalista e mondialista, con relativo oscuramento della teologia escatologica legata alla trascendenza.
| L’oscuramento della decrescita |
Ma all’emergere dell’ideologia ambientalista non ha fatto riscontro la rivitalizzazione della problematica della decrescita, corrente di pensiero da lungo tempo ignorata o marginalizzata. Anzi, la decrescita è stata da decenni derubricata ad un utopismo ecologista coltivato da minoranze no global, come una ideologia velleitaria e quasi folkloristica, che può avere seguito solo tra gruppi di emarginati, estraniati dal processo di sviluppo irreversibile del mondo globalizzato. Sono state spesso denominate, a mo’ di scherno come “decrescita felice”, tutte quelle istanze di politica economica e sociale rivelatesi non compatibili con la crescita economica del neoliberismo e i parametri del dogmatismo economico – finanziario liberista.
I valori della “decrescita felice”, ideata da Serge Latouche come una una concezione della società alternativa allo sviluppo, alla “occidentalizzazione del mondo”, sono stati totalmente stravolti dalla cultura dominante. Il mainstream ha sempre equiparato, in senso dispregiativo, la decrescita al populismo. Con il termine populismo si vogliono definire tutti quei movimenti politici di opposizione al sistema capitalista dominante. I populisti sarebbero l’espressione di un estremismo velleitario, propugnatori di idee demagogiche, capaci di raccogliere facile consenso popolare, su temi economici e politici che dovrebbero essere sottratti alla volontà popolare. Tali problematiche dovrebbero essere invece riservate ad elites tecnocratiche a cui è stata demandata la funzione di realizzare quei processi di trasformazione della società in senso liberista, secondo le direttive della global class dominante.
| Quando il sistema si appropria delle tematiche del dissenso |
Questa crociata globalista per la salvezza del pianeta è comunque un fenomeno affermatosi nella società di un Occidente dominato da oligarchie, il cui fine ultimo è quello di preservare il primato del modello di sviluppo occidentale esteso su scala mondiale. La problematica della decrescita ha invece come fondamento la incompatibilità del modello liberista, che comporta la crescita illimitata e il progresso incondizionato quale destino dell’uomo, non solo con la preservazione dell’ambiente naturale e l’esaurimento progressivo delle risorse energetiche non rinnovabili, ma con le identità e le specificità culturali dei popoli, con la dimensione comunitaria della natura umana.
L’ambientalismo, così come la decrescita, problematiche già banalizzate e marginalizzate, sono state stravolte, onde renderle facilmente compatibili e omologabili ad un sistema capitalista basato sullo sviluppo e la crescita illimitati. Il sistema ha fatto proprie le ragioni del dissenso anti – globalista. Il coinvolgimento di masse di giovani del mondo occidentalizzato sui temi ambientali si è potuto realizzare incanalando il dissenso sociale, sorto a causa della povertà e della diseguaglianza prodotta dal sistema capitalista, verso la falsa motivazione ideale della salvezza del pianeta.
L’evidente paradosso di questo dissenso virtuale ambientalista è costituito dal fatto che questa protesta giovanile non ha una controparte definita con cui scontrarsi e confrontarsi, dato che la protesta viene approvata e anzi, sostenuta da istituzioni allineate al globalismo.
| L’avvento della decrescita infelice |
Le teorie della decrescita appaiono oggi quanto mai fondate, data la crisi sistemica in cui si dibatte il capitalismo assoluto dal 2008 in poi. L’era e l’idea della crescita illimitata sembrano essere tramontate con il “Trentennio glorioso 1945/1975”. Infatti, non solo i livelli di crescita del trentennio sembrano irripetibili, ma, nonostante le politiche anticicliche messe in atto in Occidente, l’economia mondiale non è riuscita a tornare ai livelli di crescita anti 2008.
Oggi, al prospettarsi di una nuova recessione mondiale, si fa fronte alla crisi imminente, mediante le stesse politiche economiche già rivelatesi scarsamente efficaci successivamente al 2008: ribasso dei tassi di interesse, (ormai in territorio negativo), e finanziamenti a tasso zero con l’immissione di liquidità nell’economia da parte delle banche centrali. In realtà il sistema neocapitalista sussiste in virtù di misure di finanza straordinaria messe in atto in fasi di emergenza, ma ormai divenute permanenti.
La attuale situazione viene descritta dagli economisti come l’avventurarsi dell’economia in territori ignoti. Le prospettive odierne dell’economia neocapitalista suggeriscono, più che l’immagine di territori ignoti, quelle di una strada senza uscita.
