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...Odori d'antico nell'aria carezzata dal sole
...e poco lontano
i soffusi sciabordii
di vecchie gondole
accompagnano i passi
sui consunti selciati ;
speranzosi i piccioni
timidamente si accostano
alla grande piazza
mentre mille idiomi
vagano nei cortili
ammantati d'ombra
fra vicoli antichi, dal sapor del mistero,
fra odor di salsedine e piccioni attenti al passare…
"Venezia"
Lugano.
La Festa Nazionale svizzera (detta "Natale della Patria") ricorre ogni 1° agosto. Essa ricorda la nascita della Confederazione avvenuta nei primi giorni d'agosto dell'anno 1291. Con la stipulazione del Patto confederale i primi tre cantoni (Uri, Svitto e Untervaldo, detti Cantoni primitivi) davano vita ad un'alleanza per contrastare le pressioni degli Asburgo d'Austria attraverso l'amministrazione dei balivi.
è un comune italiano di 15.722 abitanti[2], della provincia di Roma, ai Castelli Romani in Lazio. Il comune fa parte della Comunità Montana Castelli Romani e Prenestini, ed ospita la sede del Parco regionale dei Castelli Romani.
Anche se l'abitato moderno nacque solo nel Medioevo, il territorio rocchigiano era già stato abitato fin dal I millennio a.C.: Monte Cavo era infatti l'antico Mons Albanus sacro ai Latini, sulla cui vetta sorgeva il tempio di Giove Laziale, e alcuni storici[3][4] suppongono che sulla sponda orientale del Lago Albano, in buona parte ricadente in territorio rocchigiano, sorgesse la leggendaria capitale latina di Alba Longa.
Nel periodo medioevale, Rocca di Papa fu infeudata ai Conti di Tuscolo, agli Annibaldi, agli Orsini ed infine, tra il 1427 ed il 1870, ai Colonna. Nel 1855, i cittadini rocchigiani si ribellarono ai Colonna e proclamarono l'effimera Repubblica di Rocca di Papa.
Nel corso dell'Ottocento e del Novecento il paese è stato residenza di importanti personalità della politica e dello spettacolo, grazie alla sua vicinanza a Roma ed all'alta quota che fa di Rocca di Papa una località montana a tutti gli effetti.
Curiosità
La strada provinciale tra Ariccia e Rocca di Papa, all'incirca al chilometro 1 provenendo dalla via dei Laghi (41°44′05″N 12°41′30″E / 41.73472, 12.69167), è oggetto di un interessante fenomeno di salita in discesa. Il tratto di strada in questione, di breve lunghezza, è infatti una discesa che appare tuttavia una salita: l'apparenza di salita è infatti smentita, ad esempio, osservando rotolare un oggetto. Scientificamente, si è spiegato questo fenomeno con l'affermazione che nel piano della strada c'è un breve tratto in piano tra due discese, e ciò provocherebbe l'effetto ottico di una salita in mancanza di una linea di orizzonte chiaramente definibile.[141]
Il caso ha suscitato l'interesse del CICAP e di tanti curiosi a vario titolo, ed ognuna analisi ha dato responso più o meno ambiguo a favore dell'anomalia gravitazionale o dell'illusione ottica.[142][143] Si è anche ipotizzato che il fenomeno sarebbe dovuto alla presenza proprio sotto la strada di un misterioso, quanto inesistente, passaggio sotterraneo tra il lago Albano ed il lago di Nemi, che sarebbe stato scavato in età romana.
Dialetto
Il dialetto rocchigiano o rocchiciano è uno dei dialetti dei Castelli Romani classificati tra i dialetti italiani mediani: presenta una costruzione molto arcaica, con parole simili alla lingua latina (un esempio: "passa pe' decco che pe' dellu sta 'u' gnaffu!", che sta a significare "passa di qui che da quella parte c'è il fango!") tanto che l'erudito Girolamo Torquati in una pubblicazione del 1886 ipotizzò la diretta discendenza del vicino dialetto marinese (simile quasi in tutto al rocchigiano) dal latino.[82]
Attualmente, il suo impiego, limitato a contesti familiari o comunque informali, viene limitato dalla progressiva diffusione del dialetto romanesco (o di una sua versione semplificata che si riassume nelle espressioni romanesche moderne) nell'area del litorale laziale ed in tutto il quadrante meridionale della provincia di Roma, sacrificando gli antichi dialetti locali.
