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Sacha's cat

A remarkable concert performed by avatars of Abba, created to look as they did in about 1980. Quite remarkable, it was impossible to tell that they weren't really there. At the end, avatars of Abba as they are now came on to take a bow - very moving. 90 minutes of Abba hits played very loud, supported by a large on-stage band of real musicians and backing singers.

The performance takes place in this specially built indoor arena (more like a large theatre) in Pudding Mill Lane, Stratford, London. Altogether a remarkable experience!

Câmera: Pentax MX Filme: Aerocolor

Ceiling at ABBA Voyage

Mis Expos

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Honey honey, how you thrill me, ah-hah, honey honey

Honey honey, nearly kill me, ah-hah, honey honey

I'd heard about you before

I wanted to know some more

And now I know what they mean, you're a love machine

Oh, you make me dizzy

 

Honey honey, let me feel it, ah-hah, honey honey

Honey honey, don't conceal it, ah-hah, honey honey

The way that you kiss goodnight

(The way that you kiss me goodnight)

The way that you hold me tight

(The way that you're holding me tight)

I feel like I wanna sing when you do your thing

 

I don't wanna hurt you, baby, I don't wanna see you cry

So stay on the ground, girl, you better not get too high

But I'm gonna stick to you, boy, you'll never get rid of me

There's no other place in this world where I rather would be

 

Honey honey, touch me, baby, ah-hah, honey honey

Honey honey, hold me, baby, ah-hah, honey honey

You look like a movie star

(You look like a movie star)

But I know just who you are

(I know just who you are)

And, honey, to say the least, you're a dog-gone beast

 

So stay on the ground, girl, you better not get too high

There's no other place in this world where I rather would be

 

Honey honey, how you thrill me, ah-hah, honey honey

Honey honey, nearly kill me, ah-hah, honey honey

I heard about you before

I wanted to know some more

And now I know what they mean, you're a love machine

The ABBA consist from the prior days's 104 leads Local 105 west into Coal City, IL.

Exhibition ABBA 1974-2024, from Waterloo to the world, in Waterloo Memorial 1815 Museum (Belgium). Two young women enyoing the ABBA movie.

 

In Explore January 12, 2024

Giants Hill, Cerne Abbas, Dorset.

BNSF GP28P 1549 departs Joliet, IL on Local 105 with a ABBA set of power.

Many years ago...

Also Known as Bandar Abbas.

Hormuz Island in the background.

The Frida to my Agnetha, 9 years of being besties!

 

On me (right):

 

Top: [Aleutia] - Harley Crop Top @ Anthem

Shades: Amias - LUNA glasses

Jeans: miss chelsea - abbi jeans

Purse: mintae - lucky bag

 

On Alice (left): TBD

 

also this

AND THIS

After making a meet at the South end of the siding, BNSF 2816 leads L CHI104 toward Barstow up BNSF's scenic Barstow Sub.

 

Alpha, IL

2021.07.09

Veduta dalla spiaggia di S'abba druche, nel vicinanze di Bosa Marina, Sardegna.

Dedicata a tutti i miei contatti della Sardegna

Irwin County, Georgia

 

For more information on this and other historic rural Georgia churches, go to www.hrcga.org/church/abba-baptist/

ABBA Museum Stockholm

JJ and I braved the view from the railings at the front of the Abba Hotel, where we had lunch. It was a scary place to stand but we did have a fabulous view of the Setas, that we'd been up on our first night (see comment box below)!

Spitfires at Compton Abbas Airfield

 

Tally-ho! The Warbirds return to Compton Abbas Airfield. See the Spitfire, grace the Compton skies this year. Kick back and relax into the most exciting age…

milano.blogosfere.it/2008/09/omicidio-abba-tutte-le-foto-...

  

www.flickr.com/photos/gatto_nero/2873546804/

www.flickr.com/photos/ro_buk/2875534214/

www.flickr.com/photos/trakkas/2872574653/

 

dall'Unità

 

Milano si ferma per Abdul. La famiglia: non dimenticatelo

 

Dai Bastioni di Porta Venezia fino a piazza Duomo, con una sosta al muretto dove Abba e i suoi amici si incontravano ogni giorno. Milano ricorda Abdul, il diciannovenne originario del Burkina Faso ucciso una settimana fa dalle sprangate dei gestori di un locale. Ad aprire il corteo, uno striscione che recita «Abba Vive, Razzismo Stop», realizzato dai ragazzi del Comitato per non dimenticare Abba, per fermare il razzismo nato a Cernusco, il paese dove Abdul viveva, sull’onda dell’indignazione per questo omicidio su cui deve rimanere alta l’attenzione.