Occorre infatti prendere atto dell’esaurirsi graduale di un modello economico improntato allo sviluppo perenne, alla crescita infinita.
Attualmente sembra invece inverarsi un’altra prospettiva per l’economia, già delineata dai teorici della decrescita: quella della “decrescita infelice”. Mentre viene denominata come decrescita felice, l’avvento di una società alternativa fondata sulla rinascita del comunitarismo, sulla decrescita conviviale, sul localismo, la decrescita infelice si manifesta con l’avvento di crisi sistemiche che comportano la drastica riduzione generalizzata della produzione e dei consumi. Essa non è frutto di una scelta volontaria alternativa allo sviluppo, ma imposta dalla crisi di un sistema economico a cui non è possibile trovare rimedi efficaci.
| Tutti i fallimenti dello sviluppismo |
E’ ormai al tramonto l’era dello “sviluppismo”, epoca inaugurata da Truman nel 1949. Lo sviluppismo fu frutto di una prospettiva geopolitica secondo cui lo sviluppo del sistema economico liberista nei paesi del Nord del pianeta, avrebbe prodotto, con l’effetto “ricaduta”, la crescita e l’emancipazione anche del Sud. In realtà, oggi constatiamo la fallacia delle teorie professate da tanti economisti liberali, secondo cui lo sviluppo dei paesi evoluti avrebbe prodotto un’accumulazione di ricchezza che avrebbe comportato investimenti e quindi lo sviluppo del terzo mondo.
L’avvento del neoliberismo negli anni ’80, con la deregulation economica, l’abbattimento delle frontiere e la libera circolazione dei capitali ha generato diseguaglianze, accaparramento selvaggio di materie prime, indebitamento inestinguibile, default ricorrenti dei paesi in via di sviluppo. Oggi si può constatare inoltre, come allo sviluppo economico non faccia seguito automaticamente lo sviluppo sociale. Allo sviluppo di una parte del mondo fa invece inevitabilmente riscontro l’impoverimento di un’altra. Trattasi di un processo connaturato al modello liberista.
Lo sviluppo si identifica con la crescita economica realizzata mediante la concorrenza selvaggia, le diseguaglianze sociali, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, il degrado ambientale irreversibile. Il modello di sviluppo liberista comporta di riflesso imposizione a livello globale dei valori propri dell’occidente industrializzato, quali l’individualismo, il mito del progresso infinito, il dominio sulla natura, l’estensione della forma merce a tutti i rapporti umani. La ricerca del massimo profitto si impone come scopo ultimo della vita e pertanto lo sfruttamento indiscriminato delle risorse umane e naturali ha determinato una nuova forma di colonialismo occidentale del pianeta in nome dello sviluppo. Afferma efficacemente Serge Latouche: “Lo sviluppo è stato ed è l’occidentalizzazione del mondo”.
L’avvento della globalizzazione ha dato luogo al fenomeno della delocalizzazione dello sviluppo. La delocalizzazione produttiva avrebbe dovuto produrre sviluppo nelle aree più arretrate del mondo. Ma nella realtà la produzione è stata delocalizzata dall’Occidente negli stati che offrissero condizioni economiche più favorevoli in termini di manodopera a basso costo, tutele sindacali inesistenti o quasi, vantaggi fiscali, deregolamentazione giuridica e ambientale. La globalizzazione si è quindi imposta mediante il “glocalismo”, riassunto nell’ossimoro “agire localmente, pensare globalmente”. Il glocalismo, definito come la tendenza a governare i processi di globalizzazione adattandoli alle condizioni e alle realtà locali, nella realtà ha istituito una concorrenza sfrenata dei paesi poveri nell’abbattere ogni forma di tutela e regolamentazione sociale ed ambientale onde favorire gli investimenti delle multinazionali in un determinato paese. Lo sviluppo, oltre ad impoverire lo stesso Occidente e devastare il terzo mondo, ha determinato la scomparsa delle economie locali e la distruzione delle culture e delle identità locali.
Si è comunque affermato a livello globale un modello di sviluppo fondato sui parametri economici e sui valori dominanti dell’Occidente. L’aspirazione al consumismo sfrenato, alla acquisizione delle mode e dei costumi occidentali è stata interiorizzata da tutto il mondo. Eppure, in questa fase di crisi sistemica, con l’accrescersi delle diseguaglianze e della povertà diffusa, si invoca come soluzione ai problemi generati dallo sviluppo la ripresa della crescita. Il male e la cura si identificano. Afferma a tal riguardo Serge Latouche:
“Questo rischio è tanto più forte in quanto le ex colonie hanno interiorizzato i valori dei colonizzatori. L’immaginario economico, e in particolare l’immaginario sviluppista, è più radicato al Sud che al Nord. Le vittime dello sviluppo tendono a vedere nell’aggravamento del male il solo rimedio alle loro disgrazie. Pensano che l’economia sia l’unico mezzo per sconfiggere la povertà, senza vedere che in realtà è essa stessa a produrla. Lo sviluppo e l’economia sono il problema e non la soluzione, e continuare a sostenere e volere il contrario non fa che aggravare il problema stesso. (S. Latouche, Come sopravvivere allo sviluppo, Bollati Boringhieri 2005).
