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Una femmina di merlo compie il primo bagno nell'acqua dello stagno, in giardino. La temperatura è ancora bassa, ma il bagnetto è necessario e lei lo sa. Dovrà starsene infatti per circa tre settimana nel nido, immobile, per covare le uova e la presenza di parassiti potrebbe risultare molto fastidiosa. Ecco la ragione per tentare di darsi una ripulita. La primavera serve anche a questo ..... ..
the snail arrived at home with the organic vegetables, very little !
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For "Smile on Saturday"
Serene Easter to all, even if this period is not serene ...
(series)
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All rights reserved - Copyright © fotomie2009 - Nora Caracci
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Scusate la vena di tristezza ma non posso non sentirmi vicino a tutti coloro che, in questa tragedia, hanno perso uno o più dei loro famigliari e per quello che può valere dedico a loro questa mia foto.
Renato Pizzutti's photos on Flickriver
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Progetto nuovo nuovo....
Questo uovo d'ora in poi mi seguirà ovunque!
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Una femmina di Anax imperator sta deponendo le uova in una piccola pozza d'alpeggio collinare. Siamo sulle colline di Asolo, presso Forcella Mostaccin e la pozza è un condensato di vita selvatica, come accade in questi luoghi poveri d'acque di superficie. Lei, la libellula, comunque non sa che la pianta su cui si è posata e una alloctona di origine americana. Una invasiva che finirà per compromettere l'equilibrio del piccolo specchio d'acqua ..... ..
Hierophis viridiflavus
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera
Il biacco (Hierophis viridiflavus Lacépède, 1789), precedentemente classificato come Coluber viridiflavus è un serpente frequente nelle campagne e nei giardini, sia in terreni rocciosi, secchi e soleggiati, sia in luoghi più umidi come le praterie e le rive dei fiumi. È detto anche "milordo" o "colubro verde e giallo".
È una specie diurna. Si difende in modo primario con una velocissima fuga, spesso verso un rifugio sicuro; quando viene bloccato dispensa rapidi morsi non particolarmente potenti. Si nutre di altri rettili (in particolare piccoli sauri ed altri serpenti, dalle bisce d'acqua alle vipere), di uova di uccelli e nidiacei (o anche adulti di specie piccole), di piccoli mammiferi (in particolare topi e ratti) e anfibi anuri, urodeli e apodi; occasionalmente nuota agilmente in immersione, alla ricerca di piccoli pesci. spesso lotte con alcuni animali, possono avere esito ambiguo, così che la preda diventi predatore e viceversa, un esempio classico sono i ramarri, ma anche lucertole ocellate e rospi di grandi dimensioni. Se disturbato dall'uomo, preferisce la fuga. Se invece afferrato, non esita ad affrontare l'aggressore e a difendersi vigorosamente con ripetuti morsi, tuttavia poco pericolosi, in quanto è completamente sprovvisto di veleno e di denti atti ad iniettarlo.
Questa farfalla vola nelle radure dei boschi a media altitudine in giugno e luglio, spesso si posa in fiori di rovo, pianta frequentata dalle femmine che vi depositano le uova; i bruchi si possono nutrire comunque anche di viole selvatiche.
Il Vecchio, ormai da tempo, era rimasto l’unico abitante della borgata Acquachiara.
Vedovo e senza figli, per alcuni anni aveva
tenuto ancora le mucche, poi solo più le capre, infine solo qualche gallina per le uova fresche e il cane Briko, con cui parlava tutto il giorno.
Per le provviste il Vecchio scendeva al mercato del lunedì al capoluogo; con lo zaino a spalle si faceva sette chilometri ad andare e sette a tornare, in estate e in inverno, con qualsiasi tempo, si alzava all’alba e partiva, sotto il sole come sotto la neve. Il mercato era l’occasione per incontrare vecchi amici e conoscenti, parlare con qualcun altro oltre al cane.
Il cruccio più grande del Vecchio non era la solitudine, era vedere la decadenza di Acquachiara. In quella borgata che pian
piano moriva, il Vecchio vedeva la fine del suo mondo.
“Caro Briko finiti noi qui crolla tutto. Sarà tutto sepolto dai rovi e dalle erbacce.”
Briko rispondeva con un verso non troppo convinto.
