View allAll Photos Tagged Modica
"Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze…" (Gesualdo Bufalino, Argo il cieco ovvero i sogni della memoria)
Modica (Muòrica in siciliano) è un comune italiano di 55.261 abitanti della provincia di Ragusa in Sicilia.
Per numero di abitanti è il tredicesimo comune della Sicilia. Modica è una delle città dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.
Mòdica, il cui nome originerebbe dal fenicio Mùtika (albergo, dimora: chiara l'analogia con la fenicia Utica, patria di Catone Uticense) o dal siculo Mùrika (roccia nuda, non coltivabile), chiamata in seguito Motuka dai greci, è situata 15 km a sud del capoluogo di provincia, ed il suo territorio urbano si sviluppa su un esteso altopiano solcato da profondi canyon (detti localmente "cave"). La città sorge sulla confluenza di due fiumi a carattere torrentizio che dividono l'altopiano in quattro colline: Pizzo a nord, Idria ad ovest, Giganta ad est e Monserrato a sud. I due fiumi, Pozzo dei Pruni e Janni Mauro (ormai asciutti e coperti nel tratto urbano), si uniscono a formare il Modicano, il cui alveo è stato coperto nei primi del Novecento divenendo l'odierno Corso Umberto I, asse principale della città. Il Modicano aveva dignità di fiume perenne, fino ai primi decenni del Novecento, in quanto alimentato da sorgenti permanenti, fra cui la più cospicua quella della Fontana Grande, la quale con le sue acque permetteva che fra il Cinquecento e l'Ottocento, lungo le rive del fiume Mothukanus, come lo chiamò il geografo greco Tolomeo nel II secolo d.C., sorgessero nel tratto modicano del fiume ben 23 mulini ad acqua! Poi vennero i mulini industriali, e l'acqua delle sorgenti fu incanalata nella rete idrica cittadina. Dal Settecento alla fine dell'Ottocento, la presenza lungo gli argini dei torrenti di 17 ponti, che consentivano il transito di uomini, animali e carri da un lato all'altro, fecero si che in una delle prime edizioni della Enciclopedia Treccani, Modica fosse definita la città più caratteristica d'Italia dopo Venezia, riportando l'impressione che la città aveva suscitato all'abate Paolo Balsamo da Palermo, nel 1808. Il nucleo urbanistico più antico è situato sulla collina (il cui promontorio è sormontato dai resti del Castello medievale) che separa i due torrenti, e sui versanti da essi creati. Il Comune di Modica gode di un vastissimo territorio comunale sviluppato in senso longitudinale, che partendo dalle pendici dei Monti Iblei, con un'altezza sul livello del mare compresa fra i 500 ed i 550 metri, nei pressi dei comuni montani di Giarratana, Monterosso Almo e Palazzolo Acreide, degrada lentamente fino alla costa che si affaccia sul Canale di Sicilia, con le sue due frazioni marinare di Maganuco e Marina di Modica. Il punto più alto del centro urbano, con i suoi 449 metri s.l.m., corrisponde al campanile della Chiesa di San Giovanni Ev. a Modica Alta, mentre la sede comunale, a Modica Bassa, si trova a 296 m. di altezza s.l.m.
Il territorio comunale si divide in due zone climatiche, la meridionale o costiera, la settentrionale o montuoso-collinare. Il clima a Modica è mite anche d'inverno, le temperature medie non scendono sotto i 10 gradi, la neve rappresenta un evento rarissimo, registrato per quanto riguarda l'ultimo secolo nel 1905, 1909, 1929, 1956, 1979, 1999 e 2005, mentre frequente è nella zona montuosa la formazione di brina e di gelo. Rara la formazione di banchi di nebbia notturni nell'altopiano. La temperatura media annua è di circa 17 gradi, con una media a gennaio di 9 gradi, e una media a luglio di 26 gradi. L'estate è calda ma asciutta e ventilata, soprattutto nelle parti più alte della città (oltre i 440 m). Il vento predominante è il Maestrale, mentre in estate prevale il Ponente.
Modica, come altri centri storici del Val di Noto, deve la sua particolare configurazione urbana alla non comune conformazione del territorio combinata ai vari fenomeni di antropizzazione. Molte abitazioni della parte vecchia della città, addossate le une sulle altre, sono spesso l'estensione delle antiche grotte, abitate fin dall'epoca preistorica. Sono state censite circa 700 grotte che una volta erano abitate, o comunque adibite a qualche uso, fra quelle visibili e quelle "inglobate" in nuove costruzioni. Di notevole rilevanza storica è l'ottimo stato di conservazione, in pieno centro storico, della necropoli del Quartiriccio, al quartiere Vignazza, con alcune decine di tombe a forno scavate nella roccia, risalenti al 2200 a.C. Il tessuto urbano, adagiato sui fianchi delle due vallate e sui pianori delle colline sovrastanti, è un intrigo di casette, viuzze e lunghe scale, che non possono non ricordare l'impianto medievale del centro storico, tutto avviluppato intorno allo sperone della collina del Pizzo, sul quale poggiava inaccessibile il Castello. Modica è un'inaspettata meraviglia... È un effetto bizzarro, unico, qualcosa di addirittura irreale come visto nel prisma deformante del sogno, come un immenso fantasmagorico edificio di fiaba, il quale, anziché di piani, fosse fatto di strati di case. Da questo accastellarsi, svettano campanili e campanili: con queste parole il poeta e scrittore veronese Lionello Fiumi descriveva il suo stupore nel raccontare sulle pagine di un quotidiano il suo viaggio a Modica negli anni sessanta del Novecento. Le chiese solitamente non si affacciano su piazze, ma su imponenti e scenografiche scalinate modellate sui declivi delle colline. Lo stile prevalente dei monumenti è quello comunemente identificato come tardo-barocco, ma più specificatamente, per quel che riguarda Modica, dobbiamo parlare del Barocco siciliano della Sicilia sud orientale, quello successivo al catastrofico Terremoto del Val di Noto del 1693. L'aspetto molto caratteristico del centro storico è purtroppo stato turbato da alcuni scempi edilizi succedutisi dagli anni sessanta agli anni ottanta ad opera di alcuni imprenditori edilizi poco coscienziosi, con il permesso di una classe politica non sempre all'altezza del proprio ruolo.
