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* Detalle de “El Gran Canal”. “La Riva del vin” (La Ribera del vino). Venecia.
* La Riva del vin circunda el Gran Canal desde el Puente de Rialto hasta la iglesia de San Silvestre en el lado del sestiere de San Polo. Es uno de los pocos tramos del Gran Canal flanqueado por recorridos peatonales. El nombre deriva del hecho de que en este lugar comenzaron a llegar y a amarrar barcos cargados de vino, una costumbre que se prolongó hasta casi mediados del siglo XIX.
Evocaremos aquellos versos del romántico José Zorrilla (poeta del s. XIX) en estos fragmentos de su canto:
…Allí está, Venecia, la dueña opulenta
de antiguos y nobles y libres blasones,
Venecia la hermosa, la villa que cuenta
que a sueldo tenía soberbias naciones,
señora del mar.
Que cuenta que un día imperios y reyes
su gala envidiaron, su nombre temieron,
y el mar y la tierra besaron sus leyes,
y enviáronle buques, soldados le dieron;
porque ella supiera batirse y triunfar.
Un día a sus ojos la tierra callaba,
un día su nombre la tierra llenaba.
…
¡Reír, cantar, beber, corta es la vida!
Reír, hasta que seca la garganta
niega paso a la voz enronquecida;
cantar, hasta que el alba se levanta,
que yace en el Adriático dormida.
¡Opulenta Venecia, ríe y canta,
ríe y canta, señora de los mares,
que la risa y la voz cubren el llanto;
y mientras roe el tiempo tus pilares,
y deslustra la lluvia el áureo manto,
risa y juego y festines y cantares,
rueden las horas del dolor en tanto...
(JOSÉ ZORRILLA. A Venecia.)
Tema semanal propuesto por Luis...El Agua
No recuerdo bien donde esta hecha la foto pero si es Pirineo aragonés o Navarro.
Me gustó el encuadre con esta ventana al turquesa del río, me faltaba ramaje por abajo para cerrar la ventana pero al final decidí aprovechar el curso del agua
con·tem·plate
/ˈkän(t)əmˌplāt/
verb
1. look thoughtfully for a long time at.
• Now and again, it is becoming to contemplate where one is in life, and go beyond that point •
Quell'ignoto che in pieno giorno
ci porta via, quella rosa
affranta che appare nell'unione,
sua orbita segreta, siamo noi.
Siamo noi il luogo della cronaca
e il luogo del fiore senza età.
Milo de Angelis
tem coisas que a gente só enxerga quando para pra observar;
estava lá no hopi (pra variar :B), tomando um sorvetinho na place de la glace com meus amigos, quando comecei a observar as árvores e os detalhes ao redor ... tantas vezes por lá, e nunca tinha prestado atenção nisso! achei legal para fotografar *-*
valeu por tudo queridos, ♥
“Tudo tem seu apogeu e seu declínio... É natural que seja assim; todavia, quando tudo parece convergir para o que supomos o nada, eis que a vida ressurge, triunfante e bela!... Novas folhas, novas flores, na indefinida benção do recomeço.”
tem mais fotos no blog... www.apcavalari.com
vocês podem ser seguidoras do blog apenas usando seu endereço de email, eu fico tão feliz quando mais alguem vem para a família.
quando eu chegar em 500, vou fazer uma big festa e uma promoção muito muito legal! coisas lindas serão sorteadas!!!
beijos
os moliceiros têm vela (314)
em 2009 foi assim
vem ver como vai ser em 2018
é no próximo sábado dia 30
(ria de aveiro; regata da ria; 2009)
o "Lameirense" ainda velejava
Verso la fine degli anni Ottanta mi iscrissi alla facoltà di Magistero a Roma. Frequentai alcune lezioni tra cui un corso monografico, biennale, di Letteratura Italiana avente come tema la figura di Ulisse nella letteratura dall’antichità fino al Novecento.
L'uomo emerso potentemente dai due poemi omerici che avevano fondato la storia del nostro Occidente era stato variamente interpretato dagli scrittori delle differenti epoche, connotate ognuna da una sensibilità e ricettività diverse, sempre però lasciando all'eroe greco il ruolo di protagonista.