Ultimamente al Vecchio capitava di sognare. Sognava la sua giovinezza, i suoi genitori, le capre che pascolava sui terreni alti, le feste col ballo, i falò dell’Annunziata, i primi amori, le sere nelle stalle, le grandi nevicate d’inverno e i campi d’oro di segala sotto il sole d’estate.
Ancora adesso, quando passava davanti al vecchio forno abbandonato, sentiva l’odore del pane appena cotto e udiva ancora il vociare delle donne in fila, ognuna in attesa del proprio turno di cottura. Come il forno, anche la cappella di San Matteo e il santuario della Consolata pativano lo stato di abbandono e l’inclemenza del tempo. Così pure la bella fontana pubblica scolpita in pietra, senza più la sua ordinaria manutenzione primaverile, riduceva pian piano la sua portata d’acqua.
Con l’arrivo della neve il Vecchio ricordava quando, con tre rintocchi di campana, tutto il paese si radunava per spalare i sentieri. Adesso a spalare era da solo e, a volte, gli toccava aprirsi la strada fino al posteggio anche con un metro di neve.
Le case di Acquachiara, tranne qualche eccezione, erano tutte in piedi, alcune anche ristrutturate bene, da figli di montanari che sapevano ancora il mestiere, ma la maggior parte erano rabberciate dai nuovi proprietari, forestieri che si improvvisavano ristrutturatori.
Questi arrivavano solo in estate, allora la borgata si destava dal suo silenzioso letargo invernale e tornava a vivere nel mese di agosto e nei sabati e nelle domeniche.
Ma era una vita effimera che si spegneva col primo temporale di settembre. I forestieri non prestavano alcuna attenzione all’ambiente attorno alla borgata. Per la maggior parte di loro la montagna circostante era un mondo sconosciuto e ostile.
Mentre per il Vecchio ogni casa era la storia di una famiglia, per loro quelle case erano solo mucchi di pietra che andavano adattate alla vita moderna, nel modo più sbrigativo possibile, senza tanti riguardi all’architettura alpina, per altro sconosciuta ai più. La plastica e le lamiere abbondavano sui tetti e sui balconi scolorendo sotto il sole.
Sulla facciata della casa di Toni, al posto del bell’uscio di larice era stato piazzato un portoncino di alluminio anodizzato con tanto di vetri smerigliati, che faceva voltare la faccia dall’altra parte al Vecchio, tutte le volte che doveva passare davanti.
Ancor peggio delle case erano gli orti. Recintati come dovessero resistere alla carica di mandrie di tori selvaggi, usando di tutto: dalle reti per l’edilizia al filo spinato.
Il più brutto di tutti era quello recintato con tutte reti da letto: da una piazza, da due piazze, da una piazza e mezza, reti nuove, vecchie, lucide, arrugginite, uno spettacolo insomma!
Anche il Vecchio aveva il suo orto dove piantava e seminava gli ortaggi e le verdure con cui faceva l’insalata e la minestra.
La magia dei semi che germogliavano, lo spuntare dal suolo delle tenere piante, incantavano sempre il Vecchio, erano il suo legame con la Terra-Madre che tutto genera, imparato dai suoi avi.
Erano il suo senso del tempo, del ruotare delle stagioni e del ciclo della vita.
Il suo orto aveva ancora la palizzata di legno di castagno, come gli orti di un tempo, per proteggerli dalle capre. Quella palizzata, ormai logora dagli anni e dalle intemperie, era solo una parvenza di recinto ma al Vecchio andava bene così, ormai le capre non c’erano più e per gli animali selvatici bastava la guardia di Briko.
Poi a lui questi animali piacevano. Per anni, all’alba e all’imbrunire, dal balcone aveva guardato i caprioli pascolare sul poggio a pochi metri dalla sua casa.
Da quando anche i cacciatori lo erano venuti a
sapere, i caprioli non si vedevano più.
Quelli che si erano salvati dai fucili avevano dovuto vedersela coi lupi.
Briko che girava tutto il giorno libero nei boschi, aveva mantenuto la sua natura primordiale. Sapeva parlare con tutti gli animali, come sapeva capire e farsi capire dal Vecchio.
I cinghiali, che erano i più agguerriti distruttori di orti, li aveva persuasi a scendere nei prati abbandonati sotto la fontana, dove lo scolo dell’acqua, ormai privo di canali, aveva trasformato quei terreni in un enorme pantano.