Altro elemento caratterizzante il territorio, in particolare la campagna, è la fitta rete di "muri a secco" che delimita gli appezzamenti di terreno, trapunti di maestosi alberi di carrubo, molto frequenti in tutto il territorio provinciale (maggior produttore italiano del suo frutto). La ragione della fitta maglia di muri a secco va ricercata nella precoce formazione di una classe di piccoli proprietari terrieri, che dalla prima metà del ‘500 frazionarono un immenso feudo, la Contea di Modica, corrispondente grosso modo al territorio dell'odierna Provincia di Ragusa, delimitando le nuove proprietà con tali recinti.
Come retaggio ed eredità di una bizzarria storica, che ha privato Modica della sua secolare centralità politica, amministrativa e culturale, la città conserva una sua autonomia comprensoriale. Per esempio, quando nel 1955 fu istituita la Diocesi di Ragusa, la città di Modica, insieme alle limitrofe Scicli, Pozzallo e Ispica, rimase a far parte della Diocesi di Noto, a cui appartiene dal 1844. Inoltre la città ha mantenuto il suo storico Tribunale, che risale al 1361. Le Istituzioni e le strutture scolastiche, sanitarie e giudiziarie, pertanto, continuano ad essere un punto di riferimento per le popolazioni della parte orientale dell'attuale provincia iblea, oltreché dell'intero distretto geografico sud orientale dell'Isola.
La città di Modica, che i Greci chiamarono Motuka, e i Romani Mothyca, Mutyce e infine Mutica, fu abitata dai Siculi. Secondo quanto affermano Ellanico e Filisto, i Siculi l'avevano fondata 80 anni prima della guerra di Troia, nel 1360 a.C., dandole il nome di Mùrika (ancor oggi nella parlata locale i residenti si dicono “Muricàni”). Riguardo l'origine del nome, un'altra interpretazione filologica propone che il greco Mothuka provenisse dall'indoeuropeo Moth (= monte, collina) + Uc (= molte), dunque Mothuc, la città dalle molte colline, le quattro colline su cui avevano case, rifugi e sepolture gli antichi modicani[6]. Durante il periodo della dominazione araba, e fino al XIV-XV secolo, la città veniva citata nei documenti ufficiali col nome di Mohac o Mudiqah. Poi, prendendo lentamente il sopravvento, come lingua ufficiale del Regno di Sicilia, parallela al latino, la parlata italiana, la denominazione del periodo arabo-normanno andò a scomparire.
.… ---- ….
.… ---- ....
-----------------------------------------------------
--------------------------------------------------------------------------
Mezzojuso was built by the Albanians, Arbëreshëc, mostly military people established near an uninhabited house, during the migration of Albanians in Italy; on1501 they came from Albania and they had brought with them their language, customs and the Orthodox rite. From 2 to 4 August 1862 Mezzojuso welcomes Garibaldi: this is to reconnect this long and short at the same time my report, to some passages of this feast: the characteristic carnival of Mezzojuso. The "Master of Field" is the name of this carnival representation and it take the name from the principal character: this is a love story, albeit in key easygoing, which contains the re-enactment of the assault the Count of Modica made to the Castle to capture the White Queen of Navarra. The representation begins with the arrival of the royal procession, made up of the King, the Queen, by the dignitaries of the Court, from the Dame, the Secretary, by guards and by the Moors, and the "Master of Home" soul procession . Performed a dance in the square, the group go up on a stage (which is the castle); after inside the "castle" begins a dance party; therefore appear masks tied to tradition, u Rimitu, the Wizards, the gardener; comes the Master of Field, wearing a red wax mask with a hooked nose and prominent lower lip, a white shirt full of colored ribbons, pants and red coat, he squirms and shake, with his left arm to the side and in the right arm he brings a short wooden sword. Appear numerous characters, the Drummer, the Ambassador, Garibaldi and his Boys, the Captain of Artillery, the Baron and Baroness on two donkeys, followed by their men on horses and mules loaded with firewood, trunks, various paraphernalia for manufacturing cheese, so the gardener, with laurel wreaths, then the Cavalry, formed by a dozen knights who throw sweets over the spectators.The "Foforio" kidnap the wealthy and releases them after paying a small ransom (in return will be able to eat and drink at will). There are Magicians who go in search of "Treasure" and they finally found it: a bedpan full of macaroni and sausage, shouting "forio forio maccarrunario" eat them with their hands. The war rages, with Garibaldi and his Boys clashes against the Saracens (with imaginative alienation of historical periods); The Master of Field goes up on the scale that leads to the castle, meets with the King that hurts him on the head, and he falls backward (from a good height ...) to be taken from the boys that in the meantime they were prepared under the stairs; But the Master of Field is not dead and he healed his wounds, he with army of Garibaldi climb stealthily for "fake scale" and, taking advantage of the moment of confusion, they surrounding the Court and bind the King: the Field of Master removes the mask, finally embracing the Queen, managing to crown their secret dream of love, and so ends the great feast of Mezzojuso, with the procession that will march in the streets the country and ... the king in chains....