Il corso abbracciava più di venticinque secoli e fu l'occasione per rimettere in ordine la cronologia confusa degli eventi storici con cui ero uscita dalle scuole superiori e soprattutto aprì un mondo di ricerche e di studi appassionanti sulla mitologia classica e sulla storia antica che da allora non ho mai abbandonato. Nelle storie antiche un linguaggio del tutto inedito parlava alla parte sconosciuta di me che aveva necessità di esprimersi, avevo trovato un canale attraverso cui dare nome a sentimenti, sensazioni, paure. Mi ero da poco separata affrontando non poche turbolenze, ma alla fine ero riuscita a capire di aver bisogno di un supporto terapeutico che mi aiutasse a decifrare i motivi dei tanti errori compiuti senza averne consapevolezza; così mi addentrai in un territorio avventuroso, quello dei sogni, senza minimamente sospettare dove mi avrebbe portata. Sollecitata dal terapeuta ogni mattino, al risveglio, trascrivevo i sogni e mi stupivo di quanto durante il sonno fossi capace di compiere veri e propri viaggi nel tempo e nello spazio; spesso volavo usando solo la forza delle braccia e delle gambe sorvolando città, picchi nevosi, praterie immense, provando un grande senso di libertà, di forza, di leggerezza. Navigazioni aeree, lunghi percorsi a piedi, o in mare, alla ricerca di luoghi sconosciuti di cui avevo percezione ma che non riuscivo a distinguere, un po’ come era accaduto a Cristoforo Colombo munito di carte nautiche imprecise, ma che seguendo la sua intuizione per cercare le favolose Indie, aveva poi trovato un mondo nuovo.
Altrettante avventure durante le lezioni al Magistero che si tenevano nel pomeriggio e di sabato mattina; eravamo quasi tutti studenti lavoratori perciò ci eravamo organizzati, a turno, per registrarle e, come si diceva allora, per sbobinarle, così da avere a disposizione lo scritto di quello che la straordinaria professoressa siciliana ci andava raccontando. Fu un lavoro di gruppo molto impegnativo, ma avevamo capito che non potevamo lasciare disperdere il patrimonio di sapere che la professoressa, Maria Teresa Acquaro Graziosi, ci trasmetteva con passione e rigore. Furono due anni entusiasmanti, durante i quali riuscii a seguire anche le lezioni di Storia dell’Umanesimo sempre tenute dalla stessa docente. Fu così che venni completamente affascinata dal risveglio culturale avvenuto in Italia tra la seconda metà del Trecento e il Quattrocento. La professoressa ci parlava di come già Dante avesse avuto l’intuizione dell’importanza del mondo antico, pur restando fedele al Cristianesimo, ma con Petrarca e Boccaccio, complici anche le mutate condizioni economiche e sociali, si fosse iniziato a pensare che bisognava studiare più a fondo le opere degli antichi conservate nei monasteri; sebbene fossero state salvate dalle devastazioni barbariche a partire dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, si era persa però la conoscenza del greco e molti manoscritti redatti in quella lingua, alla fine del Trecento, erano completamente illeggibili. La professoressa ci parlava di come Petrarca e Boccaccio avessero avvertito l’urgenza di penetrare nei segreti del greco, e di come anche per la letteratura latina bisognasse superare l'interpretazione allegorica che finora se ne era data per farla aderire ai canoni del Cristianesimo, era tempo di intraprendere una lettura più aderente allo spirito dei tempi in cui erano state redatte quelle opere. Un salto notevole di intelligenza interpretativa certamente legato ai tempi nuovi, quelli dei mercanti e dei commerci che, da Marco Polo, avevano inaugurato un nuovo modo di pensare e di vivere, gli scambi con altre popolazioni, il cercare di comprendere usi e costumi altrui avevano fatto maturare i tempi per il cambiamento. Forti di questa nuova consapevolezza Petrarca e Boccaccio stabilirono una sorta di sodalizio intellettuale scambiandosi informazioni e consigli per riuscire a realizzare la loro comune necessità di conoscere e di rinnovarsi attraverso la lettura e lo studio dei classici. Lo stesso Boccaccio, venuto a conoscenza di un monaco in Calabria che conosceva il greco, si recò di persona in quella regione per convincerlo a trasferirsi in Toscana con la promessa di ospitarlo in casa propria e di fargli avere un incarico di insegnamento. Lo convinse, e Leonzio Pilato, così si chiamava l'erudito, selvatico all’aspetto e di modi sgradevoli, seguì Boccaccio e si accinse alla traduzione dal greco in latino dell'Iliade e dell'Odissea. Così lo descrisse Boccaccio:
“Nell'aspetto è uomo rozzo, ha la faccia nera, la barba prolissa, la chioma nera occupata sempre in continui pensieri, di costumi rozzo, né molto civile huomo, ma si come l'isperienza ha dimostrato, dottissimo di lettere Greche e come un'arca pieno d'historie e favole greche, benché della latina non sia molto instrutto”.