Gastronomia
La gastronomia di Rocca di Papa è caratterizzata da prodotti tipici delle zone interne come le castagne ed i funghi porcini. Altri piatti montani sono le fettuccine ai funghi porcini,[105] la polenta con salsicce,[105] la minestra di "gialloni" (fagioli borlotti) con la santoreggia,[105] il baccalà "in guazzetto" (ammollito per cinque giorni), la "coratella" (l'intestino dell'abbacchio) con le fave[105] e la pizza ripiena.[105] Alle castagne è dedicata dal 1979 una sagra, principale evento profano del paese assieme alla Contea della Birra, manifestazione dedicata appunto alla birra dove è possibile gustare anche una particolare birra al retrogusto di castagna.
Altri prodotti caratteristici dei Castelli Romani sono la porchetta, le "coppiette" ed il vino bianco. A Rocca di Papa, come nei paesi circostanti e soprattutto ad Ariccia, regina del fenomeno, esistono ancora le tradizionali "fraschette" tanto frequentate dai visitatori cittadini. In territorio rocchigiano esistono alcuni ristoranti storici e di un certo livello come "Villa del Cardinale",[106] "La Foresta", "Polentone", "Villa Fiorita", "Il Sentiero", "La Longarina", "Lo Scarabeo", "I Furnari", "La Vecchia Stazione", "Villa degli Angeli" e "Villa dei Papi".
(Wikipedia)
Spiaggia di Giorgino
Agli inizi del ventesimo secolo, il litorale di Giorgino costituiva la spiaggia dei cagliaritani per eccellenza.
La costruzione dei primi stabilimenti balneari della città, dapprima in località Sa Perdixedda (La Playa) e poi sull’arenile del Poetto, spostò progressivamente l’attenzione degli abitanti verso quest’ultimo, che cresceva rapidamente anche in termini di servizi per il trasporto dei bagnanti (la “nuova” spiaggia, poi ribattezzata “dei Centomila”, era infatti ben più distante di quella di Giorgino).
Mentre il Poetto conquistava un posto nel cuore dei cagliaritani (e, in tempi più recenti, anche di numerosi turisti), Giorgino viveva profondi cambiamenti morfologici: la realizzazione del porto industriale (comunemente detto porto canale) ha di fatto reso più isolata la posizione di Giorgino, che tuttavia conserva importanti elementi d’interesse quali la chiesa di Sant’Efisio, prima tappa della processione del Primo Maggio, ed il Villaggio Pescatori, sede dell’annuale Sagra del Pesce.
Prima di cambiare il mondo devi capire che ne fai parte anche tu, non puoi restare ai margini e guardarci dentro.
Il Duomo di Orvieto è la cattedrale di Orvieto, capolavoro dell'architettura gotica del Centro Italia.
La costruzione della chiesa, avviata nel 1290 per volontà di Papa Niccolò IV allo scopo di dare degna collocazione al Corporale del miracolo di Bolsena, si protrasse per circa un secolo. Disegnato in stile romanico da Arnolfo di Cambio, in principio la direzione dei lavori fu affidata a fra Bevignate da Perugia.
Nel 1310 venne chiamato a dirigere il cantiere il senese Lorenzo Maitani: per la fastosa facciata, egli innovò arditamente e , traendo spunto dal Duomo di Siena, realizzò una sorta di trittico gotico, impreziosito da mosaici e sculture. Al centro si apre un magnifico rosone, opera di Andrea di Cione detto l'Orcagna. I rilievi scolpiti, sono attribuiti al Maitani stesso (o in alternativa ad un non identificato Maestro Sottile) e a vari artisti minori del XIV secolo: uno degli esempi più mirabili di scultura gotica in Italia. I mosaici, tra cui quello della cuspide con l'Incoronazione della Vergine, sono stati nei secoli pesantemente restaurati e rifatti: tra quelli più antichi, spicca la scena del Battesimo di Cristo (su disegno di Cesare Nebbia). Notevole è il portale centrale moderno , inquadrato -come i due laterali- da un profondo strombo, e rivestito con lastre bronzee dello scultore Emilio Greco, che narrano opere di misericordia.
L’interno è a pianta basilicale e suddiviso da pilastri circolari in tre navate, di cui la centrale, coperta da capriate lignee, deriva l'elegante omogeneità stilistica dall'alternanza delle fasce orizzontali bianche e nere, di matrice senese.
Spicca tra le numerose opere d'arte conservate nel Duomo il preziosissimo Reliquiario del Corporale, realizzato, tra il 1337 e 1338, dall'orafo senese Ugolino di Vieri. Il Reliquiario è destinato a raccogliere il Corporale utlizzato nella miracolosa Messa di Bolsena (1264), macchiatosi di sangue sprizzante dall'Ostia al momento della celebrazione eucaristica. L'opera riproduce la sagoma tripartita della facciata del Duomo con raffinate scene della Vita di Cristo e scene del miracolo di Bolsena realizzate in smalto traslucido. Capolavoro dell'arte Gotica, si trova nella splendida cappella affrescata da tre pittori orvietani, tra i quali ruolo preminente ebbe Ugolino di Prete Ilario. La decorazione pittorica della Capella si colloca tra il sesto e il settimo decennio del XIV secolo.
