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Per Catena di Markarian si intende una striscia di galassie che costituisce parte dell'Ammasso della Vergine. È chiamata “catena” per il fatto che, osservata dalla Terra, l'ammasso si dispone lungo una linea vagamente incurvata. Il suo nome è riferito all'astrofisico armeno “B. E. Markarian”, che scoprì il loro moto comune nei primi anni 60. L'ammasso include, tra le varie galassie, M84 (NGC 4374), M86 (NGC 4406), NGC 4477, NGC 4473, NGC 4461, NGC 4458, NGC 4438 e NGC 4435.. (Wikipedia)
NGC 4477 ed NGC 4473 non sono visibili nel campo della foto in quanto non sono riuscito a farle rientrare nell'inquadratura.
L'immagine è il risultato della somma di 30 light di 300 secondi ad 800iso ripresi con la Canon 60Da al fuoco diretto del riftrattore TS Tripletto apo 102/715 montatu su una Skywatcher Neq6-pro guidata dal Synguider2 su rifrattore acro 70/500.
I frames sono stati calibrati e sommati con dark, flat e bias.
Data della ripresa: 30 aprile 2016
Località: Santa Cesarea Terme (LE) Parco delle stelle.
Scopello è una località costiera italiana, frazione del comune di Castellammare del Golfo in provincia di Trapani.
L'abitato conta circa 118 residenti[2], cresciuto attorno ad un antico baglio, distante poco più di 10 km dal capoluogo comunale, che d'estate diventano circa 2.000. Nei pressi si trova la Riserva Naturale Orientata dello Zingaro e i "faraglioni di Scopello", con l'attigua tonnara.
A poca distanza dal baglio si trova Guidaloca, una baia limitata dal "Pizzo della Gnacara" e dalla "Puntazza". Al suo interno si trova una grande spiaggia a forma d'arco formata da ciottoli, lunga circa 400 metri. Sul lato ovest della "cala" è presente una torre cilindrica risalente al XVI secolo, posta a guardia di quel tratto di costa.
Deve probabilmente il proprio nome ai faraglioni o scogli (in latino scopulus, in greco scopelos)[3].
Il primo insediamento sul promontorio dove si trova Scopello risale all'età ellenistica, poi continuato nelle epoche romana e islamica. Durante il periodo normanno fu demanio regio. Negli anni '30 del XIII secolo l'imperatore Federico II di Svevia concesse la terra di Scopello al piemontese Oddone de Camerana, e ai cavalieri lombardi arrivati con lui in Sicilia. Nel 1237 Oddone di Camerana e i suoi cavalieri lombardi si spostarono a Corleone, e l'imperatore Federico II concesse Scopello in feudo alla città di Monte San Giuliano (oggi Erice).
L'attuale borgata risale al XVII secolo ed è divisa in due parti: un baglio, che la tradizione indica come d'epoca normanna, ma risalente al XVIII secolo, e una piazzetta con la chiesa di Santa Maria delle Grazie, parrocchia dal 1961, e poche case.
Ferdinando II di Borbone elesse l'area di Scopello, con il vicino omonimo bosco, al rango di riserva reale per la caccia, visitandola due volte nel 1830 e nel 1859. A motivo di queste visite, essendo prossima l'unità d'Italia, con la spedizione dei Mille gli scopellesi si schierarono dalla parte borbonica, tanto da ingaggiare una battaglia, tra il dicembre 1862 e il gennaio 1863, con le forze piemontesi che non riuscirono facilmente ad insediarsi nella borgata. La riserva di caccia di Scopello venne assegnata a una società statale che aveva il compito di dismettere i beni del vecchio stato borbonico e venne acquistata a prezzi bassissimi da affiliati alla mafia di Castellammare del Golfo che avevano sostenuto la causa unitaria e che poi rivendettero i terreni a prezzi di mercato
una piccola tela di ragno tra le foglie di sterlizia View large on black
TIENI SEMPRE PRESENTE
Tieni sempre presente
che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Pero' cio' che e' importante
non cambia; la tua forza
e la tua convinzione
non hanno eta'.
Il tuo spirito e' la colla
di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo
c'e' una linea di partenza.
Dietro ogni successo
c'e' un'altra delusione.
