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Montenero di Bisaccia (Mundunire in montenerese) è un comune italiano di 6.813 abitanti in provincia di Campobasso, nel Molise. Fino al 1790 era ancora parte integrante dell'Abruzzo Citeriore secondo quanto risulta dalle Carte della Calcografia Camerale e di Giovanni Antonio Rizzi Zannoni.[3][4]

Tillandsia (questa credo sia la aeranthos), una pianta che non ha bisogno della terra per prendere il suo nutrimento, per me un vero mistero...

Comunque le Tillandsie catturano l'umidità e il pulviscolo atmosferico che contiene agenti inquinanti.

Una curiosità:

in ragione di questa proprietà, sono stati eseguiti studi volti ad esplorare l'utilizzo di queste piante come biorivelatori di inquinanti atmosferici, in particolare per rivelare gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici), sostanze provenienti dalla incompleta combustione della benzina e del gasolio sospettate di causare il cancro.

La pianta è stata testata per sei mesi sulla trafficatissima circonvallazione di Firenze, per iniziativa del botanico Luigi Brighigna dell'Ateneo fiorentino, che ha poi portato le piantine "inquinate" al dipartimento di chimica 'Ciamician' di Bologna, attrezzato per studiarle. Secondo i risultati del test, resi noti dall'Università di Bologna, la Tillandsia può essere usata per monitorare l'inquinamento, ma anche, in dosi massicce, per assorbire le polveri cariche di idrocarburi policiclici aromatici, ovvero i benzopireni accusati di essere cancerogeni, provenienti dall'incompleta combustione della benzina e del gasolio. La mancanza di radici ha permesso, inoltre, di analizzare le sostanze depositate escludendo le interferenze con il terreno. La Tillandsia non solo cattura gli inquinanti, ma è in grado di assorbirli ed eliminarli, metabolizzandoli, ovvero "mangiando" una discreta quantità di inquinanti: 0,2 milligrammi per chilogrammo di pianta. Costa poco e sono già state ipotizzate le applicazioni: una piccola parete può essere usata per disinquinare un appartamento, ma non si esclude in futuro l'ipotesi di interi pannelli pieni di piante da collocare sulle autostrade e sulle vie cittadine di grande traffico.

 

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Corsettina ad ostacoli … Hops !

(il tavolino è troppo vicino al divano)

Ecco la prima parte dei “Biscotti Natalizi di Liliana”.

 

Nel farli, ne avevo contati 1500 - poi ne ho perso il conto.

Quest’anno sono di 14 tipi, uno diverso dall’altro.

_____

Le dimensioni delle confezioni variano

in base a chi sono destinati … dalla più piccola

per la persona singola - alla grande per la famiglia.

 

(per quanto mi riguarda … ora DIETA)

 

A tutti voi carissimi amici … Auguri di Buon Natale!

da Liliana.

 

Quante volte siamo andati a sbattere contro un muro, con le nostre errate convinzioni o perché pensiamo di essere forti. Alzi la mano chi nel corso della sua esistenza non ha incontrato muri. Ci insegnano sempre qualcosa: l’umiltà, l’aderenza alla realtà e soprattutto la capacità di essere resilienti dopo periodi difficili o traumatici. Il muro che segue il sentiero sembra indicare una percorrenza obbligata, senza uscite e senza entrate e probabilmente sono i percorsi più difficili, con pochi panorami e arrivi senza cartelli con la scritta “traguardo”.

 

www.youtube.com/watch?v=5rOiW_xY-kc&ab_channel=remhq

Quante gocce di rugiada intorno a me,

cerco il sole ma non c'è

 

Dorme ancora la campagna, forse no,

è sveglia, mi guarda, non so.

Già l'odore della terra odor di grano,

sale adagio verso me.

e la vita nel mio petto batte piano,

respira la nebbia, penso a te.......

 

Premiata Forneria Marconi

 

youtu.be/OzbDUbu1lMM

 

Ma quanta arroganza si spreca,

per quali mediocri orizzonti ...