 

In testa alla manifestazione ci sono i genitori e la sorella di Abdul che venerdì in una lettera hanno rivolto un appello a partecipare al corteo: «In questi giorni per noi molto difficili – scrivono – stiamo ricevendo la solidarietà e l’affetto di tante persone e per noi questa vicinanza è molto importante perché ci aiuta a superare il dolore per un fatto inspiegabile, ci dà coraggio e non ci fa sentire soli: per questo ringraziamo tutti». Sabato bisogna esserci, dicono, «per dire che quello che è successo non deve più accadere, per dire no al razzismo, per non dimenticare».

 

Già, perché il rischio è che si archivi l’omicidio di Abdul come uno dei tanti, e magari si diffonda l’idea che forse un po’ Abba e i suoi amici se la sono andata a cercare. Ma l’autopsia sul corpo di Abdul ha riscontrato segni di accanimento che non hanno giustificazioni, ferite plurime inferte dall’odio verso chi è diverso. Quello che gli amici di Abdul che quella sera erano con lui raccontano da giorni. E che Fausto e Daniele Cristofoli, i due aggressori, non sono riusciti a spiegare.

 

La polizia ha calcolato che sono almeno settemila i partecipanti alla manifestazione. Durante il percorso, ci sono state diverse soste in cui i manifestanti si sono seduti per terra gridando «Vergogna» e chiedendo «Giustizia». Alcuni momenti di tensione si sono registrati al termine del corteo, quando alcune decine di giovani hanno iniziato a correre da piazza Duomo verso via Mengoni, per raggiungere il luogo dell'aggressione, mentre la polizia in tenuta antisommossa tentava di fermarli.

  

Roma, gli italo-africani in libreria: «Attenti alla nostra rabbia»

Luciana Cimino e Cesare Buquicchio

  

«Purtroppo l’Italia è il mio paese...». Jessica si blocca subito e si corregge. «No. Perché ho detto purtroppo? Non è vero, io adoro l’Italia. Io sono italiana. Ma non è giusto…». Jessica ha 21 anni e studia giurisprudenza. A ricordarle Capo Verde, il paese d’origine di sua madre, c’è solo il colore della pelle. Lo stesso che ha segnato il tragico destino di Abdul Guibre, il 19enne ucciso a sprangate domenica notte a Milano per il solo sospetto d’aver rubato un pacco di biscotti. Jessica ha scelto la piccola libreria Griot a Trastevere, affollata per la maratona di letture organizzata giovedì sera per ricordare "Abba", per lanciare il suo allarme. «State attenti. Attenti alla nostra rabbia - dice prendendo il microfono -. Continuano a cadere gocce che prima o poi faranno traboccare il vaso. Non tutti vogliono sempre stare zitti. Continuare ad avere pazienza, come mi diceva mia madre quando tornavo da scuola in lacrime dopo l’ennesimo insulto razzista, non basta più».

 

La minuscola libreria sembra una piazza. Stipate nella stanza, sedute per terra, aggrappate alle porte, centinaia di persone hanno portato il loro contributo alla serata intitolata "Nessuna aggravante!". Non soltanto una manifestazione in memoria del ragazzo sullo stile delle veglie funebri africane, ma, soprattutto, una testimonianza di sdegno per la «ricostruzione discutibile fatta dagli inquirenti che escludono la motivazione razziale dall’aggressione ad Abdul e che preoccupa tutti coloro che osservano con sgomento il crescente clima d’intolleranza in Italia». «Avevamo pensato a un sit-in - dice al pubblico Igiaba Scego, scrittrice italiana di origine somala - ma a Roma di questi tempi è difficile ottenere i permessi». Già, «di questi tempi». «C’è un clima da "Mississipi Burning" che fa tremare i polsi».