Fino a quando sei vivo,
sentiti vivo.
Se ti manca cio' che facevi,
torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite...
insisti anche se tutti
si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca
il ferro che c'e' in te.
Fai in modo che invece
di compassione,
ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni
non potrai correre,
cammina veloce.
Quando non potrai
camminare veloce, cammina.
Quando non potrai
camminare, usa il bastone.
Pero' non fermarti mai.
Madre Teresa di Calcutta
Lumachine di mare, le più diffuse sono:
Nassarius mutabilis: detta anche Lumachino Tombolino, Nassa; è la lumaca di mare per eccellenza. Si presenta lunga 2-3, 5cm con conchiglia liscia e color giallo bruna
"E dimmi, cosa fotografi Diego? Matrimoni? Soggetti pubblicitari?"
"No, perlopiù pozzanghere."
[Il male non voleva mica vederlo, lui voleva vedere solo la cosa bella.]
Venuto al mondo, un film di Sergio Castellitto, un libro di Margaret Mazzantini
Facebook Page: www.facebook.com/BeatriceFlocchiniPhotography
Dolomites
Our route around the Tre Cime area roughly followed walk 2 in Walking in the Dolomites. You can read more about this part of our trip on our blog.
Castelluccio è una frazione del comune di Norcia (PG).
Il paese si trova in cima ad una collina che si eleva sull'omonimo altopiano, uno dei più vasti dell'Italia centrale ed inserito nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. L'altezza di 1.452 m s.l.m. ne fa il centro abitato più elevato degli Appennini. Di fronte ad esso si erge imponente la sagoma del Monte Vettore (2.476 m). Il paese si trova a circa 28 km di distanza da Norcia ed è raggiungibile attraverso una strada panoramica.
Santuario (Sv)
Sacrestia
Santuario di Nostra Signora di Misericordia
HDR 5 scatti
Fotocamera: Nikon D300s
Aperture: f/11
Shutter Speed: 10 s
Lente: 50 mm
ISO: 200
Exposure Bias: - 0,67 EV
Flash: Off, Did not fire
Lens: Zeiss Planar T* 1.4/50 ZF.2
GPS Position: Nikon GP-1
Il 16 Giugno di ogni anno sui Lungarni di Pisa si svolge la Luminara di San Ranieri. Settantamila lumini vengono deposti in bicchieri di vetro liscio, ed appesi in telai di legno, dipinti di bianco, modellati in modo da esaltare le sagome dei palazzi, dei ponti, delle chiese e delle torri che si affacciano sui lungarni pisani. A mezzanotte i fuochi di artificio.
On June 16 of each year along the Arno in Pisa there is the Luminara di San Ranieri. Seventy thousand wax candles are placed in glasses of plain glass, and hung in wooden frames, painted white, shaped in order to highlight the shape of buildings, bridges, churches and towers overlooking the Arno river Pisa. At midnight fireworks.
Il fragile incantesimo di un’ala di falena
Si posa dolcemente sui miei occhi chiusi e stanchi
Il sonno spegne l’inquietudine e lascia appena
Un indistinto gemere di vuoti muri bianchi
Alcune volte il vento è un tulipano di paura
Che sorge all’orizzonte come un cupo fiore infermo
Cantando quella nenia che un incerto sole oscura
Sospesa nell’abbraccio di una triste alba d’Inverno
L’erba cresce sopra al grigio suolo del tuo corpo
E un fioco lume accende le candele della sera
Un fiore avvelenato nutre l’arco dell’incontro
Esala nell’oscurità profumo di preghiera
Dipingi i tuoi colori sopra un’ala di falena
E lascia che essi chiudano i miei occhi arresi al pianto
Li riaprirò nel sogno che la notte mi avvelena
E spegne ogni dolore nel suo dolce disincanto
www.youtube.com/watch?v=BW_A07Ag93M
un'esperimento fatto qualche tempo fa. Vedevo una farfalla che continuava a muovere le ali anche una volta posata, così ho pensato di riprenderla con un tempo lento e vederne il risultato.
Sembra una pittura...
Il testo è una canzone magica di Albireon, progetto capitanato da mio fratello Davide e in cui ho suonato per qualche periodo. Ho pensato che sarebbe stato perfetto per una foto così...