-----------------------------------------
Mezzojuso fu costruito dagli albanesi, gli arbëreshë, principalmente militari stabilitisi nelle vicinanze di un casale disabitato, durante la migrazione degli albanesi in Italia; essi provenivano dall'Albania e avevano portato con se lingua, usi e il rito ortodosso, nel 1501 stabilizzarono la loro posizione nella zona. Dal 2 al 4 agosto 1862 Mezzojuso accoglie Garibaldi: questo per ricollegare questo breve incipt su alcuni passaggi di questo report, lungo e breve al tempo stesso, sul caratteristico carnevale di Mezzojuso, unico nel suo genere. Il "Mastro di Campo", questo il nome della rappresentazione carnascialesca, è il personaggio dal quale prende il nome questa storia d'amore, seppur in chiave scanzonata, che racchiude in sè la rievocazione dell'assalto che il Conte di Modica fece al Castello per conquistare la regina Bianca di Navarra. La rappresentazione inizia con l'arrivo del corteo reale, composto dal Re, dalla Regina, dai Dignitari di Corte, dalle Dame, dal Segretario, dall’Artificiere, da alcune guardie e dai Mori, mentre Il "Mastru ri Casa" anima il corteo. Eseguita una danza nella piazza, il gruppo sale su un palco che ne rappresenta il castello, e subito dopo sul "castello" ha inizio una festa danzante; appaiono quindi le maschere legate alla tradizione, u Rimitu, i Maghi, le Giardiniere; arriva il Mastro di Campo a cavallo, che indossa una maschera di cera rossa con il naso adunco ed il labbro inferiore prominente, una camicia bianca piena di nastri colorati, pantaloni e mantello rosso: egli si dimena, si agita, con la testa ben alta, il braccio sinistro al fianco e nel destro una piccola spada di legno. Compaiono numerosi personaggi, il Tammurinaru, l’Ambasciatore, Garibaldi con i Garibaldini, il Capitano d’Artiglieria, il Barone e la Baronessa su due asini, seguiti dai loro uomini sopra cavalli e muli carichi di legna, bauli, armamentari vari per la produzione del formaggio, quindi le Giardiniere, con le corone di alloro, infine la Cavalleria, formata da una decina di cavalieri che lanciano sopra gli spettatori confetti a più non posso, mentre nella piazza l'artiglieria spara "colpi di cannone". Il Foforio sequestra i più abbienti e li rilascia dietro il pagamento di un piccolo riscatto (in cambio potranno mangiare e bere a volontà). Ci sono i Maghi che vanno in cerca della "truvatura", scavano ed ecco finalmente la trovano: un cantaru pieno di maccheroni e salsiccia che, al grido di “forio forio maccarrunario”, mangiano con le mani. La guerra impazza, Garibaldi coi Garibaldini si scontra contro i Saraceni (con fantasiosa alienazione dei periodi storici); il Mastro di Campo sale sulla scala che conduce al castello, si scontra con il Re e rimane ferito in fronte, ed ecco che braccia allargate cade all'indietro (da una buona altezza...) per essere preso dai figuranti che nel frattempo si erano preparati sotto la scala; però Il Mastro di Campo non è morto e, guarito dalle ferite, si riporta in piazza con il suo esercito di Garibaldini, quindi salgono furtivamente per la "scala fausa"(un'ingrsso posteriore e nascosto)e, approfittando dell’attimo di confusione, circondano la Corte e incatenano il Re: il Mastro di Campo, tolta la maschera, finalmente abbraccia la Regina, riuscendo a coronare il loro segreto sogno d'amore, e termina così la grande festa di Mezzojuso, col corteo che sfilerà per le strade del paese ed...il re in catene.
Modica is a city and comune in the Province of Ragusa, Sicily, southern Italy. The city is situated in the Hyblaean Mountains and, along with Val di Noto, is part of UNESCO Heritage Sites in Italy.According to Thucydides, the city was founded in 1360 BC or 1031 BC and was inhabited by the Sicels in the 7th century BC. It was probably a dependency of Syracuse. Modica was occupied by the Romans after the battle of the Egadi islands against the Carthaginians in the Punic Wars 241 BC, together with Syracuse and all of Sicily. Modica became one of the thirty-five decuman ("spontaneously submitted") cities of the island and was oppressed by the praetor Verres.[1] It became an independent municipium, and apparently a place of some consequence. The city is also mentioned among the inland towns of the island both by Pliny and Ptolemy; and though its name is not found in the Itineraries, it is again mentioned by the Geographer of Ravenna. Silius Italicus also includes it in his list of Sicilian cities, and immediately associates it with Netum (now Noto Antico), with which it was clearly in the same neighborhood. The southeast of Sicily and Modica (according to the German historian L. Hertling) was rapidly Christianized, as the diocese of Syracuse boasts an apostolic foundation by St. Paul in 61 AD.[4] In 535, the Byzantine general Belisarius expelled the Ostrogoths and established for Justinian I the government of the East-Roman Empire (also improperly known as the Byzantine Empire) and the already Greek-speaking population fixed their culture until the Latinization of the Normans in the 11th century. In 845, Modica was captured by the Arabs who referred to the city as Mudiqah. In 1091 the conquest of Modica and the entire Val di Noto ended the long lasting war of the Normans, led by Roger of Hauteville, against the Arabs.In 1296, Modica became the capital of an important county, which under the Chiaramonte family became a flourishing semi-independent state controlling the whole southern third of the island, with the right of a mint of its own and other privileges (see County of Modica). The most striking event of the modern era was the earthquake of 1693, which destroyed the entire Val di Noto, although to a slightly lesser extent in Modica.Annexed to Italy in 1860, Modica remained district capital until 1926, when it was included in the province of Ragusa.
« Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze… »
(Gesualdo Bufalino, Argo il cieco ovvero i sogni della memoria)
Modica è un comune italiano di 55.341 abitanti[3] della provincia di Ragusa in Sicilia.Per numero di abitanti è il tredicesimo comune della Sicilia. Modica è una delle città dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.Mòdica, il cui nome originerebbe dal fenicio Mùtika (albergo, dimora: chiara l'analogia con la fenicia Utica, città dove si diede la morte Catone Uticense)[4] o dal siculo Mùrika (roccia nuda, non coltivabile), chiamata in seguito Μότουκα dai greci, è situata 15 km a sud del capoluogo di provincia, ed il suo territorio urbano si sviluppa su un esteso altopiano solcato da profondi canyon (detti localmente "cave"). La città sorge sulla confluenza di due fiumi a carattere torrentizio che dividono l'altopiano in quattro colline: Pizzo a nord, Idria ad ovest, Giganta ad est e Monserrato a sud. I due fiumi, Pozzo dei Pruni e Janni Mauro (ormai asciutti e coperti nel tratto urbano), si uniscono a formare il Modicano, il cui alveo è stato coperto nei primi del Novecento divenendo l'odierno Corso Umberto I, asse principale della città. Il Modicano aveva dignità di fiume perenne, fino ai primi decenni del Novecento, in quanto alimentato da sorgenti permanenti, fra cui la più cospicua quella della Fontana Grande, la quale con le sue acque permetteva che fra il Cinquecento e l'Ottocento, lungo le rive del Μότουκανυς ποταμός, come lo chiamò il geografo greco Tolomeo nel II secolo d.C., sorgessero nel tratto modicano del fiume ben 23 mulini ad acqua! Poi vennero i mulini industriali, e l'acqua delle sorgenti fu incanalata nella rete idrica cittadina. Dal Settecento alla fine dell'Ottocento, la presenza lungo gli argini dei torrenti di 17 ponti, che consentivano il transito di uomini, animali e carri da un lato all'altro, fecero si che in una delle prime edizioni della Enciclopedia Treccani, Modica fosse definita la città più caratteristica d'Italia dopo Venezia, riportando l'impressione che la città aveva suscitato all'abate Paolo Balsamo da Palermo, nel 1808. Il nucleo urbanistico più antico è situato sulla collina (il cui promontorio è sormontato dai resti del Castello medievale) che separa i due torrenti, e sui versanti da essi creati. Il Comune di Modica gode di un vastissimo territorio comunale sviluppato in senso longitudinale, che partendo dalle pendici dei Monti Iblei, con un'altezza sul livello del mare compresa fra i 500 ed i 550 metri, nei pressi dei comuni montani di Giarratana, Monterosso Almo e Palazzolo Acreide, degrada lentamente fino alla costa che si affaccia sul Canale di Sicilia, con le sue due frazioni marinare di Maganuco e Marina di Modica. Il punto più alto del centro urbano, con i suoi 449 metri s.l.m., corrisponde al campanile della chiesa di San Giovanni Evangelista a Modica Alta, mentre la sede comunale, a Modica Bassa, si trova a 296 m. di altezza s.l.m.
Font : Wikipedia
Modica is a city and comune in the Province of Ragusa, Sicily, southern Italy. The city is situated in the Hyblaean Mountains and, along with Val di Noto, is part of UNESCO Heritage Sites in Italy.According to Thucydides, the city was founded in 1360 BC or 1031 BC and was inhabited by the Sicels in the 7th century BC. It was probably a dependency of Syracuse. Modica was occupied by the Romans after the battle of the Egadi islands against the Carthaginians in the Punic Wars 241 BC, together with Syracuse and all of Sicily. Modica became one of the thirty-five decuman ("spontaneously submitted") cities of the island and was oppressed by the praetor Verres.[1] It became an independent municipium, and apparently a place of some consequence. The city is also mentioned among the inland towns of the island both by Pliny and Ptolemy; and though its name is not found in the Itineraries, it is again mentioned by the Geographer of Ravenna. Silius Italicus also includes it in his list of Sicilian cities, and immediately associates it with Netum (now Noto Antico), with which it was clearly in the same neighborhood. The southeast of Sicily and Modica (according to the German historian L. Hertling) was rapidly Christianized, as the diocese of Syracuse boasts an apostolic foundation by St. Paul in 61 AD.[4] In 535, the Byzantine general Belisarius expelled the Ostrogoths and established for Justinian I the government of the East-Roman Empire (also improperly known as the Byzantine Empire) and the already Greek-speaking population fixed their culture until the Latinization of the Normans in the 11th century. In 845, Modica was captured by the Arabs who referred to the city as Mudiqah. In 1091 the conquest of Modica and the entire Val di Noto ended the long lasting war of the Normans, led by Roger of Hauteville, against the Arabs.In 1296, Modica became the capital of an important county, which under the Chiaramonte family became a flourishing semi-independent state controlling the whole southern third of the island, with the right of a mint of its own and other privileges (see County of Modica). The most striking event of the modern era was the earthquake of 1693, which destroyed the entire Val di Noto, although to a slightly lesser extent in Modica.Annexed to Italy in 1860, Modica remained district capital until 1926, when it was included in the province of Ragusa.
« Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze… »
(Gesualdo Bufalino, Argo il cieco ovvero i sogni della memoria)
Modica è un comune italiano di 55.341 abitanti[3] della provincia di Ragusa in Sicilia.Per numero di abitanti è il tredicesimo comune della Sicilia. Modica è una delle città dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.Mòdica, il cui nome originerebbe dal fenicio Mùtika (albergo, dimora: chiara l'analogia con la fenicia Utica, città dove si diede la morte Catone Uticense)[4] o dal siculo Mùrika (roccia nuda, non coltivabile), chiamata in seguito Μότουκα dai greci, è situata 15 km a sud del capoluogo di provincia, ed il suo territorio urbano si sviluppa su un esteso altopiano solcato da profondi canyon (detti localmente "cave"). La città sorge sulla confluenza di due fiumi a carattere torrentizio che dividono l'altopiano in quattro colline: Pizzo a nord, Idria ad ovest, Giganta ad est e Monserrato a sud. I due fiumi, Pozzo dei Pruni e Janni Mauro (ormai asciutti e coperti nel tratto urbano), si uniscono a formare il Modicano, il cui alveo è stato coperto nei primi del Novecento divenendo l'odierno Corso Umberto I, asse principale della città. Il Modicano aveva dignità di fiume perenne, fino ai primi decenni del Novecento, in quanto alimentato da sorgenti permanenti, fra cui la più cospicua quella della Fontana Grande, la quale con le sue acque permetteva che fra il Cinquecento e l'Ottocento, lungo le rive del Μότουκανυς ποταμός, come lo chiamò il geografo greco Tolomeo nel II secolo d.C., sorgessero nel tratto modicano del fiume ben 23 mulini ad acqua! Poi vennero i mulini industriali, e l'acqua delle sorgenti fu incanalata nella rete idrica cittadina. Dal Settecento alla fine dell'Ottocento, la presenza lungo gli argini dei torrenti di 17 ponti, che consentivano il transito di uomini, animali e carri da un lato all'altro, fecero si che in una delle prime edizioni della Enciclopedia Treccani, Modica fosse definita la città più caratteristica d'Italia dopo Venezia, riportando l'impressione che la città aveva suscitato all'abate Paolo Balsamo da Palermo, nel 1808. Il nucleo urbanistico più antico è situato sulla collina (il cui promontorio è sormontato dai resti del Castello medievale) che separa i due torrenti, e sui versanti da essi creati. Il Comune di Modica gode di un vastissimo territorio comunale sviluppato in senso longitudinale, che partendo dalle pendici dei Monti Iblei, con un'altezza sul livello del mare compresa fra i 500 ed i 550 metri, nei pressi dei comuni montani di Giarratana, Monterosso Almo e Palazzolo Acreide, degrada lentamente fino alla costa che si affaccia sul Canale di Sicilia, con le sue due frazioni marinare di Maganuco e Marina di Modica. Il punto più alto del centro urbano, con i suoi 449 metri s.l.m., corrisponde al campanile della chiesa di San Giovanni Evangelista a Modica Alta, mentre la sede comunale, a Modica Bassa, si trova a 296 m. di altezza s.l.m.
Font : Wikipedia
Modica is a city and comune in the Province of Ragusa, Sicily, southern Italy. The city is situated in the Hyblaean Mountains and, along with Val di Noto, is part of UNESCO Heritage Sites in Italy.According to Thucydides, the city was founded in 1360 BC or 1031 BC and was inhabited by the Sicels in the 7th century BC. It was probably a dependency of Syracuse. Modica was occupied by the Romans after the battle of the Egadi islands against the Carthaginians in the Punic Wars 241 BC, together with Syracuse and all of Sicily. Modica became one of the thirty-five decuman ("spontaneously submitted") cities of the island and was oppressed by the praetor Verres.[1] It became an independent municipium, and apparently a place of some consequence. The city is also mentioned among the inland towns of the island both by Pliny and Ptolemy; and though its name is not found in the Itineraries, it is again mentioned by the Geographer of Ravenna. Silius Italicus also includes it in his list of Sicilian cities, and immediately associates it with Netum (now Noto Antico), with which it was clearly in the same neighborhood. The southeast of Sicily and Modica (according to the German historian L. Hertling) was rapidly Christianized, as the diocese of Syracuse boasts an apostolic foundation by St. Paul in 61 AD.[4] In 535, the Byzantine general Belisarius expelled the Ostrogoths and established for Justinian I the government of the East-Roman Empire (also improperly known as the Byzantine Empire) and the already Greek-speaking population fixed their culture until the Latinization of the Normans in the 11th century. In 845, Modica was captured by the Arabs who referred to the city as Mudiqah. In 1091 the conquest of Modica and the entire Val di Noto ended the long lasting war of the Normans, led by Roger of Hauteville, against the Arabs.In 1296, Modica became the capital of an important county, which under the Chiaramonte family became a flourishing semi-independent state controlling the whole southern third of the island, with the right of a mint of its own and other privileges (see County of Modica). The most striking event of the modern era was the earthquake of 1693, which destroyed the entire Val di Noto, although to a slightly lesser extent in Modica.Annexed to Italy in 1860, Modica remained district capital until 1926, when it was included in the province of Ragusa.
« Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze… »
(Gesualdo Bufalino, Argo il cieco ovvero i sogni della memoria)
Modica è un comune italiano di 55.341 abitanti[3] della provincia di Ragusa in Sicilia.Per numero di abitanti è il tredicesimo comune della Sicilia. Modica è una delle città dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.Mòdica, il cui nome originerebbe dal fenicio Mùtika (albergo, dimora: chiara l'analogia con la fenicia Utica, città dove si diede la morte Catone Uticense)[4] o dal siculo Mùrika (roccia nuda, non coltivabile), chiamata in seguito Μότουκα dai greci, è situata 15 km a sud del capoluogo di provincia, ed il suo territorio urbano si sviluppa su un esteso altopiano solcato da profondi canyon (detti localmente "cave"). La città sorge sulla confluenza di due fiumi a carattere torrentizio che dividono l'altopiano in quattro colline: Pizzo a nord, Idria ad ovest, Giganta ad est e Monserrato a sud. I due fiumi, Pozzo dei Pruni e Janni Mauro (ormai asciutti e coperti nel tratto urbano), si uniscono a formare il Modicano, il cui alveo è stato coperto nei primi del Novecento divenendo l'odierno Corso Umberto I, asse principale della città. Il Modicano aveva dignità di fiume perenne, fino ai primi decenni del Novecento, in quanto alimentato da sorgenti permanenti, fra cui la più cospicua quella della Fontana Grande, la quale con le sue acque permetteva che fra il Cinquecento e l'Ottocento, lungo le rive del Μότουκανυς ποταμός, come lo chiamò il geografo greco Tolomeo nel II secolo d.C., sorgessero nel tratto modicano del fiume ben 23 mulini ad acqua! Poi vennero i mulini industriali, e l'acqua delle sorgenti fu incanalata nella rete idrica cittadina. Dal Settecento alla fine dell'Ottocento, la presenza lungo gli argini dei torrenti di 17 ponti, che consentivano il transito di uomini, animali e carri da un lato all'altro, fecero si che in una delle prime edizioni della Enciclopedia Treccani, Modica fosse definita la città più caratteristica d'Italia dopo Venezia, riportando l'impressione che la città aveva suscitato all'abate Paolo Balsamo da Palermo, nel 1808. Il nucleo urbanistico più antico è situato sulla collina (il cui promontorio è sormontato dai resti del Castello medievale) che separa i due torrenti, e sui versanti da essi creati. Il Comune di Modica gode di un vastissimo territorio comunale sviluppato in senso longitudinale, che partendo dalle pendici dei Monti Iblei, con un'altezza sul livello del mare compresa fra i 500 ed i 550 metri, nei pressi dei comuni montani di Giarratana, Monterosso Almo e Palazzolo Acreide, degrada lentamente fino alla costa che si affaccia sul Canale di Sicilia, con le sue due frazioni marinare di Maganuco e Marina di Modica. Il punto più alto del centro urbano, con i suoi 449 metri s.l.m., corrisponde al campanile della chiesa di San Giovanni Evangelista a Modica Alta, mentre la sede comunale, a Modica Bassa, si trova a 296 m. di altezza s.l.m.