 

Tornano gli incubi per gli stranieri che vivono in Italia, lo ammette Jean Leonard Touadi, nato in Congo, deputato del Pd ed ex assessore alla sicurezza al Campidoglio, che dopo le letture e i canti prende la parola per introdurre il dibattito. «Ma siamo qui stasera - dice rispondendo a Jessica - proprio per evitare che quella rabbia esploda. Per evitare che un giorno uno di voi metta una bomba nella metropolitana come è successo a Londra».

 

«L’idea di un bianco che nella notte insegue un nero è un’angoscia che sta nella nostra memoria collettiva, è successo sempre e succede ora anche contro donne e gay». Ali Baba Faye, sociologo con un lungo passato di militanza politica, racconta di quando, qualche sera fa, passeggiando nel popoloso quartiere di Garbatella, ha visto due bianchi che lo guardavano e, per la prima volta dopo anni, ha avuto paura. «Il linguaggio è la prima forma di violenza, dovrebbero ricordarlo i media italiani, soprattutto quei grandi quotidiani che danno spazio agli sfoghi dei cittadini che hanno paura e che confessano che stanno diventando razzisti».

 

Qualcosa forse si è rotto nei meccanismi, mai stati semplici, di convivenza di questo paese. «Quello di Abdul non è un caso isolato - aggiunge Lakhous Amara, autore del libro "Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio", che si definisce "italo-algerino" - ma è frutto della costruzione sistematica del nemico, che sia musulmano o nero o gay». «La novità di oggi - spiega Anna Maria Rivera, antropologa - è che è avvenuta una saldatura tra razzismo istituzionale e razzismo popolare, ma la cosa che fa più paura è che a sinistra non sembra esserci abbastanza consapevolezza della deriva in cui è precipitata la società italiana».

 

Accoglie la critica Marcella Lucidi, ex sottosegretario all’interno con delega all’immigrazione del governo Prodi, in piedi tra il pubblico con Laura Boldrini, dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati: «Dobbiamo capire cosa significhi essere cittadini in una società in cui le questioni sociali diventano penali». E Touadi si domanda «dove eravamo quando il Mediterraneo si è trasformato da luogo del dialogo in cimitero per "candidati" all’immigrazione?». «Quando sono arrivato io - continua Touadi - gli italiani dicevano "dateci tempo, l’immigrazione per noi è un fatto nuovo". Il tempo è scaduto, le seconde generazioni pretendono percorsi diversi, rischiamo l’implosione sociale». La serata in onore di Abdul non basta, ci vogliono altri momenti di riflessione, lo dice il pubblico della piccola libreria trasteverina specializzata in testi africani. Incontrarsi e parlare non basta ad Alphousseyni. Lui sta partendo per Milano per la manifestazione che ci sabato oggi alle 14.30. Ma è anche uno dei membri più attivi dell’associazione G2 che riunisce i ragazzi della "seconda generazione".

 

Per Giusy, «qui ci siamo ritrovati, ora c’è bisogno di una reazione». Intanto ci saranno una serie di incontri (forse a cadenza settimanale) per rinvigorire l’appannato movimento antirazzista romano e poi una grande manifestazione nazionale il 4 ottobre, che si concluderà con un concerto a piazza Venezia. A Milano sabato si andrà in piazza e a Bologna e in altre città si stanno moltiplicando le iniziative simili a quella organizzata da Griot per Abdul, un ragazzo italiano.

 

lombardia.indymedia.org/?q=node/8893

 

da Il Manifesto

 

ABDUL GUIBRE

Milano, via Zuretti Benvenuti in Europa

15 mila antirazzisti in corteo guidati dagli stranieri

Luca Fazio

MILANO

 