Coerentemente alla destinazione della Cappella, il programma iconografico del ciclo ha ad oggetto non solo gli episodi della Messa di Bolsena ma in generale il mistero della Transustanziazione. Infatti, oltre al miracolo di Bolsena, sono raffigurati diversi altri prodigi - per lo più si tratta di episodi tratti da exempla messi a punto con scopo didascalico - che dimostrerebbero la reale presenza del corpo di Cristo nella Particola consacrata. Completano la decorazione scene della Passione e in particolare la raffigurazione dell’Ultima Cena, appunto l’istituzione dell’Eucarestia.
Nella stessa Cappella del Corporale è ospitata anche la Madonna dei Raccomandati (o della Misericordia) realiazzata dal senese Lippo Memmi. Notevole poi l'affresco raffigurante Due angeli reggenti lo stemma dell'Opera del Duomo. Ugualmente interessante è il Fonte Battesimale sormontato da una statua di San Giovanni Battista.
Lo stesso Ugolino di Prete Ilario affrescò, con molti aiuti, la tribuna del Cappella Maggiore con un esteso ciclo mariano. Si tratta di uno di più grandi cicli trecenteschi superstiti in Italia ed è di qualche anno successivo a quello della Capella del Corporale. Nella tribuna si apre una grande finestra quadrifora caratterizzata da una notevole vetrata istoriata opera di Giovanni di Bonino. In pandant con la decorazione ad affresco la vetrata è dedicata alle storie di Maria e di Cristo.
Caposaldo della pittura rinascimentale italiana è infine la Cappella di San Brizio: la decorazione pittorica, avviata, nel 1447, dal Beato Angelico con l'aiuto di Benozzo Gozzoli, cui si deve la decorazione di due vele di una delle due crociere, e conclusa, nel 1504, da Luca Signorelli con grandiose scene apocalittiche dedicate alla Venuta dell'Anticristo, alla Fine del mondo, alla Resurrezione della carne e al Giudizio universale. Nelle volte della Cappella sono raffigurati il Cristo Giudice (dell'Angelico) e le schiere paradisiache. La zoccolatura delle pareti contiene un complesso programma iconografico dedicato ai grandi poeti dell'antichità (cui è aggiunto Dante): a ognuno di essi è dedicato un ritratto, contornato da tondi che riproducono in monocromo episodi tratti dalla sua opera. In una scarsella Signorelli ha raffigurato anche un Compianto che, secondo la tradizione tramandata da Vasari, celerebbe nel volto di Cristo un ritratto del figlio del Maestro cortonese morto pochi anni prima di peste.
Sulla parete della navata sinistra, nella prima campata, vi è poi un affresco di Gentile da Fabriano raffigurante la Madonna con Bambino eseguita nel 1425.
Nel transetto, si può ammirare una Pietà, mentre sul lato sinistro si trova la Cappella della Maddalena, restaurata nel XVIII secolo dai marchesi Gualterio per la sepoltura di alcuni membri della famiglia: i cardinali Carlo e Filippo Antonio, e gli arcivescovi Ludovico Anselmo e Giannotto. Ai piedi della cappella si legge infine un'iscrizione dedicata a Giovanni Battista Gualterio, marchese di Corgnolo, duca di Cumia e conte di Dundee.
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A Catedral de Orvieto é um grande edifício religioso da cidade de Orvieto, na Itália, dedicado à Virgem Maria.
Sua construção foi ordenada pelo papa Urbano IV para receber uma relíquia, o Corporal de Bolsena. A pedra fundamental foi lançada em 13 de novembro de 1290, e as obras se prolongaram por três séculos, com um estilo que mostra a evolução do românico para o gótico. O projeto original se deve ao frei Bevignate de Perugia, que adaptou um desenho de Arnolfo di Cambio. Em 1309 Lorenzo Maitani foi chamado para assumir as obras e resolver sérios problemas estruturais, e a ele se deve o desenho geral da fachada até o nível das primeiras arcadas. Com sua morte, foi sucedido por Andrea Pisano e depois por Orcagna, a quem se atribui a decoração em mosaicos e a rosácea. Os arquitetos seguintes deram todos eles alguma contribuição importante para a obra - Antonio Federighi, Michele Sanmicheli, Antonio da Sangallo e Ippolito Scalza - mas o resultado final é muito unificado, compondo uma das grandes obras arquiteturais da Baixa Idade Média.