Certo non deve essere stata facile la convivenza, ma tanto era il desiderio di decifrare il greco che Boccaccio si adattò di buon grado a convivere con l'ospite così somigliante a un barbone.
Questo primo lavoro di decifrazione dei due poemi greci avviò la ri-scoperta del mondo antico; dopo secoli di oblio veniva fuori come da uno scavo nel tempo un altro modo di vivere, non più penitenza e attesa di una vita oltremondana come era stato per tutto l'alto medioevo, ma le passioni dell’uomo inserito nel mondo reale con tutte le complicazioni, gli errori, le speranze, le delusioni. Immagino la sorpresa e la meraviglia nel leggere il pianto di Ulisse alla corte dei Feaci, le sue avventure amorose con maghe e ninfe, i sentimenti di nostalgia, i naufragi, la perdita dei compagni, il ritorno a Itaca; dopo l'esclusiva lettura dei Vangeli, testi biblici e religiosi, o al più la Commedia di Dante, si comprende come Boccaccio fosse ansioso di sentire dalla bocca di Leonzio Pilato “l'arca piena d'historie e favole greche”.
Pian piano questo fermento di riscoperta dell’antico, partendo da Firenze, si propagò tra le corti di Milano, Napoli, Urbino, Mantova, Ferrara, Venezia dove operavano i cosiddetti umanisti laici e di Roma dove, alla corte del papato, operavano gli umanisti chierici. Fu un periodo di passaggio attraversato da molte contraddizioni e conflitti, bisognava conciliare il credo della dottrina cristiana con queste nuove acquisizioni, la riscoperta dell’uomo in quanto tale, con tutti i suoi difetti, i pregi; il desiderio di emanciparsi e di godere della vita terrena poteva essere pericolosamente vicino all'eresia ed infatti molti artisti, come Sandro Botticelli, soggiogato e impaurito dalle prediche del Savonarola abbandonò per sempre le meravigliose pitture “pagane” che aveva prodotto con tanta maestria ed entusiasmo per ritornare a quelle religiose.
Pur mantenendosi per lo più vicini allo spirito del Cristianesimo, gli Umanisti cominciarono a rivisitare gli uomini antichi in termini più concreti: andiamo a vedere come vivevano, cerchiamo di imparare da loro, andiamo a sentire cosa hanno da dirci ancora oggi. E in effetti trovarono tesori di umanità: Odissea, Iliade, i tragici greci, i filosofi, soprattutto Platone, e di seguito i pensatori e poeti romani, Cicerone, Seneca, Virgilio, Plinio il Vecchio che davanti alla catastrofe dell’eruzione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo, scienziato ante-litteram, presa una nave si reca sul luogo per esaminare dal vero ciò che sta succedendo per farne un resoconto veritiero.
Bisognava riflettere su quei testi e su quelle memorie, bisognava ricominciare a pensare a quegli uomini come nostri progenitori, come antenati dai quali si poteva apprendere un nuovo stile di vita che fosse più vicino alle esigenze reali della gente. Come avevano vissuto, lavorato, edificato? In Roma si ergevano monumenti incredibili come il Colosseo, il Pantheon, ponti, migliaia di chilometri di acquedotti parlavano silenziosamente della grande abilità e intelligenza costruttiva dei Romani, era necessario studiare quelle opere talmente perfette nell'esecuzione da superare i millenni.