I cinghiali ci erano andati e lì, protetti dai rovi e dagli arbusti proliferavano felici.
I caprioli pascolavano nel trifoglio sul poggio e qualche volta Briko permetteva loro di entrare nell’orto a brucare l’insalata dura che il vecchio non tagliava più. Il Vecchio se n’accorgeva, brontolava ma Briko faceva finta di non capire.
Una notte di maggio Briko, sentiti dei rumori nell’orto, corse a vedere e trovò un giovane cervo dentro la palizzata.
“Cosa fai lì! Esci immediatamente. E da dove vieni che non ti ho mai visto?”
“Non farmi del male ti prego! Vengo da Vallebruna, la mia famiglia è stata attaccata dai lupi, ho visto sbranare mio padre e mia
madre, io sono riuscito a fuggire, non so se si è salvato anche mio fratello. Ho corso tutto il giorno e tutta la notte, sono sfinito.
Ti prego lasciami mangiare un po’, qui è riparato.”
“Va bene, mangia pure ma esci prima dell’alba. Poi col padrone dell’orto me la vedo io.”
Briko era anche disposto a prendersi una ramanzina dal Vecchio per aiutare quel povero cervo affamato, il quale brucando a grandi bocconi, non s’avvide di un cordino, usato per legare le pertiche dei fagioli, caduto nell’erba.
Sentendo in bocca la corda il cervo alzò la testa di scatto ma il cordino, fissato dai due estremi alla palizzata, gli rimase impigliato nei denti. Invece di abbassare la testa, il cervo spaventato, fece un mezzo giro su se stesso, torcendosi a laccio il cordino attorno alla bocca e rimanendo definitiva
mente prigioniero.
All’alba Briko, convinto di trovare l’orto vuoto,
vide invece il cervo prigioniero che, sfinito a forza di tirare, si era ormai inginocchiato sulle zampe anteriori.
“Un bel guaio” pensò Briko “adesso bisogna avvisare il Vecchio, chissà come la prende!”
Intanto il Vecchio si era alzato, aveva fatto colazione e mentre dava da mangiare alle galline vide il cane agitato e impaziente.
“Tranquillo Briko, devo ancora preparare la gerla con gliattrezzi, poi andiamo a fare la legna nel bosco di sopra.”
E l’altro continuava a girare senza rispondere. Quando il Vecchio, caricata la gerla, stava per imboccare il sentiero di salita,
Briko, infilato il sentiero in piano:
“Bau di qua.”
“Come di lì, se dobbiamo andare nel bosco!”
“No Bau, di qua!”
“Ma come, vuoi farmi andare nell’orto a quest’ora?”
Incuriosito dall’atteggiamento del cane, il Vecchio fece alcuni passi in direzione dell’orto e: “Un cervo nell’orto! Briko bella guardia hai fatto stanotte!”
Il cervo prigioniero vedeva l’uomo avvicinarsi, lo vedeva estrarre dalla tasca un coltello affilato e chiudendo gli occhi pensava al suo triste destino: scappato dalle zanne dei lupi per finire sgozzato da un uomo. Sentì la fredda lama sulla pelle e… zach! Il
cordino cadde dalla bocca. Il cervo ci mise un attimo a capire che era libero, poi con un balzo saltò lo steccato, fece alcuni passi di corsa, si girò a guardare Briko e il Vecchio poi sparì nel folto della vegetazione.
Briko convinse il Vecchio che il cervo andava aiutato, andò nel bosco lo rintracciò e lo fece tornare. Il Vecchio, oltre a lasciargli mangiare l’erba, gli preparava anche dei pastoni con la farina e il mais per le galline, giunse persino a piantare una fila di cavoli apposta per lui. Il cervo divenne presto robusto, con un magnifico palco di corna, s’innamorò di una giovane cerva con la quale fece una nuova famiglia che di tanto in tanto portava vicino all’orto a salutare Briko e il Vecchio.
Arrivato l’inverno, una sera all’imbrunire il Vecchio vide una strana luce provenire dall’orto. Nel punto dove il cervo era rimasto impigliato nella corda, era spuntata dal terreno una pianta. ramificata che brillava in modo impressionante.
Questa pianta era il palco delle corna del cervo. Quando il Vecchio lo sollevò vide che le corna erano d’oro!