 

Subsonica

 

View On Black

Quanto più a fondo scava il dolore nel nostro essere,tanta più gioia potrete contenere.

 

Kahlil Gibran

Quant à moi, je me réveille seulement à la vie,

Et la lumière et le crépuscule me font croire

A la bonté encore possible dans ce monde.

Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo;

cime inuguali,

note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari;

torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche;

ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti;

addio!

Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana ...

   

lo so...la mia è un' ossessione

non so quante foto avrò dedicato a questo soggetto...:)

 

The Queen of Spring is also the Queen of legends

 

La pivoine chez les Grecs

 

Dans leur culture, la pivoine est bien plus qu’une jolie fleur des beaux jours, elle est d’abord considérée comme une plante médicinale. Cette faculté a par ailleurs nourri un mythe grec, où se mêlent colère des dieux et guérison. Son nom d’après les rumeurs, lui viendrait du médecin Péon, disciple d’Asclépios, dieu de la médecine. Ce dernier aurait trouvé un remède à la douleur des femmes durant leur accouchement. Son maître jaloux de son talent, se dit que finalement, il mériterait bien de mourir celui-ci. Fort heureusement pour Péon et pour nous, Zeus proposa une punition moins dramatique et changea le jeune médecin en la fleur qu’il avait découverte : une pivoine. Aussi réputée pour ses couleurs vives, ses teintes et nuances ont également inspiré une légende qui continue d’exister dans notre monde moderne, à travers l’expression : “rougir comme une pivoine”.

 

L’histoire parle ici de la nymphe Péone, qui comme la plupart des naïades était d’une incroyable beauté. Courtisée par tous les dieux, elle eut la mauvaise idée d’en faire un peu trop et d’enfreindre le code divin de la pudeur. Un faux pas, provoquant l’indignation des tout-puissants, qui décidèrent alors de la changer en une fleur extraordinaire : une pivoine. Quant à son erreur de jugement, pour l’inscrire à jamais dans l’histoire, ils donnèrent à ses pétales la couleur de la honte, le rouge. D’où l’expression…

 

La pivoine au pays du Soleil Levant

 

L’ Asie regorge de mythes et légendes, qui nous en apprennent un peu plus sur notre fleur préférée. La première, raconte en partie pourquoi le printemps est la saison favorite des pivoines. En Chine durant la dynastie Tang, un jour de grand froid d’hiver, l’impératrice Wu Zetian après avoir bu un peu trop de vin, exigea des fleurs de son jardin qu’elles fleurissent pendant la nuit, pour la satisfaire au petit matin. Le calendrier des fleurs était apparemment le cadet de ses soucis...

 

Son nom signifiant “celle qui discipline le ciel”, cette dernière était persuadée qu’aucune variété fleurie n'oserait lui désobéir. Le lendemain, seule la pivoine avait décidé de n’en faire qu’à sa tête et d’attendre le printemps. La reine de la saison apparaît alors pour la première fois, comme une fleur au caractère bien trempé. Folle de rage, l’impératrice exila toutes les pivoines du pays à Luoyang, où finalement, elles s’épanouirent fièrement, donnant lieu à un merveilleux spectacle fleuri. La ville est depuis la capitale de la pivoine, et organise chaque année un festival qui lui est dédié.

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The peony among the Greeks

 

In their culture, the peony is much more than a pretty flower for sunny days, it is first and foremost considered a medicinal plant. This faculty also nourished a Greek myth, where anger of the gods and healing mingle. Its name, according to rumors, comes from the doctor Péon, disciple of Asclepius, god of medicine. The latter would have found a remedy for the pain of women during childbirth. His master, jealous of his talent, said to himself that in the end, he deserved to die this one. Fortunately for Peon and for us, Zeus proposed a less dramatic punishment and changed the young doctor into the flower he had discovered: a peony. Also famous for its bright colors, its shades and shades have also inspired a legend that continues to exist in our modern world, through the expression: “blush like a peony”.

