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Civita è una frazione del comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, nel Lazio, facente parte dei borghi più belli d’Italia,
Abitata da una decina di persone e situata in posizione isolata, è raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale in cemento armato costruito nel 1965[1]. Il ponte può essere percorso soltanto a piedi, ma recentemente il comune di Bagnoregio, venendo incontro alle esigenze di chi vive o lavora in questo luogo, ha emesso una circolare in cui dichiara che, in determinati orari, residenti e persone autorizzate possono attraversare il ponte a bordo di cicli e motocicli. La causa del suo isolamento è la progressiva erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato vita alle tipiche forme dei calanchi.
SETI, acronimo di Search for Extra-Terrestrial Intelligence (Ricerca di Intelligenza Extraterrestre), è un programma dedicato alla ricerca della vita intelligente extraterrestre, abbastanza evoluta da poter inviare segnali radio nel cosmo. Il programma si occupa anche di inviare segnali della nostra presenza ad eventuali altre civiltà in grado di captarli (SETI attivo).
Un viaggio interstellare per visitare un'altra civiltà in un mondo distante, almeno per adesso, è oltre le possibilità tecnologiche della civiltà umana. Siamo però in grado di utilizzare ricevitori molto sensibili per cercare nel cielo eventuali segnali radio di origine artificiale, generati da civiltà non umane.
Si tratta di un progetto scientifico e altamente tecnologico che vede i più importanti radiotelescopi del mondo impegnati ad "ascoltare" i segnali radio che vagano nello spazio interstellare.
Come molti di voi sanno, tutte le trasmissioni radio che normalmente captiamo, che siano segnali TV piuttosto che onde radio emesse dalla nostra emittente radiofonica preferita, dalla TV via satellite, alle telecomunicazioni, ormai viaggiano per il 90% attraverso segnali radio e rimbalzano sui satelliti predisposti a tale scopo. Quello che molti non sanno è che questi segnali vanno al di là del nostro pianeta. Il segnale radio, benché convogliato verso una direzione, si espande e questo implica che parte del segnale non solo colpisca il nostro pianeta, ma venga anche "spedito" nello spazio. Ora le onde radio si muovono ad una velocità relativamente lenta rispetto a quella della radiazione luminosa (la luce) ma non significa che abbiano meno potenzialità, saranno più lente, per raggiungere una certa destinazione impiegheranno maggiore tempo, ma in ogni caso sono un importantissimo mezzo di comunicazione.
Tutte le sonde finora spedite dalla NASA nello spazio, per le vari missioni solari, per lo studio di Marte o del Sistema Solare, hanno comunicato con il centro dati attraverso onde radio. Le stesse onde radio che sulla Terra produciamo per ore e ore. Rimane purtroppo il limite che, data la lentezza delle onde radio, un segnale ricevuto potrebbe essere stato trasmesso centinaia di migliaia di anni fa.
Da qui comunque nacque l'idea del progetto:
SE ESISTE DA QUALCHE PARTE UNA CIVILTA' EVOLUTA, DEVE ESSERCI PER FORZA UN SEGNO DI COMUNICAZIONE ALL'INTERNO DI QUESTA SOCIETA'. IL PROGETTO S.E.T.I. NON FA CHE CERCARE, "ASCOLTANDO" E "ANALIZZANDO" I SEGNALI RADIO PROVENIENTI DALLE PROFONDITA' DELLO SPAZIO, NELLA SPERANZA DI CAPTARE E RICONOSCERE UN SEGNALE ARTIFICIALE CREATO DA UNA CIVILTA' EVOLUTA, QUINDI NON GENERATO DA UNA STELLA O IL RISULTATO DI UN'INTERFERENZA.
Quando nacque il progetto SETI, la stazione di ascolto registrava ed analizzava i dati che provenivano dal radiotelescopio di Arecibo alla ricerca di un segnale che, difficilmente spiegabile come naturale, potesse in qualche modo stabilire che non siamo gli unici che di notte alzano lo sguardo per ammirare questo stupendo cielo stellato. Con il passare degli anni i sistemi di ascolto e ricezione sono diventati maggiormente potenti e i radiotelescopi sempre più perfetti, così da mettere in crisi la capacità di calcolo dei giganteschi mainframe e computer impegnati nel progetto.
Fu così che si arrivò ad una soluzione tanto semplice ma allo stesso tempo tanto geniale, che avrebbe coinvolto non solo gli esperti e i ricercatori del settore, ma anche semplici neofiti, curiosi o appassionati, che rappresentano forse il vero motore di questo progetto. Visto che le possibilità di acquisizione dei dati aumenta vertiginosamente attraverso l'installazione in tutto il mondo di nuovi e più potenti radiotelescopi, si è reso inutile pensare di continuare ad aggiornare gli elaboratori impegnati nella ricerca. Sarebbe stata un'inutile e dispendiosa soluzione tampone, ben presto ci si sarebbe ritrovati nelle medesime condizioni di dover aggiornare il "parco macchine", quindi si arrivò a ipotizzare il sistema SETI@Home, ovvero i ricercatori si posero la domanda "quale sarebbe la potenza di calcolo generata dal "remote computing" di migliaia di semplici personal computer che, collegati tra loro attraverso, una rete capillare quale Internet, potessero analizzare una piccola quantità di dati ciascuno e ritrasmettere infine i risultati al computer centrale?" "Infinita" fu la risposta, e così nacque SETI@Home.
Oggi il progetto SETI@home dispone, sparsi in tutti gli angoli del globo, di migliaia di comuni personal computer, di studenti, professionisti, semplici curiosi, che attraverso un programma realizzato appositamente, elaborano, utilizzando i tempi morti dell'uso del PC, il pacchetto di dati scaricato precedentemente dal server dedicato e direttamente messo a disposizione da uno dei numerosi radiotelescopi che quotidianamente, 24 ore su 24, 365 giorni all'anno, rappresentano l'orecchio del mondo sull'universo che ci circonda.
guardando ed elaborando questo scatto, una foto della ruota panoramica che per alcuni mesi ha fatto divertire i cittadini di Bari e provincia, ho immediatamente pensato ad un radiotelescopio, ad una gigantesca antenna capace di captare le più remote emissioni provenienti dall' infinito ...
...e oltre
Si trova nella valle dei calanchi, un'area situata tra il lago di Bolsena ad ovest e la valle del Tevere ad est, nel comune di Bagnoregio. È costituita da due valli principali: il Fossato del Rio Torbido e il Fossato del Rio Chiaro. In origine questi luoghi dovevano essere più dolci e accessibili ed erano attraversati da un'antica strada che collegava la valle del Tevere al Lago di Bolsena.
La morfologia di quest'area è stata provocata dall'erosione e dalle frane. Il territorio è costituito da due formazioni distinte per cronologia e tipo. Quella più antica è quella argillosa, di origine marina e costituisce lo strato di base, particolarmente soggetto all'erosione. Gli strati superiori sono invece formati da materiale tufaceo e lavico. La veloce erosione è dovuta all'opera dei torrenti, agli agenti atmosferici, ma anche al disboscamento.
Abitata da sole sedici persone (al 2011)[1] e situata in posizione isolata, Civita è raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale in cemento armato costruito nel 1965[3]. Il ponte può essere percorso soltanto a piedi ma il comune di Bagnoregio, venendo incontro alle esigenze di chi vive o lavora in questo luogo, ha emesso una circolare in cui dichiara che, in determinati orari, residenti e persone autorizzate possono attraversare il ponte a bordo di cicli e motocicli. La causa del suo isolamento è la progressiva erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato vita alle tipiche forme dei calanchi e che continua ancora nel ventunesimo secolo, rischiando di far scomparire la frazione, per questo chiamata anche "la città che muore" o, più raramente, "il paese che muore".
Flora
Civita è una frazione del comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, nel Lazio, facente parte dei borghi più belli d'Italia, famosa per essere denominata "La città che muore".
Abitata da una decina di persone e situata in posizione isolata, è raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale in cemento armato costruito nel 1965. Il ponte può essere percorso soltanto a piedi, ma recentemente il comune di Bagnoregio, venendo incontro alle esigenze di chi vive o lavora in questo luogo, ha emesso una circolare in cui dichiara che, in determinati orari, residenti e persone autorizzate possono attraversare il ponte a bordo di cicli e motocicli. La causa del suo isolamento è la progressiva erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato vita alle tipiche forme dei calanchi e che continua ancora oggi, rischiando di far scomparire la frazione, per questo chiamata anche "la città che muore" o, più raramente, "il paese che muore".
[Fonte Wikipedia - it.wikipedia.org/wiki/Civita_di_Bagnoregio]
"Alcune strade portano più ad un destino che ad una destinazione" Jules Verne
I gas emessi dal vulcano Bromo, In indonesia, creano una scena surreale di primo mattino. Foto di archivio, marzo 2016.
Buona giornata
Ophrys holosericea tetraloniae
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il frutto è una capsula. Al suo interno sono contenuti numerosi minutissimi semi piatti. Questi semi sono privi di endosperma e gli embrioni contenuti in essi sono poco differenziati in quanto formati da poche cellule. Queste piante vivono in stretta simbiosi con micorrize endotrofiche, questo significa che i semi possono svilupparsi solamente dopo essere infettati dalle spore di funghi micorrizici (infestazione di ife fungine). Questo meccanismo è necessario in quanto i semi da soli hanno poche sostanze di riserva per una germinazione in proprio.[8]
Riproduzione [modifica | modifica sorgente]
La riproduzione di questa pianta avviene in due modi:
•per via sessuata grazie all'impollinazione entomogama: l'insetti impollinatori sono generalmente imenotteri apoidei (in questo caso si tratta di un'apide del genere Eucera; appartenente inizialmente al genere Tetralonia[9] – da qui il nome specifico) che riconoscono (o credono di riconoscere) nella figura disegnata sul labello una propria femmina e quindi tentano una copulazione col solo risultato di trasferire il polline da un individuo floreale all'altro. Anche il profumo emesso dall'orchidea imita i ferormoni dell'insetto femmina per incitare ulteriormente l'insetto maschio all'accoppiamento. Questo fiore è privo di nettare per cui a impollinazione avvenuta l'insetto non ottiene nessuna ricompensa; questa specie può quindi essere classificata tra i “fiori ingannevoli”[10]. La successiva germinazione dei semi è condizionata dalla presenza di funghi specifici (i semi sono privi di albume – vedi sopra). La disseminazione è di tipo anemocora.
•per via vegetativa in quanto uno dei due bulbi possiede la funzione vegetativa per cui può emettere gemme avventizie capaci di generare nuovi individui (l'altro bulbo generalmente è di riserva).
Distribuzione e habitat [modifica | modifica sorgente]
•Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Subendemico - Submediterraneo.
•Distribuzione: l'areale di questa orchidea è ancora in fase di definizione. I primi rilevamenti sono relativi all'Istria. In Italia è presente in alcune regioni del nord e del centro. Ultimamente è stata individuata anche nel “basso” Friuli[11].
•Habitat: l'habitat tipico di questa orchidea sono i pascoli e i bordi dei boschi in piena luce su substrato calcareo.
•Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1000 m s.l.m.; frequentano quindi il piano vegetazionale collinare.
The Basilica of St. Mary of the Angels and the Martyrs (Latin: Beatissimae Virgini et omnium Angelorum et Martyrum, Italian: Santa Maria degli Angeli e dei Martiri) is a basilica and titular church in Rome, Italy, built inside the ruined frigidarium of the Roman Baths of Diocletian in the Piazza della Repubblica.
It was constructed in the 16th century following an original design by Michelangelo Buonarroti. Other architects and artists added to the church over the following centuries. During the Kingdom of Italy, the church was used for religious state functions.
Zanimljivost za Crnogorce :) it.wikipedia.org/wiki/Elena_del_Montenegro
Elena di Savoia, nata Jelena Petrović-Njegoš Principessa del Montenegro
Il matrimonio fu celebrato il 24 ottobre 1896: la cerimonia civile si tenne al Quirinale, quella religiosa nella Basilica romana Santa Maria degli Angeli alla quale la madre di Elena non partecipò perché ortodossa osservante. Elena indossava in capo un velo intessuto di fili d'argento che disegnavano migliaia di margherite. Il corteo era composto da sei berline di gran gala, alcune tirate da sei cavalli bai, precedute da corazzieri. A seguito della sconfitta di Adua, non furono nozze sfarzose, non c'erano reali stranieri tra gli invitati. Per l'evento fu ideato un francobollo speciale, noto come Nozze di Vittorio Emanuele III, che però non fu mai emesso, a parte rare copie circolate sotto forma di saggio. Tuttavia esistono numerose medaglie-ricordo con i busti della coppia di sposi.
In viaggio di nozze gli sposi si recarono con il panfilo Jela (Elena in lingua montenegrina) sull'isola di Montecristo dove vissero il loro amore semplicemente, evitando gli appuntamenti mondani. Elena assecondò il marito in tutto. La sua presenza accanto al sovrano si mantenne sempre umile e discreta, non fu mai coinvolta in questioni strettamente politiche, ma dedita e attenta ai bisogni del suo popolo adottivo. Predisposta particolarmente per lo studio delle lingue straniere, fece da traduttrice al marito per il russo, il serbo e il greco moderno, tenendogli in ordine l'emeroteca dei giornali stranieri.
Dal matrimonio con Vittorio Emanuele III ebbe quattro figlie, Iolanda (1901-86), Mafalda (1902-44), Giovanna (1907-2000) e Francesca (1914-2001), e un figlio, Umberto (1904-83), che fu l'ultimo re d'Italia.
Tutto quello che si vede oscurare il sole e che si innalza, trasportato dal vento, dopo essere stato emesso dalla bocca vulcanica è SABBIA VULCANICA, la stessa che da mesi cerchiamo di togliere dalle abitazione e che, ormai polvere, respiriamo.
Civita di Bagnoregio (Vt).
Canon EOS
Canon EF-S 17-85mm Is Usm
Civita è una frazione del comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, nel Lazio, facente parte dei borghi più belli d'Italia, famosa per essere denominata "La città che muore".
Si trova nella valle dei calanchi un'area situata tra il lago di Bolsena ad ovest e la valle del Tevere ad est, nel comune di Bagnoregio. È costituita da due valli principali: il Fossato del Rio Torbido e il Fossato del Rio Chiaro. In origine questi luoghi dovevano essere più dolci e accessibili ed erano attraversati da un'antica strada che collegava la valle del Tevere al Lago di Bolsena.
La morfologia di quest'area è stata provocata dall'erosione e dalle frane. Il territorio è costituito da due formazioni distinte per cronologia e tipo. Quella più antica è quella argillosa, di origine marina e costituisce lo strato di base, particolarmente soggetto all'erosione. Gli strati superiori sono invece formati da materiale tufaceo e lavico. La veloce erosione è dovuta all'opera dei torrenti, agli agenti atmosferici, ma anche al disboscamento.
Abitata da sole sette persone (al 2016) [senza fonte] e situata in posizione isolata, Civita è raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale in cemento armato costruito nel 1965. Il ponte può essere percorso soltanto a piedi, ma recentemente il comune di Bagnoregio, venendo incontro alle esigenze di chi vive o lavora in questo luogo, ha emesso una circolare in cui dichiara che, in determinati orari, residenti e persone autorizzate possono attraversare il ponte a bordo di cicli e motocicli. La causa del suo isolamento è la progressiva erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato vita alle tipiche forme dei calanchi e che continua ancora oggi, rischiando di far scomparire la frazione, per questo chiamata anche "la città che muore" o, più raramente, "il paese che muore".
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Nei cieli possono rifulgere visioni mirabili, la galassia può ardere delle abbaglianti luci delle stelle esplose, ma l’uomo continua ad occuparsi dei fatti suoi con sublime indifferenza.
Arthur Charles Clarke
Dolomiti.
Una bella visione della nostra galassia.
Ciò che vediamo ad occhio nudo è solo una parte della luce emessa da 100 miliardi di stelle. E la nostra Via Lattea è solo una fra più di 100 miliardi di galassie...
che si distribuiscono in una sfera di 100 miliardi di anni luce, il diametro dell'universo osservabile (it.wikipedia.org/wiki/Universo_osservabile)
Per riassumere, ci sono almeno 1.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000 motivi per restare sempre a bocca aperta quando si guarda il cielo...
Vi auguro un trilione di saluti
Buona serata
#milkyway #billion #trillion #stars #mountains #dolomites #peaks #rocks #vialattea #notturno #night #beauty #bellezza #sky #cielo #trecime #dreizinnen
Un antico insediamento trogloditico corona il Puy de Châteauneuf. Le 7 grotte - scavate nel tufo vulcanico - sono divise in due gruppi. La leggenda vuole che un sotterraneo li colleghi al castello di Murol. Nel punto più alto sono ancora visibili le fondamenta di un antico castello. Saint-Nectaire è giustamente presentata come la capitale del megalitismo dell'Alvernia. Le Grotte di Châteauneuf sono state scavate in un conglomerato di origine vulcanica risultante dalla ricaduta di cenere e da altri materiali fini emessi dai Monts Dore, più di 2 milioni di anni fa. L'abbondanza di questi depositi vulcanici, che possono essere scavati molto facilmente, senza alcun sistema di puntellamento, va di pari passo con la frequenza di antichi insediamenti trogloditici nella regione dei Monts Dore. Altri scavi di questo tipo esistono a Jonas, nel comune di Saint-Pierre-CoIamine, così come a Boissières e a Rajat, non lontano da Murol.
Il sito di Châteauneuf è stato frequentato fin dall'antichità, come testimoniano il dolmen di La Pineyre e il menhir di Freydefont, situato appena a nord del Puy. Dobbiamo pensare che le popolazioni che eressero questi megaliti, più di 4000 anni fa, occupassero già le grotte? Molto più tardi, nel Medioevo, Châteauneuf doveva essere un sito ancora importante vista la decisione di costruirvi una fortezza (oggi molto in rovina), il cui ricordo è conservato nel nome del Puy. Colpisce il parallelo con gli scavi di Jonas poiché anche questi erano sormontati da una fortificazione signorile stabilita sull'altopiano sommitale di Saint-Pierre-CoIamine.
Stavo scendendo lungo il sentiero quando alla mia sx a circa 10 metri da me questo giovane camoscio brucava tranquillo un pungente ginepro, mi sono seduto ad ammirare questa belissima creatura intenta a cibarsi di quel poco che la natura offre loro in questo periodo.
A circa 100 mt di distanza la madre, dopo circa 15 minuti, si è allertata ed il giovane camoscio l'ha raggiunta senza correre.
Ho pensato che il giovane non avendo la madre accanto che avrebbe sicuramente emesso il verso di allarme non mi ha visto come un pericolo - parco nazionale Gran Paradiso - Canon 5D Mark III - Canon 400 f/5.6
Gli Arlequin sono, paradossalmente, i "tutori dell'ordine": devono fare in modo che gli spettatori non disturbino il corteo e per riuscirci fanno di tutto, compreso agitare code di scoiattolo e topi morti (che adesso sono finti :-) per fare indietreggiare la folla. Gli Arlequin sono i figuranti che più di tutti appartengono al Carnevale arcaico, evocando un’antica divinità protagonista dei riti propiziatori primaverili.