| Contro l’occidentalizzazione del mondo |
La problematica ambientalista si rivela dunque incompatibile con la logica dello sviluppo dominante nell’economia capitalista. La distruzione dell’ambiente è conseguenza di questo modello di crescita sviluppista. Ma l’ambientalismo stesso è stato ricondotto e inglobato nella logica economicista del capitalismo. Il degrado ambientale si tramuta quindi in costo ambientale, nel senso che per porre rimedio ai danni all’ambiente prodotti dallo sviluppo, i costi che devono essere sostenuti per la sanità (malattie diffuse dall’industrializzazione incontrollata), il ripristino dell’ambiente degradato, la perdita di risorse umane e naturali, sono fattori che incidono sempre più sulla crescita e che in futuro potrebbero annullarla.
Pertanto, il sistema neoliberista propone soluzioni per la salvezza del pianeta che prospettano nuovi investimenti nel campo ambientale. Lo sviluppo, già causa del degrado ambientale, offrirebbe soluzioni se e in quanto queste ultime possano incrementare la crescita. Certo è che una riconversione industriale che renda compatibile la crescita con la tutela dell’ambiente potrebbe essere realizzata con vasti piani di investimenti che potrebbero garantire crescita e profitti per decenni. Le ragioni etiche, relative al necessario equilibrio tra l’essere umano e la natura, verrebbero dunque ad essere subordinate alla logica economica degli investimenti nel campo ambientale.
Questa problematica è stata affrontata da Emanuele Severino nel suo libro “Il declino del capitalismo, Rizzoli 1993”. Severino, prende le mosse dalla distruzione di ogni verità assoluta e incontrovertibile, effettuata dal pensiero filosofico contemporaneo. Si è verificata pertanto una netta separazione tra l’etica, la filosofia, la scienza e l’economia, che si sono evolute ormai mediante percorsi autonomi. Quindi nell’affermare che la difesa della Terra è un principio etico, occorre considerare che tale principio non potrebbe mai essere compatibile con la logica di sviluppo dell’economia. Da tali considerazioni emerge la fallacia della prospettiva secondo cui la salvezza del pianeta possa essere un obiettivo realizzabile all’interno delle logiche del sistema neocapitalista. La separazione tra i prinìipi dell’etica e quelli dell’economia si rivela insanabile. Afferma infatti Severino:
“ (Elie Halévy). Il sottinteso di questa battuta è la condanna del lupo. Il giudice è l’etica. Ma prima ancora di chiederci se l’etica possa essere un giudice indiscutibile, va rilevato che compiere buone azioni per fare buoni affari è cosa del tutto diversa dal far buoni affari per compiere buone azioni. Chi è buono per arricchire non ha nulla a che vedere con l’etica. Qaerite primum regnum Dei; perché se il regno di Dio – o del bene – lo si cerca per arricchire o per qualsiasi altro motivo, quel che ci si trova in mano è il regnum Diaboli”.
E ancora riguardo alla pretesa del capitalismo di rappresentarsi come un sistema compatibile con i fondamenti dell’etica, Severino afferma
“L’accusa di immoralità, oggi rivolta al capitalismo – da parte di alcuni settori della cultura contemporanea, di ispirazione cristiana e più o meno direttamente marxista -, si fonda sull’etica. Ma l’etica non è più in grado di essere un . Essa è una volontà, alla quale si contrappongono altre forme di volontà. Che la volontà etica debba prevalere sulle altre non può essere più una verità assoluta che sia a fondamento dell’agire umano. La cultura filosofico – scientifica del nostro tempo nega nel modo più perentorio ogni verità assoluta e ogni fondamento inconcusso”.
Da tali considerazioni emerge comunque la impossibilità nel mondo contemporaneo della prevalenza dell’etica sull’economicismo capitalista.
Il progressivo e irreversibile declino del capitalismo è evidente. La difesa dell’ambiente, così come la salvaguardia dell’identità e della cultura dei popoli si rivelano incompatibili con il primato della logica economica dello sviluppo illimitato.