 

The story here is about the nymph Péone, who like most naiads was incredibly beautiful. Courted by all the gods, she had the bad idea to do a little too much and break the divine code of modesty. A false step, provoking the indignation of the all-powerful, who then decided to change it into an extraordinary flower: a peony. As for its error of judgment, to inscribe it forever in history, they gave its petals the color of shame, red. Hence the term...

 

Peony in the Land of the Rising Sun

 

Asia is full of myths and legends, which teach us a little more about our favorite flower. The first, partly tells why spring is the favorite season for peonies. In China during the Tang Dynasty, on a very cold winter day, Empress Wu Zetian after drinking a little too much wine, demanded flowers from her garden to bloom during the night, to satisfy her in the early morning. . The flower calendar was apparently the least of his worries...

 

Her name meaning "she who disciplines the sky", the latter was convinced that no flowering variety would dare to disobey her. The next day, only the peony had decided to do as it pleased and to wait for spring. The queen of the season then appears for the first time, like a flower with a strong character. Mad with rage, the Empress exiled all the peonies in the country to Luoyang, where they finally blossomed proudly, giving rise to a marvelous flowery spectacle. The city has since been the capital of the peony, and organizes a festival dedicated to it every year.

 

Un altro scatto della fantastica Portovenere, anche se molto simile al precedente scatto, mi piace particolarmente questa inquadratura più ampia, in quanto si posso notare gli archi delle finestre diroccate, oltre al color rosa delle nuvole

Quant més pateix més bonica...

Quant més pateix més et necessita...

 

Cuanto más sufre más bella...

Cuanto más sufre más te necesita...

  

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Finals de primavera a Urbasa

A vederle così, accostate nin una immagine di paesaggio, gli eterei comuli e i castelli di Dolomia fanno impressione. Tanto seno leggeri e inconsistenti i primi, quanto sono solide e compatti i secondi. Eppure, pensandoci un attimo, viene il sospetto che le nuvole sopravvivano alle Dolomiti. Quando infatti i castelli di roccia saranno spianati e dispersi dall'erosione, quelli di nuvole saranno ancora uguali; e ancora saranno presenti a decorare i cieli e a veleggiare verso orizzonti lontani ..... ..

L’Alpe Vercio è un incantevole pianoro a 900 metri di altitudine, situato nel territorio del comune di Mergozzo (VB), che domina il Verbano, il Cusio e la bassa Ossola,.

Qui don Piero Udini (classe 1923) ha dato vita a un Eremo dove accoglie chi desidera vivere l’esperienza del silenzio e della meditazione.

In quest’alpe, coltivata a prati e pascoli, si insediarono, fin dal secolo XIV, alcune famiglie provenienti da Bracchio e da Rovegro, le quali costruirono ricoveri per il bestiame e casere per la lavorazione del latte.

Il rapporto don Piero con Vercio dura quanto la sua stessa vita: fin da bambino saliva con la madre e i fratelli per i mesi estivi a quello che allora era un alpeggio abitato. Qui celebrò le prime messe fino a che, da parroco, avviò quassù una colonia estiva per ragazzi, a partire dal 1950, quando, dal dottor Peretti, ricevette in dono quella proprietà che più tardi diverrà l’Eremo di Vercio.

A partire dalla metà degli anni ’70, Vercio divenne la residenza (normalmente da aprile ad ottobre), di don Piero e di Teresa (la sua domestica), che lo ospita ancora oggi a Campino, nella sua abitazione, durante i mesi più freddi.