Torna l‘antica festa alpina che rievoca la cacciata degli invasori saraceni, che si svolge ogni 5 anni (doveva svolgersi l'anno scorso, ma è stata rimandata per via del Covid). Magica manifestazione con 400 uomini in costume tradizionale. In Occitano Baìo significa 'abbadia', non in senso religioso, ma nel senso di associazione e aggregazione popolare di tipo paramilitare molto diffusa nei secoli passati nelle valli. Intorno all'anno mille, anche le vallate alpine, così come altre aree geografiche dell'Europa occidentale, conobbero la piaga delle scorribande operate delle orde saracene provenienti dalla Provenza: questo fu per i montanari un periodo di tremende vessazioni, tanto che, quando un alleanza di Signori si prefisse di scacciare gli invasori, la gente locale insorse organizzandosi in milizie popolari. I Sampeyresi imparano fin da piccoli, ascoltando i racconti dei nonni, che la festa della Baìo ricorda proprio quegli eventi così lontani, che vanno a perdersi nella notte dei tempi. Gli studiosi locali, impegnati in un lavoro di ricostruzione storica reso difficile dalla scarsità dei documenti scritti, stanno a poco a poco evidenziando altri aspetti della Baìo; la festa, infatti, subì profonde influenze che da momenti storici particolarmente significativi, che la arricchirono di nuove valenze senza peraltro stravolgerne il significato centrale: per i Sampeyresi, infatti, a dispetto della "guerra" che ne sta alla radice, la Baìo è prima di tutto una straordinaria festa di armonia e di riappacificazione ed è per questo che la sentono così preziosa! LE BAÌE DEL COMUNE DI SAMPEYRE sono ben quattro: oltre a quella di Sampeyre, anche detta Capoluogo (Piasso), ci sono i cortei di Rore (Roure), Calchesio (Lou Chucheis) e Villar (Lou Vilà). La prima domenica, la Baìo di Calchesio fa visita a quella di Sampeyre (con il solenne incontro degli Abà, capi indiscussi della festa, che incrociano le spade in segno di saluto), la seconda domenica convergono nel capoluogo tutte le quattro Baìe. Il giovedì grasso è giorno di processi: le Baìe, infatti giudicano il proprio Tesoriere, accusato di furto ai danni della comunità; la sentenza emessa nei confronti dell'accusato non è la medesima in tutte e quattro le località ... Secondo la tradizione la Baìo si celebra nelle due domeniche prima del carnevale, e si conclude il giovedì grasso. Finita la festa, le Baìe si sciolgono e i nastri (assolutamente di seta) vengono scuciti dal supporto dove erano fissati, per riporli distesi e senza pieghe, in modo tale che non si sgualciscano. A ogni edizione della Baìo, i nastri (bindèl in occitano) con le relative coccarde e roselline vengono ricuciti con grande pazienza e maestria. I nastri o bindèl costituiscono una tradizione di famiglia, un patrimonio da tramandare e da custodire gelosamente con cura, anche per il loro triplice valore: simbolico -> il bindèl avvolgeva la candela benedetta e veniva regalato a un neonato; estetico -> con i loro colori sgargianti (più scuri quelli dell’alta valle, più chiari quelli della bassa valle) e le minuziose lavorazioni di cui sono protagonisti, i nastri impreziosiscono dei piccoli capolavori artigianali; economico -> essendo di seta, da sempre i bindèl sono molto costosi, soprattutto per la difficoltà nel reperirli. Dopo la progressiva scomparsa delle filande del Nord Italia, nel 1982 da Sampeyre partì un cospicuo ordine di bindèl, indirizzato a una fabbrica di tessuti di St. Etienne, in Francia. E da allora quella azienda diventò il fornitore dei nastri della Baìo. I maggiori conoscitori della Baìo parlano di una Baìo visibile e di una Baìo invisibile. La Baìo visibile è lo spettacolo rappresentato le due domeniche prima del Giovedì Grasso e il Giovedì Grasso stesso. La Baìo invisibile è il lavoro delle famiglie e, in primis, delle sarte, ricamatrici e merlettaie, che svolgono un lavoro immane per realizzare gli splendidi abiti dei figuranti. Tra loro, tempo fa c’era anche Ombretta Audisio che ha realizzato dei merletti con crine di cavallo per le cuffie dei bambini e dei merletti in filo di lino per i colletti e i polsini degli abiti dei Cavalìe di Calchesio. Se le donne rientrano nella Baìo invisibile, cioè nel dietro le quinte, queste cercano di prendersi la scena in occasione dei balli in piazza e degli scherzi giocati ai figuranti, a partire dalla provocazione del furto di oggetti. Inoltre, sono loro a chiedere la grazia a favore del tesoriere, accusato di furto. Sono però vestite in abiti contemporanei, non in costume. La loro mancata partecipazione alle sfilate si collega all’interpretazione dei ruoli femminili da parte degli uomini in tempi antichi, consuetudine già in epoca greco-romana e anche nel teatro popolare. A questa tradizione, si aggiunge anche una cultura pastorale contadina, profondamente patriarcale. Fonti: www.ghironda.com/vvaraita/rubriche/baio.htm; www.piemontecultura.it/baio-2023-la-baio-di-san-peyre-5-1...; www.cristinabertolino.it/baio-sampeyre-significato-storia...
UNA INSOLITA VISIONE NOTTURNA.
Il bragozzo è certamente la barca peschereccia adriatica simbolo di Chioggia e delle sue tradizioni. Diffusa in seguito alle altre marinerie dell'Alto Adriatico (Caorle, Grado, Marano) man mano che veniva a ridursi la pesca interna nelle lagune in conseguenza della progressiva opera di bonifica delle valli ed i giovani pescatori rivolgevano la loro attività al mare. La sua costruzione come barca da mare risale alla seconda metà del '700 in sostituzione delle più grandi e costose tartane ed ebbe consistente sviluppo dopo il decreto regio austriaco del 6 maggio 1838, caldeggiato dagli istriani, che era stato emesso per interdire la pesca con reti a fondo o a strascico perché distruttrici del patrimonio ittico e della continuità della specie marina. Il bragozzo, grazie al fondo piatto, si mostrava particolarmente idoneo alla pesca anche in fondali bassi come quelli delle coste Alto Adriatiche italiane.
CANON EOS 600D con ob. SIGMA 10-20 f./4-5,6 EX DC HSM
Costellazione del Cigno. Fra le nubi di Gas interstellare. . Distinguibile da subito la nebulosa NGC6888, che e' cio' che resta dell'esplosione di una stella di grande massa, in seguito al collasso gravitazionale . La stella ha espulso nello spazio i gusci piu' esterni dei gas che la costituivano.
Il gas ionizzato dalle potenti radiazioni ultraviolette emesse dalle stella esplosa si propaga nello spazio incontrando nubi di polvere interstellare, assumendo i contorni visibili nell'immagine a grande campo.
Le dimensioni della NGC6888 sono di circa 16 anni luce e nel giro di alcune migliaia di anni la nebulosa si dissolvera' nello spazio.
Poco distante scorgiamo la nebulosa Bolla di Sapone, con i suoi dettagli di trasparenza e delicatezza. Sotto di essa , una formazione di ossigeno ionizzato, ancora debole da visualizzare nel dettaglio , che io personalmente non conosco e chiedo L aiuto da casa !! Come si chiama???😅
Presente in foto anche l'ammasso aperto IC 4996 individuabile 2,5 gradi a SSW della stella v
Cygni; appare immerso in un luminosissimo campo stellare della Via Lattea, così non è di facile individuazione.
Appare dominato al centro da una stella bianca, non appartenente all'ammasso. Le sue componenti sono di decima e undicesima magnitudine, visibili dunque solo con un telescopio da almeno 150mm di apertura. La sua distanza dal Sole è stimata sui 5300 anni-luce. In basso a sinistra visibile la nebulosa ad emissione SH2-104, individuabile ella parte centro-meridionale della costellazione, circa 4º a SSW della stella Sadr (V
Cygni); il periodo migliore per la sua osservazione
nel cielo serale ricade fra i mesi di giugno e novembre. Date di acquisizione. 16 Giugno 2023 · 25 Giugno 2023 · 26 Giugno 2023
Pose:
Antlia ALP-T Dual Band 5nm 2": 132×120″(4h 24′)
Antlia ALP-T Dual Band 5nm 2": 102×300″(8h 30′)
Integrazione: 12h 54′
Giorno lunare medio: 14.03 giorni
Fase lunare media: 32.23%
Centro AR: 20h14m40s.3
Centro DEC: +37°51′18
Campionamento: 1,430 arcsec/pixel
Orientazione: 87,392 gradi
Raggio del campo: 1,468 gradi Strumentazione. Celestron EdgeHD 11"
Camere Di Acquisizione. ZWO ASI2600MC Pro
Montature. ZWO AM5
Filtri. Antlia ALP-T Dual Band 5nm 2"
Accessori. Starizona HyperStar 11 v4 (HS4-C11)
Software. Pleiades Astrophoto PixInsight LE
Torna l‘antica festa alpina che rievoca la cacciata degli invasori saraceni, che si svolge ogni 5 anni (doveva svolgersi l'anno scorso, ma è stata rimandata per via del Covid). Magica manifestazione con 400 uomini in costume tradizionale. In Occitano Baìo significa 'abbadia', non in senso religioso, ma nel senso di associazione e aggregazione popolare di tipo paramilitare molto diffusa nei secoli passati nelle valli. Intorno all'anno mille, anche le vallate alpine, così come altre aree geografiche dell'Europa occidentale, conobbero la piaga delle scorribande operate delle orde saracene provenienti dalla Provenza: questo fu per i montanari un periodo di tremende vessazioni, tanto che, quando un alleanza di Signori si prefisse di scacciare gli invasori, la gente locale insorse organizzandosi in milizie popolari. I Sampeyresi imparano fin da piccoli, ascoltando i racconti dei nonni, che la festa della Baìo ricorda proprio quegli eventi così lontani, che vanno a perdersi nella notte dei tempi. Gli studiosi locali, impegnati in un lavoro di ricostruzione storica reso difficile dalla scarsità dei documenti scritti, stanno a poco a poco evidenziando altri aspetti della Baìo; la festa, infatti, subì profonde influenze che da momenti storici particolarmente significativi, che la arricchirono di nuove valenze senza peraltro stravolgerne il significato centrale: per i Sampeyresi, infatti, a dispetto della "guerra" che ne sta alla radice, la Baìo è prima di tutto una straordinaria festa di armonia e di riappacificazione ed è per questo che la sentono così preziosa! LE BAÌE DEL COMUNE DI SAMPEYRE sono ben quattro: oltre a quella di Sampeyre, anche detta Capoluogo (Piasso), ci sono i cortei di Rore (Roure), Calchesio (Lou Chucheis) e Villar (Lou Vilà). La prima domenica, la Baìo di Calchesio fa visita a quella di Sampeyre (con il solenne incontro degli Abà, capi indiscussi della festa, che incrociano le spade in segno di saluto), la seconda domenica convergono nel capoluogo tutte le quattro Baìe. Il giovedì grasso è giorno di processi: le Baìe, infatti giudicano il proprio Tesoriere, accusato di furto ai danni della comunità; la sentenza emessa nei confronti dell'accusato non è la medesima in tutte e quattro le località ... Secondo la tradizione la Baìo si celebra nelle due domeniche prima del carnevale, e si conclude il giovedì grasso. Finita la festa, le Baìe si sciolgono e i nastri (assolutamente di seta) vengono scuciti dal supporto dove erano fissati, per riporli distesi e senza pieghe, in modo tale che non si sgualciscano. A ogni edizione della Baìo, i nastri (bindèl in occitano) con le relative coccarde e roselline vengono ricuciti con grande pazienza e maestria. I nastri o bindèl costituiscono una tradizione di famiglia, un patrimonio da tramandare e da custodire gelosamente con cura, anche per il loro triplice valore: simbolico -> il bindèl avvolgeva la candela benedetta e veniva regalato a un neonato; estetico -> con i loro colori sgargianti (più scuri quelli dell’alta valle, più chiari quelli della bassa valle) e le minuziose lavorazioni di cui sono protagonisti, i nastri impreziosiscono dei piccoli capolavori artigianali; economico -> essendo di seta, da sempre i bindèl sono molto costosi, soprattutto per la difficoltà nel reperirli. Dopo la progressiva scomparsa delle filande del Nord Italia, nel 1982 da Sampeyre partì un cospicuo ordine di bindèl, indirizzato a una fabbrica di tessuti di St. Etienne, in Francia. E da allora quella azienda diventò il fornitore dei nastri della Baìo. I maggiori conoscitori della Baìo parlano di una Baìo visibile e di una Baìo invisibile. La Baìo visibile è lo spettacolo rappresentato le due domeniche prima del Giovedì Grasso e il Giovedì Grasso stesso. La Baìo invisibile è il lavoro delle famiglie e, in primis, delle sarte, ricamatrici e merlettaie, che svolgono un lavoro immane per realizzare gli splendidi abiti dei figuranti. Tra loro, tempo fa c’era anche Ombretta Audisio che ha realizzato dei merletti con crine di cavallo per le cuffie dei bambini e dei merletti in filo di lino per i colletti e i polsini degli abiti dei Cavalìe di Calchesio. Se le donne rientrano nella Baìo invisibile, cioè nel dietro le quinte, queste cercano di prendersi la scena in occasione dei balli in piazza e degli scherzi giocati ai figuranti, a partire dalla provocazione del furto di oggetti. Inoltre, sono loro a chiedere la grazia a favore del tesoriere, accusato di furto. Sono però vestite in abiti contemporanei, non in costume. La loro mancata partecipazione alle sfilate si collega all’interpretazione dei ruoli femminili da parte degli uomini in tempi antichi, consuetudine già in epoca greco-romana e anche nel teatro popolare. A questa tradizione, si aggiunge anche una cultura pastorale contadina, profondamente patriarcale. Fonti: www.ghironda.com/vvaraita/rubriche/baio.htm; www.piemontecultura.it/baio-2023-la-baio-di-san-peyre-5-1...; www.cristinabertolino.it/baio-sampeyre-significato-storia...
Slanciato e maestoso, simbolo indelebile di questo paesaggio, domina uno dei borghi più belli e intatti delle Langhe, circondato dalle colline dei grandi vini. È considerato uno degli esempi meglio conservati di castello nobiliare trecentesco del Piemonte, e rappresenta un caso unico in Italia per la sua struttura architettonica, propria di un donjon francese.
Già nel XII secolo una torre sovrastava e difendeva il borgo. Nel 1340 Pietrino Falletti riceve il feudo quale ricompensa per il proprio impegno militare, fa abbattere la torre ed erigere il castello. La costruzione dell’edificio doveva essere terminata nel 1357, al cui febbraio risale un documento che registra una vendita effettuata in una sua sala.
Le circostanze di non essere stato oggetto di fatti militari importanti e di non essere mai stato trasformato a scopo residenziale ce lo hanno consegnato inalterato nella sua struttura originale di roccaforte medioevale. Più che un ruolo militare, però, il castello ha svolto nei secoli una funzione di controllo sulle attività produttive del territorio, come dimostra la sua ardita verticalità, tesa a sottolineare il prestigio della famiglia Falletti.
Il castello già a fine Trecento presenta il palacium, edificio principale compatto e allungato, costituito da ampie sale sovrapposte; una torre cilindrica ed una pensile con finalità di avvistamento e funzione di status symbol; una torre a base quadrata; la corte con il ponte levatoio. Nel palacium, presso l’ampio ambiente al livello della corte, con funzione di aula pubblica per l’amministrazione della giustizia, si trova anche una piccola cappella con volta a botte e affreschi databili alla metà del XV secolo. Raffigurano il Martirio di santa Caterina d’Alessandria. Alcuni grandi camini e soffitti lignei sono le uniche testimonianze rimaste degli arredi originali. Al piano sommitale si sviluppava il cammino di ronda, inizialmente aperto e protetto dai merli, successivamente coperto dal tetto.
Dalle finestre del terzo piano la vista è spettacolare, a 360 gradi sulle Langhe, fino all’arco alpino.
Dal 1949 il castello è proprietà dello Stato, che lo ha acquistato dall’Opera Pia Barolo, l’ente istituito per volontà testamentaria della marchesa Giulia di Barolo, ultima erede della famiglia Falletti. Fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento la cura del castello da parte dell’Opera Pia è stata subordinata all’attenzione per le prestazioni produttive delle cascine del territorio: il castello ha ospitato in questi anni cantine, tinaggi e depositi di prodotti agricoli.
Con l’acquisizione statale sono stati avviati i primi importanti lavori di restauro. Dal 2015 il castello è in consegna alla Direzione Regionale Musei Piemonte.
La gestione è attualmente affidata alla Barolo & Castles Foundation aggiudicataria del bando emesso dal Polo.
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L'UPUPA è un uccello caratterizzato dal piumaggio piuttosto vistoso, con colori vivaci osservabili soprattutto durante il volo.
Imparentata con il martin pescatore, il suo colore dominante è il rosso mattone con le ali e l'estremmità del ciuffo del capo a strisce bianche e nere (ben visibili anche in volo).
Possiede un lungo becco sottile e ricurvo in basso e arti poco sviluppati e trascorre la maggior parte del tempo a terra alla ricerca di insetti e delle loro larve, mentre di notte trova riparo tra il fitto fogliame degli alberi.
Nidifica nell'Europa centromeridionale e nell'Asia occidentale e va a svernare nelle savane e nelle foreste costiere a mangrovie dell'Africa tropicale e dell'India.
Le upupe si nutrono di una grande varietà di insetti e assai caratteristica è la tecnica con cui preparano e ingeriscono il cibo. Infatti questi uccelli possiedono una lingua troppo corta per poter ingurgitare direttamente il cibo. Allora gettano in aria l'insetto e lo ingoiano a becco spalancato; prima però lo liberano della testa, delle ali e delle zampe sbattendolo ripetutamente a terra.
All'inizio del periodo riproduttivo il maschio esegue una semplicissima parata nuziale spiegando a ventaglio la cresta: un ciuffo erigibile ogni qual volta l'animale si trova in stato di agitazione.
Formate le coppie si provvede alla sistemazione del nido: una qualsiasi cavità che viene imbottita di penne, erba secca e paglia. Il nido emanerà inoltre un gran fetore in quanto non viene mai pulito dai rifiuti e dal liquido maleodorante emesso dall'uropigio di madre e piccoli. Questo fetore serve per tener lontano i predatori e per attirare contemporaneamente gli insetti di cui l'upupa si nutre.
La nidificazione avviene generalmente in ambienti alberati ma non umidi e le uova bianche e grigie, da quattro a sette, vengono deposte, alla fine di aprile o ai primi di maggio, in cavità di alberi, fessure di rocce e anche in fori di muri. Il periodo di cova dura sedici giorni e durante questo periodo il maschio nutre la femmina portandole il cibo due o tre volte all'ora.
La femmina, dopo la schiusa, resta con i piccoli per almeno dieci giorni anche in questo periodo tocca esclusivamente al maschio sfamare la famiglia. In media i piccoli ricevono l'imbeccata ogni venti minuti, e la frequenza tende ad aumentare verso il periodo centrale di allevamento per poi decrescere gradualmente.
Quando l'upupa si sente minacciata, si appiattisce sul terreno con le ali e la coda spiegate. Assai caratteristica è la tecnica difensiva attuata sia dai piccoli che dalla madre in questo periodo. Se disturbati infatti, prima emettono sgradevoli vocalizzazioni quindi sono in grado di scagliare contro l'intruso il liquido puzzolente prodotto dalla ghiandola dell'uropigio.
Si è potuto accertare che questa secrezione inizia sin da quattro giorni di vita per raggiungere il suo apogeo dopo due settimane.
I piccoli si involano verso il venticinquesimo giorno, e cioè nella seconda metà di giugno. Vi possono essere anche due covate e in tal caso i piccoli della seconda incubazione abbandonano il nido tra la fine di luglio e la prima quindicina di agosto. Terminato il periodo riproduttivo, le upupe partono per i quartieri invernali con una migrazione poco appariscente.
Il treno diagnostico di RFI soprannominato Galileo, composto dalla ALn 668 3173 e dalla rimorchiata Ln 668 1408 (qui in testa al treno), uscito da pochi giorni dalle officine di Benevento per manutenzione transita nella stazione di Mulinetti.
Purtroppo il destino di questo treno è incerto in quanto RFI ha emesso un bando, poi aggiudicato da Plasser Italiana S.r.l. per la fornitura di un nuovo treno diagnostico "Galileo 2"
Un antico insediamento trogloditico corona il Puy de Châteauneuf. Le 7 grotte - scavate nel tufo vulcanico - sono divise in due gruppi. La leggenda vuole che un sotterraneo li colleghi al castello di Murol. Nel punto più alto sono ancora visibili le fondamenta di un antico castello. Saint-Nectaire è giustamente presentata come la capitale del megalitismo dell'Alvernia. Le Grotte di Châteauneuf sono state scavate in un conglomerato di origine vulcanica risultante dalla ricaduta di cenere e da altri materiali fini emessi dai Monts Dore, più di 2 milioni di anni fa. L'abbondanza di questi depositi vulcanici, che possono essere scavati molto facilmente, senza alcun sistema di puntellamento, va di pari passo con la frequenza di antichi insediamenti trogloditici nella regione dei Monts Dore. Altri scavi di questo tipo esistono a Jonas, nel comune di Saint-Pierre-CoIamine, così come a Boissières e a Rajat, non lontano da Murol.
Il sito di Châteauneuf è stato frequentato fin dall'antichità, come testimoniano il dolmen di La Pineyre e il menhir di Freydefont, situato appena a nord del Puy. Dobbiamo pensare che le popolazioni che eressero questi megaliti, più di 4000 anni fa, occupassero già le grotte? Molto più tardi, nel Medioevo, Châteauneuf doveva essere un sito ancora importante vista la decisione di costruirvi una fortezza (oggi molto in rovina), il cui ricordo è conservato nel nome del Puy. Colpisce il parallelo con gli scavi di Jonas poiché anche questi erano sormontati da una fortificazione signorile stabilita sull'altopiano sommitale di Saint-Pierre-CoIamine.