La notizia si diffuse. Tutti volevano vedere le corna d’oro.
Trafficoni arricchiti offrirono al Vecchio cifre incredibili per potersi dare, con quel simbolo araldico, una parvenza di nobiltà.
Il Vecchio non voleva i soldi, sapeva aspettare. Era tutta la vita che aspettava. Intanto il flusso di gente curiosa che veniva ad
Acquachiara, continuava, anzi s’ingrossava ogni giorno. Molti arrivavano da lontano, volevano alloggiare, cercavano case in affitto o anche da comprare. In breve, abitare ad Acquachiara diventò un privilegio, le case presero un alto valore, tecnici esperti dirigevano la ristrutturazione, conservando la bellezza antica.
Dopo qualche tempo una giovane ragazza intraprendente aprì un bar, poi altri un piccolo albergo che comprava latte e carne per gli ospiti.
Tornarono giovani allevatori e un panettiere rimise in funzione il forno. Acquachiara tornava a vivere con grande felicità del Vecchio e di Briko che continuarono ancora per molti anni la loro solita vita, mentre le corna d’oro vennero esposte in una teca blindata.
Sono proprio d’oro? Chissà! Tanti comunque continuano a cercare per i boschi con la speranza che il cervo ne abbia fatte spuntare altre ma, fino ad oggi, non hanno trovato ancora niente.
Arduino Baietto - Il cervo nell'orto
Crazy Tuesday
"Knolling" - THEME of 6th April 2021
Composition, Try to use as much pasta as I could, I made it using stone plates, in 3 of them are the colors of the flag of Italy with olive oil and basil, garlic and tomatoes; farfalle paste makes up the second flag, and the hearts of Italy the third; the fourth dish I decided to make the flower since Italy is a romantic country and loves pasta as much as a good pizza, and good food and wine, are very demanding with quality. I made the flower with TORTELLINI and egg using only the yolk, the pasta is made with a base of flour, water, salt egg and olive oil, the three components are part of the cologe
Here are the kinds of pasta i use:
SPAGHETTI
STELLINE
BUCATINI
RAVIOLI
TORTELLINI
TAGLIATELLE
RIGATONI
FUSILLI
FARFALLE
CUORE DI PASTA
POMODORI
AGLIO
OLIO DI OLIVA EXTRA VIRGEN
BASILICO
UOVO
FARINA
Pechino è una razza pesante di anatra domestica di origini cinesi conosciuta in tutto il mondo, importata in Europa e Nord America nella seconda metà dell'Ottocento. Caratterizzata da un piumaggio bianco sulfureo, peso notevole e da una postura quasi eretta tipica delle razze asiatiche, la Pechino ha riscosso in poco tempo un grande successo presso gli allevatori occidentali, grazie alle sue doti produttive quali velocità di accrescimento, rusticità, alta produzione di uova legata a una massa corporea che supera facilmente i 3 kg.
Un uovo di Pasqua con fiocco giallo a Venezia
Per gentile concessione dell'amico Miguel de Baires che ha realizzato il file originale.
La rana temporaria è comune anche ad alta quota. In primavera deposita grandi ammassi di migliaia di uova che in breve tempo diventano girini e crescono rapidamente per fare la metamorfosi prima dell'inverno. Succede spesso di vederne tantissime concentrate in poco spazio.
pozza all'Alpe Fad m.2000 in Valle Anzasca - Macugnaga
Ho dovuto fotografare la foto,perche a scannerizzarla,veniva uno schifo,troppo bassa la qualità.
Per chi vuol leggere.
Tanti anni fa,in India,nella regione del Karnataka,precisamente a Gokarna....in un piccolissimo villaggio chiamato Kutli,sedevo fiori dalla capanna,all'ombra di un' enorme pianta di anacardo,cucinavo per noi e le due famiglie che abitavano nelle capanne li vicino.
Quel giorno,nel paese piu' vicino,a 20minuti di cammino,al mercato,per la prima ed unica volta,avevo trovato 1 uovo:-)))
Ero incinta di 3 mesi,forse le voglie,forse i morsi della fame,mi attrezzai per fare gnocchi di patate con aggiunta di 1 uovo che legava il tutto.