PANNI STESI -- Scorci di un ambiente estremo, immerso nel silenzio delle laguna..
Clothes hanging - Glimpses of an extreme environment, immersed in the silence of the lagoon endearment ..
lungo la litoranea per Teulada, quel ciuffo sulla punta della roccia sembra il naso di un cagnolino che annusa i profumi del mare e di questa bellissima macchia mediterranea!
( guarda in grande - better large)
L'arco di Costantino è un arco trionfale a tre fornici (con un passaggio centrale affiancato da due passaggi laterali più piccoli), situato a Roma, a breve distanza dal Colosseo. Oltre alla notevole importanza storica come monumento, l'Arco può essere considerato come un vero e proprio museo di scultura romana ufficiale, straordinario per ricchezza e importanza[1]. Le dimensioni generali del prospetto sono di 21 x 25,70 metri.
L'arco fu dedicato dal senato per commemorare la vittoria di Costantino I contro Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio (28 ottobre del 312) e inaugurato ufficialmente il 25 luglio del 315 (nei decennalia dell'imperatore, cioè l'anniversario dei dieci anni di potere) o nel 325 (vicennalia). La collocazione, tra il Palatino e il Celio, era sull'antico percorso dei trionfi.
L'arco è uno dei tre archi trionfali sopravvissuti a Roma, in via dei Fori imperiali: gli altri due sono l'arco di Tito (81-90 circa) e l'arco di Settimio Severo (202-203). L'arco, come anche quello di Tito, è quasi del tutto ignorato dalle fonti letterarie antiche e le informazioni che si conoscono derivano in gran parte dalla lunga iscrizione di dedica, ripetuta su ciascuna faccia principale dell'attico.
All'epoca della costruzione dell'arco, Costantino non aveva ancora "ufficializzato" la simpatia verso il Cristianesimo, nonostante la tradizione agiografica dell'apparizione della Croce durante la battaglia di Ponte Milvio; l'imperatore, che aveva dato libertà di culto alle popolazioni dell'Impero Romano nel 313, partecipò solo nel 325 al concilio di Nicea. Nonostante la discussa frase instinctu divinitatis ("per ispirazione divina") sull'iscrizione (vedi sotto), è verosimile che all'epoca Costantino mantenesse perlomeno una certa equidistanza tra le religioni, anche per ragioni di interesse politico. Tra i rilievi dell'arco sono infatti presenti scene di sacrificio a diverse divinità pagane (nei tondi adrianei) e busti di divinità sono presenti anche nei passaggi laterali, mentre altre divinità pagane erano raffigurate sulle chiavi dell'arco. Significativamente però, tra i pannelli riciclati da un monumento dell'epoca di Marco Aurelio, vennero tralasciati nel reimpiego proprio quelli che si riferiscono al trionfo e al sacrificio capitolino (che oggi sono ai Musei Capitolini), raffiguranti quindi la più alta cerimonia della religione di stato pagana.
Nel 1530 Lorenzino de' Medici venne cacciato da Roma per aver tagliato per divertimento le teste sui rilievi dell'arco, che vennero in parte reintegrate nel XVIII secolo.
Nel 1960, durante i Giochi della XVII Olimpiade di Roma, l'arco di Costantino fu lo spettacolare traguardo della leggendaria maratona vinta a piedi scalzi dall'etiope Abebe Bikila.
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O Arco de Constantino é um arco triunfal com três aberturas (com uma passagem central ladeado por duas passagens laterais menores), localizada em Roma, a uma curta distância do Coliseu. Além da importância histórica significativa como um monumento, o arco pode ser considerado como um verdadeiro museu de escultura romana oficial, notável pela sua riqueza e importância [1]. As dimensões globais da tabela são 21 x 25.70 metros.
O arco foi construído para comemorar a vitória de Constantino I sobre Maxêncio na Batalha da Ponte Mílvia (28 de Outubro, 312) e inaugurado oficialmente em 25 de julho, 315 (em decennalia imperador, que é o aniversário de dez anos poder) ou 325 (vicennalia). A localização, entre o Palatino eo Célio, foi a antiga rota dos triunfos.