Slanciato e maestoso, simbolo indelebile di questo paesaggio, domina uno dei borghi più belli e intatti delle Langhe, circondato dalle colline dei grandi vini. È considerato uno degli esempi meglio conservati di castello nobiliare trecentesco del Piemonte, e rappresenta un caso unico in Italia per la sua struttura architettonica, propria di un donjon francese.
Già nel XII secolo una torre sovrastava e difendeva il borgo. Nel 1340 Pietrino Falletti riceve il feudo quale ricompensa per il proprio impegno militare, fa abbattere la torre ed erigere il castello. La costruzione dell’edificio doveva essere terminata nel 1357, al cui febbraio risale un documento che registra una vendita effettuata in una sua sala.
Le circostanze di non essere stato oggetto di fatti militari importanti e di non essere mai stato trasformato a scopo residenziale ce lo hanno consegnato inalterato nella sua struttura originale di roccaforte medioevale. Più che un ruolo militare, però, il castello ha svolto nei secoli una funzione di controllo sulle attività produttive del territorio, come dimostra la sua ardita verticalità, tesa a sottolineare il prestigio della famiglia Falletti.
Il castello già a fine Trecento presenta il palacium, edificio principale compatto e allungato, costituito da ampie sale sovrapposte; una torre cilindrica ed una pensile con finalità di avvistamento e funzione di status symbol; una torre a base quadrata; la corte con il ponte levatoio. Nel palacium, presso l’ampio ambiente al livello della corte, con funzione di aula pubblica per l’amministrazione della giustizia, si trova anche una piccola cappella con volta a botte e affreschi databili alla metà del XV secolo. Raffigurano il Martirio di santa Caterina d’Alessandria. Alcuni grandi camini e soffitti lignei sono le uniche testimonianze rimaste degli arredi originali. Al piano sommitale si sviluppava il cammino di ronda, inizialmente aperto e protetto dai merli, successivamente coperto dal tetto.
Dalle finestre del terzo piano la vista è spettacolare, a 360 gradi sulle Langhe, fino all’arco alpino.
Dal 1949 il castello è proprietà dello Stato, che lo ha acquistato dall’Opera Pia Barolo, l’ente istituito per volontà testamentaria della marchesa Giulia di Barolo, ultima erede della famiglia Falletti. Fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento la cura del castello da parte dell’Opera Pia è stata subordinata all’attenzione per le prestazioni produttive delle cascine del territorio: il castello ha ospitato in questi anni cantine, tinaggi e depositi di prodotti agricoli.
Con l’acquisizione statale sono stati avviati i primi importanti lavori di restauro. Dal 2015 il castello è in consegna alla Direzione Regionale Musei Piemonte.
La gestione è attualmente affidata alla Barolo & Castles Foundation aggiudicataria del bando emesso dal Polo.
Il Significato dei Colori
BIANCO:
simbolizza l'indifferenziato, la perfezione trascendente, innocenza, la luce, il sole, l'aria, castità, santità, sacralità, la redenzione, autorità spirituale. Una veste bianca indica purezza, castità o il trionfo dello spirito sulla carne. l'anima purificata, gioia, verginità, vita santa. Il bianco associato al nero simbolizza la dualità, i due opposti, il bene e il male. Il bianco associato al rosso simbolizza il diavolo, il purgatorio. Il bianco è presente in molte cerimonie e fasi della vita come il battesimo, la cresima, le cerimonie religiose, il matrimonio, la morte, i santi, ecc.
Il bianco è un colore con alta luminosità ma senza tinta. Più precisamente contiene tutti i colori dello spettro elettromagnetico ed è chiamato anche colore acromatico. Il nero è l'assenza di colori.
L'impressione della luce bianca è creata dall'unione di certe intensità dei colori primari dello spettro: rosso, verde e blu. Bisogna notare che l'illuminazione prodotta con questa tecnica è diversa da quella prodotta dall'incandescenza
Luce bianca
Prima che venisse accettata la teoria di Newton, la maggior parte degli scienziati riteneva che il bianco fosse il colore fondamentale della luce, e che gli altri colori si formassero solamente con l'aggiunta di qualcosa alla luce. Newton invece dimostrò che il bianco era formato dalla combinazione di altri colori.
Nella scienza della luce c'è un continuum di colori della luce che possono esser chiamati "bianco". Una parte di questi colori, sono quelli emessi tramite l'incandescenza da un corpo a temperatura molto elevata. Per esempio, il colore di un corpo alla temperatura di 2848 kelvin è eguale alla luce della lampadina domestica. La luce bianca emessa dalle lampade di teatro ha una temperatura di circa 3200 K. La luce del giorno ha una temperatura di colore di 5400 K, ma può variare da un rosso freddo fino ad un blu a 25000 K. Non tutte le radiazioni di un corpo possono essere considerate luce bianca: la temperatura della radiazione dell'universo, ad esempio, è solo di pochi kelvin ed è quasi invisibile.
La luce bianca,se viene proiettata su un prisma a cristallo, crea un arcobaleno con la gamma completa dei colori, perché si suddivide in tutti i colori da cui è composta.
Torna l‘antica festa alpina che rievoca la cacciata degli invasori saraceni, che si svolge ogni 5 anni (doveva svolgersi l'anno scorso, ma è stata rimandata per via del Covid). Magica manifestazione con 400 uomini in costume tradizionale. In Occitano Baìo significa 'abbadia', non in senso religioso, ma nel senso di associazione e aggregazione popolare di tipo paramilitare molto diffusa nei secoli passati nelle valli. Intorno all'anno mille, anche le vallate alpine, così come altre aree geografiche dell'Europa occidentale, conobbero la piaga delle scorribande operate delle orde saracene provenienti dalla Provenza: questo fu per i montanari un periodo di tremende vessazioni, tanto che, quando un alleanza di Signori si prefisse di scacciare gli invasori, la gente locale insorse organizzandosi in milizie popolari. I Sampeyresi imparano fin da piccoli, ascoltando i racconti dei nonni, che la festa della Baìo ricorda proprio quegli eventi così lontani, che vanno a perdersi nella notte dei tempi. Gli studiosi locali, impegnati in un lavoro di ricostruzione storica reso difficile dalla scarsità dei documenti scritti, stanno a poco a poco evidenziando altri aspetti della Baìo; la festa, infatti, subì profonde influenze che da momenti storici particolarmente significativi, che la arricchirono di nuove valenze senza peraltro stravolgerne il significato centrale: per i Sampeyresi, infatti, a dispetto della "guerra" che ne sta alla radice, la Baìo è prima di tutto una straordinaria festa di armonia e di riappacificazione ed è per questo che la sentono così preziosa! LE BAÌE DEL COMUNE DI SAMPEYRE sono ben quattro: oltre a quella di Sampeyre, anche detta Capoluogo (Piasso), ci sono i cortei di Rore (Roure), Calchesio (Lou Chuchèis) e Villar (Lou Vilà). La prima domenica, la Baìo di Calchesio fa visita a quella di Sampeyre (con il solenne incontro degli Abà, capi indiscussi della festa, che incrociano le spade in segno di saluto), la seconda domenica convergono nel capoluogo tutte le quattro Baìe. Il giovedì grasso è giorno di processi: le Baìe, infatti giudicano il proprio Tesoriere, accusato di furto ai danni della comunità; la sentenza emessa nei confronti dell'accusato non è la medesima in tutte e quattro le località ... Secondo la tradizione la Baìo si celebra nelle due domeniche prima del carnevale, e si conclude il giovedì grasso. Finita la festa, le Baìe si sciolgono e i nastri (assolutamente di seta) vengono scuciti dal supporto dove erano fissati, per riporli distesi e senza pieghe, in modo tale che non si sgualciscano. A ogni edizione della Baìo, i nastri (bindèl in occitano) con le relative coccarde e roselline vengono ricuciti con grande pazienza e maestria. I nastri o bindèl costituiscono una tradizione di famiglia, un patrimonio da tramandare e da custodire gelosamente con cura, anche per il loro triplice valore: simbolico -> il bindèl avvolgeva la candela benedetta e veniva regalato a un neonato; estetico -> con i loro colori sgargianti (più scuri quelli dell’alta valle, più chiari quelli della bassa valle) e le minuziose lavorazioni di cui sono protagonisti, i nastri impreziosiscono dei piccoli capolavori artigianali; economico -> essendo di seta, da sempre i bindèl sono molto costosi, soprattutto per la difficoltà nel reperirli. Dopo la progressiva scomparsa delle filande del Nord Italia, nel 1982 da Sampeyre partì un cospicuo ordine di bindèl, indirizzato a una fabbrica di tessuti di St. Etienne, in Francia. E da allora quella azienda diventò il fornitore dei nastri della Baìo. I maggiori conoscitori della Baìo parlano di una Baìo visibile e di una Baìo invisibile. La Baìo visibile è lo spettacolo rappresentato le due domeniche prima del Giovedì Grasso e il Giovedì Grasso stesso. La Baìo invisibile è il lavoro delle famiglie e, in primis, delle sarte, ricamatrici e merlettaie, che svolgono un lavoro immane per realizzare gli splendidi abiti dei figuranti. Tra loro, tempo fa c’era anche Ombretta Audisio che ha realizzato dei merletti con crine di cavallo per le cuffie dei bambini e dei merletti in filo di lino per i colletti e i polsini degli abiti dei Cavalìe di Calchesio. Se le donne rientrano nella Baìo invisibile, cioè nel dietro le quinte, queste cercano di prendersi la scena in occasione dei balli in piazza e degli scherzi giocati ai figuranti, a partire dalla provocazione del furto di oggetti. Inoltre, sono loro a chiedere la grazia a favore del tesoriere, accusato di furto. Sono però vestite in abiti contemporanei, non in costume. La loro mancata partecipazione alle sfilate si collega all’interpretazione dei ruoli femminili da parte degli uomini in tempi antichi, consuetudine già in epoca greco-romana e anche nel teatro popolare. A questa tradizione, si aggiunge anche una cultura pastorale contadina, profondamente patriarcale. Fonti: www.ghironda.com/vvaraita/rubriche/baio.htm; www.piemontecultura.it/baio-2023-la-baio-di-san-peyre-5-1...; www.cristinabertolino.it/baio-sampeyre-significato-storia...
Outside painting of the new pizzeria/club "Eckstück" in Kreuzberg. With MTO, Eliot, Noel, Prost, Lake, Sam-Crew, Herr v. Bias, BASE23, Emess, Bimer, Tim Robot and many more ...
For an English intro, see this: www.flickr.com/photos/white-angel/51386904506/
My lil research here below will be steadily enriched with new details and bibliographic notes, as long as I deepen in the subject and I receive contacts by more expert ppl.
I'm adding more & more some of my notes while I'm making a number of new lil discoveries which will integrate this topic ...
©WhiteAngel Photography. All rights reserved for both photo and text.
www.flickr.com/photos/white-angel/51387911731/in/explore-...
(Manually chosen by the YBS21 Flickr Mgmt. among the photos in the thematic threads of the official Group Your Best Shot 2021).
Selected from the topic "Your Best Flower Shot 2021" , category #YBSNature21 : www.flickr.com/groups/yourbestshot2021/discuss/7215772191...
Explore on Fluidr # 400 > 378
All the photos explored on Dec. 29 from Fluidr :
www.fluidr.com/explore/interesting/2021/12/29
Questo mio post è stato ispirato da un fatto stupendo, verificatosi il giorno 15 agosto 2021, Ferragosto! Possiedo da oltre cinque anni un Filodendro che non era mai fiorito né aveva mai fruttificato. Questa pianta è molto diffusa anche in Italia, l’ho spesso vista ma non ne avevo mai notata nessuna che potesse fiorire. Il 1° luglio quella che pareva una nuova foglia sull’apice ha cominciato a prendere le sembianze di una pannocchia verde che è cresciuta e si è sviluppata per circa 45 giorni senza mai aprirsi. A Ferragosto da verde è diventata bianca, di un bianco quasi ottico, assumendo le sembianze di un fiore che in poche ore si è aperto rivelando il suo frutto.
Il fatto mi è sembrato piuttosto prodigioso, considerando che per 5 anni la mia pianta, pur crescendo rigogliosa e raggiungendo l’altezza di 150cm, non era mai fiorita.
Questo mi ha spinta dapprima a fotografarla da varie angolature e poi a compiere una piccola ricerca dovuta al grande entusiasmo e alla curiosità irrefrenabile causate da questo strano avvenimento.
Ho scoperto alcune informazioni che non conoscevo e che volentieri estendo, soprattutto nella speranza di essere letta da qualche fotografo/a presente su Flickr, con passione o esperienza botanica, il quale possa aggiungere qualche dettaglio maggiormente tecnico o qualche considerazione personale ma, soprattutto, convalidare quanto ho finora scoperto e se l’avvenimento da me descritto è davvero raro come penso.
Il linguaggio botanico è estremamente tecnico, di non facile conoscenza per i non esperti, così dapprima scriverò nella mia lingua madre, l’Italiano.
Ho ultimato questa ricerca empirica e compilativa poche ore fa, perciò sicuramente contiene inesattezze ed é passibile di ulteriori migliorie. Ringrazio pertanto fin d'ora tutti coloro che vorranno contribuire ad ampliarla.
White Angel
(Since the botanical language is extremely technical, not well known by non-experts, I will first of all write this post in Italian, my mother tongue).
More details will be added-on my post as soon as I deepen in this subject. Tuned!
White Angel
Ref. Paradise Flower 045 (post II macro)
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MONSTERA DELICIOSA
Pianta fanerogama monocotiledone e autoimpollinante.
=> La mia ricerca é finalizzata anche a richiamare l'attenzione degli esperti su alcune caratteristiche morfologiche interessanti che, pur denotando l'altissimo stato di evoluzione raggiunto da questa pianta, la possono far ritenere una pianta ancestrale, tale da indurmi per il momento a prendere le distanze dal descriverla come appartenente alle spermatofite angiosperme (come sembrerebbe e come viene di solito classificata in botanica) ma piuttosto come una gimnosperma primordiale dove però l'inseminazione non é né entomofila né zoofila e nemmeno anemofila per via aerea come di solito avviene nelle gimnosperme da cui, tra l'altro, differisce in tanti aspetti, tra i quali, la marcata profumazione dei propri organi di diffusione (vedi fiore-frutto).
Classificazione, provenienza e descrizione
Specie: Monstera
Nome comune generico: Filodendro.
Genere: Philodendron (il nome del genere deriva dal greco antico "phileo" (amare) e "dendron" (albero), ossia si tratta di piante che amano gli alberi, tipicamente rampicanti.
Poiché la Monstera é spesso confusa con un albero dalle foglie strutturalmente simili, chiamato Philodendron bipinnatifidum (tossico per ingestione, inalazione e contatto) e produce un fiore a spadice che può richiamarsi allo Spatifillo, il quale a sua volta può avere una certa tossicità, sarebbe comunque meglio chiamarla con il suo nome specifico perché, per la confusione ingeneratasi con altre piante somiglianti, le vengono attribuiti erroneamente effetti dannosi.
Famiglia: Araceae.
Conosciuta anche come: Pianta del Pane
Etimologia: "Monstera" sembra possa derivare dal latino “monstrum”, cosa strana e prodigiosa (monstrum doesn't mean monster!), riferito forse all’altezza che può raggiungere nel suo habitat naturale (anche 6 metri!) o alle dimensioni delle foglie di alcune specie appartenenti al genere. Questo non è comunque accertato poiché altri testi parlano invece della impressionante estensione e lunghezza delle radici aeree che, nelle piante cresciute in habitat naturale, possono raggiungere la lunghezza e spessore di vere e proprie liane. Io ritengo che un altro prodigio sia il fatto che la foglia, crescendo, si scinde sempre più in lobi che a loro volta, crescendo, si scindono e moltiplicano sempre più (cifr. fenomeno eterofillia) quasi a ricordare la scissione cellulare nella maturazione dell’embrione.
Per le popolazioni che vivono nel suo habitat naturale , questa pianta ha una forte connotazione sacra, in quanto le ritengono un importanti “vettore” per portare agli Dei le loro preci e suppliche.
deliciosa: dal Latino
dēlĭcĭōsus [deliciosus], deliciosă, deliciosum
aggettivo I classe, nominativo fem. sing.
declinazione femminile singolare:
Nom deliciosă
Gen.deliciosae
Dat.deliciosae
Acc.deliciosam
Abl.deliciosā
Voc.deliciosă
Significato:
1 (di cosa) gradevole, piacevole, delizioso
2 (di persona) languido, effeminato, voluttuoso
Il lemma "deliciosa" nella sua declinazione é presente anche nel plurale neutro (nom. e voc.) deliciosa.
Breve digressione:
Una bufala (hoax) che gira sulla rete, anche purtroppo su certi Wiki nazionali e non del portale .org o del Paese originario dove é stata scritta la notizia fonte, é che viene chiamata "mostro", quindi si trova di tutto sul tema "come allevare un mostro", "posso tenere un mostro in camera" ecc. Come già evidenziato, il vocabolo latino monstrum non riflette il significato di mostro.
Ho scoperto che ciò é dovuto a cattive ripubblicazioni delle notizie alla fonte da parte di siti e blog che traducono per es. in Russo o Cinese senza attribuire la paternità dell'opera e senza linkare al sito originale, dopodiché, con sistemi automatici di traduzione, lo ritraducono nelle lingue per loro straniere (per es. l'Italiano o l'Inglese) generando così davvero mostri! Traduzioni automatiche che spesso si prestano alla diffusione di fake news o di fraintendimenti colossali !
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Provenienza: regioni tropicali dell’America centro e meridionale, in particolare il Messico e le foreste pluviali del Guatemala. Foreste pluviali del Borneo e dell’Indonesia . Pur essendo una pianta tropicale, la sua particolare resistenza e, una volta cresciuta, anche la sua robustezza, riesce a crescere anche nella MittelEuropa e nell’Europa meridionale dove, però, la sua fioritura è molto rara. (Episodi interessanti e documentati esistono per es. in Sicilia e Sardegna).
Descrizione del genere: comprende circa 50 specie di piante rampicanti, sempreverdi, con fusti provvisti di internodi, dai quali prendono origine radici aeree che si posano fissandosi al supporto su cui si sviluppano, integrando in tal modo anche l’approvvigionamento di elementi nutritivi, in primo luogo l’acqua.
Le foglie, presentando il fenomeno dell’eterofillìa (con due "L" e da non confondersi con l'eterofilia). Allo stadio giovanile, hanno lamina e margini interi; mentre allo stadio adulto ogni foglia si suddivide in lobi come se si moltiplicasse. Quando i lobi crescono, a loro volta formano dei fori , nell’Italiano arcaico pertugi (da cui il nome in Latino di Philodendron pertusum), che nuovamente li separano fino a formare ulteriori lobi. 8, 12, anche 22 o più… Questo fenomeno può vagamente richiamare la Parabola evangelica della Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci, (forse da questo il nome alternativo di “pianta del pane”?) o la forma della pannocchia può ricordare il mais utilizzato da molte popolazioni come "pane" ossia elemento base del loro nutrimento?
La specie più conosciuta del genere è Monstera deliciosa, comunemente denominata “filodendro”. E’ una pianta rampicante perenne dal fogliame sempreverde. I lobi della deliziosa possono sembrare delle dita o anche delle lance leggermente arrotondate, lunghe e strette che possono richiamare la forma di un ventaglio. Solo l’estremità centrale più lontana dal fusto è invece più corta e larga. La sua capacità di crescere e riprodursi con grande resistenza e robustezza la può rendere quasi infestante.
Monstera deliciosa o Philodendron pertusum: nel suo habitat originario e naturale può superare l’altezza di 6 m. e le foglie arrivano a misurare anche un metro di lunghezza e 60 cm. di larghezza. Nei nostri climi temperati ma piuttosto freddi nella stagione invernale le dimensioni sono notevolmente ridotte. Il fenomeno dell’eterofillia, in questa specie, è talmente accentuato che all’inizio fu classificata come appartenente al genere Philodendron albero e tutt’oggi volgarmente viene chiamata filodendro. Allo stadio giovanile infatti le foglie si presentano cuoriformi, con apice acuminato, lamina e margini interi (simili a quelle di molte specie di Philodendron).
Allo stadio adulto, invece, assumono l’aspetto caratteristico della specie con margini fortemente frastagliati e fori oblunghi sulla lamina sia lungo la nervatura centrale che nei segmenti.
A livello dei nodi emette radici avventizie sospese con funzione nutritiva e di sostegno.