All'ora del pranzo,invitai le due famiglie,che quando videro i piatti colmi,iniziarono a ridacchiare(lo facevano sempre di ridacchiare,per loro era tutto strano quello che facevamo noi,li divertiva molto e noi si rideva insieme a loro),sinceramente devo dire che si sono sforzati molto di mangiarne un po',ma non gli piacevano.
A me invece venne un poderoso mal di pancia,erano buonissimi,e per i mesi a venire non ebbi piu' l'occasione di farne.
(niente uova)
La cosa che mi piaceva tanto,era mangiare con le mani,troppo bello!
Grazie a tutti per la visita ed i commenti.
Nessuna geometria ha ricavato la formula dell'uovo.Per il cerchio,la sfera c'è il pigreco,ma per la figura della vita non c'è quadratura...
DRAGHELFA FIGLIA DI UN DRAGO E DI UN ELFA HA IL COMPITO DI ASSISTERE LA SCHIUSA DELLE UOVA DEI DRAGHETTI.........
DRAGHELFA DAUGHTER OF A DRAGON AND AN ELF HAS THE TASK OF ASSISTING THE HATCHING EGGS OF A LITTLE DRAGON
Il Trionfo di gola - Specialità del Monastero delle Vergini -
(Farina 00, uova, zucchero, lievito, latte, maizena, mandorle, pistacchi, aromi naturali, frutta candita confettura di albicocche,, aromi naturali, frutta candita)
E' una torta barocca che esalta molti ingredienti base tipici della pasticceria siciliana e li glorifica in una armonia di gusti, profumi e colori che gratificano il palato dei più ghiotti, l’olfatto più delicato e l’occhio del più esteta. Il trionfo di gola è opulenza ostentata.
In letteratura:
"Al disotto dei candelabri, al disotto delle alzate a cinque ripiani […] si stendeva la monotona opulenza delle tables à thé dei grandi balli: […] immani babà sauri come il manto dei cavalli, “Monte Bianchi” nevosi di panna, “Beignets Dauphine” […], collinette di Profitteroles alla cioccolata […], “Parfaits sciampagna” […] e “Trionfi della Gola” col verde opaco dei loro pistacchi macinati, impudiche “Paste delle Vergini”. Così Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne " Il Gattopardo" cita questo dolce.
Fulco di Verdura nel suo “ Estati felici” racconta : “Tanto a Natale che a Pasqua le monache dei diversi conventi che ancora esistevano ci mandavano le loro specialità culinarie. Dolci dalle più svariate qualità…In qualche grande occasione si ordinava, da non so più quale speciale convento, il maestoso “Trionfo di gola”, non tento di descriverlo perché il solo nome parla per se stesso, ma mi sembrava coperto di ogni ben di Dio .”
Ancora Dacia Maraini nel suo “Bagheria” ricorda: "Una montagnola verde fatta di gelatina di pistacchio, mescolata alle arance candite, alla ricotta dolce, all'uvetta e ai pezzi di cioccolata", diceva mia madre...«Si squaglia in bocca come una nuvola spandendo profumi intensi e stupefacenti. E’ come mangiarsi un paesaggio montano, con tutti i suoi boschi, i suoi fiumi, i suoi prati; un paesaggio reso leggero e friabile da una bambagia luminosa che lo contiene e lo trasforma, da gioia degli occhi a gioia della lingua. Si trattiene il respiro e ci si bea di quello straordinario pezzo di mondo zuccherino che si ha il pregio di tenere sospeso sulla lingua come il dono più prezioso degli dei ...”.
Oggi viene riproposto, sulla base delle antiche ricette delle monache, da: www.facebook.com/I-Segreti-del-Chiostro-370831363316000/
e venduto insieme ad altri "dolci di badia" nel restaurato Monastero domenicano di Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto (Palermo - piazza Bellini e piazza Pretoria)
video.repubblica.it/edizione/palermo/un-viaggio-nei-meand...
Ci saranno già le uova nel nido ???
La mia vicina di casa raggiunge la postazione di vedetta per lei usuale da quando depone le uova fino a quando i piccoli non diventano autonomi.
Ed è già da qualche giorno che la coppia dei miei vicini si aggira qui nei dintorni e resta di vedetta (nei commenti altre foto)
Quindi il sospetto che il nido sia già occupato è forte, anche se mi sembra un po' presto...)
PS: Il loro nido si trova su un tetto qui di fronte, ma io non riesco a vederlo poiché davanti ci sono dei comignoli.