O arco é um dos três sobreviventes arcos do triunfo em Roma, na Via dei Fori Imperiali, os outros dois são o Arco de Tito (cerca de 81-90) eo arco de Septímio Severo (202-203). O arco, bem como a de Tito, é quase totalmente ignorado pelas fontes literárias antigas e as informações que você sabe que são derivadas em grande parte do longa inscrição de dedicação, repetido em cada face principal do sótão.
Na época da construção do arco, Constantino não tinha "oficialmente" simpatia para com o Cristianismo, apesar da tradição hagiográfica da aparição da Cruz durante a Batalha da Ponte Mílvia, o imperador, que tinha dado liberdade de culto para as pessoas Império Romano em 313, participou pouco em 325 no Concílio de Nicéia. Apesar da frase controversa instinctu divinitatis ("inspiração divina") sobre a inclusão (ver abaixo), é provável que pelo menos algum tempo de Constantino manteve a neutralidade entre as religiões, até por razões de interesse político. Entre os relevos do arco são cenas presentes de sacrifício a várias divindades pagãs (em volta de Adriano) e bustos de deuses também estão presentes nas passagens laterais, e outros deuses pagãos foram retratados nas teclas do arco. Significativamente, no entanto, entre os painéis reciclados a partir de um monumento à época de Marco Aurélio, foram negligenciadas nas re-utilizar os que se relacionam com o triunfo e capital sacrifício (que agora estão no Museu Capitolino), representando assim a maior cerimônia religiosa de era pagão.
Em 1530, Lorenzino de Médici foi banido de Roma por ter suas cabeças cortadas para se divertir nos relevos do arco, que foi parcialmente restabelecida no século XVIII.
Em 1960, durante os Jogos Olímpicos de XVII em Roma, o Arco de Constantino foi o golo espectacular vencedor da lendária maratona com os pés descalços Abebe Bikila dall'etiope.
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The Arch of Constantine is a triumphal arch with three openings (with a central passage flanked by two smaller side passages), located in Rome, a short distance from the Colosseum. In addition to the significant historical importance as a monument, the Arc can be regarded as a veritable museum of Roman sculpture officer, remarkable for its wealth and importance [1]. The overall dimensions of the table are 21 x 25.70 meters.
The arch was erected to commemorate Constantine I's victory over Maxentius at the Battle of Milvian Bridge (October 28, 312) and officially opened on July 25, 315 (in decennalia emperor, that is the anniversary of ten years power) or 325 (vicennalia). The location, between the Palatine and the Celio, was the ancient route of triumphs.
The arch is one of three surviving triumphal arches in Rome, in Via dei Fori Imperiali, the other two are the Arch of Titus (about 81-90) and the arch of Septimius Severus (202-203). The arch, as well as that of Titus, is almost entirely ignored by the ancient literary sources and the information that you know are derived largely from the long inscription of dedication, repeated on each main face of the attic.
At the time of construction of the arch, Constantine had not "officially" sympathy toward Christianity, despite the hagiographic tradition of the apparition of the Cross during the Battle of Milvian Bridge, the emperor, who had given freedom of worship to the people Roman Empire in 313, took little part in 325 at the Council of Nicea. Despite the controversial phrase instinctu divinitatis ("divine inspiration") on inclusion (see below), it is likely that at least some time Constantine maintained neutrality between religions, even for reasons of political interest. Among the reliefs of the arch are present scenes of sacrifice to various pagan deities (in round Hadrian) and busts of deities are also present in the side passages, and other pagan gods were depicted on the keys of the arc. Significantly, however, between the panels recycled from a monument to the era of Marcus Aurelius, were neglected in the re-use the ones that relate to the triumph and sacrifice capitol (which are now in the Capitoline Museum), thus representing the highest religious ceremony of was pagan.
In 1530, Lorenzino de 'Medici was banished from Rome for having their heads cut off for fun on the reliefs of the arch, which were partially reinstated in the eighteenth century.
In 1960, during the Games of the XVII Olympiad in Rome, the Arch of Constantine was the spectacular winning goal of the legendary marathon barefoot Abebe Bikila dall'etiope.