Occorre pertanto porre in discussione il fondamento stesso dello sviluppo. La corrente di pensiero legata alla decrescita deve tornare quindi di attualità. La fuoriuscita dal sistema globale neoliberista, sarà possibile infatti solo attraverso quel processo definito da Latouche come “decolonizzazione dell’immaginario economico”. laltracampana.guidoferrario.org/2019/11/07/decrescita-e-o...
Non c'è più tempo per aspettare. CGIL CISL UIL ritengono sia urgente che il tema del lavoro torni al centro delle scelte politiche ed economiche. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia. Sono queste le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire le crescita creando nuove opportunità di lavoro. Insieme a queste misure le Parti Sociali sono impegnate nei rinnovi dei contratti collettivi di nazionali di lavoro e nella scelta di salvaguardare l'occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà. In particolare servono provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita.
1- Dare soluzione alle emergenze che alimentano la disoccupazione, attraverso:
• il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, almeno per tutto il 2013;
• l'effettiva salvaguardia degli “esodati”;
2- Ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente le risorse derivanti da un'efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale.
3- Rilanciare politiche anticicliche prevedendo la possibilità per i Comuni, che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati fuori dal Patto di Stabilità.
4- Ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.
5- Ammodernare e semplificare la Pubblica Amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l'efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità che rallentano le decisioni. É fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell'università, nella ricerca pubblica e nell'innovazione.
6- Prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza.
7- Definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze.
8- Definire uno strumento di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza.
9- Applicare la riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile.
10- Correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni.
Non c'è più tempo per aspettare. CGIL CISL UIL ritengono sia urgente che il tema del lavoro torni al centro delle scelte politiche ed economiche. Investimenti, redistribuzione del reddito, ripresa dei consumi sono le condizioni essenziali per sostenere la nostra economia. Sono queste le scelte per arrestare la caduta del sistema produttivo e fare ripartire le crescita creando nuove opportunità di lavoro. Insieme a queste misure le Parti Sociali sono impegnate nei rinnovi dei contratti collettivi di nazionali di lavoro e nella scelta di salvaguardare l'occupazione, anche attraverso gli ammortizzatori sociali e i contratti di solidarietà. In particolare servono provvedimenti per uscire dalla recessione e riprendere la crescita.
1- Dare soluzione alle emergenze che alimentano la disoccupazione, attraverso:
• il finanziamento degli ammortizzatori in deroga, almeno per tutto il 2013;
• l'effettiva salvaguardia degli “esodati”;
2- Ridurre le tasse per i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese che faranno assunzioni nel prossimo biennio, destinando automaticamente le risorse derivanti da un'efficace lotta all'evasione fiscale, reato di cui va sancita la natura penale.
3- Rilanciare politiche anticicliche prevedendo la possibilità per i Comuni, che hanno risorse, di fare investimenti e di avviare i cantieri già deliberati fuori dal Patto di Stabilità.
4- Ridurre i costi della politica è la condizione per buone istituzioni e buona politica. Si tratta, da un lato, di riordinare e semplificare l'assetto istituzionale ed amministrativo del Paese, seguendo quanto già fatto dagli altri partner europei e, dall'altro, di tagliare con decisione gli sprechi e i privilegi che non sono compatibili con l'efficienza e la buona amministrazione.
5- Ammodernare e semplificare la Pubblica Amministrazione non attraverso tagli lineari, ma con la riorganizzazione e l'efficacia del suo funzionamento, con il contenimento della legislazione concorrente ed eliminando tutte le formalità che rallentano le decisioni. É fondamentale, per sostenere la crescita, investire nella scuola pubblica, nell'università, nella ricerca pubblica e nell'innovazione.
6- Prorogare i contratti precari nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola in scadenza.
7- Definire una politica industriale che rilanci le produzioni, valorizzando le imprese che investono in innovazione e ricerca e che salvaguardano l'occupazione e le competenze.
8- Definire uno strumento di contrasto alla povertà e il finanziamento della non autosufficienza.
9- Applicare la riforma dell'IMU esonerando solo i possessori di un'unica abitazione, con un tetto riferito al valore dell'immobile.
10- Correggere le iniquità della legge Fornero sulle pensioni.
Especial Cidadania - Programa Minha Casa, Minha Vida.
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV) é medida de política pública federal instituída em 2009 com duplo objetivo: reduzir o déficit habitacional do país e aquecer a economia de forma anticíclica em ambiente de crise.
Marta Amália concede entrevista e fala sobre o
Programa Minha Casa, Minha Vida (PMCMV).
Foto: Geraldo Magela/Agência Senado