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Le Minne o paste delle Vergini - Specialità del Monastero delle Vergini.
(Farina 00, strutto, uova, marsala, lievito, ricotta, cioccolato fondente, frutta candita).
La minna di virgini (in italiano "seno di vergine") è un dolce tradizionale siciliano di Sambuca di Sicilia, città siciliana in provincia di Agrigento.
... è un dolce di forno. Ha la forma mammellare con all'apice una protuberanza più scura. È composta da pasta frolla e contiene al suo interno crema di latte, zuccata, scaglie di cioccolato e cannella.
La minna di virgini fu ideata nel 1725 da suor Virginia Casale di Rocca Menna, del Collegio di Maria di Sambuca. La suora la creò in occasione del matrimonio del Marchese don Pietro Beccadelli con donna Marianna Gravina....
Il nome discenderebbe, come narra Alfonso Di Giovanna nel suo libro Per modo di dire, dalla stessa suora che ideò il dolce, Virginia della Menna. Probabilmente invece deriva da un'antichissima tradizione legata a culti femminili preesistenti, sviluppatisi in tutta la Sicilia.
da: it.wikipedia.org/wiki/Minna_di_virgini#cite_note-4
In letteratura, la minna di virgini è citata da vari autori siciliani. Ecco alcuni esempi:
Alfonso Di Giovanna dedica un intero capitolo nel suo libro "Per modo di dire".
Ecco un passo del racconto: ... Farina, uova, latte, lievito. Si compone una pinna di pasta tonda come una luna piena; al centro si accumula un po' di tutto: cose, comunque, che debbo studiare con attenzione: non dovrebbero mancare la zuccata, la crema, l'essenza di garofano e di cannella, qualche pezzo di cioccolato e… quant'altro mi ispirerà il Signore… Vedrà che ci riusciremo a fare un dolce sensitivo....
l'Abate Giuseppe Meli , medico e docente di chimica all'Università di Palermo, nel Settecento ci racconta che: un meraviglioso inno, intitolato "Li cosi duci di li batii ", dove elenca ben 21 Conventi evidenziandone la specilità dolciaria prodotta nel’illuministica Palermo. Delle minne a detta del Meli erano specialiste le suorine... "Delle Vergini poi sono i bei seni. Quanto eccellenti sono, tutti lo sanno. Salute a chi spende i suoi spiccioli A chi non ne mangia ci venga un malanno Io per una sola salirei sulla cuccagna O starei dentro incarcerato per un anno! Benedetta la madre che le vende Benedette le mani che le fanno" .
sicaninelmondo.altervista.org/blog/?p=160
Giuseppe Tomasi Di Lampedusa ne Il Gattopardo cita, in occasione del "Gran Ballo" , tra i tanti dolci presenti sulla tavola, le impudiche “Paste delle Vergini”.
A Palermo, oggi vengono riproposte, sulla base delle antiche ricette delle monache, da "I Segreti del Chiostro" : www.facebook.com/I-Segreti-del-Chiostro-370831363316000/
e vendute insieme ad altri "dolci di badia" nel restaurato Monastero domenicano di Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto (Palermo - piazza Bellini e piazza Pretoria)
video.repubblica.it/edizione/palermo/un-viaggio-nei-meand...
a strange mom ;-)
uova di quaglia "covate" da un'anatra ;-)
a tutte le mamme, anche quelle che ci hanno lasciato
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Le uova di quaglia dal punto di vista nutrizionale si distinguono per la ricchezza di proteine ad alto valore biologico e per la quantità di ferro, fosforo, zinco e vitamine del gruppo B concentrata al loro interno. Presentano inoltre buone percentuali di vitamina A e D.
Povere di carboidrati, 100 grammi di uova di quaglia apportano circa 150 calorie, derivanti principalmente dalla componente lipidica. Si tratta in larga parte di grassi utili a una dieta sana. I grassi essenziali Omega 3 e Omega 6 sono presenti in buone proporzioni. Le fibre sono assenti e gli zuccheri irrilevanti.
Purtroppo contengono molto colesterolo ...
Abbiamo trovato un produttore locale (provincia di Savona) e ne stiamo approfittando alla grande ;-)
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Sorry, to me is very difficult to visit people that always only leave a fav without commenting...