Il gioiello dell’Eremo è la chiesetta della Madonna del Vercio. Al centro dell’alpeggio venne, con tutta probabilità, edificata una prima cappella che doveva servire come luogo di devozione e riparo ai pastori ed ai viandanti. Dopo che Bracchio nel 1715 era diventata parrocchia, su questa antica cappella si decise di erigere una chiesetta. I lavori iniziarono nel 1728 con la costruzione del coro e del presbiterio. Nel 1776 si costruì la navata con il protiro e la chiesa di Vercio fu terminata. Nel 1869 alla parete nord della chiesa fu addossata la sagrestia con un modesto alloggio, in seguito completato, per il sacerdote. Il campanile fu innalzato solo nel 1884 e nel 1968 fu ricostruito il muraglione che sostiene il sagrato. Nell’Ottocento la chiesa, inizialmente dedicata a San Giuseppe, divenne un centro di devozione mariana tanto da essere comunemente chiamata ‘Chiesa della Madonna di Vercio’.

Fonte: www.amicieremodivercio.it/

 

Il est dit..dans les dictons français..

**Quant le chat n'est pas la, les souris dansent..!**

 

notre chatte Marga ( Margarine) est partie hier(19/10) au royaume des chats.

Aujourd'hui...(20/10) en plein jour (12h23) des Lérots sont venus manger dans l'assiette réservées aux oiseaux..!

une audace sans mots d'un animal qui ne sort qu'à la nuit tombante...??? depuis plus de 30 ans nous les entendons la nuit dans la toiture...!

Bien un mystère la nature est ses hôtes...!

ce sont des Lérots

Eliomys quercinus, appelé Lérot, Lérot commun, Loir lérot, Loir des greniers ou Rat-bayard, c'est un rongeur nocturne de la famille des Myoxidae proche des loirs.

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t is said .. in French sayings ..

** When the cat is not there, the mice are dancing ..! **

 

our cat Marga (Margarine) left yesterday (19/10) in the kingdom of cats.

Today ... (10/20) in broad daylight (12:23 pm) Lérots came to eat on the plate reserved for birds ..!

a wordless audacity of an animal that only comes out at nightfall ... ??? for more than 30 years we have heard them at night in the roof ...!

Well a mystery, nature is its hosts ...!

they are Lérots

Eliomys quercinus, called Lérot, Common Lérot, Loir lérot, Loir des greniers or Rat-bayard, it is a nocturnal rodent of the Myoxidae family close to dormice.

Quante gocce di rugiada intorno a me...

 

Discesa in kayak del fiume Po.

Gocce di rugiada fissate dal lampo del flash.

Il posteggio in questione si raggiunge facilmente in quanto è accessibile attraverso una strada asfaltata panoramica, in alcuni tratti un po’ stretta, che conduce alla tomba di giganti di Is Concias e alla cascata di Sa Spendula de Axedu. Da questo punto è possibile spaziare lo sguardo verso una buona parte della costa sarda meridionale e dell’agglomerato urbano formato da Cagliari e dai centri del suo hinterland.

 

L'alpe Obre Staful m.1942 è posta su un pascolo panoramico di fronte al versante orientale dei quattromila del Sempione in alta Laggintal: a questa baita è stato dedicato meritatamente il nome di "Bella Vista" !

 

Alpe Obre Staful m.1942 is located on a panoramic pasture facing the eastern slope of the four thousand meter peaks of the Simplon in the upper Laggintal: this hut was deservedly named "Bella Vista"!

Quanti capelli che hai, non si riesce a contare sposta la bottiglia e lasciami guardare se di tanti capelli, ci si può fidare.

 

Lucio Dalla

www.youtube.com/watch?v=A9ZdV0wrseA

Quanta bellezza nella semplicità di pochi, delicati petali.

"Quanto tempo faz que a gente não se vê ?

As fotos envelheceram em nós

Sorrisos amarelos em poses tão clichês

A gente se perde sem sentir

Venha-me sonhar, deixe-se viver

Nem tudo que é só é tão ruim

Tanto eu lhe quis, a gente nem se fez

Mas vem me fazer feliz então"

Felixbravo - Lágrimas de nós dois

 

Meu desânimo pro flickr tá incrível Oo

Quanto più chiudo gli occhi, allora meglio vedono, perché per tutto il giorno guardano cose indegne di nota; ma quando dormo, essi nei sogni vedono te.