A tal punto era arrivata la spasmodica ricerca nei monasteri di tutta Europa che, raccontò un giorno la professoressa Acquaro Graziosi, uno di essi tornando con una nave carica di codici, quando la nave affondò con il suo prezioso carico, per il dispiacere diventò canuto in una sola notte.
Anche Leonzio Pilato, tornando da Costantinopoli e diretto a Venezia, nel 1365 morì sulla nave colpita da un fulmine, e con essa andarono a fondo il bottino di libri che riportava con sé.
All’inizio del Quattrocento si può far risalire una più ampia volontà di recuperare ciò che ancora giaceva nei luoghi di cultura, rappresentati da biblioteche e monasteri sparsi in tutta Europa.
A Firenze grande fu l’importanza del nonno di Lorenzo il Magnifico, Cosimo il Vecchio de’ Medici, ricchissimo banchiere, che attivamente finanziò i circoli intellettuali.
L’entusiasmo per le opere antiche diventa piena applicazione nel Cinquecento, il Rinascimento, quando pittori e scultori come Michelangelo si calano nelle “grotte” come quelle della Domus Aurea per studiare dipinti e sculture, o come il “divino” Raffaello che viene incaricato dal Papa di fare una mappa dei reperti archeologici in Roma diventando, giovanissimo, “Sovrintendente alle antichità romane”.
Tutto questo fervore ad opera dei pochi che erano in grado di capire l’importanza del patrimonio lasciatoci dagli antichi, di secolo in secolo sarà sempre più organizzato, tanto da generare, soprattutto dopo l’unità d’Italia, la creazione di magnifici musei che in parte deriveranno dalle collezioni private di principi, papi e cardinali, in parte dagli scavi sempre più a carattere scientifico e metodologico, volti a ricostruire, attraverso i reperti, la storia antica che ci era arrivata con così tante lacune. È grazie all’entusiasmo e allo strenuo lavoro di quei pionieri che l’Italia è diventata una grande macchina del tempo dove entrare per conoscere ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che potremmo diventare. Roma, a sua volta, è una formidabile macchina del tempo, vi si trovano, senza soluzioni di continuità, testimonianze di tutti i periodi storici a cominciare dai resti di capanne preistoriche sul Palatino. Ho ascoltato una volta un anziano professore inglese su un autobus, l'85, che si rivolgeva a un giovane in piedi accanto a lui: “Il sogno di ogni storico è quello di abitare a Roma”. Stavamo transitando davanti alla “maestà” del Colosseo, come canta Antonello Venditti in unsuo brano.
Nell’Umanesimo maturo, molte acquisizioni tecniche e scientifiche vennero recuperate dal mondo antico, copiate e realizzate, una fra tante la prospettiva che modificò il modo di dipingere, dando più verisimiglianza alle scene, e fornendo ai cartografi la possibilità di realizzare mappe sempre più precise. Inoltre, vari pittori iniziarono a dipingere autoritratti, nascondendosi tra la folla di un corteo o di una scena religiosa, primi esiti del grande lavoro di consapevolezza compiuto nel voler rimettere l'uomo al centro del dibattito culturale e sociale. Alcuni di questi selfie d'epoca sono stati decifrati solo nel Novecento da accorti studiosi d'arte, come nel caso dell'autoritratto del Mantegna nella Camera degli Sposi a Mantova, dissimulato, ironicamente, tra i fregi decorativi che completano e dividono le varie scene affrescate. Il pittore sembra così scrutare ciò che avviene nel talamo nuziale. Chissà se gli occupanti della camera, intenti nei loro commerci amorosi, si siano mai accorti di quello sguardo indagatore e un po' accigliato!