Font : Wikipedia
Modica is a city and comune in the Province of Ragusa, Sicily, southern Italy. The city is situated in the Hyblaean Mountains and, along with Val di Noto, is part of UNESCO Heritage Sites in Italy.According to Thucydides, the city was founded in 1360 BC or 1031 BC and was inhabited by the Sicels in the 7th century BC. It was probably a dependency of Syracuse. Modica was occupied by the Romans after the battle of the Egadi islands against the Carthaginians in the Punic Wars 241 BC, together with Syracuse and all of Sicily. Modica became one of the thirty-five decuman ("spontaneously submitted") cities of the island and was oppressed by the praetor Verres.[1] It became an independent municipium, and apparently a place of some consequence. The city is also mentioned among the inland towns of the island both by Pliny and Ptolemy; and though its name is not found in the Itineraries, it is again mentioned by the Geographer of Ravenna. Silius Italicus also includes it in his list of Sicilian cities, and immediately associates it with Netum (now Noto Antico), with which it was clearly in the same neighborhood. The southeast of Sicily and Modica (according to the German historian L. Hertling) was rapidly Christianized, as the diocese of Syracuse boasts an apostolic foundation by St. Paul in 61 AD.[4] In 535, the Byzantine general Belisarius expelled the Ostrogoths and established for Justinian I the government of the East-Roman Empire (also improperly known as the Byzantine Empire) and the already Greek-speaking population fixed their culture until the Latinization of the Normans in the 11th century. In 845, Modica was captured by the Arabs who referred to the city as Mudiqah. In 1091 the conquest of Modica and the entire Val di Noto ended the long lasting war of the Normans, led by Roger of Hauteville, against the Arabs.In 1296, Modica became the capital of an important county, which under the Chiaramonte family became a flourishing semi-independent state controlling the whole southern third of the island, with the right of a mint of its own and other privileges (see County of Modica). The most striking event of the modern era was the earthquake of 1693, which destroyed the entire Val di Noto, although to a slightly lesser extent in Modica.Annexed to Italy in 1860, Modica remained district capital until 1926, when it was included in the province of Ragusa.
« Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze… »
(Gesualdo Bufalino, Argo il cieco ovvero i sogni della memoria)
Modica è un comune italiano di 55.341 abitanti[3] della provincia di Ragusa in Sicilia.Per numero di abitanti è il tredicesimo comune della Sicilia. Modica è una delle città dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.Mòdica, il cui nome originerebbe dal fenicio Mùtika (albergo, dimora: chiara l'analogia con la fenicia Utica, città dove si diede la morte Catone Uticense)[4] o dal siculo Mùrika (roccia nuda, non coltivabile), chiamata in seguito Μότουκα dai greci, è situata 15 km a sud del capoluogo di provincia, ed il suo territorio urbano si sviluppa su un esteso altopiano solcato da profondi canyon (detti localmente "cave"). La città sorge sulla confluenza di due fiumi a carattere torrentizio che dividono l'altopiano in quattro colline: Pizzo a nord, Idria ad ovest, Giganta ad est e Monserrato a sud. I due fiumi, Pozzo dei Pruni e Janni Mauro (ormai asciutti e coperti nel tratto urbano), si uniscono a formare il Modicano, il cui alveo è stato coperto nei primi del Novecento divenendo l'odierno Corso Umberto I, asse principale della città. Il Modicano aveva dignità di fiume perenne, fino ai primi decenni del Novecento, in quanto alimentato da sorgenti permanenti, fra cui la più cospicua quella della Fontana Grande, la quale con le sue acque permetteva che fra il Cinquecento e l'Ottocento, lungo le rive del Μότουκανυς ποταμός, come lo chiamò il geografo greco Tolomeo nel II secolo d.C., sorgessero nel tratto modicano del fiume ben 23 mulini ad acqua! Poi vennero i mulini industriali, e l'acqua delle sorgenti fu incanalata nella rete idrica cittadina. Dal Settecento alla fine dell'Ottocento, la presenza lungo gli argini dei torrenti di 17 ponti, che consentivano il transito di uomini, animali e carri da un lato all'altro, fecero si che in una delle prime edizioni della Enciclopedia Treccani, Modica fosse definita la città più caratteristica d'Italia dopo Venezia, riportando l'impressione che la città aveva suscitato all'abate Paolo Balsamo da Palermo, nel 1808. Il nucleo urbanistico più antico è situato sulla collina (il cui promontorio è sormontato dai resti del Castello medievale) che separa i due torrenti, e sui versanti da essi creati. Il Comune di Modica gode di un vastissimo territorio comunale sviluppato in senso longitudinale, che partendo dalle pendici dei Monti Iblei, con un'altezza sul livello del mare compresa fra i 500 ed i 550 metri, nei pressi dei comuni montani di Giarratana, Monterosso Almo e Palazzolo Acreide, degrada lentamente fino alla costa che si affaccia sul Canale di Sicilia, con le sue due frazioni marinare di Maganuco e Marina di Modica. Il punto più alto del centro urbano, con i suoi 449 metri s.l.m., corrisponde al campanile della chiesa di San Giovanni Evangelista a Modica Alta, mentre la sede comunale, a Modica Bassa, si trova a 296 m. di altezza s.l.m.