In estate può produrre infiorescenze dapprima verdastre e poi bianche (anche se molto raramente avviene in appartamento), che compaiono isolate o a piccoli gruppi, costituite da uno spadice protetto da una spata (sorta di foglia modificata simile a un petalo unico molto spesso, carnoso e resistente) lunga 10-15 cm. di colore crema. Se sufficientemente maturo, il frutto di forma a pannocchia contenuto nel fiore ha un profumo e un aroma dolciastro che ricorda l’ananas, o un mix di frutta esotica con un sapore delizioso da cui probabilmente origina il suo nome (deliziosa). Questo frutto, se guardato attentamente, é immanicato in una specie di buccia con superficie granulosa a tessere penta o esagonali disposte e interconnesse a nido d'ape e la polpa interna é un aggregato di grani, simili ai chicchi di una pannocchia di mais. L’estremità di ogni granulo contiene dei piccolissimi “cristalli” aghiformi e pungenti, fastidiosi per lingua e palato, per cui, in genere, anche se molto buono come frutto, non viene venduto.
Quando il fiore si schiude rivela il frutto nel suo candore bianco, una volta caduto l’unico "petalo", lo spadice tende a prendere il colore verde ed inizia la sua lenta maturazione.
Di questa pianta in commercio se ne trovano alcune varietà tra le quali: “Borsigiana”, che presenta dimensioni più ridotte rispetto a quelle della specie tipo e ”Variegata”, che presenta foglie con striature gialle o bianco-crema, che tendono poi a diventare completamente verdi.
Benefici: la pianta produce una forte ionizzazione dell’ambiente dove viene inserita, purificando fortemente l’aria e arricchendola di molto ossigeno, rendendo la respirazione più facile e gradevole.
L’utilità del Filodendro nella depurazione e purificazione dell’aria è bene accertata e comunemente accettata in botanica.
Dal punto di vista emozionale, assistere alla fioritura del prodigioso frutto che raramente si presenta, contribuisce al fascino di questa pianta.
E’ una pianta sempreverde che di stagione in stagione cresce aumentando le sue dimensioni ed ha una vita che può raggiungere i 30 anni ed oltre. Le sue derivazioni germogliano facilmente, perciò è semplice ottenere sempre nuove piante per talea.
Posizionamento Essa va interrata o piantata in vaso in area umida e soleggiata ma mai in piena luce. Si acclimata approssimativamente entro i 10°C invernali ed i 30-35°C estivi in diffusa umidità. In Europa é quindi ideale come pianta d'appartamento o da esterni nelle zone più calde. Teme le gelate.
Proprietà farmacologiche maggiormente accertate: decotto di tutte le parti della pianta è benefico e curativo contro i reumatismi.
Controindicazioni : in soggetti allergici, come la maggioranza di tutte le piante, può produrre reazioni per via cutanea, digerente e, sembra, anche per inalazione anche se ciò appare non avere alcun fondamento in nessun trattato o ricerca medica o sperimentale sull’argomento.
Sono stati sporadicamente riscontrati alcuni casi di eritema e prurito a contatto con il lattice interno.
Non è invece assolutamente provato né documentato alcun sintomo o danno per via inalatoria nel caso di posizionamento della Monstera all’interno di abitazioni, anzi, tutti potranno frequentemente notarla negli ingressi, salottini e corsie di ambienti e uffici pubblici ed anche sanitari come gli ospedali e gli ambulatori.
Come ogni pianta, emette molto ossigeno durante il giorno ed una certa quantità di anidride carbonica durante la notte e questo la rende assimilabile al comportamento di qualsiasi altra pianta.
Taluni soggetti allergici possono aver riscontrato reazioni al contatto con la linfa (non la “rugiada” endogena pura emessa dalle foglie) o pruriginose a contatto con le minutissime spine del frutto, quando ancora acerbo, microscopici aghetti che spariscono a maturazione raggiunta.
E possibile, almeno secondo quanto la mia ricerca ha fatto emergere, che soprattutto online alcune cattive traduzioni e ripubblicazioni delle descrizioni sul Filodendron, in particolar modo a cura di blog che ripubblicano nella loro lingua e poi ritraducono nelle lingue straniere, spesso senza alcuna autorizzazione da parte della fonte, unitamente alla somiglianza con il fiore dello Spatifillo, abbia ingenerato confusioni che scambiano la reale media tossicità di quest’ultimo con il fiore frutto della Monstera deliciosa, molto simile nell’aspetto a quest’ultimo ma del tutto innocuo, salvo alcune attenzioni da osservare.
Nonostante il nome comune benefico dello Spatifillo (Lilium della Pace, Peace Lily) eccone infatti le controindicazioni tossicologiche principali. Se le confronterete con le "bufale" che si raccontano sulla Monstera, anche sui Wiki nazionali, troverete l’esatta corrispondenza!
en.wikipedia.org/wiki/Spathiphyllum
=> Ergo: Spathiphyllum (altra pianta delle aracee con spata e spadice/oder plant beloging to the Arum Family but not to the genus Phylodendron) is not Monstera! “Although the Spathiphyllum is commonly called a "lily", the peace lily is not a true lily from the family Liliaceae. It still belongs to the Arum Family and is only midly toxic .
While true lilies are highly toxic (poisonous) to pets like cats and dogs, the peace lily spathiphyllum is only mildly toxic to humans and other animals when ingested. It contains calcium oxalate crystals, which can cause skin irritation, a burning sensation in the mouth, difficulty swallowing and nausea, but it does not contain the toxins found in true lilies, which could cause acute kidney failure in cats and some other animals”.
Solamente la presenza biunivoca degli ossalati di calico, confermata dagli esperti, potrebbe indurre a pensare che fra le due piante vi sia una qualche somiglianza benché lo Spatifillo non appartienga allo stesso genere Filodendro , pur facendo comunque parte della famiglia delle Araceae.
Agli appassionati di Wikipedia, consigliando di ricorrere sempre al sistema Wiki nella lingua principale della fonti, potrà intatti interessare che, se Wikipedia.org stressa molto sul concetto della tossicità di media portata dello Spathiphyllum, non eccepisce alcunché sulla purezza e non tossicità della Monsteria deliciosa, nonché sull'edibilità del suo frutto, raccomandando solo di mangiarlo unicamente se maturo, quando le tessere della sua buccia, ormai diventate da verdi a beige, cominciano da sole a separarsi e cadere e gli amidi della polpa diventano zuccherini e si é ormai liberato dei micro cristalli aghiformi che contengono Ossalato di Calcio. Un'unica segnalazione é menzionata per le foglie e le viti che, come in molte altre piante comuni, contengono Ossalato di Potassio e possono dare origine a rash cutanei pruriginosi in soggetti predisposti. Questo comunque potrebbe succedere solo venendo in contatto con il lattice interno al sistema linfatico della pianta.
Fioritura:
Pur essendo diffuse anche in Europa, la fioritura di queste piante rampicanti in casa è davvero molto rara e quasi impossibile se la pianta è in vaso anziché interrata. In alcune regioni del Sud Italia come in Sicilia e Sardegna, si può comunque assistere al proliferare di queste piante laddove trovano un microclima a loro favorevole ed anche alla crescita dei suoi fiori che, giunti a maturazione, possono superare le dimensioni di una grande pannocchia mentre nel resto dell’Italia il raro frutto rimane molto più piccolo e difficilmente supera i 15cm di lunghezza alla base del peduncolo.
Per assistere a questo insolito avvenimento, è necessario creare condizioni quasi ideali per la pianta: esposizione alla luce non diretta, creazione di un micro-clima tropicale caldo e umido, accortezza nel ripulire le foglie dalla polvere ed eventuali parassiti (usare un panno inumidito in acqua a temperatura ambiente, leggera ma frequente nebulizzazione, protezione in acqua delle radici aeree mediante ampolle finalizzate a conferire l’acqua di cui necessitano).
Nel suo habitat naturale, la Monstera fiorisce con bellissimi fiori di colore bianco crema.
In natura succede ogni anno, ma raramente è possibile assistere alla sua fioritura in ufficio o in casa, specie nelle zone non tropicali e non endemiche come l’Europa, salvo il ricorso alla serra specialistica o zone dell’Europa meridionale caratterizzate dal clima particolarmente caldo e umido.
Il fiore/frutto:
La maggiore attenzione va osservata per quanto riguarda l’ingestione del suo frutto che, seppur non velenoso ed edibile, non va mai mangiato quando è acerbo, sia perché non ha ancora eliminato i suoi piccoli cristallini interni, una sorta di micro aghetti che sono leggermente pungenti e tendono ad aderire fastidiosamente alla parete del palato e della lingua, ma soprattutto perché contiene molti ossalati di calcio dannosi soprattutto se ingeriti da chi ha deficit renali, calcoli e o nefropatie in essere.
Questo frutto in botanica è considerato edibile ed il nome “deliciosa” lo manifesta eloquentemente.
In Europa meridionale esso matura in un periodo molto lungo che può superare anche i 15 mesi e non va mai mangiato quando è giovane (colore bianco) e nemmeno quando, con la stagionatura, tende a diventare verde ma solo quando il peduncolo su cui poggia il frutto si piega verso il basso e inizia a seccare, la buccia verde ricoperta di scaglie comincia a staccarsi autonomamente rivelando così dei granuli biancastri simili ai chicchi del mais o a denti. Per poter separare i granuli, i soli edibili in questo frutto, è necessaria molta cautela e pazienza in quanto la struttura interna modulare di questo frutto possiede delle innumerevoli lamelle di cui è possibile riconoscere le estremità tutto attorno allo spadice dai piccoli puntini di colore scuro che accentano ogni micro-cella della buccia, fatta a forma di nido d’ape (mini esagoni connessi tra loro). Queste lamelle vanno tolte ad una ad una, separate dai chicchi e anche dallo scheletro interno (immaginatevi una sorta di gheriglio della noce), anch’esso da eliminare. Perciò, per poter gustare questa prelibatezza, occorre conoscerla e saperla trattare da veri intenditori.
Tuttavia, molti forum sull’argomento frutta, piante e fiori d’appartamento riportano l’esperienza sorprendente di chi è riuscito a far maturare la “pannocchia” di questo fiore e ad assaggiarlo. I più lo descrivono come uno tra i frutti più buoni al mondo, forse il migliore in assoluto così come lo è il suo succo che, se opportunamente spremuto in un tessuto a trama fine che funga da “filtro” dei cristalli, può rappresentare una metodologia più sicura per assaggiarlo, soprattutto per chi non è un esperto gourmet (esistono varie ricette di preparazione) e non sa trattarlo con le opportune cautele.
Il nome di Monstera “deliciosa” ossia deliziosa è indubbiamente dovuto al profumo e all’aroma del suo fiore-frutto.
In generale, nel riportare le descrizioni ad esso riferentesi, ritengo sia sconsigliabile vivamente l’ingestione, soprattutto per i non esperti in botanica ed alta cucina e per persone che possono essere soggette a reazioni allergiche o con disturbi, disfunzioni o patologie, in particolare renali, basti pensare come proprio gli ossalati di calcio sono i maggiori fautori responsabili della formazione di calcoli nei reni così come un altro importante responsabile è l’alto residuo fisso nonché l'abbinamento dei sali di calcio e sodio contenuto in molte acque, sia potabili a rubinetto sia in bottiglia.
Propagazione:
per radicazione di talea apicale o di germoglio o derivazione laterale (detto "pollone") accompagnata da min. una foglia che includa l’internodo o ancora per distacco e interramento di una radice aerea che va piantata assieme ad almeno un germoglio. Per i più esperti: margotta per piante che risultino particolarmente spoglie nella parte basale.
E' una pianta che, se trova il giusto habitat, può crescere molto e diventare mediamente infestante.
Le radici: possiede radici interrate e sospese. Le radici aeree sono a forma di liana. Vengono emesse dalla pianta per trovare maggiore umidità.
Le foglie: sono coriacee e in ambiente naturale possono oltrepassare il metro di lunghezza, in appartamento solitamente raggiungono approssimativamente i 30/40cm.
Le piante Aracee possono presentare forme e dimensioni diverse a seconda della specie: si possono trovare foglie lobate, lanciolate, pennatifide, ossia foglie pennate a margine intero o discontinuo, con la lamina perforata in modo regolare o irregolare da eleganti incisioni che raggiungono il nervo mediano .
Il caso limite è rappresentato dalla M. obliqua expilata che presenta la lamina fogliare ridotta a poco più di un sottile segmento a livello delle nervature con un margine ridottissimo, che spesso si rompe in corrispondenza dei fori.
Le foglie producono una sorta di "lacrimazione" di acqua dal sapore di acqua pura, talvolta leggermente dolciastra. La linfa può invece risultare tossica, specie in soggetti allergici, questo come quasi ogni altra pianta.
White Angel
Many thanks to my acquaintance and Flickr friend,
M° Hughes Songe, for having inspired me during a very interesting little debate on pareidolia and atmospheric Art.
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******* Ed ora viene il bello! And now comes the magic! *******
PAREIDOLIA,spazio all’immaginazione! Power to imagination!
Qualche mia riflessione (non tecnica e non accertata) ed alcune curiose considerazioni:
Più nello specifico, quello che può sembrare un petalo unico è in realtà una spata (detta anche bratta), ossia una foglia modificata che nasce per proteggere e contenere il frutto, in questo caso fatto a forma di pannocchia e di tonalità bianco crema che, maturando, assume il colore verde ritornando di un colore beige a maturazione raggiunta..
Ma anche quello che può sembrare il petalo unico di un fiore è in realtà un monocotiledone, atto a contenere, nutrire e proteggere l’embrione che racchiude. E' una foglia unica, embrionale, visibilmente simile a un monopetalo che, in realtà, è l’espressione arborea di una foglia modificata atta a racchiudere il suo seme, in fase di sviluppo).
Le fanerogame come il Filodendro sono piante con organi riproduttivi visibili (tipicamente lo stame e i pistilli), caratterizzate dalla presenza del seme. Ma allora, cos’è quella pannocchia all’interno del cotiledone? Il fiore, il frutto o il seme? E quali esattamente sono i genitali in vista della pianta nella sua efflorescenza?
Se il cotiledone, è lo stame, che è generalmente l’organo maschile del fiore (Androecium), nelle piante come questa cosiddette fanerogame, lo stame è costituito dalla bratta, ossia la foglia esterna modificata che sembra il petalo del fiore la cui forma oblunga che si richiama ad una conchiglia di Strombo (in Inglese conch shell) e potrebbe essere analogicamente ricollegata all’immagine della vagina, è in realtà l’organo riproduttivo maschile del fiore.
Lo spadice, sorta di “pannocchia” interna, è invece l’organo femminile del fiore (Gynoecium). Difatti, il gametofito femminile nelle piante Fanerogame è costituito dal sacco embrionale, in qualche modo il suo ovaio e, in questo caso lo spadice si richiamerebbe in particolare proprio alla forma dell’utero femminile (la “pannocchia”, detta ovulo che si può notare all’interno della bratta!) Al suo interno infatti, lo spadice, di colore bianco contiene l’embrione e, crescendo, diventa esso stesso il frutto cambiando il suo colore da bianco a verde e poi beige, denotando così la sua raggiunta maturazione, mentre la spata o bratta, una volta apertasi mostrando il suo interno femminile, si secca progressivamente e cade perché ha terminato la sua funzione.
Aiuto! Qui le cose si complicano… Cos’è allora questo? Il fiore, il gametofito maschile, quello femminile (lo spadice), l’ovulo o l’embrione stesso? E’ il seme o é il suo frutto? Ebbene, in un certo qual modo è ogni cosa fin qui menzionata, solo in stadi diversi di crescita e maturazione. Ecco, lo sapevo, debbo per forza arrivare ad una conclusione fantasiosa: si tratta di un fiore e frutto pansessuale perché Pan in Greco antico significa TUTTO!
Questa sorta di interscambio o “interdisciplinarietà” dell’anatomia di questa foglia/fiore/frutto e seme di raffinata estetica nonché l’aroma dolciastro ed il suo sapore delizioso, unitamente alla rarità della sua comparsa, la rende a mio avviso assolutamente accattivante agli occhi ma anche idilliaca all’intelletto.
Se poi vi si aggiunge il richiamo biblico alla Parabola della moltiplicazione dei Pani e dei Pesci ed al fatto che in alcune credenze religiose dei Nativi del suo habitat endemico è considerata una pianta sacra poiché può fungere da medium verso gli Dei ed il suo fusto, di notevole altezza, le sue liane possono essere usate per condurre loro le preghiere ed i desideri degli umani, ho concluso che il fiore-frutto di questa pianta potrebbe essere definito come “Fiore del Paradiso” - "Paradise Flower" . Un fiore onnisciente e molto “inclusivo”, davvero meritevole di trovarsi proprio Lassù...
Del resto, se questa pianta viene chiamata con appellativi sciocchi come "Pianta del formaggio svizzero" o "gruyere" (vedi bufalate su Wikipedia) non posso io forse proporre un ben più edificante "Fiore de Paradiso" data la bellezza e pregnanza estetica e la sconvolgente semantica che può richiamare questo fiore ermafrodita che si auto-impollina e possiede entrambi gli organi riproduttivi - femminile e maschile - che con la crescita simbiotica diventano visibili?
Ridenominare o conferire nomi successivi ad una pianta, secondo le regole dell’attribuzione del nome botanico (vedi Lemmo) è vietato, o meglio é sempre riconosciuto e accreditato il primo nome scientifico con cui é stata chiamata, così manterrò questo appellativo solo in cuor mio, un soprannome speciale con meritevole licenza poetica! Soprattutto ripensando ad un piacevole aneddoto occorsomi nell’ormai lontano 2003 e che ora, finalmente, troverebbe una plausibile ipotesi di spiegazione o di condivisione romantica.
Sognai ad occhi aperti, o meglio, ebbi una sorta di ispirazione, di immagine che si fissò nella mia mente: un bellissimo fiore bianco, a forma di calla ma con il petalo non appuntito, non rigirato all’esterno bensì al suo interno che non mi permetteva di vedere lo stame e i pistilli. Raccontai di questa immagine ad una mia amica di nome Ines con qualche capacità nell’interpretazione dei sogni che, al tempo delle gloriose chat su MSN, amministrava una comunità molto seguita, la “Dea Community”. Glielo descrissi e disegnai un rapido schizzo. Lei mi rispose: “Ma questo è il Fiore del Paradiso!” Le chiesi: “Ma dove si trova in natura?” “Non c’è, per lo meno nella nostra realtà”, rispose lei. Io insistetti: “Ma allora come fai a conoscere il suo nome e come fai a saperlo?” “Perché lo so e basta!” Replicò lei. Ed io: “Ma come lo sai?” E lei con un lieve sorriso finalmente rispose: “Perché l’ho visto anch’io!”
E’ mai stato rivelato a quale pianta appartiene realmente il Fiore del Paradiso? Forse no, ma nella realtà terrena probabilmente la Monstera deliziosa è la pianta che, almeno secondo me, genera il fiore che si candida ad avere l’aspetto più simile ad esso. Vedrò poi, una volta ascesa nell’Altro Mondo, se avevo ragione.
Tempus fugit…
White Angel
P.S.: Ulteriori post con foto da diverse angolature in arrivo!
Ma la prossima ricerca non prima che sia maturato a compimento il frutto del primo fiore della mia Monstera, fiorito per la prima volta il 15.08.2021, dopo 5 anni.
Bibliografia:
DIZIONARIO LATINO OLIVETTI a cura di E. Olivetti
© 2003-2024 Olivetti Media Communication
edendeifiori.it “Filodendro” , by freelance webwriter ©Rita Bertacchini www.edendeifiori.it/1344/filodendro.php
antropocene.it del Prof. Guido Bissanti, Dottore Agronomo e Forestale, già nel Comitato Internazionale degli Ingegneri Agronomi Europei (CEDIA - Bruxelles) e ricercatore del CNR. Docente in Agraria presso l’Università di Palermo, ricercatore e specialista in Sviluppo Sostenibile, Termodinamica Ambientale ed Etica Socioeconomica, fondatore e Presidente dell’Associazione di volontariato per l’applicazione dello Sviluppo Sostenibile – "Terredelsud", coordinatore dell’Urban Center della Città di Agrigento. Dottore Agronomo, nel settore della Pianificazione Territoriale e della Progettazione Ambientale.
Si occupa in particolar modo di Sistemi Ambientali, Agricoltura Quantistica, Termodinamica Ambientale, Sviluppo Sostenibile e Analisi di Politiche Ambientali e Rurali.
© 2021 Un Mondo Ecosostenibile, di G. Bissanti con la collaborazione degli “Ideologi per un Mondo sostenibile”.
ISPESL Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro, Organo Tecnico Scientifico del Servizio Sanitario Nazionale Italiano alle dipendenze del Ministero della Sanità, ed in particolare in tema di Tossicologia delle Piante.