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[...] "Gli antichi chiamavano le nature morte "xenia", "i doni ospitali", la frutta, le uova, la verdura, le semplici cose di campagna che il buon padrone di casa era solito inviare crude ai propri ospiti nelle loro stanze, perché potessero prepararsele quando volevano; un pò come si usa nei grandi alberghi moderni dell'America e dell'Asia, dove agli ospiti si serve un cestino con la verdura e la frutta. Vitruvio ci informa che il nome era passato a designare i quadretti dipinti con gli stessi oggetti. La conferma che gli antichi usassero effettivamente questo nome per la pittura di natura morta ci viene da un passo del retore greco di Lemno, Flavio Filostrato il Vecchio, della fine del II secolo d.C., il quale, descrivendo una galleria di quadri che lui ha ammirato a Napoli e che commenta per un gruppo di suoi giovani condiscepoli, definisce chiaramente come "xenia" due composizioni perdute, la cui descrizione corrisponde esattamente al genere che le pitture pompeiane raffigurano. Una di esse raffigurava, infatti, fichi, noci, pere, ciliegie, uva con miele, formaggi, e del latte con i vasi. L'altro genere rappresentava una lepre viva e una lepre morta, un'anatra spiumata, diversi tipi di pane, frutta fresca, castagne e fichi. La testimonianza di Filostrato è preziosa anche perché ci presenta il punto di vista critico di un intellettuale evidentemente informato di cose d'arte, e pure se cade circa un secolo dopo le pitture di Pompei, il suo giudizio potrebbe tranquillamente applicarsi ad esse, perché, come vedremo, questo genere aveva avuto poche trasformazioni dall'età ellenistica in poi. Quando Filostrato insiste, infatti, sulle qualità realistiche dei dipinti e sulla capacità della pittura di fermare sulla tela la bellezza fuggente del reale confondendo l'arte, la realtà e la sua rappresentazione, la sua valutazione non è, difatti, distinguibile da quelle delle fonti ellenistiche. Il suo passo è: "Perché non prendi questi frutti che sembrano fuoriuscire dai due cesti? Non sai che se aspetti anche soltanto un poco non li troverai più come sono ora, con la loro trina di rugiada?". Quindi questa "ut natura poesis", l'arte quasi come rappresentazione migliore della natura. La pittura greca dell'età arcaica e classica aveva sostanzialmente ignorato il tema della natura morta. Anche se l'abbiamo totalmente perduta, possiamo tranquillamente desumere dalle fonti e dal loro riflesso, la ceramica figurata, che l'immagine dipinta fu per i greci fondamentalmente l'immagine dell'uomo; la pittura greca d'età arcaica e classica è pittura antropocentrica. I piatti con le vivande, che troviamo sulle mense degli eroi nelle scene di banchetto della ceramica corinzia e attica, esistono, ma sono soltanto funzionali alla scena complessiva, nella quale il ruolo principale è giocato dall'uomo." [...]
"Conferenza tenuta l'11 dicembre 1999 dal Prof. Stefano De Caro
Soprintendente archeologico delle province di Napoli e Caserta".
Gasteruption jaculator
Il Gasteruption jaculator è una vespa parassita della famiglia Gasteruptiidae, nota per la sua particolare forma e stile di vita. La femmina depone le uova all'interno dei nidi di api o vespe solitarie, le cui larve verranno poi mangiate dalle larve della vespa parassita.
Ecco alcuni punti chiave sulla vespa Gasteruption jaculator:
Aspetto:
La vespa ha un corpo lungo e sottile, con una caratteristica coda lunga e sottile, detta ovipositor, che viene utilizzata per deporre le uova.
Vita parassita:
Le larve di Gasteruption jaculator vivono all'interno dei nidi delle loro ospiti, mangiando le larve e il cibo (pollen e nettare) delle ospiti.
Ciclo vitale:
Le femmine adulte depongono le uova sulle larve di api o vespe solitarie, e le larve della vespa parassita si sviluppano all'interno del nido dell'ospite, distruggendolo
E alla fine arriva.....è come un appuntamento al quale non si può mancare, pronti e via, vestito buono, gel nei capelli, scarpe lucide, barba ben rasata, cappottino delle grandi occasioni....
Ma ne vale la pena?
No perchè amici miei....non è per rompere sempre le uova nel paniere e le palle a chi legge, ne vale la pena salutare quest'anno e accogliere quello nuovo?