Nella Firenze della seconda metà del Quattrocento un pittore, Sandro Botticelli, alla corte dei Medici, dove operavano personaggi come Marsilio Ficino, filosofo del neoplatonismo, Agnolo Poliziano, insigne filologo, perfetto conoscitore del greco e del latino, Pico della Mirandola, dalla prodigiosa memoria e altri avevano creato un cenacolo di altissimo livello finanziati dal politico, nonché banchiere, Lorenzo de’ Medici al quale dobbiamo l’immortale “Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia / chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza” vero e proprio manifesto dell’Umanesimo, componimento che in brevi righe riassume tutto l’entusiasmo, le scoperte, il mondo interiore che gli uomini del Quattrocento avevano non solo riscoperto, ma messo in pratica con un potente cambio di mentalità. È una vera e propria bomba che dall’Italia si propagherà nell’Europa intera, niente sarà più come prima. È iniziato il Rinascimento, la rinascita del mondo antico.
In questo contesto fervido di idee, studi, progetti Agnolo Poliziano che aveva letto, a lungo meditato e perfino imitato nelle sue “Stanze per la Giostra” le Metamorfosi di Ovidio fornisce a Sandro Botticelli le descrizioni dettagliate che serviranno per dipingere i due quadri più belli del mondo: la Venere che esce dalle acque e la Primavera.
Ovidio dona agli uomini del Quattrocento un' “arca piena di favole e di historie”, i canoni della bellezza, uno sguardo nuovo sulla natura, la consapevolezza del mondo in continua trasformazione, l'incanto e il mistero della femminilità.
“Io sono un poeta, un grande poeta!”, aveva gridato più e più volte, in una notte d'agosto, una voce stentorea presso le rovine dei Mercati di Traiano. Era la voce di Ovidio.
Con piena coscienza del proprio valore Ovidio conclude con mirabili versi le Metamorfosi:
“... Ma con la parte migliore di me io volerò in eterno più in alto delle stelle, e il nome mio rimarrà, indelebile. E ovunque si estende, sulle terre domate, la potenza romana, le labbra del popolo mi leggeranno, e per tutti i secoli, grazie alla fama, se qualcosa di vero c’è nelle predizioni dei poeti, io vivrò.”
Gli uomini del Quattrocento, come Botticelli, raccolsero il suo messaggio e furono in grado, anche grazie alla sua voce che parlava da un tempo remoto, di produrre opere indimenticabili.
Mi piace pensare che il manichino seduto sui libri antichi, lungi dall'essere un uomo meccanico, sia in qualche modo l'emblema di tutti quegli uomini coraggiosi che furono in grado, grazie alle loro opere, di risvegliarci dal sonno medievale durato un millennio.
Tema 3: Composición - Reto 1/4 LA REGLA DE LOS TERCIOS
La distribución de los elementos dentro de una fotografía siguiendo la Regla de los Tercios la diferenciará del resto inmediatamente. Es una de la reglas básicas de la composición fotográfica.
Datos Técnicos:
Cámara: Nikon D60
Abertura: f/5.3
Lente: 40 mm
Tiempo de Exposición: 1/60 seg
ISO: 100
Procesado con PhotoScape.
Hotel Recanto da Cachoeira - Socorro - SP
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® rights reserved
REPRODUÇÃO PROIBIDA
® Todos os direitos reservados
** Foto sem tratamento em Photoshop ou outros aplicativos, somente assinada. Uso de filtro UV
** Photo untreated into Photoshop or other applications, only signed. Use of UV filter
tem coisa mais filho da puta q os correios?????
meu presente ta em salvador desde o dia 08/12 e nao sai p entrega, tento ligar p chibança da agência e só da ocupado! o da minha a.s tem dias q ta estagnado no mesmo lugar!! que raiva desse maldito correio!!!
grrrrr
Wegen der anhaltenden Trockenheit wurden am 21.08.2022 auf der DVZO Strecke zwischen Bauma und Hinwil elektrische Triebfahrzeuge eingesetzt. So kam auch dieser Tem III mit Baujahr 1961 vor einem Personenzug zum Einsatz.
Temos um escritor português de quem gosto muito chamado Miguel Esteves Cardoso e tem um livro com este título- A Minha Andorinha- hoje, no Sardoal onde este ano chegaram muito tarde . Temos o clima virado do avesso.
Today's theme is STAIRS. This is a staircase at St. John's Church in Malmö.
Dagens tema är TRAPPA. Detta är en trappa på S:t Johannes kyrka i Malmö.
chán đơi` wóaz...ng` kân` thy` ko kóa...ng` ko kân` lạj...