ISPESL, Dipartimento di MEDICINA DEL LAVORO
Ricerca “ Le Piante Ornamentali, pericolo misconosciuto per la Salute” (accompagnata da schede informative ed illustrative e da bibliografia)
Pubblicato a cura del Dipartimento DOCUMENTAZIONE,INFORMAZIONE E FORMAZIONE.
Edizione ondine apparsa nel 2005 con successive integrazioni, permesso di stampa e diffusione.
Autori:
A. R. BIANCHI, P.ERBA, C. GRANDI, A. MARINACCIO, S. PALMI, M. NESTI, N.MUCCI, V. DE IORIO
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©Agraria.org istruzione agraria online
Grande Dizionario della Lingua Italiana. ©2018 UTET Grandi Opere Accademia della Crusca
Dizionario della lingua Italiana “©IL NUOVO DE MAURO”
DizionarioItaliano.it – ©NOMIX SRL
“Il Sabatini Coletti”, Dizionario della Lingua Italiana 2018
© Rizzoli Education S.p.A., Milano
©2021 - Giardinaggio.it
©2021 Tuttogreen S.r.l.
“Piante utili contro l’inquinamento domestico”,
dal Blog ©Il mondo in un Giardino a cura di Ilaria
ilmondoinungiardino.blogspot.com/2012/12/piante-utili-con...
FORUM ©Fruttama (decennale tematica sul frutto e sul fiore del Filodendro, tuttora arrichito di esperienze dirette, foto e consigli pratici)
Ricerca libera online aggiuntiva, Libre Internet Research on: Monstera miti e verità, leggende, superstizioni, credenze popolari, benefici, svantaggi, Monstera e Feng Shui. Scritti ripubblicati in una miriadi di siti e blog che non ne creditano la fonte, per cui è impossibile risalire agli autori, per es.:
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Enciclopedia Treccani, ©Giovanni Treccani S.p.A. de: Le piante Fanerogame
©www.ilgiardinocommestibile.it/famiglie/araceae/araceae/
Il frutto “proibito” del Paradiso. Che frutto mangiarono Adamo ed Eva nella Genesi ©usandculture.wordpress.com
«Sed fugit interea fugit irreparabile tempus» Le Georgiche. Poema in Latino di Virgilio, 1469
©2021 WhiteAngel own research (mia ricerca e compendio personale).
Compilazione terminata e pubblicata su Flickr il 19.08.2021
NOTE: questa piccola indagine potrà subire variazioni, integrazioni e commenti aggiuntivi grazie al concorso spot-on di altri membri di Flickr. Qualora il frutto giungesse a maturazione variando nuovamente il suo aspetto, sarà inoltre arricchita di ulteriori foto del frutto e delle sue componenti interne. L’autrice ringrazia fin d’ora tutti coloro che vorranno, anche con brevi commenti, proposte, suggerimenti o correzioni, contribuire per la valutazione di integrazioni.
Immagine e testo coperti da copyright ©WhiteAngel Photography. Tutti i diritti riservati.
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Slanciato e maestoso, simbolo indelebile di questo paesaggio, domina uno dei borghi più belli e intatti delle Langhe, circondato dalle colline dei grandi vini. È considerato uno degli esempi meglio conservati di castello nobiliare trecentesco del Piemonte, e rappresenta un caso unico in Italia per la sua struttura architettonica, propria di un donjon francese.
Già nel XII secolo una torre sovrastava e difendeva il borgo. Nel 1340 Pietrino Falletti riceve il feudo quale ricompensa per il proprio impegno militare, fa abbattere la torre ed erigere il castello. La costruzione dell’edificio doveva essere terminata nel 1357, al cui febbraio risale un documento che registra una vendita effettuata in una sua sala.
Le circostanze di non essere stato oggetto di fatti militari importanti e di non essere mai stato trasformato a scopo residenziale ce lo hanno consegnato inalterato nella sua struttura originale di roccaforte medioevale. Più che un ruolo militare, però, il castello ha svolto nei secoli una funzione di controllo sulle attività produttive del territorio, come dimostra la sua ardita verticalità, tesa a sottolineare il prestigio della famiglia Falletti.
Il castello già a fine Trecento presenta il palacium, edificio principale compatto e allungato, costituito da ampie sale sovrapposte; una torre cilindrica ed una pensile con finalità di avvistamento e funzione di status symbol; una torre a base quadrata; la corte con il ponte levatoio. Nel palacium, presso l’ampio ambiente al livello della corte, con funzione di aula pubblica per l’amministrazione della giustizia, si trova anche una piccola cappella con volta a botte e affreschi databili alla metà del XV secolo. Raffigurano il Martirio di santa Caterina d’Alessandria. Alcuni grandi camini e soffitti lignei sono le uniche testimonianze rimaste degli arredi originali. Al piano sommitale si sviluppava il cammino di ronda, inizialmente aperto e protetto dai merli, successivamente coperto dal tetto.
Dalle finestre del terzo piano la vista è spettacolare, a 360 gradi sulle Langhe, fino all’arco alpino.
Dal 1949 il castello è proprietà dello Stato, che lo ha acquistato dall’Opera Pia Barolo, l’ente istituito per volontà testamentaria della marchesa Giulia di Barolo, ultima erede della famiglia Falletti. Fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento la cura del castello da parte dell’Opera Pia è stata subordinata all’attenzione per le prestazioni produttive delle cascine del territorio: il castello ha ospitato in questi anni cantine, tinaggi e depositi di prodotti agricoli.
Con l’acquisizione statale sono stati avviati i primi importanti lavori di restauro. Dal 2015 il castello è in consegna alla Direzione Regionale Musei Piemonte. La gestione è attualmente affidata alla Barolo & Castles Foundation aggiudicataria del bando emesso dal Polo. Fonte: www.castellodiserralunga.it/it/
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Raccolta di tutte le balle di Silvio Berlusconi
"Io dico sempre cose sincere, anche perché non
ho memoria e dimenticherei le bugie. Come ci si
può fidare di chi usa la menzogna come mezzo
della lotta politica? La gente deve fidarsi solo di
chi dice la verità" (Silvio Berlusconi, 2-3-94)
Indro Montanelli , il più grande giornalista italiano scomparso nel 2001, lo conosceva bene, avendolo avuto per 15 anni come editore. E diceva: "Silvio Berlusconi è un mentitore professionale: mente a tutti, sempre anche a se stesso, al punto da credere alle sue stesse menzogne". Una pulsione incontenibile e irrefrenabile, quella del presidente del Consiglio italiano verso la menzogna. Persino in Tribunale. Infatti, il 22 ottobre 1990, la Corte d'Appello di Venezia l'ha riconosciuto colpevole di aver mentito ai giudici sotto giuramento: "Il Berlusconi - si legge nella sentenza - deponendo avanti il Tribunale di Verona, ha dichiarato il falso, realizzando gli estremi obiettivi e soggettivi del contestato delitto": cioè la falsa testimonianza, a proposito della sua iscrizione alla loggia massonica P2. Il reato, accertato, fu dichiarato estinto grazie a una provvidenziale amnistia approvata nel 1989. Negli Stati Uniti la menzogna (specie se giurata dinanzi a un giudice) comporta l'immediato impeachment: il colpevole lascia la Casa Bianca. In Italia, entra a Palazzo Chigi. E, naturalmente, continua a mentire. Come prima e più di prima. Quello che segue è un piccolo catalogo ragionato delle bugie berlusconiane.
Le bugie di Berlusconi dal 1989 al 2003
BERLUSCONI GIOVANE
"La mia carriera canora (come cantante sulle navi da crociera, ndr) è cominciata con una tournée in Libano" (7-6-1989). Ma secondo Giuseppe Fiori, suo biografo non autorizzato, Berlusconi non è mai stato in Libano. "Al 'Gardenia' (un locale notturno, ndr) di Milano, come poi sarebbe avvenuto a Parigi, dopo aver cantato mi buttavo in pista per ballare con le bionde" (ibidem). Ma Berlusconi non ha mai suonato a Parigi. "Ho studiato due anni a Parigi, alla Sorbona, e per mantenermi dovevo suonare e cantare nei locali della capitale" (8-7-1989). Ma Berlusconi non ha mai studiato alla Sorbona: semmai alla Statale di Milano. "A Parigi facevo il canottaggio ed ero campione italiano studentesco con il Cus di Milano" (luglio 1989). Parigi a parte, esistono seri dubbi sui titoli sportivi conquistati dal Cavaliere in canoa.
BERLUSCONI INCAPPUCCIATO
"Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo. Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mi è stata richiesta" (27-9-1988, al Tribunale di Verona). Berlusconi s'iscrisse alla P2 nei primi mesi del 1978 e pagò regolarmente la quota di iscrizione di 100 mila lire. Di qui la falsa testimonianza. "Basta con questa storia della P2: l'ho già detto, ricevetti la tessera per posta e non pagai neppure la quota d'iscrizione" (10-3-94). Ma, come ha testimoniato anche Licio Gelli, gran maestro venerabile della loggia P2, "Berlusconi ha fatto la normale iniziazione alla loggia P2".
BERLUSCONI IMPRENDITORE
"Il signor Berlusconi ha lavorato, ha rischiato, ha pagato le tasse e non ha mai chiesto alcuna lira di contributi allo Stato" (22-5-95). Ma la Fininvest è sotto processo per evasione fiscali di centinaia di miliardi; e ha ricevuto contributi pubblici, tanto per l'editoria (5 miliardi e rotti all'anno per Il Giornale, intestato al fratello Paolo, altrettanti per Il Foglio intestato alla moglie Veronica), quanto per la cassa integrazione alla Standa e alla Mondadori. "La legge Mammì ci ha tolto la metà del fatturato" (La Stampa, 24-5-95). All'epoca della legge Mammì (che nell'agosto 1990 ha regolamentato il sistema radiotelevisivo italiano), le dimensioni del gruppo erano pressappoco le stesse del '95. "La Mammì ci ha costretti a vendere i quotidiani e ci ha impedito di tenere le pay tv" (La Stampa, 24-5-95). I quotidiani erano uno solo: il Giornale (subito passato al fratello Paolo); le pay tv non esistevano ancora, visto che Tele+ è nata il 20 ottobre '90. "E' una falsità, una cosa senza senso dire che dietro il signor Berlusconi ci sia Craxi. Non devo nulla a Craxi e al cosiddetto Caf, e non rinnego nulla di ciò che ho fatto" (a Mixer, Rai2, 21-2-94). Ma era stato lo stesso Berlusconi a confessare, il 13-9-93, in un raro lampo di sincerità, di aver licenziato l'anchor man Gianfranco Funari su ordine di Craxi ("Non è un mistero - aveva ammesso il Cavaliere - che Berlusconi è sempre stato schiavo del Principe, e in più di un'occasione ho dovuto tenerne conto. Un anno fa, se ricordate bene, io stavo aspettando le concessioni televisive...").
BERLUSCONI CANDIDATO
"Tutti mi chiedono di candidarmi. Ma io so perfettamente quello che posso fare. Se io facessi la scelta politica dovrei abbandonare le televisioni e cambiare completamente mestiere. Un partito di Berlusconi non c'è stato, nè ci sarà mai" (13-9-93). Due mesi dopo nasce ufficialmente Forza Italia e Berlusconi si candida alla presidenza del Consiglio. "Se fonderò un partito? Ho sempre dichiarato il contrario, sarà la ventesima volta che lo ripeto. Lo scrive chi ha interesse a mettermi contro gli attuali protagonisti della politica. E perciò farà finta anche stavolta di non leggere la mia smentita, per cui mi toccherà di ripeterla per la ventunesima volta e chissà per quante altre volte ancora" (Epoca, 23-10-93). Come sopra. "Il mio presunto partito esiste soltanto sulle pagine di alcuni giornali" (alla commissione Bilancio della Camera, 26-10-93). Come sopra.
BERLUSCONI PREMIER/2
"Il nostro futuro ministro della Giustizia è la dottoressa Parenti" (6-2-94). Invece sarà Alfredo Biondi. "Credo che al ministero dell'Interno ci sia bisogno di una persona esperta... di un nonno" (La Stampa, 20-4-94). Infatti offre il ministero al pm Antonio Di Pietro (44 anni), ma questi rifiuta, e allora Berlusconi nomina il leghista Roberto Maroni (39 anni). "Siamo orientati ad un governo molto snello, magari con meno sottosegretari: sarebbe una bella rottura con il passato" (12-4-94). I sottosegretari saranno 39, rispettivamente 3 e 4 in più rispetto ai precedenti governi Ciampi e Amato. "Il criterio per l'assegnazione dei ministeri sarà assolutamente meritocratico, nessuna spartizione delle poltrone" (19-4-94). Infatti, per esempio, la latinista Adriana Poli Bortone andrà alle Risorse Agricole. "Questo governo è schierato dalla parte dell'opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati. No ai colpi di spugna. Da questo governo non verrà mai messa in discussione l'indipendenza dei magistrati" (al Senato, 16-5-94). In 7 mesi di vita, il governo Berlusconi metterà quotidianamente in discussione l'indipendenza dei giudici e approverà in tutta fretta il "colpo di spugna" di Biondi, detto anche "decreto salvaladri", che vieta l'arresto per i reati di corruzione, concussione, finanziamento illecito e falso in bilancio. "Falcone e Borsellino hanno dato la vita contro la mafia. E' nel loro nome che il governo si sente vincolato a proseguirne l'opera. Sarebbe suicida abbassare la guardia contro la criminalità. Bisogna invece dotare di strumenti migliori la polizia e la magistratura" (al Senato il 16 e alla Camera il 18-5-94). Il primo governo Berlusconi e la sua maggioranza tenteranno di smantellare la legislazione voluta (e pagata con il sangue) da Falcone e Borsellino: carcere duro per i boss (41-bis), legge sui pentiti, supercarceri nelle isole e così via. "Vi assicuro che non ci sarà il condono edilizio" (30-5-94). "Nel Consiglio dei ministri o altrove non ho mai pronunciato la parola 'condono'. Sono i giornali che vogliono farci apparire come gli altri governi" (23-6-94). Un mese dopo il suo governo varerà il condono edilizio, e subito dopo quello fiscale. "Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta" (29-3-94). "Mai mi occuperò di questioni televisive, per non dare l'impressione di voler favorire i miei affari, anzi starò più dalla parte della Rai che della Fininvest" (30-5-94). Pochi giorni dopo, Berlusconi destituisce anzitempo l'intero consiglio d'amministrazione della Rai, per nominarne uno nuovo di sua fiducia, con appositi direttori di rete e tg. E proclama: "E' certamente anomalo che in uno Stato democratico esista un servizio pubblico televisivo contro la maggioranza che ha espresso il governo del Paese. Questa Rai non piace alla gente: me l'ha detto un sondaggio. Il governo se ne occuperà tra breve" (7-6-94). "Le nonne, le mamme e le zie d'Italia stiano tranquille: non sarà toccata una lira delle pensioni attuali" (10-9-94). Poco dopo Berlusconi tenta una riforma che taglia drasticamente le pensioni, poi bloccata da una manifestazione sindacale con oltre un milione di persone e dalla dissociazione del suo ministro del Lavoro Clemente Mastella, nonché del partito alleato Lega Nord che lascia il governo e lo rovescia.
BERLUSCONI OPPOSITORE
"La par condicio ha danneggiato gravemente il Polo delle libertà" (20-4-95). L'Osservatorio dell'università di Pavia sulle televisioni dimostra, ininterrottamente dal 1995, che i politici più presenti sulle reti televisive sono Berlusconi e i suoi uomini. "Pochi ricordano che la Thatcher ha privatizzato qualunque cosa, tranne che la British Telecom" (Liberal, 4-4-95). Ma è vero il contrario. Scrive infatti Margaret Thatcher nella sua autobiografia ("Gli anni di Downing Street", Sperling & Kupfer, 1994, pag.577): "British Telecom fu il primo servizio pubblico ad essere privatizzato. Più di qualsiasi altra, la sua vendita pose le basi del capitalismo ad azionariato popolare in Gran Bretagna... Fui più che soddisfatta quando nel novembre 1984. British Telecom fu finalmente privatizzata". "Non so se avrò voglia di tornare a Palazzo Chigi. Troppo faticoso. La presidenza del Consiglio non la reputo essenziale, non ho questa ambizione personale" (10-2-95). "Non mi ritengo indispensabile. Sono assolutamente favorevole ad un tecnico a Palazzo Chigi, io potrei restare leader del Polo in cabina di regia" (13-4-95). "Adesso che si torna al teatrino della politica, diventa inutile che io resti in pista. Meglio tornare a curare le mie aziende" (31-5-95). "Il ruolo di regista delle riforme, come leader del Polo in Parlamento, è un ruolo che mi attira molto di più di quello di presidente del Consiglio" (10-10-95). Silvio Berlusconi avrà sempre un solo candidato per Palazzo Chigi: Silvio Berlusconi.
BERLUSCONI EDITORE
"Noi non abbiamo giornali- partito. Noi non teorizziamo né tantomeno pratichiamo l'informazione come strumento di ricatto politico. I nostri sono eccellenti prodotti editoriali, non fabbriche di consenso o, quel che è peggio, di calunnie, di derisione, di disprezzo. Non ho mai usato né mai userò i miei mezzi di comunicazione per scatenare campagne di aggressione contro un concorrente, né diffamare chi non è d'accordo con me. Lascio questi metodi ad altri" (Epoca, 20-10-93). Chiunque conosca giornali e tv berlusconiani sa che, almeno dopo l'entrata in politica di Berlusconi, sono stati trasformati in formidabili strumenti di attacco, aggressione e spesso anche di diffamazione per i magistrati e gli avversari politici del loro proprietario.
BERLUSCONI RICANDIDATO
"Dal 1995, passata all'opposizione dopo il golpe politico-giudiziario, mentre fischiavano le pallottole delle procure politicizzate, Forza Italia." (da "Una storia italiana", l'autobiografia illustrata di Berlusconi inviata in 20 milioni di copie a tutte le famiglie italiane nell'aprile 2001, in piena campagna elettorale). Forza Italia passò all'opposizione perché, il 21 dicembre '94, Berlusconi salì al Quirinale e si dimise da presidente del Consiglio: la Lega Nord gli aveva revocato l'appoggio, votando mozioni di sfiducia insieme al Ppi di Rocco Buttiglione e al Pds di Massimo D'Alema. Le procure non c'entrano nulla. "Io non ho nulla a che vedere con All Iberian e non possiedo società off- shore all'estero" (Silvio Berlusconi, 15-3-2000). La Cassazione ha già accertato definitivamente che All Iberian è interamente controllata dalla Fininvest. Tant'è che i suoi conti esteri venivano aperti dal tesoriere centrale del gruppo Berlusconi, Giuseppino Scabini. All Iberian è una società off- shore con sede all'estero (isole del Canale), come le altre 63 scoperte dal pool di Milano e confermate dalla società di revisione internazionale Kpmg. "Le nostre holding erano intestate ai nostri consulenti perché si faceva così, era tutto normale: le trovavamo già pronte negli studi professionali specializzati" (26-4-2001). Le 34 holding "Italiana 1,2,3,4 eccetera" che stanno dietro alla Fininvest sin dalla fine degli anni 70 e le altre società della galassia berlusconiana nascono quasi tutte senza il nome di Berlusconi, ma intestate a prestanome: una cinquantina fra parenti, amici, casalinghe baresi, disoccupati calabresi, elettricisti, malati terminali colpiti da ictus, persino un cecoslovacco nato nel 1887. Tutto normale? "Nessun mistero sulle origini delle mie fortune: ho cominciato con la liquidazione di mio padre: 30 milioni" (26-4-2001). Poi, però, fra il 1978 e il 1983 Berlusconi si ritrovò in tasca 113 miliardi (degli anni 70, pari ad almeno 250 milioni di euro odierni). In parte giunti in contanti. Sulla provenienza di quel fiume di denaro, Berlusconi non ha mai voluto spiegare nulla. Nemmeno quando, nel novembre 2002, il Tribunale di Palermo che sta processando il suo braccio destro Marcello Dell'Utri (parlamentare europeo e italiano, già condannato per false fatture e frode fiscale e imputato per mafia, calunnia ed estorsione), si è recato in trasferta a Palazzo Chigi per interrogarlo. In quell'occasione, alle domande sulle origini di quei quattrini e sulle ragioni che lo indussero a ospitare in casa sua per due anni un boss mafioso del calibro di Vittorio Mangano, con mansioni di "stalliere" o di "fattore", il premier ha Berlusconi ha risposto: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere". E i giudici sono ritornati a Palermo a mani vuote.