As partes mais interessantes da fachada são a sua decoração em mosaico de ouro, os grandes baixos-relevos e as estátuas com os símbolos dos Evangelistas, criados por Maitani e colaboradores entre 1325 e 1330. Em 1352 Matteo di Ugolino da Bologna acrescentou o bronze Cordeiro de Deus acima da empena central e a estátua de bronze de São Miguel no topo do frontão da entrada esquerda. Os baixos-relevos nas bases das pilastras retratam histórias do Antigo e do Novo Testamento. Eles estão entre os melhores exemplares de escultura arquitetural do século XIV. Os mosaicos foram realizados seguindo um projeto de Cesare Nebbia. Suas peças originais foram substituídas ao longo dos séculos, e representam cenas da vida da Virgem Maria. No centro da fachada está a grande rosácea construída por Orcagna entre 1354 e 1380. Nos nichos acima estão os doze apóstolos, enquanto em nichos de ambos os lados estão representados profetas do Antigo Testamento. A moldura possui 52 cabeças esculpidas, enquanto o centro da rosácea tem uma cabeça do Cristo. A parte mais nova da decoração são as três portas de bronze, concluídas em 1970 por Emilio Greco, mostrando cenas da vida de Cristo. A porta central é encimada por uma escultura da Virgem com o Menino criada por Andrea Pisano em 1347.
Seu interior tem três naves e uma planta cruciforme, possuindo muitas obras de arte de mestres como Gentile da Fabriano, Ippolito Scalza, Giovanni Ammannati, Ugolino di Prete Ilario, Giovanni di Buccio Leonardelli, Orcagna, Lippo Memmi, Fra Angelico, Benozzo Gozzoli, Luca Signorelli e vários outros. O interior, como o exterior, está decorado com linhas alternadas de basalto escuro e mármore branco, mas apenas atá uma altura de cerca de 1,5 m. As linhas escuras acima delas foram pintadas em imitação de pedra no final do século XIX.
Os painéis de alabastro na parte inferior das janelas foram complementados com vitrais neogóticos nas partes superiores, desenhados por Francesco Moretti. O telhado de madeira foi decorado na década de 1320 por Pietro di Lello e Vanuzzo di Mastro Pierno, e foi muito restaurado em 1890 por Paolo Zampi e Paolo Coccheri. Perto da entrada esquerda está a pia batismal em mármore com leões e relevos. Foi construída entre 1390-1407 por Luca di Giovanni, Pietro di Giovanni e Sano di Matteo. Acima está um afresco da Madonna entronizada pintado por Gentile da Fabriano em 1425. Este é o único afresco que sobreviveu quando foram adicionados altares às paredes da nave no final do século XVI. Esses altares por sua vez foram desmantelados no século XIX e apenas fragmentos dos outros afrescos dos séculos XIV e XV ainda subsistem. Alguns deles são atribuídos a Pietro di Puccio. No início da nave está uma pia de água benta, esculpida por Antonio Federighi entre 1451 e 1456. Acima da entrada da Capela do Corporal fica o grande órgão, com 5.585 tubos e originalmente concebido por Ippolito Scalza e Bernardino Benvenuti no século XV, antes de ser redesenhado em 1913 e 1975. Outra contribuição importante de Scalza para a igreja é a grande Pietà esculpida em 1579. Os grandes vitrais na abside foram obra de Giovanni di Bonino entre 1328 e 1334. O desenho foi feito provavelmente por Maitani. Acima do altar está pendurado um grande crucifixo em madeira policromada atribuído a Maitani. A construção do coro gótico em madeira foi iniciada em 1329 por Giovanni Ammannati e sua equipe. Ele estava originalmente no centro da nave, mas foi transferido para a abside por volta de 1540. Atrás do altar há uma série de afrescos góticos parcialmente arruinados, dedicados à vida da Virgem Maria, ocupando todas as paredes da capela-mor. Foram criados em 1370 pelo artista local Ugolino di Prete Ilario e alguns colaboradores, como Pietro di Puccino, Cola Petruccioli e Andrea di Giovanni. Esta série de afrescos foi a maior da Itália em seu tempo. Duas cenas, a Anunciação e a Visitação, foram refeitas por Antonio del Massaro no final do século XV.
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The Duomo di Orvieto is a large 14th century Roman Catholic cathedral situated in the town of Orvieto in Umbria, central Italy. The building was constructed under the orders of Pope Urban IV to commemorate and provide a suitable home for the Corporal of Bolsena, a miracle which is said to have occurred in 1263 in the nearby town of Bolsena, when a traveling priest who had doubts about the truth of transubstantiation found that his Host was bleeding so much that it stained the altar cloth. The cloth is now stored in the Chapel of the Corporal inside the cathedral.