(William Shakespeare)☀️🌻

..ma il mio destino è cieco e non lo sa...

R.Zero

Trabucco di San Lorenzo, situato sulla costa di Vieste, doppia esposizione in quanto avevo lasciato i filtri in albergo, scatto al volo, prima che cominciasse a diluviare

A quanto possiamo discernere, l'unico scopo dell'esistenza umana è di accendere una luce nell'oscurità del mero essere.

Quanto mi mancano le mie montagne... e il cadore imbiancato dalla neve recente

Speriamo di potervi tornare presto..

 

Buona giornata, foto dal mio archivio, Valle di Cadore.

 

#vallecadore #cadore #tramonto #chiesa #sunset #neve #cime #dolomiti #light #rocks #rocce #snow #neve

Quant se t´en va un amic se t´en va un tresor.....gracies Jordi per tot lo compartit.

Tachinni - Miranda Jumpsuit

 

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Credit

Mi chiedo quanto sia possibile cercare l'amore nello sguardo dell'altro se non si impara prima ad amare se stessi... penso che solo un amore privo di "dipendenza" possa essere considerato un amore sano

 

youtu.be/iJ5ucuOSEq8

 

È solo un uomo quello di cui parlo

del suo interno come del suo intorno

di quando scivola su se stesso

di quando scrive come adesso

sulle sue guance ha il vento fresco

della vetta, della conquista

sotto le unghie ha la terra di quando striscia

 

Le sue serate, le sue ferite

le donne amate e poi dimenticate

dell'ambizione, della speranza

le ragnatele della sua stanza

di quando ha paura di morire

e un orgasmo lo fa tremare

di quando la vita non è poi così come appare

 

È solo un uomo quello di cui parlo

quando inciampa nella sua ombra

quando cammina sull'acqua e non affonda

è solo un uomo quello di cui canto

di quando sbaglia e non si perdona

il furore e il disincanto di quell'universo

a forma di persona

 

Parlo di quando spara a suo fratello

e s'inginocchia a un portafoglio

quando osserva l'infinito

attraverso il suo ombelico

di quando sventola una bandiera

o ci si nasconde dietro per paura

una menzogna è più cattiva

nascosta dentro una preghiera

 

È solo un uomo quello di cui parlo

di una doccia dopo un tradimento

del sorriso che ritorna dopo che ha pianto

è solo un uomo quello di cui scrivo

la notte prima di un lungo viaggio

quando non sa se poi partire sia solo partire

o magari scappare

 

È solo un uomo quello che mi commuove

che vorrei uccidere e salvare, amare e abbandonare

è solo un uomo ma lo voglio raccontare

perché la gioia come il dolore si deve conservare

si deve trasformare

 

youtu.be/sHqd5Q7pYo0

 

È una parola antica, che va sbiadendo.

Moltissimo volli.

Moltissimo pregai.

Io lo amai moltissimo.

 

Mi faccio strada camminando

con attenzione, per via delle ginocchia malandate

di cui mi frega assai meno

di quanto possiate immaginare

visto che esistono altre cose un pelino più importanti

(aspetta e vedrai).

 

Ho in mano un mezzo caffè

in una tazza di carta con

– me ne rammarico moltissimo –

un coperchio di plastica,

cerco di ricordare cos’erano quelle parole un tempo.

 

Moltissimo.

Com’era usata?

Moltissimo amati.

Moltissimo amati, siamo riuniti.

Moltissimo amati, siamo oggi qui riuniti

in questo album di foto dimenticate

che ho ritrovato di recente.

 

Sbiadite ormai,

color seppia, in bianco e nero, stampate a colori,

ognuno di noi così tanto più giovane.

Le Polaroid.

Cos’è una Polaroid? Chiede il neonato.

Neonato da un decennio.

 

Come spiegarlo?

Tu scatti e la foto esce dalla parte rialzata.

Alzata sopra cosa?

Con quello sguardo perplesso che vedo di continuo.