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ghék káj tóx uf mynh` na`k >"<
sólo cerrando las puertas detrás de uno se abren ventanas hacia el porvenir.
françoise sagan
aqui começa uma série.
pinheiro machado - rs
jan/07
Foto: Propia (cualquier copia o reproducción requiere del previo permiso y/o consulta al autor).
Si querés la foto, primero consultame por correo a nicofoxfiles@hotmail.com
Texto por Iván Middea para el diario lapoliticaonline.com
El kirchnerismo avanza en la estrategia de “caotizar” la Ciudad para debilitar las aspiraciones presidenciales de Macri. La extensión de la línea E de Subte que ayudaría a desconcentrar el centro porteño está paralizada, pese a que la propia Cristina Kirchner la anunció. Las dudas de hacer público el reclamo y las peleas con el secretario de Transporte, Ricardo Jaime.
El caos del centro porteño, que el viernes pasado alcanzó niveles históricos, fue el broche de oro para una semana en la que el transporte público dejó en evidencia que los 5 años de administración kirchnerista, lejos de paliar los problemas del sector, los agravaron.
La expresión más dramática fueron los incidentes ocurridos en la línea Sarmiento, pero el propio proceso de reestatización de Aerolíneas Argentinas y el colapso porteño, revelan porqué el tema transporte escaló a lo más alto de la agenda política.
La situación fue aprovechada por el jefe de Gobierno, Mauricio Macri, quien se sumó a las críticas y volvió a reclamar a la Nación que le transfieran competencia sobre el transporte que cruza la Ciudad no controla, aunque sí lo sufre.
En ese marco, puertas adentro de Bolívar 1 comenzó a reactivarse la intención de reclamar públicamente por las obras que la Nación anunció hacer en la línea E -para llevar su cabecera que hoy llega a Bolívar, hasta Retiro- y que se encuentran paralizadas.
Se trata de un millonario proyecto que la Secretaría de Transporte que conduce el denunciado Ricardo Jaime, licitó, adjudicó y anunció su comienzo, pero que según confirmaron fuentes del gobierno porteño “hace meses que no avanza”.
El presidente de la comisión de Transporte de la Legislatura, el macrista Daniel Amoroso, reconoció a La Política Online que "la Ciudad todavía está obligada a discutir los temas de transporte con la Nación, pero lamentablemente en la Secretaría de Transporte de la Nación, no estamos encontrando la colaboración que creemos necesaria para resolver los problemas de los porteños".
Obradores si, obras no
“Por ejemplo, en Alem y Tucumán se puede ver uno de los obradores amarrillos justo en la esquina, incluso dijeron que iba a complicar la circulación vehicular de la zona por el aumento de tránsito pesado a causa de los trabajos, pero nunca vimos entrar ni salir un camión, como se ve en la línea A o en la B que si están trabajando”, afirma una fuente que conoce el subsuelo porteño. La referncia a la extensión de las líneas A y B no es inocente, estas obras dependen de la Ciudad.
Las fuentes explicaron a La Política Online que ante esta situación no debería causar sorpresa si el reclamo para que el gobierno nacional retome los trabajos en la línea E, se agrega a la lista de reclamos al gobierno nacional que Macri viene explicitando, como el pedido para que le transfieran los terrenos de la ONABE, el control del transporte porteño y obviamente la policía, que forman parte de una lista que también incluye obras como la autopista Ribereña y el paralizado soterramiento del Sarmiento, que también se puso en el tapete tras los incidentes.
Sin embargo, una fuente que conoce de las obras explicó a La Política Online que el gobierno porteño medita la conveniencia de reclamar por la línea E, porque la propia administración porteña está muy lejos de cumplir las promesas de campaña de Macri construir 20 kilómetros de subte por año. “Hay que ser cuidadosos con este tema, porque disparar una polémica pública sobre la construcción de subtes, nos puede jugar en contra”, reconoció a La Política Online la fuente consultada.