Situated in a position dominating the town of Orvieto which sits perched on a volcanic plug, the cathedral’s façade is a classic piece of religious construction, containing elements of design from the 14th to the 20th century, with a large rose window, golden mosaics and three huge bronze doors, while inside resides two frescoed chapels decorated by some of the best Italian painters of the period with images of Judgement Day.
The construction of the cathedral, dedicated to the Assumption of Mary (Santa Maria Assunta), lasted almost three centuries with the design and style evolving from Romanesque to Gothic as construction progressed. The flagstone of the cathedral was laid on 13 November 1290 by Pope Nicholas IV, and construction was entrusted to chief-mason (capomastro) Fra Bevignate di Perugia (also called Fra Bevignate da Gubbio) using a design by Arnolfo di Cambio (the architect of the cathedral of Florence). The cathedral was initially designed as a Romanesque basilica with a nave and two side aisles. But when Giovanni di Uguccione succeeded Fra Bevignate, the design was transformed into Italian Gothic forms.
Construction continued slowly until in 1309 the Sienese sculpture and architect Lorenzo Maitani (universalis caput magister) was commissioned to work on the church and solve several issues concerning the load-bearing capabilities of the building, especially of the choir. He substantially changed the design and construction of the building. He strengthened the external walls with flying buttresses, which proved later to be useless. These buttresses were eventually included in the walls of the newly built transept chapels. He rebuilt the apse into a rectangular shape and added a large stained-glass quadrifore window. Starting in 1310 he created the current façade up to the level of the bronze statues of the symbols of the Evangelists.. He also added much of the interior. He died in 1330, shortly before the completion of the duomo, succeeded by his sons. In 1347 Andrea Pisano, the former Master of the Works of the Florence Cathedral, was appointed the new Master of the Works. He was followed in 1359 by Andrea di Cione, better known as Orcagna.The beautiful mosaic decoration and the rose window are attributed to him. The Sienese architect Antonio Federighi continued the decoration of the facade between 1451 and 1456, adding some Renaissance modules.In 1503 Michele Sanmicheli finished the central gable and added the right spire, which was finished by Antonio da Sangallo junior in 1534. Final touches to the façade were made by Ippolito Scalza by adding the right pinnacle in 1590 and the left in 1605-1607. All in all, the succeeding architects kept a stylistic unity to the façade.
The Gothic façade of the Orvieto Cathedral is one of the great masterpieces of the Late Middle Ages. The three-gable design is attributed to Maitani, who had clearly undergone some influence by the design scheme for the façade in Tuscan Gothic style of the Siena Cathedral by Giovanni Pisano (1287-1297) and the plan for façade of the Florence Cathedral by Arnolfo di Cambio (1294-1302).
The most exciting and eye-catching part is its golden frontage, which is decorated by large bas-reliefs and statues with the symbols (Angel, Ox, Lion, Eagle) of the Evangelists created by Maitani and collaborators (between 1325 and 1330) standing on the cornice above the sculptured panels on the piers. In 1352 Matteo di Ugolino da Bologna added the bronze Lamb of God above the central gable and the bronze statue of Saint Michael on top of the gable of the left entrance.
The bas-reliefs on the piers depict biblical stories from the Old and New Testament. They are considered among the most famous of all 14th century sculpture. These marbles from the fourteenth and fifteenth century are the collective and anonymous work of at least three or four masters with assistance of their workshops, It is assumed that Maitani must have worked on the reliefs on the first pier from the left, as work on the reliefs began before 1310. The installation of these marbles on the piers began in 1331. They depict from left to right:
stories of the Old Testament : Book of Genesis
the Tree of Jesse with scenes from the Old Testament with messianic prophesies of Redemption.
scenes from the New Testament with below Abraham sleeping : episodes from the lives of Jesus and Mary
Last Judgment : Book of Revelation
Above this decoration are glittering mosaics created between 1350 and 1390 after designs by artist Cesare Nebbia. These original pieces have been replaced and redesigned in the centuries since, particularly in 1484, 1713 and 1842. Most of these mosaic represent major scenes from the life of the Virgin Mary, from the "Nativity of Mary" in the lower right gable to the "Coronation of the Virgin Mary" in the topmost gable. One of these glassmakers is recorded as Fra Giovanni Leonardelli.
Central to the mosaics is the large rose window built by the sculptor and architect Orcagna between 1354 and 1380. In the niches above the rose window stand the twelve apostles, while in niches on both sides twelve Old Testament prophets are represented in pairs. Statues in niches is typical for French Gothic cathedrals. It is therefore likely that the sculptors have undergone some influence. Eight statues have been attributed in the records to Nicola de Nuto. The spandrels around the rose window are decorated with mosaics representing the four Doctors of the Church. The frame of the rose window holds 52 carved heads, while the center of the rose window holds a carved head of the Christ.