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La Basilica di Superga è stata edificata per soddisfare un voto che Vittorio Amedeo II fece davanti alla statua della Madonna delle Grazie in un momento difficile per il regno sabaudo. Nel 1706 Torino era assediata dalle truppe francesi. Luigi XIV, nella sua grande ambizione, mirava a trasformare il Piemonte in una provincia francese, ma trovò una ferrea resistenza da parte del duca Vittorio Amedeo II. La storia narra che il 2 settembre del 1706 il Duca, con il Principe Eugenio, salì sul colle di Superga per esaminare, da quell'altura, il campo di battaglia. Successivamente entrarono nella chiesetta che fungeva da parrocchia per pochi fedeli di Superga. Davanti alla statua della Madonna il Duca fece un voto: avesse ottenuto la vittoria sui Francesi, avrebbe fatto innalzare in quel luogo una grande chiesa in suo onore. Scesi dal colle i due principi misero in esecuzione il loro piano di battaglia. La mattina del 7 settembre alle ore 10 iniziarono i combattimenti. Lo scontro fu terribile e massacrante, ma l'esercito piemontese ebbe la meglio e quello francese fu definitivamente sconfitto. Torino era libera, il Piemonte manteneva la sua libertà. Il duca Vittorio Amedeo II di Savoia, assunta la corona di Sicilia e poi di Sardegna, nel 1717 poneva la prima pietra del glorioso Tempio votivo in onore della «Madre del Salvatore - Salvatrice di Torino». Era stato necessario abbassare il colle di quaranta metri, dopo avere demolito la chiesa preesistente, ceduta al Sovrano dal Comune di Torino. Il progetto della Basilica e del palazzo venne affidato all'architetto messinese abate Filippo Juvarra, che ne fece un capolavoro. Il tempio fu ultimato e aperto al pubblico, dopo un lavoro di quattordici anni, il 1º novembre 1731.
Fonte Wikipedia
se tu fossi li lo vedresti
se tu fossi qui lo odieresti
questo mio lento silenzio che logora il mio rosso
e scrive dolci parole che mai sentirai
perche dirti nn posso
quel che di me amerai
Il Lago di Nemi è un piccolo lago vulcanico, posto tra Nemi e Genzano di Roma, poco a sud di Roma, a quota 316 m s.l.m. ben 25 metri più in alto del lago Albano, sui Colli Albani nel territorio dei Castelli Romani. Esteso per circa 1,67 km2, ha una profondità massima di 33 metri.
Il lago era un apprezzato luogo di divertimenti e villeggiatura degli antichi romani. Tra l'altro, nelle vicinanze erano situati un bosco e un luogo di culto dedicati alla dea Diana; "Nemi" infatti prende il nome (e lo attribuisce anche al paese che sorge sopra di esso) dal Nemus Dianae, bosco sacro dedicato alla dea; l'edificio di età romana a lei dedicato, il Tempio di Diana, sorgeva originariamente sulle rive del lago ma ora ne è relativamente distante per la diminuita capienza del bacino.
La leggenda del lago di Nemi
Sin dall'antichità il lago di Nemi fu oggetto di una leggenda riguardante due navi favolose di dimensioni gigantesche, costruite in epoca romana, ricche di sfarzo e forse contenenti dei tesori, che sarebbero state sepolte sul fondo del lago per ragioni misteriose. Tale leggenda prese a circolare probabilmente sin dal I secolo d.C., e poi per tutto il Medioevo, accreditata ogni tanto dal ritrovamento occasionale di strani reperti da parte dei pescatori del lago. Queste voci avevano in effetti un fondamento di verità. Le due navi, lunghe 70 metri e larghe più di 25, erano state fatte costruire dall'imperatore Caligola, in onore della dea egizia Iside e della dea locale Diana protettrice della caccia. Frutto di un'ingegneria avanzata e splendidamente decorate, Caligola le utilizzava come palazzi galleggianti in cui abitare o sostare sul lago, o con cui simulare battaglie navali. Ma in seguito alla sua morte avvenuta nel 41 d.C., il Senato di Roma (di cui l'imperatore era stato acerrimo avversario politico) per cancellarne il ricordo fece distruggere tutte le opere di Caligola, tra cui anche le navi di Nemi che furono affondate sul fondo del lago. Da allora la storia delle navi, unita al ricordo della loro magnificenza, fece presto a diventare leggenda.