Font : Wikipedia
Walking along Corso Umberto I in the city of Modica, Sicily, on a beautiful spring day in April 2014.
Modica is an old city, founded before 1030 BCE - making it older than Rome. Despite being ravaged by earthquakes in 1613 and 1693 and floods in 1833 and 1902, Modica has maintained some of the most beautiful architecture in Sicily, in the Sicilian Baroque style, making it a popular tourist attraction.
Modica is a city and comune in the Province of Ragusa, Sicily, southern Italy. The city is situated in the Hyblaean Mountains and, along with Val di Noto, is part of UNESCO Heritage Sites in Italy.According to Thucydides, the city was founded in 1360 BC or 1031 BC and was inhabited by the Sicels in the 7th century BC. It was probably a dependency of Syracuse. Modica was occupied by the Romans after the battle of the Egadi islands against the Carthaginians in the Punic Wars 241 BC, together with Syracuse and all of Sicily. Modica became one of the thirty-five decuman ("spontaneously submitted") cities of the island and was oppressed by the praetor Verres.[1] It became an independent municipium, and apparently a place of some consequence. The city is also mentioned among the inland towns of the island both by Pliny and Ptolemy; and though its name is not found in the Itineraries, it is again mentioned by the Geographer of Ravenna. Silius Italicus also includes it in his list of Sicilian cities, and immediately associates it with Netum (now Noto Antico), with which it was clearly in the same neighborhood. The southeast of Sicily and Modica (according to the German historian L. Hertling) was rapidly Christianized, as the diocese of Syracuse boasts an apostolic foundation by St. Paul in 61 AD.[4] In 535, the Byzantine general Belisarius expelled the Ostrogoths and established for Justinian I the government of the East-Roman Empire (also improperly known as the Byzantine Empire) and the already Greek-speaking population fixed their culture until the Latinization of the Normans in the 11th century. In 845, Modica was captured by the Arabs who referred to the city as Mudiqah. In 1091 the conquest of Modica and the entire Val di Noto ended the long lasting war of the Normans, led by Roger of Hauteville, against the Arabs.In 1296, Modica became the capital of an important county, which under the Chiaramonte family became a flourishing semi-independent state controlling the whole southern third of the island, with the right of a mint of its own and other privileges (see County of Modica). The most striking event of the modern era was the earthquake of 1693, which destroyed the entire Val di Noto, although to a slightly lesser extent in Modica.Annexed to Italy in 1860, Modica remained district capital until 1926, when it was included in the province of Ragusa.
« Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze… »
(Gesualdo Bufalino, Argo il cieco ovvero i sogni della memoria)
Modica è un comune italiano di 55.341 abitanti[3] della provincia di Ragusa in Sicilia.Per numero di abitanti è il tredicesimo comune della Sicilia. Modica è una delle città dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.Mòdica, il cui nome originerebbe dal fenicio Mùtika (albergo, dimora: chiara l'analogia con la fenicia Utica, città dove si diede la morte Catone Uticense)[4] o dal siculo Mùrika (roccia nuda, non coltivabile), chiamata in seguito Μότουκα dai greci, è situata 15 km a sud del capoluogo di provincia, ed il suo territorio urbano si sviluppa su un esteso altopiano solcato da profondi canyon (detti localmente "cave"). La città sorge sulla confluenza di due fiumi a carattere torrentizio che dividono l'altopiano in quattro colline: Pizzo a nord, Idria ad ovest, Giganta ad est e Monserrato a sud. I due fiumi, Pozzo dei Pruni e Janni Mauro (ormai asciutti e coperti nel tratto urbano), si uniscono a formare il Modicano, il cui alveo è stato coperto nei primi del Novecento divenendo l'odierno Corso Umberto I, asse principale della città. Il Modicano aveva dignità di fiume perenne, fino ai primi decenni del Novecento, in quanto alimentato da sorgenti permanenti, fra cui la più cospicua quella della Fontana Grande, la quale con le sue acque permetteva che fra il Cinquecento e l'Ottocento, lungo le rive del Μότουκανυς ποταμός, come lo chiamò il geografo greco Tolomeo nel II secolo d.C., sorgessero nel tratto modicano del fiume ben 23 mulini ad acqua! Poi vennero i mulini industriali, e l'acqua delle sorgenti fu incanalata nella rete idrica cittadina. Dal Settecento alla fine dell'Ottocento, la presenza lungo gli argini dei torrenti di 17 ponti, che consentivano il transito di uomini, animali e carri da un lato all'altro, fecero si che in una delle prime edizioni della Enciclopedia Treccani, Modica fosse definita la città più caratteristica d'Italia dopo Venezia, riportando l'impressione che la città aveva suscitato all'abate Paolo Balsamo da Palermo, nel 1808. Il nucleo urbanistico più antico è situato sulla collina (il cui promontorio è sormontato dai resti del Castello medievale) che separa i due torrenti, e sui versanti da essi creati. Il Comune di Modica gode di un vastissimo territorio comunale sviluppato in senso longitudinale, che partendo dalle pendici dei Monti Iblei, con un'altezza sul livello del mare compresa fra i 500 ed i 550 metri, nei pressi dei comuni montani di Giarratana, Monterosso Almo e Palazzolo Acreide, degrada lentamente fino alla costa che si affaccia sul Canale di Sicilia, con le sue due frazioni marinare di Maganuco e Marina di Modica. Il punto più alto del centro urbano, con i suoi 449 metri s.l.m., corrisponde al campanile della chiesa di San Giovanni Evangelista a Modica Alta, mentre la sede comunale, a Modica Bassa, si trova a 296 m. di altezza s.l.m.