The newest part of the decoration are the three bronze doors which give access to the entrance of the cathedral. These were finished in 1970 by the Sicilian sculptor Emilio Greco (1913-1995) depicting mercies from the life of Christ and are surmounted by a sculpture of the Madonna and Child created by Andrea Pisano in 1347.
The cathedral's side walls, in contrast to the façade, are more simply furnished with alternating layers of local white travertine and blue-grey basalt stone.
L'imponente complesso residenziale noto come Circo di Massenzio fu edificato dall'imperatore Massenzio durante il suo breve regno (306-312 d.C.) ed è costituito da tre monumenti principali: il circo, il palazzo ed il mausoleo di Romolo. Quest'ultimo fu costruito da Massenzio in memoria del figlio Romolo, morto nelle acque del Tevere nel 307, e fu posto al centro di un'area cinta da un quadriportico con pareti in opera listata e pilastri in laterizio e coperture con piccole volte a crociera. Il quadriportico, che si apre direttamente sulla via Appia, aveva in passato un'apertura, oggi scomparsa, che metteva in comunicazione quest'area con il palazzo costruito sulla collina retrostante. La tomba era costituita da un edificio circolare preceduto da un avancorpo, o pronao, rettangolare, in tutto simile al Pantheon. L'edificio, completamente spogliato dei blocchi di rivestimento, in origine era a due piani, mentre oggi resta soltanto il piano inferiore, in parte sotterraneo. L'avancorpo, sostituito nell'Ottocento da un casale dei Torlonia tuttora esistente (nella foto a destra), aveva sei colonne sulla fronte ed era formato da due ambienti, il primo dei quali sottostante la gradinata frontale. Seguiva quindi la grande "rotonda", che al pianterreno era costituita da un monumentale corridoio anulare disposto attorno ad un enorme pilastro e coperto con volta a botte. Sia il pilastro che le pareti ospitavano grandi nicchie alternativamente rettangolari e semicircolari. Una copia della lapide dedicatoria, scoperta e ricomposta dall'archeologo Nibby nel 1825, collocata all'interno del fornice della porta triumphalis che fungeva da ingresso al circo, così recita: "Divino Romolo, uomo di nobile memoria, due volte console ordinario, figlio del nostro signore Massenzio invitto e perpetue Augusto, nipote del divino Massimiano". In realtà, nonostante i solenni appellativi e le cariche, all'epoca della morte Romolo era poco più che un bambino. Alle sue spalle era situata l'area dove sorgeva il palazzo, sin dall'età tardo-repubblicana utilizzata per la costruzione di ville suburbane. La villa era costituita da vari ambienti disposti ai lati di una grande aula absidata (m 33 x 19,45), che era l'ambiente più importante di tutto il complesso, destinato alle pubbliche riunioni, alle udienze ed alle cerimonie: tubi di terracotta inseriti nelle pareti dimostrano che era anche riscaldato. Davanti all'aula si possono notare i resti di un atrio mentre sul versante settentrionale si trova una cisterna, a fianco della quale un ambiente, in origine probabilmente rotondo e coperto a volta, può essere identificato come l'ingresso monumentale al palazzo. Un lungo criptoportico collegava la villa all'edificio meglio conservato degli impianti circensi dell'antica Roma, il Circo di Massenzio, lungo 520 metri e largo 92 e destinato alle corse dei carri. In mezzo all'arena è ancora riconoscibile la "spina", l'elemento cioè attorno al quale giravano i carri: era formata da una serie di vasche intramezzate da edicole e statue ed al centro della quale era situato il grande obelisco, qui posto da Massenzio e proveniente dal Tempio di Iside, utilizzato da Gian Lorenzo Bernini nel 1651 per ornare la fontana dei Fiumi. Alle due estremità della spina erano situate due strutture semicircolari cave, le metae. Il circo è delimitato sul lato di testa da due torri semicilindriche tra le quali si trovavano i dodici ambienti (carceres) da cui partivano i carri per le corse. Al centro di questo lato si apriva la maggiore delle porte d'ingresso in forma di grande arco, mentre l'altra (quella "trionfale"), pure ad arco, si apriva sul lato opposto orientale, curvo, preceduta verso l'esterno da una gradinata. I due lati lunghi erano occupati dalle gradinate, sulle quali potevano trovare posto oltre 10.000 spettatori, mentre la tribuna imperiale, costituita da un ambiente rettangolare e da una rotonda coperta a cupola, era situata nel lato settentrionale, al termine del corridoio sopra menzionato proveniente dal palazzo. Probabilmente il circo, con la morte dell'imperatore, non venne più utilizzato, subendo in seguito un costante degrado a causa del suo completo abbandono.