Fin dalla metà del XV ci si adoperò per il recupero delle due navi, ma solo intorno al 1900 Vennero recuperati pezzi di pavimento in porfido e serpentino, smalti, mosaici, frammenti di colonne metalliche, chiodi, laterizi e tubi di terracotta. Il 3 ottobre 1895 un provetto palombaro individua una delle navi e recupera una bellissima testa di leone in bronzo.
A condurre l'operazione è l'antiquario Eliseo Borghi autorizzato dai Principi Orsini. Su indicazione dei pescatori, il 18 novembre, viene localizzata anche la seconda nave che fornisce altro abbondante materiale. La presenza dei reperti testimonia dell'adibizione del lago a sede di riti sacri e battaglie navali simulate
Il recupero delle navi vere e proprie, avvenuto per volere del governo fascista, fu un'opera mastodontica che richiese, in un tempo di quasi 5 anni (ovvero dall'ottobre del 1928 all'ottobre del 1932), l'abbassamento del livello del lago per mezzo di idrovore. Dopo quell'intervento, anche dopo il successivo riempimento del lago il livello dell'acqua non tornò mai più ad essere quello originario.
Un incendio scoppiato la notte dal 31 maggio e durato fino al 1 giugno del 1944 distrusse le due navi e gran parte dei reperti che erano custoditi con esse. L'incendio di origine quasi certamente dolosa fu ad opera, si disse subito, dei tedeschi che avevano piazzato una batteria di cannoni a 150 metri circa dal museo che conteneva le navi.
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Matera has gained international fame for its ancient town, the "Sassi di Matera" (meaning "stones of Matera"). The Sassi originate from a prehistoric (troglodyte) settlement, and are suspected to be some of the first human settlements in Italy. The Sassi are houses dug into the calcareous rock itself, which is characteristic of Basilicata and Apulia. Many of these "houses" are really only caverns, and the streets in some parts of the Sassi often are located on the rooftops of other houses. The ancient town grew in height on one slope of the ravine created by a river that is now a small stream. The ravine is known locally as "la Gravina". In the 1950s, the government of Italy forcefully relocated most of the population of the Sassi to areas of the developing modern city.
Until the late 1980s this was considered an area of poverty, since these houses were, and in most areas still are, mostly unlivable. Current local administration, however, has become more tourism-oriented, and has promoted the re-generation of the Sassi with the aid of the European Union, the government, UNESCO, and Hollywood. Today there are many thriving businesses, pubs, and hotels.
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Die Sassi von Matera, hier der Sasso Barisano, sind ein außergewöhnliches Beispiel einer Höhlensiedlung im mediterranen Raum. Das bereits seit der Jungsteinzeit besiedelte Gebiet kann als eine der ältesten Städte der Welt gelten. Nach der griechischen, römischen, langobardischen und byzantinischen Geschichte, die Matera mit ganz Süditalien teilt, verwüsteten im Jahr 938 Sarazenen den Ort. Er kam 1043 unter normannische Herrschaft, wurde Königssitz und gelangte so zu beträchtlichem Reichtum. Diese Blüte setzte sich unter den anschließenden Regimentern der Staufer und Anjou fort. Danach wurde Matera mehrere Jahrhunderte von lokalen Adeligen beherrscht, wobei es zu Rivalitäten, Machtkämpfen und Revolten kam.
Mitte des 20. Jahrhunderts galt es als Kulturschande, dass in Italien Menschen immer noch in Höhlen lebten; Carlo Levis Erinnerungsbuch Christus kam nur bis Eboli (1944) und der gleichnamige Film von Francesco Rosi (1978) machten die katastrophalen hygienischen Zustände weltbekannt. So wurden die Bewohner in den 1950er und 1960er Jahren in neugebaute Wohnblocks umgesiedelt. 30 Jahre später erst begreift man in Italien, welcher einzigartige kulturhistorische Schatz wenige Meter unter der Oberfläche allmählich verfällt und unwiederbringlich verloren geht, wenn nicht unverzüglich etwas passiert. Die Behörden setzen eine umfassende Sanierung in Gang, die ganz gemächlich vonstatten geht und bis heute andauert.
Die Sassi sind 1993 von der UNESCO zum Weltkulturerbe erklärt worden. (Wikipedia)