BERLUSCONI PREMIER/2
"Meno tasse per tutti" (slogan elettorale di Berlusconi, maggio 2001). Le tasse degli italiani resteranno le stesse, anzi aumenteranno per l'incremento sostanzioso dei tributi regionali e comunali, in conseguenza dei tagli ai trasferimenti governativi a comuni e regioni. Il 13 novembre 2001, in visita a Granada (Sagna), Berlusconi e il suo ministro dell'Economia Giulio Tremonti comunicano che "i conti pubblici non sono ancora a posto", dunque 23 di ridurre le tasse non se ne parla. Così come della riforma delle pensioni, promessa in campagna elettorale alla Confindustria. Che subito protesta. "Non ho mai detto che la civiltà occidentale è superiore all'Islam. E' colpa di una sinistra irresponsabile che diffonde notizie false sul mio conto" (7-9- 2001). In realtà Berlusconi, soltanto il giorno prima, ha dichiarato testualmente in una conferenza stampa dalla Germania: "Noi dobbiamo essere consapevoli della superiorità della nostra civiltà, che ha dato luogo al benessere e al rispetto dei diritti umani e religiosi. Cosa che non c'è nei paesi dell'Islam... Dobbiamo evitare di mettere le due civiltà, quella islamica e quella nostra sullo stesso piano. La libertà non è un patrimonio della civiltà islamica. La nostra civiltà deve estendere a chi è rimasto indietro di almeno 1400 anni nella storia i benefici e le conquiste che l'Occidente conosce. C'è una singolare coincidenza fra gli islamici e gli anti-global nella loro opposizione all'Occidente". Poi l'incidente diplomatico internazionale, le proteste della Lega Araba ("posizioni razziste"), l'imbarazzo dell'Occidente impegnato nel tentativo di coinvolgere nella lotta al terrorismo fondamentalista delle Due Torri i paesi islamici moderati. Così il Cavaliere è costretto alla smentita, cioè all'ennesima bugia. "Ho fatto un'esposizione sommaria della legge finanziaria e ho trovato un'ottima accoglienza sia da Prodi sia dal commissario Pedro Solbes" (10- 10-2001). Così Berlusconi al termine di un incontro ufficiale a Bruxelles con il presidente Romano Prodi e gli altri membri della Commissione europea. Senonché Prodi cade dalle nuvole: "Non ne abbiamo neanche parlato". Anche Solbes lo smentisce: "Non ho espresso alcun giudizio sulla finanziaria italiana, la valuterò insieme al patto di stabilità". Berlusconi è costretto alla retromarcia: "Io ho illustrato l'azione del mio governo, Prodi e Solbes mi hanno ascoltato in silenzio". Poi, in conferenza stampa, se la prende con il "club della menzogna della sinistra" che gli attribuirebbe frasi mai dette. "La tv pubblica è interamente nelle mani della sinistra, e anche la tv privata si sbilancia a sinistra" (30-1-2002, a Le Figaro). Appena tornato al governo, Berlusconi, che già detiene il monopolio assoluto della televisione commerciale (Canale 5, Italia 1, Rete 4), nomina suoi uomini al vertice delle tre reti pubbliche Rai (presidente Antonio Baldassarre, direttore generale Agostino Saccà). Costoro allontanano dal video i due giornalisti più famosi della Rai, sgraditi al premier - Enzo Biagi e Michele Santoro - nonché il comico Daniele Luttazzi, anche lui inviso al Cavaliere. Poi, quando il primo consiglio di amministrazione si dimette agli inizi del 2003, Berlusconi riunisce gli alleati in casa propria per decidere i nuovi consiglieri, facendo infuriare addirittura i presidenti delle due Camere, che rifiutano di ratificare le nomine. Alla fine, viene creato un nuovo Cda Rai formato da 4 esponenti del centro-destra e uno solo del centro-sinistra. Anche il direttore generale, amico di Berlusconi e del fratello Paolo, è di stretta obbedienza governativa. "Comprare Alessandro Nesta (difensore della Lazio e della Nazionale, ndr) per il Milan? Sono cose che non hanno più nulla di economico, di morale. Nel calcio abbiamo sbagliato tutti, ora basta" (23-8-2002). L'indomani il Milan di Berlusconi annuncia l'acquisto di Nesta, avvenuto da almeno una settimana. "Non capisco tutta questa fretta per la legge Cirami sul legittimo sospetto (che gli consente di spostare i suoi processi da Milano a Brescia, ndr)" (31- 7-2002). "La legge sul legittimo sospetto è una priorità per il governo" (30- 8-2002). "E se in Irak non ci fossero più armi di distruzione di massa? Come parere personale, non credo che ci siano più quegli ordigni" (16-10-2001, al termine di un lungo incontro con Vladimir Putin). "Sono e resto con Blair, l'alleato più vicino a Bush. Non ho mai detto che Saddam non ha armi di distruzione di massa. Dico solo che potrebbe avere avuto il tempo di distruggerle o di metterle da qualche altra parte" (17-10-2002, dopo le incredule proteste di Londra e Washington). "Mediaset non farà alcun ricorso al condono fiscale" (30-12-2002). Berlusconi smentisce le rivelazioni del quotidiano La Repubblica, il quale calcola che il condono fiscale contenuto nella legge finanziaria Berlusconi consentirà al gruppo Mediaset di chiudere la lite col fisco per il possesso di società off-shore risparmiando multe per 100 milioni di euro, pari a 200 miliardi di lire. Cinque mesi dopo, il settimanale l'Espresso scoprirà che Mediaset ha regolarmente fatto ricorso al condono, risparmiando così circa 120 milioni di euro di imposte. "Ho assoluta fiducia nella Cassazione, fiducia che non né mai mancata. Altra cosa sono certi pm che vogliono un ruolo particolare e imbastiscono processi che finiscono nel nulla" (26 gennaio 2003).L'indomani la Cassazione gli dà torto e non sposta i suoi processi da Milano. Lui, il premier, tuona subito contro i "giudici golpisti".
BERLUSCONI IMPUTATO
"Giuro sui miei cinque figli che non so nulla di quanto mi viene contestato (le tangenti alla Guardia di Finanza, ndr). Sono vittima di una grande ingiustizia. Mi dicono che questo avviso è la risposta a quanto stiamo facendo" (23-11-94). "E' come se mi avessero mandato un avviso di garanzia accusandomi di non chiamarmi Silvio Berlusconi. Siccome sono certo di chiamarmi Silvio Berlusconi, non credo che nessun tribunale giusto al mondo possa condannarmi perché mi chiamo Silvio Berlusconi. Può esserci una condanna, ma allora non sarà un atto di giustizia, ma sovversione" (1-12-94). "Io corruttore? Sarebbe come incolpare suor Teresa di Calcutta, dopo una vita di sacrifici, se una bambina dell'istituto allungasse una mano per pigliare un quarto di mela dal fruttivendolo, non per sé, ma per darlo ad un altro" (27-10-95). "Nessuno si è reso responsabile di corruzione, il capo del gruppo non era minimamente a conoscenza di quanto gli viene addebitato. Il vero scandalo sta semmai nel fatto che la mia impresa, come quasi tutte le imprese italiane, sia stata sottoposta a pressioni concussive da parte di un corpo armato dello Stato... Siamo stati costretti a pagare da un'associazione a delinquere come la Guardia di Finanza, da elementi deviati di un corpo armato dello Stato" (16-1-96). Con buona pace dell'incolpevole prole, due dirigenti Fininvest verranno definitivamente condannati per corruzione della Guardia di Finanza, un consulente legale definitivamente per favoreggiamento, i due segretari per falsa testimonianza in primo e secondo grado, mentre Berlusconi verrà condannato dal Tribunale per corruzione, dichiarato prescritto (cioè responsabile, ma non più punibile) dalla Corte d'appello, infine assolto dalla Cassazione. Ma solo per "insufficienza probatoria". "Publitalia non ha mai emesso fatture false, e funziona come un orologio" (31-5-95). Ma i massimi dirigenti di Publitalia, dal presidente fondatore Marcello Dell'Utri in giù, hanno patteggiato condanne per decine di miliardi di false fatture e frodi fiscali. "Sono pronto a lasciare la guida del Polo, la Camera e la vita politica se verrà dimostrato un rapporto mio o della Fininvest o di una società del gruppo col signor Bettino Craxi, diverso da quello della pura amicizia!" (29- 11-95). Craxi è colui che nel 1984 impose con il suo governo al Parlamento ben due decreti ad personam, i "decreti Berlusconi", per salvare le televisioni dell'amico finite sotto inchiesta (e minacciate di sequestro dai magistrati) perché trasmettevano illegalmente su tutto il territorio nazionale. La Corte di Cassazione, confermando la prescrizione del reato di finanziamento illecito nel processo sulla società berlusconiana off-shore "All Iberian", ha ritenuto dimostrato che Berlusconi versò illegalmente a Craxi, tra il 1990 e il 1992, ben 21 miliardi estero su estero. Ma Berlusconi non ha lasciato la vita politica. "Non ho mai fatto alcun attacco alla magistratura" (10-10-95). "Se c'è una cosa che mi viene addebitata e che non risponde al vero è da parte mia un giudizio negativo nei confronti dei magistrati" (25-11-95). "Io sono un grande estimatore della magistratura e l'ho dimostrato nella mia attività di governo, durante la quale sono sempre stato vicino ai problemi dei giudici" (7-12-95). "Mi consenta ancora una volta di esprimere ammirazione verso la magistratura e i giudici" (23-1-96). Una costante dell'azione politica è l'attacco sistematico, scientifico, incessante alla magistratura di ogni ordine e grado: dai pm di Milano (ma anche di Palermo, Napoli, Torino: tutti quelli che si sono occupati di lui o di sue aziende) ai giudici per le indagini preliminari, da quelli di tribunale a quelli di appello, su su fino alle sezioni unite della Corte di Cassazione, massima istanza giurisdizionale del Paese. "Le inchieste sul mio gruppo sono iniziate soltanto dopo il mio impegno in politica. Prima non avevo mai subito nulla del genere" (17-6-2003). Ma è vero il contrario: prima nascono le inchieste sulla Fininvest di Berlusconi, poi (e forse proprio per questo) Berlusconi "scende in campo" politico. La prima indagine (poi archiviata) sul Berlusconi imprenditore, per traffico di droga, fu aperta a Milano nel lontano 1983. Nel 1989 poi, sempre a Milano, Marcello Dell'Utri finì per la prima volta sotto inchiesta per mafia (prosciolto). La tesi della persecuzione politica per via giudiziaria, già esposta dal premier in una denuncia a Brescia, è stata così smontata dal gip Carlo Bianchetti nell'archiviazione del 15 maggio 2001: "Risulta dall'esame degli atti che, contrariamente a quanto si desume dalle prospettazioni del denunciante, le iniziative giudiziarie. avevano preceduto e non seguito la decisione di "scendere in campo". [Il pool di Mani pulite ha compiuto, tra] il 27 febbraio '92 e il 20 luglio '93, ben 25 accessi presso Fininvest e Publitalia". Lo stesso Berlusconi, al momento di entrare in politica verso la fine del 1993, aveva confidato ai famosi giornalisti Enzo Biagi e Indro Montanelli (che l'hanno poi raccontato): "Se non entro in politica, fallisco e mi arrestano". "E questo potere arbitrario e di casta è stato illiberalmente esercitato nel 1994 contro un governo sgradito alla magistratura giacobina di sinistra, governo messo platealmente sotto accusa attraverso il suo leader in un procedimento iniziato a Napoli mentre presiedeva una Convenzione delle Nazioni Unite e sfociato poi, per assoluta mancanza di fondatezza, in una clamorosa assoluzione molti anni dopo" (29-1-2003). Berlusconi si ostina a ripetere che, nel 1994, il suo governo fu rovesciato dall'invio di un "avviso di garanzia" per le mazzette Fininvest alla Guardia di Finanza, a Napoli, mentre lui presiedeva un convegno sulla criminalità organizzata. Si trattava in realtà di un "invito a comparire" (una convocazione per un interrogatorio), dovuto per legge, che non fu affatto notificato a Napoli, ma a Roma. E fu preannunciato al telefono all'interessato la sera prima (21 novembre '94) dai carabinieri. Fu dunque Berlusconi, pur sapendo di essere sospettato di corruzione, a decidere ugualmente di presiedere il convegno anche l'indomani (giorno 22), esponendo il buon nome dell'Italia al ludibrio internazionale. Ai magistrati milanesi, secondo un'informativa dei carabinieri, risultava che lui, la sera stessa del 21, sarebbe rientrato a Roma abbandonando il convegno napoletano inaugurato la mattina. Perciò inviarono i militari per la consegna a Roma, non a Napoli. Quanto alle ragioni della caduta del governo, quell'atto non ebbe alcuna conseguenza. L'hanno stabilito i magistrati di Brescia, ai quali Berlusconi aveva presentato un esposto contro i magistrati milanesi per "attentato agli organi costituzionali" (cioè al suo primo governo). Nell'ordinanza del giudice Carlo Bianchetti che il 15 maggio 2001 archivia l'inchiesta e assolve il pool di Milano, si legge: "Alla causazione del cosiddetto "ribaltone" è stata sostanzialmente estranea la vicenda dell'invito a presentarsi, dal momento che, secondo la testimonianza dell'allora ministro Maroni, la decisione della Lega Nord di "sfiduciare" il governo Berlusconi (decisione che era stata determinante nella caduta dell'Esecutivo) era stata formalizzata il 6 novembre 1994, e perciò due settimane prima; trovava comunque le sue radici in un insanabile contrasto tra la Lega Nord e gli altri partiti del Polo delle Libertà risalente a fine agosto '94, allorché l'on. Bossi era venuto a sapere dell'intenzione del capo del governo di "andare alle elezioni anticipate in autunno". "Nel processo Sme non ci sono né indizi né prove contro di me, c'è solo il teorema della signora Stefania Ariosto, una mitomane che ha fatto dei pettegolezzi. Per la Sme mi aspetterei non un processo, ma una medaglia d'oro al valore civile per avere salvato l'Italia da una svendita di un bene pubblico per 500 miliardi quando ne valeva 2500". La teste Stefania Ariosto non parla dell'affare Sme: si limita a raccontare ciò che ha visto e sentito a proposito di Previti e della corruzione di alcuni giudici romani. In realtà, nel processo Sme, gli imputati sono sotto accusa per alcuni bonifici bancari. Il primo riguarda l'industriale Pietro Barilla (deceduto nel '93): il 2 maggio e il 26 luglio 1988 da un conto estero di Barilla partono due accrediti (1 miliardo e 800 milioni di lire) destinati all'avvocato Attilio Pacifico, braccio destro dell'avvocato berlusconiano Cesare Previti. Pacifico versa, secondo l'accusa, 200 milioni in contanti al giudice Filippo Verde, e tramite bonifico 850 a milioni a Previti e 100 al giudice Renato Squillante. Il secondo bonifico chiama invece direttamente in causa la Fininvest. Il 6 marzo 1991, dal conto svizzero "Ferrido", aperto dal capo della tesoreria Fininvest Giuseppino Scabini, vengono accreditati 434.404 dollari sul conto "Mercier" di Previti, da dove, un'ora dopo, vengono girati sul conto "Rowena" del giudice Squillante. Secondo l'accusa, il conto Ferrido (della galassia All Iberian) era alimentato con fondi personali e familiari di Berlusconi. Di qui l'accusa, per tutti, di corruzione giudiziaria. Per la Sme (la finanziaria alimentare dell'Iri), Berlusconi non sventò alcuna svendita: la quota dell'azienda in vendita da parte dell'Iri era stata valutata 500 miliardi da due esperti dell'università milanese Bocconi, e dunque Carlo De Benedetti, unico offerente nel 1985, aveva offerto quella cifra. Poi Berlusconi, su ordine di Craxi, si intromise nell'affare, rilanciando per un 10% appena: il minimo indispensabile per entrare in partita. Dunque offrì 550 miliardi, poco più di De Benedetti, poco meno di un quinto rispetto al valore che oggi egli pretende di attribuire alla Sme del 1985. "La magistratura politicizzata, nel 1992-'93, ha cancellato cinque partiti dalla vita pubblica, risparmiando i comunisti per portarli al potere". A parte il fatto che, a Milano, il pool Mani Pulite arrestò e inquisì quasi l'intero vertice del Pci-Pds, esattamente come quelli dei partiti moderati, va detto che le prime elezioni dopo Tangentopoli non le vinsero le sinistre. Le vinse Berlusconi, occupando lo spazio lasciato libero dal pentapartito che si era sciolto per mancanza di voti dopo lo scandalo. Il 24 gennaio 1994, al momento della sua discesa in campo, il Cavaliere elogiò il pool di Milano per avere scoperchiato lo scandalo di Tangentopoli: "La vecchia classe politica è stata travolta dai fatti e superata dai tempi [...]. L'autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e del finanziamento illegale dei partiti, lascia il paese impreparato e incerto...". E il 6 febbraio rincarò la dose: "Basta con i ladri di Stato, noi siamo per una politica nuova, diversa, pulita. Siamo l'Italia che lavora contro l'Italia che ruba". Subito dopo tentò di avere nel suo governo i due simboli del pool di Mani Pulite: Antonio Di Pietro al ministero dell'Interno e Piercamillo Davigo alla Giustizia. I due, però, rifiutarono. Ma evidentemente, all'epoca, Berlusconi non li considerava "toghe rosse". "I magistrati milanesi abusavano della carcerazione preventiva per estorcere confessioni agli indagati" (30-9-2002). Anche questo cavallo di battaglia della polemica berlusconiana anti-giudici è smentita dai fatti e, soprattutto, dalla relazione consegnata al governo dai quattro ispettori ministeriali inviati contro il pool di Milano nell'ottobre 1994 dal guardasigilli Alfredo Biondi (Forza Italia, primo governo Berlusconi). Relazione resa nota il 15 maggio '95: "Nessun rilievo può essere mosso ai magistrati milanesi, i quali non paiono aver esorbitato dai limiti imposti dalla legge nell'esercizio dei loro poteri [...]. Non si è riscontrata un'apprezzabile e significativa casistica di annullamenti delle decisioni che hanno dato luogo a quelle detenzioni [...]. I provvedimenti custodiali sono stati spesso suffragati [...] dall'ulteriore e decisiva prova della confessione dell'indagato. Né è risultato che tali confessioni siano state in seguito ritrattate perché rese sotto la minaccia dell'ulteriore protrarsi della detenzione [...]. Non è possibile ascrivere quelle confessioni alle "condizioni fisiche e psicologiche disumane" nelle quali si sarebbero venuti a trovare molti indagati, alcuni dei quali suicidatisi, condizioni cui fa riferimento l'on. Sgarbi: non è stata mai segnalata l'applicazione di regimi detentivi differenziati e inaspriti rispetto alla generalità dei casi". "I magistrati del pool di Milano avevano come obbiettivo quello di favorire la presa di potere da parte delle sinistre" (9-5-2003). A parte le considerazioni già esposte, è interessante leggere la risposta data il 23 ottobre 1996 dal ministro dell'Interno britannico Simon Brown al Parlamento britannico, per spiegare il diniego opposto al ricorso degli avvocati di Berlusconi, i quali parlavano di inchieste e reati "politici" per opporsi alla consegna dei documenti sui conti esteri della galassia All Iberian: "Se ben capisco l'argomentazione dei richiedenti [la Fininvest], essi sostengono che l'azione giudiziaria in corso in Italia per donazioni illecite di 10 miliardi al signor Craxi è politica, e che le accuse di falso contabile [...] sarebbero reato connesso. Le donazioni politiche illegali sono un reato politico? Non sono d'accordo. A me sembra piuttosto un reato contro la legge ordinaria promulgata per garantire un corretto ordinamento del processo democratico in Italia - reato in nulla diverso, diciamo, dal votare due volte alle elezioni [...]. Il reato in questione è stato commesso per influenzare la politica del governo: non si pagano clandestinamente grosse somme di denaro a un partito politico senza uno scopo [...]. Non accetto in nessun modo che il desiderio della magistratura italiana di smascherare e punire la corruzione nella vita pubblica e politica, e il conflitto che ciò ha creato tra i giudici e i politici in quel paese, operi in modo tale da trasformare i reati in questione in reati politici. È un uso scorretto del linguaggio definire la campagna dei magistrati come improntata a "fini politici", o le loro azioni nei confronti del signor Berlusconi come persecuzione politica. Al contrario, tutto ciò che ho letto su questo caso suggerisce che la magistratura stia dimostrando una giusta indipendenza politica dall'esecutivo ed equanimità nel trattare in modo eguale i politici di tutti i partiti [...]. [Il reato] non è intrinsecamente politico, né lo diviene nel caso che l'autore del reato speri di cambiare la politica del governo comprando influenza politica, e neanche se il potere giudiziario, perseguendo lui, spera di ripulire la politica. Nessuno degli argomenti dei richiedenti riesce a persuadermi in nulla che i reati in questione siano politici. Non riesco proprio a vedere i pagatori corrotti della politica come i "Garibaldi di oggi", o cercatori di libertà, o "prigionieri politici". "I magistrati milanesi abusavano della carcerazione preventiva per estorcere confessioni agli indagati" (30-9-2002). Anche questo cavallo di battaglia della polemica berlusconiana anti-giudici è smentita dai fatti e, soprattutto, dalla relazione consegnata al governo dai quattro ispettori ministeriali inviati contro il pool di Milano nell'ottobre 1994 dal guardasigilli Alfredo Biondi (Forza Italia, primo governo Berlusconi). Relazione resa nota il 15 maggio '95: "Nessun rilievo può essere mosso ai magistrati milanesi, i quali non paiono aver esorbitato dai limiti imposti dalla legge nell'esercizio dei loro poteri [...]. Non si è riscontrata un'apprezzabile e significativa casistica di annullamenti delle decisioni che hanno dato luogo a quelle detenzioni [...]. I provvedimenti custodiali sono stati spesso suffragati [...] dall'ulteriore e decisiva prova della confessione dell'indagato. Né è risultato che tali confessioni siano state in seguito ritrattate perché rese sotto la minaccia dell'ulteriore protrarsi della detenzione [...]. Non è possibile ascrivere quelle confessioni alle "condizioni fisiche e psicologiche disumane" nelle quali si sarebbero venuti a trovare molti indagati, alcuni dei quali suicidatisi, condizioni cui fa riferimento l'on. Sgarbi: non è stata mai segnalata l'applicazione di regimi detentivi differenziati e inaspriti rispetto alla generalità dei casi".