Io non ne sono tanto sicuro, abbiamo davanti un anno che non promette nulla di buono e con la Terza Intifada alle porte non saranno rose e fiori nemmeno sotto il profilo della pace nel mondo!
Ci spero tanto, ma la ragione mi da conttro, faccio due calcoli e deduco che le borse si sono dimezzate, le banche non si fidano piu', gli stipendi sono praticamente fermi, le materie prime non soddisfano più un mercato che è diventato asmatico, le classi dirigenti si scannano ogni giorno per questioni da cortile come vecchie comari, una Tangentopoli in corso sebbene tutti negano ma sappiamo bene che non è mai finita.
Continuo?
Previsioni di crescita pari a 0, previsioni di occupazione nulle anzi si prevedono perdite consistenti di posti di lavoro.
Porto sfiga? Forse ma non lo faccio mica apposta, leggo e decifro i numeri.
Solo una cosa mi farà stappare la bottiglia della fine d'anno:
la consapevolezza che nonostante tutto, siamo grandi noi piccoli, siamo forti noi deboli, siamo eccezionali noi normali, sappiamo reagire noi calpestati, sappiamo alzare la testa noi legnati, sappiamo sorridere noi bistrattati, sappiamo guardare avanti noi delusi, sappiamo amare noi traditi.
Siamo fatti di altra pasta, noi che lavoriamo e che sudiamo il pane quaotidiano, sappiamo vedere un sole anche dove c'eè nebbia e buio pesto, e sappaiamo che domani è SEMPRE un altro giorno.....e chiudo l'anno con ......
FRANCAMENTE ME NE INFISCHIO!
BUON TUTTO ZOMBEROS E UN ANNO DI SORRISI.......
because this is new year for me.....
Analogica, Praktica L ( 1969 ) priva di esposimetro, Takumar 55 mm f 1.8 con un tubo di prolunga, Kodak color 200 asa, sviluppo con Tetenal. Se guardate in grande e con attenzione la foto nelle foglie verdi al centro ci sono delle uova nere di zanzara
Uova decorate
con l'aiuto
di fiori
cipolla
e carta crespa colorata.
Qui si utilizzavano
per il gioco del Trùc
a Pasqua ed il Lunedì dell'Angelo.
...un mezzo per disseminare uova di drago nell’acqua...
...A medium to disseminate dragon eggs in the water ...
Installazione di Roselyne Erutti comunemente chiamata “Fionda” (sling)
MY FRIENDS,
I KNOW THAT THIS IS A VERY HARD AND DANGERIOUS PERIOD AND WE ALL ARE CLOSED IN OUR HOMES AND CANNOT GO OUTSIDE..
EASTER WILL BE NOT SO HAPPY AS BEFORE AND WE WILL NOT HAVE THE POSSIBILITY TO ENJOY SPRING AND FLOWERS,
BUT THIS CUTE DUCK IS NOT TO END SMILING...
I WISH YOU ALL, MY FRIENDS,
ALL THE BEST..
STAY AT HOME AND BE SAFE...
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Spring is again
with the sun and rain
but always joy is
and i wish for you all only this...
Spring has colors deep inside
and magic is side to side...
flowers are all over the world
and we can hear only one word:
Joy, Life, Magic for today
every moment day by day...
these are my own words in ryme
and...
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For a music, I suggest you:
Antonio Vivaldi - PRIMAVERA- performed by Rondo Veneziano.
www.youtube.com/watch?v=W2MBTLBrAUI
or the original version:
www.youtube.com/watch?v=4fdfqu8z4Z0
and for a magic garden atmosphere:
Rondó Veneziano-Giardino incantato.
www.youtube.com/watch?v=xoiceNicHDs
❤ 🌸 ❤ 🌸 MAGIC SPRING 🌸 ❤ 🌸 ❤
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♥🌸 ♥ ♥☼♥ HAPPY EASTER ♥☼♥ ♥🌸 ♥
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Europe, Netherlands, Utrecht, Science Park, Tram, Uithoflijn, Lijn 22, Students (cropped from B&T)
Thru the entropic movements of students, crossing the Science Park upped the anted for a test of the brand new Uithof tramline (Tram 22, a CAF Urbos 100) .
This is the start of a new rail transport mini-series where signage is a (prominent) feature and number 39 of the Utrecht album.