Il lago del Gallo o lago di Livigno (in romancio Lai dal Gal, in lombardo Lach de Livign) è un lago artificiale al confine con la Svizzera, all'estremità meridionale del lago c'è il paese di Livigno, una piccola parte dell'estemità settentrionale del lago è in territorio svizzero (Grigioni-comune di Zernez) in tal punto vi è la diga costruita dalla società idroelettrica svizzera Engadiner Kraft Werk. La diga è per metà in territorio svizzero e per metà in territorio italliano.
Il lago ha una capacità di 164 milioni di metri cubi, la diga che lo ha prodotto fu costruita tra il 1965 e il 1968. Nei pressi della diga, in territorio svizzero, c'è il Tunnel Munt la Schera che collega Livigno e l'alta Valtellina con Zernez e la bassa Engadina, il tunnel lungo circa 3,5 km fu costruito dalla società svizzera per costruire la diga, dal 1969 fu aperto anche al traffico veicolare. È importante per il traffico con la Svizzera, soprattutto in inverno, quando la Forcola di Livigno (2.315 m slm) viene chiusa.
Come sempre, Palla di Neve e Napoleon erano in disaccordo. Secondo Napoleon, ciò che gli animali dovevano fare era procurarsi armi da fuoco e addestrarsi al loro uso. Palla di Neve era invece del parere che si dovessero spedire stormi e stormi di piccioni a suscitare la Rivoluzione fra gli animali delle fattorie. L'uno argomentava che se non avessero saputo difendersi da soli erano destinati a esser vinti; l'altro ragionava che, se la Rivoluzione fosse scoppiata dappertutto, essi non avrebbero avuto più bisogno di difendersi. Gli animali ascoltavano prima Napoleon, poi Palla di Neve e non sapevano decidere chi dei due avesse ragione. In realtà si trovavano sempre d'accordo con quello che parlava al momento.
George Orwell - La fattoria degli animali
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Il Duomo di Monza, dedicato a San Giovanni Battista, è stato edificato tra il XIV e il XVII secolo e si trova nella piazza omonima della città lombarda.
Italy
Il laghetto di Reganel sopra Caoria
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“…dobbiamo andare e non fermarci mai finchè non arriviamo.”
“Per andare dove, amico?”
“Non lo so, ma dobbiamo andare…”
(da "Sulla strada", J. Kerouac)
CHURCH OF SANTA MARIA OF BELÉM: THE MAJOR CHAPEL.
The retable with paintings depicting scenes from the Passion of Christ by the artist Lourenço de Salzedo (1572-1574).
CHIESA DI SANTA MARIA DI BELÉM: LA CAPPELLA MAGGIORE.
Pala d'altare con dipinti raffiguranti scene della Passione di Cristo dell'artista Lourenço de Salzedo (1572-1574).
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Il Santuario di Fiorano sorge su un colle alto 155 metri e domina il paese: vi si sale attraverso una strada - via del Santuario - che attraversa il borgo più antico del paese o con una doppia scalinata di 128 gradini che parte da via Bonincontro.
Nel 1630, in adempimento ad un voto espresso dai fioranesi, si dava inizio alla costruzione, sul colle di Fiorano, di un Oratorio sufficientemente capace per custodire una Sacra Effigie della Beata Vergine. L'immagine della Madonna, originariamente dipinta sull’arcata sovrastante il portale d'ingresso dell'antico castello di Fiorano, era stata miracolosamente risparmiata dall'incendio appiccato alle case del borgo del castello dai soldati spagnoli l'8 febbraio 1558. La fama del miracolo si era sparsa velocemente e, quindi, numerosi erano divenuti nel tempo i fedeli che si recavano al borgo di Fiorano per venerare la Sacra Immagine. Quindi, nel 1630, sparsasi per il modenese la terribile epidemia di pestilenza, i fioranesi, al primo annuncio dell'avanzare del morbo, ricorsero all’intercessione della Beata Vergine, la cui Effigie si trovava ancora esposta alle intemperie e fecero voto che, se il paese si fosse salvato dal flagello, avrebbero iniziato la costruzione di un oratorio. A Fiorano non si ebbe alcun caso di contagio e già il 23 aprile 1631 veniva solennemente benedetto, dal vescovo di Modena, il nuovo oratorio dedicato alla Madonna.
Nel 1866, ripresero i lavori di costruzione della fabbrica dei Santuario (iniziati nel 1634 ed interrotti nei 1683), con la ristrutturazione della cupola ed il rinnovamento delle secentesche pitture di Sigismondo Caula ad opera del pittore modenese Adeodato Malatesta.