Font : Wikipedia
Modica is a city and comune in the Province of Ragusa, Sicily, southern Italy. The city is situated in the Hyblaean Mountains and, along with Val di Noto, is part of UNESCO Heritage Sites in Italy.According to Thucydides, the city was founded in 1360 BC or 1031 BC and was inhabited by the Sicels in the 7th century BC. It was probably a dependency of Syracuse. Modica was occupied by the Romans after the battle of the Egadi islands against the Carthaginians in the Punic Wars 241 BC, together with Syracuse and all of Sicily. Modica became one of the thirty-five decuman ("spontaneously submitted") cities of the island and was oppressed by the praetor Verres.[1] It became an independent municipium, and apparently a place of some consequence. The city is also mentioned among the inland towns of the island both by Pliny and Ptolemy; and though its name is not found in the Itineraries, it is again mentioned by the Geographer of Ravenna. Silius Italicus also includes it in his list of Sicilian cities, and immediately associates it with Netum (now Noto Antico), with which it was clearly in the same neighborhood. The southeast of Sicily and Modica (according to the German historian L. Hertling) was rapidly Christianized, as the diocese of Syracuse boasts an apostolic foundation by St. Paul in 61 AD.[4] In 535, the Byzantine general Belisarius expelled the Ostrogoths and established for Justinian I the government of the East-Roman Empire (also improperly known as the Byzantine Empire) and the already Greek-speaking population fixed their culture until the Latinization of the Normans in the 11th century. In 845, Modica was captured by the Arabs who referred to the city as Mudiqah. In 1091 the conquest of Modica and the entire Val di Noto ended the long lasting war of the Normans, led by Roger of Hauteville, against the Arabs.In 1296, Modica became the capital of an important county, which under the Chiaramonte family became a flourishing semi-independent state controlling the whole southern third of the island, with the right of a mint of its own and other privileges (see County of Modica). The most striking event of the modern era was the earthquake of 1693, which destroyed the entire Val di Noto, although to a slightly lesser extent in Modica.Annexed to Italy in 1860, Modica remained district capital until 1926, when it was included in the province of Ragusa.
« Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze… »
(Gesualdo Bufalino, Argo il cieco ovvero i sogni della memoria)
Modica è un comune italiano di 55.341 abitanti[3] della provincia di Ragusa in Sicilia.Per numero di abitanti è il tredicesimo comune della Sicilia. Modica è una delle città dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.Mòdica, il cui nome originerebbe dal fenicio Mùtika (albergo, dimora: chiara l'analogia con la fenicia Utica, città dove si diede la morte Catone Uticense)[4] o dal siculo Mùrika (roccia nuda, non coltivabile), chiamata in seguito Μότουκα dai greci, è situata 15 km a sud del capoluogo di provincia, ed il suo territorio urbano si sviluppa su un esteso altopiano solcato da profondi canyon (detti localmente "cave"). La città sorge sulla confluenza di due fiumi a carattere torrentizio che dividono l'altopiano in quattro colline: Pizzo a nord, Idria ad ovest, Giganta ad est e Monserrato a sud. I due fiumi, Pozzo dei Pruni e Janni Mauro (ormai asciutti e coperti nel tratto urbano), si uniscono a formare il Modicano, il cui alveo è stato coperto nei primi del Novecento divenendo l'odierno Corso Umberto I, asse principale della città. Il Modicano aveva dignità di fiume perenne, fino ai primi decenni del Novecento, in quanto alimentato da sorgenti permanenti, fra cui la più cospicua quella della Fontana Grande, la quale con le sue acque permetteva che fra il Cinquecento e l'Ottocento, lungo le rive del Μότουκανυς ποταμός, come lo chiamò il geografo greco Tolomeo nel II secolo d.C., sorgessero nel tratto modicano del fiume ben 23 mulini ad acqua! Poi vennero i mulini industriali, e l'acqua delle sorgenti fu incanalata nella rete idrica cittadina. Dal Settecento alla fine dell'Ottocento, la presenza lungo gli argini dei torrenti di 17 ponti, che consentivano il transito di uomini, animali e carri da un lato all'altro, fecero si che in una delle prime edizioni della Enciclopedia Treccani, Modica fosse definita la città più caratteristica d'Italia dopo Venezia, riportando l'impressione che la città aveva suscitato all'abate Paolo Balsamo da Palermo, nel 1808. Il nucleo urbanistico più antico è situato sulla collina (il cui promontorio è sormontato dai resti del Castello medievale) che separa i due torrenti, e sui versanti da essi creati. Il Comune di Modica gode di un vastissimo territorio comunale sviluppato in senso longitudinale, che partendo dalle pendici dei Monti Iblei, con un'altezza sul livello del mare compresa fra i 500 ed i 550 metri, nei pressi dei comuni montani di Giarratana, Monterosso Almo e Palazzolo Acreide, degrada lentamente fino alla costa che si affaccia sul Canale di Sicilia, con le sue due frazioni marinare di Maganuco e Marina di Modica. Il punto più alto del centro urbano, con i suoi 449 metri s.l.m., corrisponde al campanile della chiesa di San Giovanni Evangelista a Modica Alta, mentre la sede comunale, a Modica Bassa, si trova a 296 m. di altezza s.l.m.
Font : Wikipedia