La testa del corteo è in via Zuretti. E' sempre stata lì, dove la settimana scorsa due italiani bianchi (a proposito, qualche giornale ha forse avuto l'accortezza di farceli vedere in faccia come di solito si fa con gli assassini?) hanno ucciso un italiano nero. Abdul Guibre, 19 anni. «Negro di merda», e giù sprangate sulla testa. Una mortale sulla tempia, ma non razzista: secondo il pm, il prefetto, il questore, la stampa quasi tutta, le televisioni e il Pd, ma non per le quindicimila persone che sorprendendo tutti hanno marciato da Porta Venezia a piazza Duomo, senza farsi strumentalizzare da nessuno. E chi non ha voluto esserci, ha deciso di collocarsi fuori dal mondo. E proprio qui, in via Zuretti, quelli che ancora non avevano capito - e nessuno ieri aveva capito - hanno assistito a un evento straordinario. Si chiama futuro, il nostro. E' già qui e improvvisamente ha fatto irruzione a colpi di hip-hop, un suono rabbioso; può anche far paura a qualche brava persona ma forse è il caso di ragionarci sopra senza ipocrisie e meschini calcoli politici prima che la situazione possa ancora di più sfuggire di mano. E' successo che per la prima volta, in Italia, gli immigrati buoni non si sono fatti trascinare come al solito in una doverosa manifestazione antirazzista, no. Questa volta è successo che con rabbia e senza alcuna rassicurante ideologia i neri hanno preso il corteo e l'hanno portato dove hanno voluto loro. L'hanno fatto prima degli «scontri» - non è successo nulla ma i grandi giornali si esprimono così... - e soprattutto dopo, quando gli amici di Abba (un centinaio) hanno mollato tutti in piazza Duomo per tornare da lui, dove l'hanno ammazzato, in via Zuretti, per riportare ai baristi assassini un pacchettino di biscotti. Di corsa, col cuore in gola, una marcia inarrestabile che è la perfetta fotografia di cosa sta succedendo anche nella nostra italietta meschina bonacciona e mai razzista, per carità... Qualcuno la descrive come una «scorribanda teppistica» per i quattro motorini rovesciati e per due spintoni alla polizia, invece è stato uno spettacolo inedito che dimostra quanto siamo rimasti indietro. Loro, gli stranieri, tutti italiani e tutti neri, bullissimi di seconda generazione, improvvisamente si sono messi a correre staccando tutti per quattro lunghissimi chilometri. Via Manzoni-piazza Cavourpiazza Repubblica-stazione Centrale...Travolta la polizia (messa a sedere con una tecnica di fuga a zigzag che ha lasciato a bocca aperta gli esperti di piazza di una volta) e quasi seminati anche gli ex compagni della sinistra (alcuni nemmeno si parlano tra loro) che hanno rischiato l'infarto per cercare almeno di stargli dietro. Ma non era aria da atteggiamenti paternalistici per calmare gli animi, nessuna mediazione è stata possibile tra i nostri più sinceri antirazzisti e gli amici di Abba. «I neri davanti, i bianchi dietro!». Rabbia «prepolitica» - sia detto senza offesa, precisava un politico di sinistra - che per qualche momento ha fatto temere il peggio. E se qualcuno storce il naso, ecco un vero movimento reale, senza mediazioni ideologiche, senza volere essere per forza rivoluzionari - come diceva Pasolini ne La Rabbia quando soffriva per l'incapacità degli italiani di arrabbiarsi sul serio. Nel bene e nel male. Correvano più veloci dei ragionamenti gli amici di Abba, con tutta la forza e il rischio che questo poteva comportare. In fondo alla via, gli avevano appena ammazzato un amico. E i poliziotti di fronte erano un muro (raramente così lucidi e accorti come ieri). Loro, per la prima volta bianchi e neri davvero insieme, incazzati, incontenibili, bottiglie in mano e voglia di spaccare tutto, ma anche di applaudire quando l'hip-hop si mescolava a parole che chiedevano giustizia e uguaglianza, «il nostro sangue è uguale a quello dei bianchi, saremmo qui anche se avessero ucciso un bianco». Benvenuti in Europa, e anche quelli che sono rimasti a casa prima o poi dovranno fare i conti con l'orizzonte che si è allargato a due passi dalla Stazione Centrale. Ormai i nuovi italiani sono in piedi sulle automobili, a muso duro con la polizia, come a Parigi, lacrime e pugni chiusi, infagottati con le magliette di Abba - il suo viso incappucciato e sorridente, «riposati fratello» - o impettiti in un vestito nero elegante. Forse è presto per dire che Abba è davvero «uno di noi», come si affrettano a dire i ragazzini bianchi che corrono più veloce. Certo è che nessuno poteva immaginare una partecipazione così ampia, considerato che i partiti di sinistra temevano addirittura un flop e che mai nessuna manifestazione come questa è stata ostacolata e oscurata da chi prova imbarazzo a sentir parlare di razzismo. In buonissima fede o in malafede, ancora una volta, la politica ha dimostrato di brancolare nel buio. Fortunatamente, i quindicimila di ieri vedono più avanti anche se camminano da soli.