L'8 settembre dei 1889 veniva inaugurata la nuova facciata marmorea e la costruzione della seconda torre del Santuario. Dopo il definitivo compimento del Tempio, si dava infine incarico, nel 1906 ai pittori Giuseppe Mazzoni ed Alberto Artioli, per il completamento delle decorazioni interne ed il 13 settembre 1907 l'Arcivescovo di Modena consacrò il Santuario dopo l'attuazione degli ulteriori lavori edilizi.
Nel 1984, nel 350' anniversario della fondazione dei Santuario, l'Arcivescovo Mons.Bartolomeo Santo Quadri, su richiesta di don Eligio Silvestri, Rettore del Santuario, e di Mons.Rino Annovi, Parroco del Duomo di Modena, dava avvio alle procedure affinché il tempio fioranese, acquistando una sempre maggiore dignità, venisse annoverato fra le Basiliche minori. Il Decreto Papale del 27 settembre 1989 ha sancito definitivamente l'alto riconoscimento al Santuario.
Il papa Giovanni Paolo II ha innalzato il tempio di Fiorano alla dignità ed allo stato di Basilica Minore con i relativi diritti e privilegi, confermandole il diritto di precedenza su tutte le altre chiese. Il Santuario di Fiorano é divenuto, in tal modo, la quarta Basilica minore della Diocesi di Modena-Nonantola, insieme al Duomo ed alla chiesa di San Pietro di Modena ed all'Abbazia di San Silvestro di Nonantola. A circa 370 anni, quindi, dalla costruzione del primo Oratorio sul colle dedicato all'immagine Miracolosa della Beata Vergine, il secentesco Santuario di Fiorano ha ricevuto dal Pontefice l'ambito onore del titolo basilicale, con il quale é stata coronata la sua lunga storia, che prese avvio da quel lontano 8 febbraio dei 1558.
Fatti che unghiettine..... coltellini!!!!!
E dello sguardo da matto ne vogliamo parlare???
Meno male che la storia di arrampicarti non ti ha preso da grande..... tende quasi incolumi, divano a posto, letto che lo usi come letto e non come graffiatoio.
La cosa più bella di Ciprio?
Si mangia le unghie quando sono troppo lunghe...... troppa fatica scavare o sgraffiare qualcosa e molto più tempo per lavarsi e per dormire!
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The Sassi di Matera (meaning "stones of Matera") are prehistoric cave dwellings in the Italian city of Matera, Basilicata. Situated in the old town, they are composed of the Sasso Caveoso and the later Sasso Barisano.
One of the benefits of the ancient city, is that there is a great similarity in the look of the Sassi with that of ancient sites in and around Jerusalem. This has caught the eye of film directors and movie studios. Principally due to this reason the Sassi were the set of many films, as for exemple "The Gospel According to St. Matthew" (Pasolini, 1964), "King David" (Bruce Beresford, 1985), "The Passion of the Christ" (Gibson, 2004) and "The Nativity Story" (Hardwicke, 2006).
It is a UNESCO site.
[Giuditta Dembech] ... citò un'intervista da lei tenuta con due esponenti di un'organizzazione segreta torinese ispirata agli “Esseni”, i cui membri si ritenevano depositari di una tradizione iniziatica. Ecco un frammento del loro dialogo:
“Le rivelazioni secondo cui il Graal potrebbe trovarsi a Torino sono attendibili?”
“Lo sono molto più di quanto possa sembrare all'apparenza”.
“Allora vera la teoria secondo cui la città che detiene la Sindone possiede anche il Graal?”
“Posso confermare che il Graal è qui a Torino […]”
“Chi può possedere e nascondere un tesoro del genere?”
“Secondo lei, a chi spetterebbe di diritto?”
“Gli Esseni? Ma è vero, lo avete voi?”
“Non lo teniamo nascosto, ma neppure esposto al pubblico…”
Pubblico questa foto, e questo commento, soprattutto per la forma del lastricato
booktrack: Erri de Luca, In nome della madre
soundTrack: Genesis, The Cinema show (Selling Engand by the Pound) :
I have crossed between the poles, for me there's no mystery.
Once a man, like the sea I raged,
Once a woman, like the earth I gave.
But there is in fact more earth than sea.
Modena, cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta e San Geminiano - stile romanico - facciata sul piazza Duomo
- arch : Lanfranco (XI secolo – XII secolo)
1. Ciclamini, 2. Fungo, 3. Radici, 4. Funghi, 5. Bosco, 6. Riccio vuoto, 7. Pian di Melosa - Vallombrosa, 8. Bosco, 9. Riccio e castagna, 10. Muschio, 11. Corteccia, 12. Fungo, 13. Riccio e castagna - autunno spinoso14. Not available15. Not available16. Not available
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