Così difficile da descrivere

i dettagli più minuti di come

– tutti questi moltissimo amati qui riuniti –

di come vivevamo un tempo.

Si incartava l’immondizia con la carta

del quotidiano legata con un filo.

Cos’è un quotidiano?

Voi capite cosa intendo.

 

Il filo però, di filo ne abbiamo ancora.

Lega le cose insieme.

Un filo di perle.

Ecco cosa ti dicono.

Come tenere traccia dei giorni?

 

Ognuno splendido, ognuno separato,

ognuno unico e finito.

Li ho tenuti sulla carta in un cassetto,

quei giorni, adesso svaniti.

Le perle possono essere usate per contare.

Come nei rosari.

Ma non mi piace avere pietre intorno al collo.

 

Lungo questa strada ci sono molti fiori,

sbiaditi adesso ché è agosto,

polverosi e diretti verso l’autunno.

Presto i crisantemi fioriranno,

i fiori dei morti, in Francia.

Non pensare che questo sia morboso.

Sono le cose come stanno.

 

Così difficile descrivere i dettagli più minuti dei fiori.

Ecco gli stami, niente a che fare con gli umani.

Ecco i pistilli, niente a che fare con le pistole.

Sono i dettagli più minuti a ostacolare i traduttori

e anche me, quando provo a descrivere.

Capite cosa intendo dire.

Tu puoi deviare. Tu puoi perderti.

Lo stesso accade alle parole.

 

Moltissimo amate, riunite qui insieme

in questo cassetto chiuso,

ormai sbiadite, mi mancate.

Mi manca chi è mancato, chi è partito troppo presto.

Mi mancano anche quelli che sono ancora qui.

Mi mancate tutti moltissimo.

Moltissimo rimpianto ho di voi.

 

Rimpianto: ecco un’altra parola

che non senti più tanto spesso.

Io rimpiango moltissimo.

 

Margaret Atwood

 

Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga

fertile in avventure e in esperienze.

[...]

 

Devi augurarti che la strada sia lunga,

che i mattini d'estate siano tanti

quando nei porti – finalmente e con che gioia -

toccherai terra tu per la prima volta:

negli empori fenici indugia e acquista

madreperle coralli ebano e ambre,

tutta merce fina, e anche profumi

penetranti d'ogni sorta, piu' profumi

inebrianti che puoi,

va in molte citta' egizie

impara una quantita' di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –

Raggiungerla sia il tuo pensiero costante.

Soprattutto, pero', non affrettare il viaggio....[...]

 

(K. Kavafis)

   

 

Lagna, piccola frazione del comune di San Maurizio d'Opaglio.

 

No matter how much time passes, no matter what takes place temporarily, there are things that will never be assigned to oblivion, memories that no one can steal.

(Haruki Murakami)

Quante polente su quella stufa, immagino....

Quante storie, litigi, eventi importanti, generazioni può aver illuminato con la sua fiamma calda e accogliente, questo focolare?? Ormai cadente svaniscono i ricordi con se.

"...Addio ragazza, amore mio,

ricorda sempre di sorridere,

io prendo un treno che mi paga Dio:

'scusa se non ti aspetterò

si prende il treno che si può...'

Le stagioni nel sole finiscono, lo sai,

proprio quanto ti accorgi di amarle più che mai,

ma tu vivile sempre, e vivile per me,

le stagioni nel sole continuano con te..."

 

♫♪ ♩❤️💜♫♪♬

  

"...La stagione dell'amore

E' già finita sai

Sciolgo le tue dita

E la tua mano impaurita

Mi domanda: che farai?"

  

"...Farewell

non pensarci e perdonami

se ti ho portato via un poco d'estate

con qualcosa di fragile

come le storie passate

forse un tempo poteva commuoverti

ma ora è inutile credo perché

ogni volta che piangi e che ridi

non piangi e non ridi con me..."

Quanta memoria serve per ricordare bene e quanta invece per poter dimenticare...

(All’improvviso - Cappello a cilindro)

 

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