  

MOVIMENTI IN PIAZZA Tante associazioni, pochi partiti. Il Pd assente

 

Quindicimila persone per Abdul hanno sfilato da Porta Venezia a piazza Duomo, lo stesso impegnativo percorso dei cortei del 25 aprile. La manifestazione lanciata da Moni Ovadia, Don Gino Rigoldi, Dario Fo, Franca Rame, Paolo Rossi, Renato Sarti e Nico Colonna è stata un imprevedibile successo. Tantissime le associazioni. Prima di tutto i migranti, dall'Africa ai sudamericani di Todo Cambia. Davanti a tutti «G2», che riunisce gli stranieri di seconda generazione. Poi i milanesi, da Retescuole all'Anpi, l'Università delle donne, Emergency e gli operai della Innse Presse. I centri sociali, dal Leoncavallo al Cantiere. Pochissime invece le bandiere di partito. C'erano Prc, Verdi (una), Sinistra critica, Umanisti, Partito dei Lavoratori. Solo a titolo personale si è visto qualcuno di Sinistra Democratica. Vergognosamente assente il Pd che ancora una volta ha preferito defilarsi dimostrando un'impressionante distanza da tutto ciò che legittimamente si muove in città.

  

PAROLE IN PIAZZA

Orgoglio nero e vergogna bianca

 

Adia Guibre è in prima fila al corteo dedicato a suo fratello, sostenuta da tante persone che sono lì per loro. Nonostante il dolore, è felice che la manifestazione sia riuscita così bene. Porta lo striscione «Per Abdul, perchè non succeda più. No al razzismo». «Oggi per me è il giorno del silenzio - dice - abbiamo nel cuore un grande dolore e vogliamo dire che in questa città e in questo paese c'è ancora troppo razzismo». Davanti a lei, gli amici di suo fratello distribuiscono biscotti, ormai simbolo dell'inaccettabile morte di Abdul. «Ecco per cosa lo hanno ucciso. Per un biscotto. Aveva solo 19 anni. Guardate, italiani, per che cosa si uccide» dice uno di loro. Anche in via Zuretti, dove Abdul è stato ucciso, i ragazzi lasciano dei pacchetti davanti al bar. «Non cerchiamo la violenza», ci tiene a ribadire lo zio di uno degli amici che era con Abdul la notte del suo assassinio. «Vogliamo solo giustizia, perchè il nostro sangue è uguale a quello dei bianchi. Abba era un ragazzo gentile, che è cresciuto con noi. Pensate a cosa sarebbe successo se un nero avesse ucciso un bianco di 19 anni». Qualcuno ha cancellato la scritta «via Zuretti», per scriverci sopra «via Abba» con lo spray. Sui muri si legge: «Non sarà il buio a far dormire la sua anima». E ancora: «Siamo neri e orgogliosi di esserlo». Oppure «Mi vergogno di essere bianco».

  

No, not the Swedish pop group, an A-B-B-A set of GP60s on a hot westbound Santa Fe intermodal train near Leeds, Illinois. GP60M 149 leads a pair of factory-fresh GP60Bs and another GP60M. This guy was flying!

Chilling to some vinyl for a change.

This album always brings back memories. It was one of the more modern albums my parents owned when I was a kid.

Here is a shot of my ABBA Collection.

HLCX 3881 leads a ABBA consist east into Joliet, IL on L-CHI104.

BNSF 2720 leads a ABBA consist of EMDs east into Joliet, IL on Local 104.

Wait for it to start

These houses in Abbey Street, Cerne Abbas give real meaning to the well known phrase 'they don't build them like that any more'. They are of timber framed construction and date from the Tudor period, probably around 1500.

This photograph of the front of a Tudor cottage in Abbey Street, Cerne Abbas, Dorset was taken in June this year. The cottage is one of three dating from around 1500.

JJ had booked lunch at the roof terrace on the Abba Hotel the Roof, just around the corner from our hotel in Seville, as we wanted our last meal there to be special.

 

Here you can see the Cathedral and Giralda bell tower and the dome of the University Church of the Annunciation.

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