BERLUSCONI E IL CONFLITTO D'INTERESSI
"Dire che nell'attività di governo e politica ci sia stato qualche volta un interesse personale, non solo del signor Berlusconi, ma anche di altri membri di Forza Italia, è una vergogna" (14-12-95). "La vecchia classe politica che facendo politica prendeva soldi. Io posso dire che per fare politica ne ho spesi parecchi" (15-12-95). Il primo governo Berlusconi passerà alla storia per due provvedimenti: il decreto Biondi, che vietava le custodia in carcere per corruzione alla vigilia dell'arresto di Paolo Berlusconi per corruzione; e la legge Tremonti, che ha fruttato alla Mediaset dello stesso Berlusconi (Silvio) sgravi fiscali per 243 miliardi. "Ho dato incarico ai miei manager di avviare le dismissioni delle mie proprietà" (23-3-94). "Ho sempre riconosciuto che c'era un'anomalia da sanare... Sono il primo a proporre una soluzione di separazione drastica tra l'esercizio dei doveri di governo e l'esercizio dei diritti proprietari" (2-8-94). "Le mie aziende o le congelo o le vendo. Voglio assolutamente dividere i miei interessi privati che ho come azionista Fininvest dalla mia attività pubblica che svolgerò nell'interesse di tutti. Credo che quella del blind trust americano sia la soluzione ideale" (11-4-94). "Oggi vi annuncio che ho deciso di vendere le mie aziende, perché credo che qualcuno, quando si prende un impegno e dentro questo impegno ci sono certe condizioni che sono ostative allo svolgimento globale dell'impegno, deve avere anche il coraggio di sacrificarsi... Non sarà facile trovare un compratore, ma andremo in Borsa con la televisione e terrò una quota assolutamente non di maggioranza" (23-11-94). "Da novembre ho dato mandato irrevocabile alla Fininvest di vendere le tv" (18-3-95). "Venderò le tv ad imprenditori internazionali" (Il Giornale, 1-4-95). "Il conflitto d'interessi sarà risolto nei primi cento giorni del mio governo" (5-5-2001). Nove anni dopo il suo primo governo e due anni dopo l'avvio del secondo, Berlusconi non ha risolto il conflitto d'interessi né tantomeno ha ceduto alcuna delle sue aziende. Anzi, il 21 dicembre 2001, comunica agli italiani che "il conflitto d'interessi esiste solo nel senso che le mie aziende ci hanno rimesso da quando sono entrato in politica al servizio del Paese". E il 7 maggio 2003, ancora più esplicito: "Il conflitto d'interessi è una scusa. Tutti vedono bene che non c'è nessun conflitto d'interessi. Anzi, io non posso fare che cose sfavorevoli al mio gruppo. Non c'è stata una sola decisione assunta da questa maggioranza e da questo governo che abbia portato cose a mio favore. Da quando sono sceso in politica, il mio gruppo ha subìto soltanto danni enormi".
L'ETA' DI MEZZO
Foto 39 - mille lire Italiane, emesse dal 1969 al 1981.
Digitalizzazione anno 2018
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CACCIA MILLE LIRE O SON GUAI.
Un mondo di furbi permeava il tessuto urbano di San Giorgio ma ancor di più a Napoli.
La famosa arte dell'arrangiarsi, tra questa gente sorprendente, assumeva toni che sfioravano la leggenda.
Ho amato subito la città, con i suoi eccessi e le sue incongruenze.
Ci vedevo la mia infanzia, sempre spensierata e piena d'ottimismo.
Frasi come questa:
"oggi non c'è niente da mangiare, meglio così.
Di sicuro non mi verrà l'indigestione."
Questo modo di affrontare la vita,
la dice lunga sul sarcasmo quasi poetico dei Napoletani.
Non sono qui a fare un'analisi sociologica approfondita,
non ne sono capace, ne mi compete.
Ma di analogie ne vedevo di continuo.
Una sola grande differenza.
Qua sembrava un enorme "teatro" dove ognuno recitava la sua parte.
Chi non ricorda qualche film in merito ebbene quell'animo era in me.
Semplice, spontaneo, vispo.
Per questo tendevo a scusarli... a capirli.
Di aneddoti ne avrei a bizzeffe ma per ragioni di sintesi vi dirò solo la punta dell'iceberg di questa
grande commedia Napoletana.
Testuali parole dalla lettera n. 15 del 19 settembre 1976, domenica.
mercato dei quartieri Spagnoli. (NA)
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" Figurati che il mocciosetto di 10 anni nemmeno,
mi voleva vendere per 500 £ una bottiglietta contenente,
stai attenta a quel che dico... ARIA DI NAPOLI.
Figurati le risate quando me l'ha detto.
Veramente senza scrupoli, non ti pare?
Quel diavoletto mi voleva vendere una bottiglia completamente vuota,
pensa che i turisti, specialmente stranieri... la comprano veramente".
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Credo non ci sia altro da dire.
Una buona sintesi.
A proposito di mocciosetti.
Sempre dalla solita lettera,
ma questa volta il ricordo era fissato indelebile nella mente.
La domenica, da poco tempo, si poteva uscire in abiti civili.
Con discrezione ne approfittavo, adducendo una fantomatica impossibilità a mettere la gloriosa divisa perché era in lavanderia.
Con occhi truci il maresciallo alla porta:
"Che non si ripeta più".
Quella domenica eravamo a passeggiare in zona mercati,
come vi avevo già detto.
D'improvviso si parano d'innanzi 3 o 4 ragazzotti,
lerci ed a piedi nudi.
Un'accerchiamento perfetto.
l'amico Rossi di Grosseto era in divisa.
Dopo alcuni secondi di silenzio, ecco puntuale la minaccia,
detta con un piglio da guerrigliero dal più grande di loro,
forse il capo.
In mano brandiva minaccioso un pomodoro maturo.
Caccia la 1000 £... o ti spuorc a divisa.
Voleva dire, minimo, una settimana senza poter uscire.
Un vero guaio.
Sapevo che poteva accadere, ne avevo sentito parlare.
Anche se pareva una leggenda,
per questo motivo mi ero defilato da una parte.
Il teppistello non si era accorto di me,
che in abiti civili non avevo dato nell'occhio.
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(comunico a tutti che da qualche mese si poteva uscire nei giorni festivi con abiti civili).
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Aggirandolo lo blocco, e con fare fulmineo,
gli rubo il pomodoro.
Appena mollata la presa sono spariti in un secondo.
Sembra una favola, eppure mi è successo davvero.
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© Il testo è di esclusiva proprietà dell'autore, Stefano Paradossi, che ne detiene i diritti e ne vieta qualsiasi utilizzo da parte di terzi. La foto fa parte dell'Archivio Fotografico della famiglia Paradossi.
© The text is of exclusive property of the author, Stefano Paradossi, who owns the rights and prohibits any use by third parties. The image is part of the Photo Archive of the Paradossi family.
Fuoco
Il fuoco è una forma di combustione. La parola fuoco è comunemente riferita alla combinazione di un bagliore brillante coordinato ad una grande quantità di calore emessa durante un rapido processo autoalimentato di ossidazione esotermica di gas rilasciati da un combustibile.
Le fiamme sono un corpo gassoso che rilascia calore e luce. I fuochi si accendono quando un combustibile è soggetto a calore o altra forma di energia, ad esempio un fiammifero o accendino, e sono alimentati da successive scariche di energia termica, finché tutto il combustibile non è stato consumato.
Etimologia
Il termine "fuoco" deriva dal termine latino focus che indicava in origine il focolare e a mano a mano sostituì, specie nell'ambito popolare, il termine ignis che possedeva il vero significato di fuoco. Secondo le ricostruzioni linguistiche sembra sia collegato al verbo latino foveo e al greco φῶς (phos) ossia luce[1].
Liebe Freunde der rastlosen Kunst,
Urban Affairs startet in die zweite Runde und neromonga ist mit dabei.
Zahlreiche weitere Künstler haben sich auf den Weg gemacht, um sich auf gut 2.000 qm im neuen Berliner Kunstzentrum, dem STATTBAD in Wedding mal so richtig auszutoben.
Nun seit gespannt, ich sag nur es wird bunt.
URBAN AFFAIRS extended
02. - 31. Juli 2009
Vernissage // MIttwoch 01. Juli 09 // 17 Uhr
opening times: Di - Sa // 14 - 20H
STATTBAD // Gerichtstr 65 // 13347 Berlin
(Nähe U+S - Bahnhof Wedding)
artists:
1010 / ALIAS / ANTON UNAI / DDG / EL BOCHO / EMESS / FUK LABORATORIES / JUST / MEAN MAREK / MYMONSTERS / NEON / NEROMONGA / NOEL / NOMAD / SAM CREW / SP38 / TIKA / VECTORIAN / VLEP VNET / WOW THE DEAD / ZONENKINDER
.....Civita di Bagnoregio
Situata in posizione isolata, è raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale in cemento armato costruito nel 1965[1]. Il ponte può essere percorso soltanto a piedi, ma recentemente il comune di Bagnoregio, venendo incontro alle esigenze di chi vive e/o lavora in questo luogo, ha emesso una circolare in cui dichiara che, in determinati orari, residenti e persone autorizzate possono attraversare il ponte a bordo di cicli e motocicli. La causa del suo isolamento è la progressiva erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato vita alle tipiche forme dei calanchi e che continua ancora oggi, rischiando di far scomparire la frazione, per questo chiamata anche "la città che muore" o, più raramente, "il paese che muore".
La frazione è attualmente abitata da circa quindici persone.
La valle dei calanchi è situata tra il lago di Bolsena ad ovest e la valle del Tevere ad est,nel comune di Bagnoregio. È costituita da due valli principali: il Fossato del Rio Torbido e il Fossato del Rio Chiaro. In origine questi luoghi dovevano essere più dolci e accessibili ed erano attraversati da un’ antica strada che collegava la valle del Tevere al Lago di Bolsena.
La morfologia di quest’area è stata provocata dall’erosione e dalle frane. Il territorio è costituito da due formazioni distinte per cronologia e tipo. Quella più antica è quella argillosa, di origine marina e costituisce lo strato di base, particolarmente soggetto all’erosione. Gli strati superiori sono invece formati da materiale tufaceo e lavico. La veloce erosione è dovuta all’opera dei torrenti, agli agenti atmosferici ma anche al disboscamento.
La vedrei in _______________View large_____________almeno riconoscerete qualcuno !!!
Civita di Bagnoregio ( Viterbo ) 16 aprile 2011
postata il 19 aprile alle ore 22 . 00
AdrianaMarisaSelvyLauraNadiaGeraFrancescoFrancoAmosMarcoAldoAlessioGiancarlo ......GRAZIE
Slanciato e maestoso, simbolo indelebile di questo paesaggio, domina uno dei borghi più belli e intatti delle Langhe, circondato dalle colline dei grandi vini. È considerato uno degli esempi meglio conservati di castello nobiliare trecentesco del Piemonte, e rappresenta un caso unico in Italia per la sua struttura architettonica, propria di un donjon francese.
Già nel XII secolo una torre sovrastava e difendeva il borgo. Nel 1340 Pietrino Falletti riceve il feudo quale ricompensa per il proprio impegno militare, fa abbattere la torre ed erigere il castello. La costruzione dell’edificio doveva essere terminata nel 1357, al cui febbraio risale un documento che registra una vendita effettuata in una sua sala.
Le circostanze di non essere stato oggetto di fatti militari importanti e di non essere mai stato trasformato a scopo residenziale ce lo hanno consegnato inalterato nella sua struttura originale di roccaforte medioevale. Più che un ruolo militare, però, il castello ha svolto nei secoli una funzione di controllo sulle attività produttive del territorio, come dimostra la sua ardita verticalità, tesa a sottolineare il prestigio della famiglia Falletti.
Il castello già a fine Trecento presenta il palacium, edificio principale compatto e allungato, costituito da ampie sale sovrapposte; una torre cilindrica ed una pensile con finalità di avvistamento e funzione di status symbol; una torre a base quadrata; la corte con il ponte levatoio. Nel palacium, presso l’ampio ambiente al livello della corte, con funzione di aula pubblica per l’amministrazione della giustizia, si trova anche una piccola cappella con volta a botte e affreschi databili alla metà del XV secolo. Raffigurano il Martirio di santa Caterina d’Alessandria. Alcuni grandi camini e soffitti lignei sono le uniche testimonianze rimaste degli arredi originali. Al piano sommitale si sviluppava il cammino di ronda, inizialmente aperto e protetto dai merli, successivamente coperto dal tetto.
Dalle finestre del terzo piano la vista è spettacolare, a 360 gradi sulle Langhe, fino all’arco alpino.
Dal 1949 il castello è proprietà dello Stato, che lo ha acquistato dall’Opera Pia Barolo, l’ente istituito per volontà testamentaria della marchesa Giulia di Barolo, ultima erede della famiglia Falletti. Fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento la cura del castello da parte dell’Opera Pia è stata subordinata all’attenzione per le prestazioni produttive delle cascine del territorio: il castello ha ospitato in questi anni cantine, tinaggi e depositi di prodotti agricoli.
Con l’acquisizione statale sono stati avviati i primi importanti lavori di restauro. Dal 2015 il castello è in consegna alla Direzione Regionale Musei Piemonte.
La gestione è attualmente affidata alla Barolo & Castles Foundation aggiudicataria del bando emesso dal Polo.
Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere. Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. E sedutisi, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: "Questi è Gesù, il re dei Giudei". Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: "Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!". Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: "Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!". Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo. Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: "Elì, Elì, lemà sabactàni?", che significa: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: "Costui chiama Elia". E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: "Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!". E Gesù, emesso un alto grido, spirò.
(Mt 27, 33-50)
Nel cuore della costellazione del Cigno, a circa 2.590 anni luce dalla Terra, si erge la Cygnus Wall: un’imponente scogliera di gas e polveri, lunga quasi 20 anni luce, che brilla di un rosso ardente sotto la luce delle giovani stelle calde vicine. È la parte più luminosa della Nebulosa Nord America (NGC 7000), che nella nostra prospettiva ricorda il “Golfo del Messico”.
Dalla città, con il mio SkyWatcher 200/1000 e filtro SV220, ho inseguito pazientemente i fotoni di idrogeno emessi da queste nubi, raccogliendo la loro luce fioca e antica, viaggiatrice per millenni nello spazio, per trasformarla in immagine. Un frammento di galassia che unisce la precisione della scienza alla poesia del cielo.
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La cartolina postale (dal regolamento postale definita "cartolina per corrispondenza") venne introdotta in Italia il 1 Gennaio 1874 dopo che da alcuni anni era in uso all'estero.
Ufficialmente nacque in Austria,emessa il 1° Dicembre 1869 per opera del direttore delle poste dell'Impero Austroungarico Emmanuel Hermann.
Dal 1889 le cartoline prodotte da privati e autorizzate dal governo sono illustrate con disegni o con fotografie di monumenti,proprio in quell'anno in occasione dell'esposizione mondiale tenutasi a Parigi,la cartolina postale celebra la costruzione della torre Eiffel destinata a divenire simbolo della citta'.
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L'opera è una nuova commissione realizzata dall’artista per la Pista 500. Un orologio apparentemente simile a quelli che si trovano nelle strade delle città svetta da una delle aiuole del giardino. A un primo sguardo, le sue lancette sembrano andare all’indietro, invertendo il meccanismo dell’orologio e così la linearità del tempo. In verità è il quadrante dell’orologio a muoversi, mentre le lancette continuano a segnare l’ora esatta. Attraverso questo piccolo inganno della nostra percezione, Kwade apre a una riflessione sulla dipendenza delle nostre vite quotidiane da una convenzione arbitraria come quella del tempo. Il progetto si lega alla storia della fabbrica del Lingotto. Il design di 'Against the Run' è infatti ispirato al modello di orologio storicamente utilizzato nelle fabbriche FIAT, evocando così il ruolo centrale che nella fabbrica aveva la misurazione del tempo, indice primario per stabilire la produttività di chi lavorava al suo interno. L’opera sembra richiamare il celebre “sciopero delle lancette” del 1920, quando, in opposizione all’applicazione dell’ora legale, i lavoratori della FIAT Brevetti di Torino decisero di portare indietro di un’ora le lancette di tutti gli orologi dello stabilimento. Quella dei lavoratori era una piccola azione, che tuttavia si confrontava con una regola enorme, quella del tempo universale coordinato – che, nel caso dell’Italia, veniva storicamente stabilito proprio nella città di Torino. È infatti da qui che, fino al 2016, è stato trasmesso il segnale orario codificato, ovvero il famoso trillo emesso dalla RAI per segnalare lo scoccare di ogni ora. Nel gesto dei lavoratori di cento anni fa, come nell’opera di Kwade oggi, la messa in discussione della misura su cui si basano le nostre giornate smaschera la labilità del concetto moderno di progresso e la fragilità umana di fronte alla sua disfatta. www.pinacoteca-agnelli.it/collezione/alicja-kwade-against...
www.youtube.com/watch?v=peExQhQbikk
Il linguaggio dimenticato degli esseri umani
Noi non lo sappiamo, ma - esattamente come i cavalli - anche noi "parliamo" con la nostra energia. Linguaggio del corpo, dicono gli esperti. Non esattamente: il corpo è semplicemente il mezzo attraverso il quale la nostra energia "interna" viene comunicata fuori. Ecco perché non è corretto dire che i cavalli leggono il linguaggio del nostro corpo (come spesso si sente dire). I cavalli LEGGONO la nostra disposizione d'animo (cioè l'energia) che emettiamo col nostro corpo. Quando ci avviciniamo a un cavallo, questi sente immediatamente, e a distanza di metri, come ci sentiamo nel più profondo della nostra anima, anche al di là della nostra consapevolezza. "Sente" letteralmente l'energia che emettiamo e vi reagisce a seconda che questa energia sia per lui chiara o confusa. Più siamo consapevoli di come ci sentiamo nel profondo di noi stessi, più emettiamo per un cavallo un’energia tranquilla e affidabile che spingerà il cavallo a rilassarsi in nostra presenza. Meno siamo consapevoli dei nostri pensieri e delle nostre emozioni, più emetteremo un’energia confusa al quale il cavallo reagirà istintivamente con il suo linguaggio del corpo.
Un cavallo, in virtù di una capacità di percezione precisa e profonda perfezionata nei millenni, legge unicamente quello che sta nel più profondo della nostra anima e non è interessato minimamente alla nostra maschera sociale: a chi siamo, a quante lauree abbiamo, a quanto siamo ricchi o colti… Questo perché la nostra energia viene emessa dal profondo e non dall'apparenza. Quante volte ci capita di "avere sensazioni" che ci dicono qualcosa di diverso da quello che vediamo? Quante volte diciamo che "una persona ci piace o non ci piace a pelle" indipendentemente da quello che sappiamo di lei? Quante volte, entrando in una stanza dove due persone hanno litigato, percepiamo una tensione silenziosa anche se ci dicono che non è successo nulla? Ecco, in quei casi, noi stiamo "captando" informazioni energetiche, diverse da quelle fisiche. Ci stiamo comportando come un cavallo.