Lo mismo sucede con el soterramiento del Sarmiento, que aunque también dicen, está paralizado, quizá no sea reclamado tan abiertamente, ya que la Ciudad debe intervenir allí, techando el tramo que ya está en trinchera, obra que se inició y se paralizó por inconsistencias técnicas denunciadas y aún no tendría previsto comienzo alguno.
La obra
Según anunció el gobierno nacional, 346 millones de pesos es la inversión que demandarán las obras para llevar línea E, que hoy va de plaza Virreyes a Bolívar, hasta Retiro, mediante su extensión en 2.1 Km, llevando el largo total a 11,6 Km y agregando dos estaciones intermedias: Correo Central y Catalinas, cuya fecha de inauguración según el cronograma anunciado debería ocurrir en el año 2010.
“Permitirá la penetración de la Línea E en una zona de alta densidad, incrementando la ocupación de esta línea, que actualmente es la que presenta la menor demanda”, prometió la Secretaría de Transporte de la Nación al anunciar la obra.
El proyecto aumentaría la posibilidad de combinaciones de este subte, que une una de las zonas más postergadas de la ciudad con el centro, permitiendo en Retiro la combinación con la Línea C, tres terminales ferroviarias (Mitre, Belgrano Norte y San Martín) y obviamente, la Terminal de Ómnibus y en la estación Correo Central combinar con la Línea B. La E se convertiría así la única línea en combinar con todas las otras.
Sin embrado, desde su comienzo se avizoraba que el trabajo no iba a ser fácil, ya que para excavar su traza, deben sortearse grandes interferencias y varios obstáculos, que existen en el subsuelo de esa zona histórica del centro, surcada por sótanos, las líneas B y C de subte, una cloaca y un pluvial que desemboca en el río.
Historia de la línea E
Este subte tuvo la última obra que se hizo en este medio de transporte, previo a la línea H. Se comenzó a construir en 1940 y empezó a funcionar el 20 de junio de 1944 entre Plaza Constitución y Estación General Urquiza ( Av. San Juan y Gral. Urquiza).
Luego, mediante sucesivas obras de extensión, sus formaciones comenzaron a correr entre Bolívar y Plaza de los Virreyes, el 8 de mayo de 1986, cuando se inauguró la terminal que sirve a la vez como punto de transferencia para el Premetro y que conforma su traza actual.
Una combinación se sumó el año pasado, cuando fue puesta en funcionamiento la línea H, que por su corto recorrido, aún no es aprovechada por gran cantidad de usuarios, ni sumó demasiados usuarios a la E, pero que sí se espera que suceda, cuando el gobierno porteño termine los tramos que están en obra y los que aún quedan por comenzar.
En imagen: Túnel independiente Sur Independencia - Belgrano de la línea "E" de subterráneos.
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El tema del Día para este 2023 es "Esperanza lejos de casa".
Esperanza lejos de casa
El Día Mundial del Refugiado es un día internacional designado por las Naciones Unidas para honrar a las personas refugiadas y desplazadas de todo el mundo. Se conmemora el 20 de junio de cada año para enaltecer la fortaleza y el coraje de las personas que se han visto obligadas a abandonar su hogar para escapar de conflictos o persecuciones. El Día Mundial del Refugiado es una ocasión para fomentar la comprensión y la empatía hacia las personas refugiadas y desplazadas en consideración de las difíciles circunstancias en las que se encuentran; asimismo, la fecha permite reconocer su capacidad de resiliencia en la reconstrucción de sus vidas.
Tema smak & dotterns smoothie - boule till lördagsfrukost. Tyvärr alldeles för rörig bakgrund... Men det fanns inte tid för att arrangera (för hungrig ;)) Jag fotade en enklare också som finns i mitt flöde - men det blev mindre känsla i den tycker jag. Spana gärna in den! Vad tycker du? 😄
Die wenigsten Betrachter dieses Bildes dürften dessen Standort kennen. Kein Wunder, wurde dieses Foto ja schon am 22.4.1994 aufgenommen und seitdem hat sich dort vieles verändert. Seinerzeit verfügte Wallisellen noch über ein altes Bahnhofsgebäude und einen grossen Güterschuppen. Der Tem III rangiert die Wagen für den abendlichen Güterzug in den RBL zusammen.