Costruisce grandi ragnatele ad imbuto con seta non appiccicosa. Successivamente la ragnatela sarà ampliata formando una distesa a lenzuolo per captare le vibrazioni emesse dalla preda. L'imbuto è aperto da entrambe le estremità in modo che il ragno può fuggire in caso di pericolo. La tecnica di caccia si può definire di attesa, Il ragno si nasconde all'estremità stretta dell'imbuto e quando sente la vibrazione di un insetto che attraversa la tela, si precipita fuori, morde l'insetto e lo trasporta di nuovo nell'imbuto.
Intervista al redattore capo del settimanale francese che ha pubblicato le vignette su Maometto in questi giorni nell'occhio del ciclone.
lunedì 24 settembre 2012 00:18
Charlie Hebdo
La redazione di Charlie Hebdo, nel 19° arrondissement di Parigi, brulica di giornalisti di altre testate e Paesi. Il ridotto gruppo di 20 redattori e disegnatori del settimanale satirico non basta per rispondere a tutte le domande. La pubblicazione di alcune caricature di Maometto - la più provocatoria raffigura il Profeta che esce cadendo come Brigitte Bardot ne Il disprezzo di Godard - ha trasformato la rivista parigina nel nuovo epicentro della collera fondamentalista. Per telefono, il redattore capo incaricato dei testi, Gérard Biard, classe 1959, nega le accuse e afferma che si è limitato a compiere il suo dovere di giornalista.
(El Pais)Circolano cifre diverse sulla tiratura emessa il 19 settembre (giorno della pubblicazione delle vignette incriminate, ndr). Quanto avete venduto?
(Gérard Biard) La tiratura è stata quella di sempre, 70.000 copie, e le abbiamo vendute tutte. Questa è la prova delle falsità di certe affermazioni che sostengono che il nostro è un colpo pubblicitario. Ci hanno sorpreso molto le ripercussioni, questo impatto così sproporzionato.
Vi si accusa di essere opportunisti ed irresponsabili per aver alimentato i focolari, scatenati dal video del film "L'innocenza dei musulmani".
Abbiamo fatto quello che facciamo tutte le settimane: commentare l'attualità di un trailer di una pellicola stupida, distribuita su internet, che ha generato manifestazioni e attentati con diverse vittime. Siamo un giornale satirico di attualità e abbiamo fatto quello che facciamo sempre, niente di diverso dal nostro lavoro che svolgiamo da molto tempo.
Il ministro degli Esteri, Laurent Fabius, e la Casa Bianca hanno affermato che siete stati degli irresponsabili.
Qual è la responsabilità di un giornalista? Raccontare l'attualità o cedere alla violenza? Credo sia commentare quello che succede, soprattutto se entra nel pieno della linea editoriale come è successo in questo caso. Noi combattiamo le religioni, tutte, quando entrano nella sfera pubblica e politica. Come si può giustificare la proibizione ai giornalisti di trattare l'attualità? L'autocensura è il principio del totalitarismo. Non possiamo cedere alla violenza. La Francia è uno Stato di diritto laico e dobbiamo obbedire alla legge francese; abbiamo la stessa responsabilità del resto della stampa. Non abbiamo insultato nessuno. Ma se qualcuno la pensa così, può andare in tribunale.
Cosa pensa della reazione del governo francese?
Ci sembra che chiudere le ambasciate e le scuole rientra all'interno di un ruolo protettore. Se credono ci siano dei rischi è giusto che lo facciano. Un'altra cosa è che Fabius si permetta di criticare un giornale satirico e indipendente che fa il suo lavoro. Ci sono due linee nel governo. Una indietreggia davanti alla libertà di espressione, e altri come Manuel Valls (ministro degli interni) o Vincent Peillon (ministro dell'educazione) ci hanno appoggiati.
Gli imam hanno detto che le vignette denotano razzismo e islamofobia.
Criticare una religione non è razzista. Una democrazia non si definisce in base alla religione, ma per la libertà di espressione delle idee. La religione deve essere una questione privata. I musulmani non sono di una unica etnia: appartengono a più etnie. Le persone che si definiscono musulmani si lasciano manipolare esclusivamente dai loro leader religiosi che affermano che la loro identità è costituita dalla loro religione. In Francia, l'identità è costituita dalla cittadinanza; non è Dio che ci dà il diritto al voto. Rifiutiamo in toto le accuse di razzismo. E l'islamofobia è l'accusa che ha portato avanti il regime iraniano al tempo della fatwa a Rushdie, per legittimare il suo antisemitismo. Un giorno tireremo in ballo la cristianofobia.
Il papa parla proprio di quella.
Sì, lo accettiamo. Noi attacchiamo le religioni. Siamo un giornale laico. Quando le religioni invadono lo spazio della politica, devono accettare le critiche e le caricature esattamente i politici.
Quale pensa sia la vignetta che ha dato più fastidio?
Questo è il nocciolo della questione. Posso capire che qualcuno sia colpito da uno shock intimo vedendo una parodia di Maometto in copertina, ma non è il nostro caso. Sulla copertina ci sono un rabbino e un imam. Le caricature sono nella controcopertina e delle pagine interne. La maggior parte della gente che sta protestando non le ha viste, così come la famosa pellicola: in pochi l'hanno vista. Per scandalizzarsi è importante che si compia il tragitto per andare a comprare al chiosco la rivista! Siamo davanti ad una grande manipolazione: alcune persone hanno tanta voglia che certi si scandalizzino. A me non piacciono le religioni ma non per questo vado in chiesa o in moschea a protestare.
Miguel Mora
Articolo originale su El Pais, traduzione di Cristian Zinfolino
- See more at: old.apocalisselaica.net/radar-laicita/cronache-laiche/aut...
LA CONCHIGLIA.
Nel maggio del 2013 la Fondazione Giorgio Cini ha presentato un importante progetto espositivo aperto al pubblico sull’ Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia : Marc Quinn, grande mostra personale a cura di Germano Celant e prodotta in collaborazione con l’artista, che vede una selezione di oltre 50 opere – tra sculture, dipinti, disegni e altri oggetti d’arte – realizzate da Marc Quinn, uno dei più noti esponenti della generazione degli Young British Artists.
Un omaggio alla natura sono le cinque colossali conchiglie della serie The Archaeology of Art che sembrano chiedere se la volontà di creare arte sia intrinseca nella natura. Forme perfettamente simmetriche, create dalla natura, che celano una strana intelligenza e paiono seguire un ordine a loro superiore. Enormi in termini di dimensioni, ma estremamente dettagliate, queste conchiglie sono tra gli oggetti stampati in 3D ad alta definizione più grandi del mondo, il risultato di un codice digitale emesso da un computer sulla base del codice biologico del DNA che ha creato gli originali. Le conchiglie scolpite nel bronzo giacciono in riva al mare, come cullate dalla marea.
CANON EOS 600D con ob. SIGMA 10-20 f./4-5,6 EX DC HSM
Hier einige Impressionen vom setup der Reclaim Your City Ausstellung die bis 18.9.2010 in der Galerie Neurotitan stattfindet ...
Civita di Bagnoregio (Vt).
Canon EOS
Canon EF-S 17-85mm Is Usm
Civita è una frazione del comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, nel Lazio, facente parte dei borghi più belli d'Italia, famosa per essere denominata "La città che muore".
Si trova nella valle dei calanchi un'area situata tra il lago di Bolsena ad ovest e la valle del Tevere ad est, nel comune di Bagnoregio. È costituita da due valli principali: il Fossato del Rio Torbido e il Fossato del Rio Chiaro. In origine questi luoghi dovevano essere più dolci e accessibili ed erano attraversati da un'antica strada che collegava la valle del Tevere al Lago di Bolsena.
La morfologia di quest'area è stata provocata dall'erosione e dalle frane. Il territorio è costituito da due formazioni distinte per cronologia e tipo. Quella più antica è quella argillosa, di origine marina e costituisce lo strato di base, particolarmente soggetto all'erosione. Gli strati superiori sono invece formati da materiale tufaceo e lavico. La veloce erosione è dovuta all'opera dei torrenti, agli agenti atmosferici, ma anche al disboscamento.
Abitata da sole sette persone (al 2016) [senza fonte] e situata in posizione isolata, Civita è raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale in cemento armato costruito nel 1965. Il ponte può essere percorso soltanto a piedi, ma recentemente il comune di Bagnoregio, venendo incontro alle esigenze di chi vive o lavora in questo luogo, ha emesso una circolare in cui dichiara che, in determinati orari, residenti e persone autorizzate possono attraversare il ponte a bordo di cicli e motocicli. La causa del suo isolamento è la progressiva erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato vita alle tipiche forme dei calanchi e che continua ancora oggi, rischiando di far scomparire la frazione, per questo chiamata anche "la città che muore" o, più raramente, "il paese che muore".
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I Turc portano il fez come i Moru, ma a differenza di questi ultimi sono gli ex prigionieri dei Saraceni. Viaggiano in coppia, uniti a due a due da una catena ai piedi. I Moru (mori), con le facce dipinte di nero, si portano appresso un asino e sono i Saraceni ormai fatti prigionieri. Sia i Turc, che i Moru sono presenti solo nel corteo del Capoluogo (Sampeyre).
Torna l‘antica festa alpina che rievoca la cacciata degli invasori saraceni, che si svolge ogni 5 anni (doveva svolgersi l'anno scorso, ma è stata rimandata per via del Covid). Magica manifestazione con 400 uomini in costume tradizionale. In Occitano Baìo significa 'abbadia', non in senso religioso, ma nel senso di associazione e aggregazione popolare di tipo paramilitare molto diffusa nei secoli passati nelle valli. Intorno all'anno mille, anche le vallate alpine, così come altre aree geografiche dell'Europa occidentale, conobbero la piaga delle scorribande operate delle orde saracene provenienti dalla Provenza: questo fu per i montanari un periodo di tremende vessazioni, tanto che, quando un alleanza di Signori si prefisse di scacciare gli invasori, la gente locale insorse organizzandosi in milizie popolari. I Sampeyresi imparano fin da piccoli, ascoltando i racconti dei nonni, che la festa della Baìo ricorda proprio quegli eventi così lontani, che vanno a perdersi nella notte dei tempi. Gli studiosi locali, impegnati in un lavoro di ricostruzione storica reso difficile dalla scarsità dei documenti scritti, stanno a poco a poco evidenziando altri aspetti della Baìo; la festa, infatti, subì profonde influenze che da momenti storici particolarmente significativi, che la arricchirono di nuove valenze senza peraltro stravolgerne il significato centrale: per i Sampeyresi, infatti, a dispetto della "guerra" che ne sta alla radice, la Baìo è prima di tutto una straordinaria festa di armonia e di riappacificazione ed è per questo che la sentono così preziosa! LE BAÌE DEL COMUNE DI SAMPEYRE sono ben quattro: oltre a quella di Sampeyre, anche detta Capoluogo (Piasso), ci sono i cortei di Rore (Roure), Calchesio (Lou Chuchèis) e Villar (Lou Vilà). La prima domenica, la Baìo di Calchesio fa visita a quella di Sampeyre (con il solenne incontro degli Abà, capi indiscussi della festa, che incrociano le spade in segno di saluto), la seconda domenica convergono nel capoluogo tutte le quattro Baìe. Il giovedì grasso è giorno di processi: le Baìe, infatti giudicano il proprio Tesoriere, accusato di furto ai danni della comunità; la sentenza emessa nei confronti dell'accusato non è la medesima in tutte e quattro le località ... Secondo la tradizione la Baìo si celebra nelle due domeniche prima del carnevale, e si conclude il giovedì grasso. Finita la festa, le Baìe si sciolgono e i nastri (assolutamente di seta) vengono scuciti dal supporto dove erano fissati, per riporli distesi e senza pieghe, in modo tale che non si sgualciscano. A ogni edizione della Baìo, i nastri (bindèl in occitano) con le relative coccarde e roselline vengono ricuciti con grande pazienza e maestria. I nastri o bindèl costituiscono una tradizione di famiglia, un patrimonio da tramandare e da custodire gelosamente con cura, anche per il loro triplice valore: simbolico -> il bindèl avvolgeva la candela benedetta e veniva regalato a un neonato; estetico -> con i loro colori sgargianti (più scuri quelli dell’alta valle, più chiari quelli della bassa valle) e le minuziose lavorazioni di cui sono protagonisti, i nastri impreziosiscono dei piccoli capolavori artigianali; economico -> essendo di seta, da sempre i bindèl sono molto costosi, soprattutto per la difficoltà nel reperirli. Dopo la progressiva scomparsa delle filande del Nord Italia, nel 1982 da Sampeyre partì un cospicuo ordine di bindèl, indirizzato a una fabbrica di tessuti di St. Etienne, in Francia. E da allora quella azienda diventò il fornitore dei nastri della Baìo. I maggiori conoscitori della Baìo parlano di una Baìo visibile e di una Baìo invisibile. La Baìo visibile è lo spettacolo rappresentato le due domeniche prima del Giovedì Grasso e il Giovedì Grasso stesso. La Baìo invisibile è il lavoro delle famiglie e, in primis, delle sarte, ricamatrici e merlettaie, che svolgono un lavoro immane per realizzare gli splendidi abiti dei figuranti. Tra loro, tempo fa c’era anche Ombretta Audisio che ha realizzato dei merletti con crine di cavallo per le cuffie dei bambini e dei merletti in filo di lino per i colletti e i polsini degli abiti dei Cavalìe di Calchesio. Se le donne rientrano nella Baìo invisibile, cioè nel dietro le quinte, queste cercano di prendersi la scena in occasione dei balli in piazza e degli scherzi giocati ai figuranti, a partire dalla provocazione del furto di oggetti. Inoltre, sono loro a chiedere la grazia a favore del tesoriere, accusato di furto. Sono però vestite in abiti contemporanei, non in costume. La loro mancata partecipazione alle sfilate si collega all’interpretazione dei ruoli femminili da parte degli uomini in tempi antichi, consuetudine già in epoca greco-romana e anche nel teatro popolare. A questa tradizione, si aggiunge anche una cultura pastorale contadina, profondamente patriarcale. Fonti: www.ghironda.com/vvaraita/rubriche/baio.htm; www.piemontecultura.it/baio-2023-la-baio-di-san-peyre-5-1...; www.cristinabertolino.it/baio-sampeyre-significato-storia...
Migliaia di persone in azione contro il nucleare. È successo tra Francia e Germania. Da venerdì, Greenpeace insieme al movimento antinucleare ha provato a bloccare il treno che trasporta scorie nucleari vetrificate provenienti dall'impianto di ritrattamento del combustibile di La Hague in Francia e dirette al sito di stoccaggio temporaneo di Gorleben in Germania. È un convoglio di 11 vagoni da 100 tonnellate, ognuno dei quali porta 28 contenitori pieni di scorie. La quantità totale di radiazioni è 10 volte più elevata rispetto a quella emessa da Cernobyl.
Torna l‘antica festa alpina che rievoca la cacciata degli invasori saraceni, che si svolge ogni 5 anni (doveva svolgersi l'anno scorso, ma è stata rimandata per via del Covid). Magica manifestazione con 400 uomini in costume tradizionale. In Occitano Baìo significa 'abbadia', non in senso religioso, ma nel senso di associazione e aggregazione popolare di tipo paramilitare molto diffusa nei secoli passati nelle valli. Intorno all'anno mille, anche le vallate alpine, così come altre aree geografiche dell'Europa occidentale, conobbero la piaga delle scorribande operate delle orde saracene provenienti dalla Provenza: questo fu per i montanari un periodo di tremende vessazioni, tanto che, quando un alleanza di Signori si prefisse di scacciare gli invasori, la gente locale insorse organizzandosi in milizie popolari. I Sampeyresi imparano fin da piccoli, ascoltando i racconti dei nonni, che la festa della Baìo ricorda proprio quegli eventi così lontani, che vanno a perdersi nella notte dei tempi. Gli studiosi locali, impegnati in un lavoro di ricostruzione storica reso difficile dalla scarsità dei documenti scritti, stanno a poco a poco evidenziando altri aspetti della Baìo; la festa, infatti, subì profonde influenze che da momenti storici particolarmente significativi, che la arricchirono di nuove valenze senza peraltro stravolgerne il significato centrale: per i Sampeyresi, infatti, a dispetto della "guerra" che ne sta alla radice, la Baìo è prima di tutto una straordinaria festa di armonia e di riappacificazione ed è per questo che la sentono così preziosa! LE BAÌE DEL COMUNE DI SAMPEYRE sono ben quattro: oltre a quella di Sampeyre, anche detta Capoluogo (Piasso), ci sono i cortei di Rore (Roure), Calchesio (Lou Chucheis) e Villar (Lou Vilà). La prima domenica, la Baìo di Calchesio fa visita a quella di Sampeyre (con il solenne incontro degli Abà, capi indiscussi della festa, che incrociano le spade in segno di saluto), la seconda domenica convergono nel capoluogo tutte le quattro Baìe. Il giovedì grasso è giorno di processi: le Baìe, infatti giudicano il proprio Tesoriere, accusato di furto ai danni della comunità; la sentenza emessa nei confronti dell'accusato non è la medesima in tutte e quattro le località ... Secondo la tradizione la Baìo si celebra nelle due domeniche prima del carnevale, e si conclude il giovedì grasso. Finita la festa, le Baìe si sciolgono e i nastri (assolutamente di seta) vengono scuciti dal supporto dove erano fissati, per riporli distesi e senza pieghe, in modo tale che non si sgualciscano. A ogni edizione della Baìo, i nastri (bindèl in occitano) con le relative coccarde e roselline vengono ricuciti con grande pazienza e maestria. I nastri o bindèl costituiscono una tradizione di famiglia, un patrimonio da tramandare e da custodire gelosamente con cura, anche per il loro triplice valore: simbolico -> il bindèl avvolgeva la candela benedetta e veniva regalato a un neonato; estetico -> con i loro colori sgargianti (più scuri quelli dell’alta valle, più chiari quelli della bassa valle) e le minuziose lavorazioni di cui sono protagonisti, i nastri impreziosiscono dei piccoli capolavori artigianali; economico -> essendo di seta, da sempre i bindèl sono molto costosi, soprattutto per la difficoltà nel reperirli. Dopo la progressiva scomparsa delle filande del Nord Italia, nel 1982 da Sampeyre partì un cospicuo ordine di bindèl, indirizzato a una fabbrica di tessuti di St. Etienne, in Francia. E da allora quella azienda diventò il fornitore dei nastri della Baìo. I maggiori conoscitori della Baìo parlano di una Baìo visibile e di una Baìo invisibile. La Baìo visibile è lo spettacolo rappresentato le due domeniche prima del Giovedì Grasso e il Giovedì Grasso stesso. La Baìo invisibile è il lavoro delle famiglie e, in primis, delle sarte, ricamatrici e merlettaie, che svolgono un lavoro immane per realizzare gli splendidi abiti dei figuranti. Tra loro, tempo fa c’era anche Ombretta Audisio che ha realizzato dei merletti con crine di cavallo per le cuffie dei bambini e dei merletti in filo di lino per i colletti e i polsini degli abiti dei Cavalìe di Calchesio. Se le donne rientrano nella Baìo invisibile, cioè nel dietro le quinte, queste cercano di prendersi la scena in occasione dei balli in piazza e degli scherzi giocati ai figuranti, a partire dalla provocazione del furto di oggetti. Inoltre, sono loro a chiedere la grazia a favore del tesoriere, accusato di furto. Sono però vestite in abiti contemporanei, non in costume. La loro mancata partecipazione alle sfilate si collega all’interpretazione dei ruoli femminili da parte degli uomini in tempi antichi, consuetudine già in epoca greco-romana e anche nel teatro popolare. A questa tradizione, si aggiunge anche una cultura pastorale contadina, profondamente patriarcale. Fonti: www.ghironda.com/vvaraita/rubriche/baio.htm; www.piemontecultura.it/baio-2023-la-baio-di-san-peyre-5-1...; www.cristinabertolino.it/baio-sampeyre-significato-storia...
Ogni secondo il sole lascia sfuggire nello spazio una quantità spaventosa di energia: 4.0 x 10 26 W...
In un solo secondo viene emessa tanta energia da essere teoricamente sufficiente a coprire un milione di volte il fabbisogno annuo degli Stati Uniti.
Forse possiamo sfruttarla meglio, invece di inquinare continuamente?
Buona giornata
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