Satana737 撒旦.
...Non ci arrenderemo...Mai!
Canon Powershot A450 CHDK.
…Mi volto di scatto, e riesco a vedere un vecchio alpino che piange. “saranno i gas lacrimogeni” penso, invece no, le sue lacrime partono dal più profondo del cuore. Vorrei abbracciarlo, potrebbe essere mio nonno, e mi provoca una tenerezza infinita. Mi guardo ancora intorno, provo un turbine di emozioni. Quasi non ci credo, eppure sono una persona molto logica e pragmatica. Intorno a me solo fumo grigio di gas cs. La gente urla e offre limone e maalox. Eppure non abbiamo fatto nulla. Chi è provvisto di maschera antigas si affretta a neutralizzare i lacrimogeni sparati in modo criminale nel campeggio, dove ci sono donne e bambini. Io stesso prima dell’infame attacco stavo mangiando un panino e mi gustavo una buona birra. Non smetto di guardare, ma gli occhi bruciano molto, anche il naso brucia da impazzire e sono al margine della zona di arrivo delle cartucce di gas. Arriva un ragazzo, ma è una maschera di sangue. Già, l’effetto dei lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo. Lo avevo notato, è un fotoamatore, come me. La reflex fa paura ai playmobil, mercenari in divisa che non guardano in faccia nessuno. E’ una lotta impari, proteste rumorose come la “battitura”, contro idranti, lacrimogeni e manganelli e contro chi li fotografa in atteggiamenti efferati la soluzione migliore è una cartuccia di gas sparata in pieno volto. Non so cosa fare, faccio ciò che mi riesce al meglio, scatto una foto, e poi un’altra e un’altra ancora. Voglio testimoniare al meglio ciò che sta accadendo, in barba a tutti quei giornalisti, o sedicenti tali, che sono servi del regime, uno in particolare, squisitamente infame sopra tutti gli altri, anche il suo amico meritava la fine che ha fatto.
Un bello sport sparare gas cs su popolazione inerme, e anche se non ho mai avuto opinione sulle nostre missioni di pace all’estero - e di questo mi vergogno profondamente - me ne sto formando una ben precisa. Ma qui a Kiomontistan è diverso, qui per i mercenari in divisa è come stare al poligono. Qualsiasi cosa o persona è un bersaglio, e poi li vedi ridere, e indicare i risultati delle loro azioni. In altri luoghi del mondo non è così facile, ma qui, è tutto meglio, più semplice.
Stanno cercando un piccolo pretesto per porre in essere azioni ben più efferate, quindi l’arma migliore è la mia reflex, che servirà per testimoniare gli accadimenti, raccolgo materiale che dimostra come i vigliacchi si comportano.
“Si, due maschere antigas….si, il prezzo mi va bene… ok, a mercoledì”. Già, perché per continuare a scattare mi serve la maschera antigas. Voglio continuare a testimoniare ciò che succede, anche se a volte guardando nel mirino della mia reflex, vorrei più aver con me il mio “Pearson”. Farò ancora ciò che credo mi riesca meglio: scattare foto.
NO TAV
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Alle 19:45 stava preparando, insieme ai compagni di Resistenza Viola, il materiale per allestire la videoproiezione del film "IO RICORDO" davanti alla centrale, poiché era previsto di estendere l'invito anche alle forze dell'ordine, alle quali avremmo regalato alcune Agende Rosse. Poi gli spari, alcuni lacrimogeni arrivano nell'area tende ed è il caos. A.L. ha già vissuto quella scena, lo sgombero, il 3 luglio, le notti... è pronto, indossa la maschera antigas, gli occhialini e corre nella zona dove si stava recando per preparare l'evento, tiene in mano la macchina fotografica per documentare ed è pronto ad aiutare chi ne avesse bisogno. Raggiunge il ponte tra una marea di gente che corre, occhi gonfi, tosse, qualcuno sembra disorientato. C'è molto fumo, troppo per capire da dove stanno sparando, quasi una coltre di nebbia. A.L. tenta di filmare e, poco prima di essere colpito al volto riesce a filmare il lancio di un lacrimogeno che parte, presumibilmente, dai mezzi mobili, quelli che hanno montati dei piccoli "cannoni" usati soprattutto per lanciare lacrimogeni a lunghe distanze. Ma qui parliamo di 20, forse 30 metri. Con quei mezzi, infatti, stavano sparando NON SOLO nell'area tende, ma anche sui NO TAV che ancora resistevano nella zona del ponte, a pochi metri dal cancello dietro il quale erano fermi i blindati. UN SECONDO è il tempo impiegato dal colpo che dal blindato raggiunge il ponte. Poi il video s'interrompe. A.L. viene colpito in pieno volto pochi secondi dopo, la maschera distrutta, il colpo è talmente forte da farlo cadere a terra. Alcuni compagni lo aiutano a sollevarsi e allontanarsi, ha il volto coperto di sangue, è confuso, non riesce a parlare. Raggiunge l'area tende dove subito arrivano alcuni medici presenti alla manifestazione e gli prestano le prime cure, la situazione è grave, naso e mascella sono gonfi, perde molto sangue, ha lacerazioni interne, sotto il palato, viene portato in auto al pronto soccorso di Susa.
Arrivato al pronto soccorso i medici, vista la gravità della situazione, lo sottopongono ad una TAC, che rivelerà fratture multiple a naso, mascella, lacerazioni profonde che vengono suturate immediatamente, ma la prognosi resta riservata, in attesa di trasferimento al reparto di chirurgia maxilo facciale di un ospedale di Torino, dove verrà sottoposto ad intervento chirurgico.
Doveva essere una giornata colorata, pacifica, resistente ancora una volta all'insegna della non violenza che da sempre contraddistingue le azioni del movimento NO TAV. Ma la frangia violenta ha agito ancora, presumibilmente usando nel modo peggiore (sparando a distanza troppo ravvicinata) un'arma che avrebbe lo scopo di allontanare le persone per effetto dei GAS e non per la spinta dei PROIETTILI! In questo modo la frangia violenta è quella in divisa, l'ingiustizia è coperta ancora una volta da una legalità svuotata ormai di ogni significato, se non quello di garantire l'impunità a chi commette forse la peggiore delle violenze, perché di questo si tratta quando un esercito armato fino ai denti spara a cittadini disarmati. La macchina del fango ha continuato per giorni nell'azione preventiva di costruire quanto oggi è accaduto, parlando di "infiltrati" reduci dalle manifestazioni per il decimo anniversario del G8 di Genova, oltre ai black bloc dei quali si continua a parlare, ma che nessuno evidentemente è in grado di identificare e arrestare (sarà che sono sempre un'invenzione?), quindi dovevano agire, dovevano creare gli scontri e l'hanno fatto prima del solito. Perché le altre sere attendevano una certa ora, ma questa volta no: hanno gasato il campeggio, dove c'erano anche anziani, donne e bambini, tra le 19:30 e le 20:00, annullando così gli eventi previsti, perché nella valle che resiste non si può dire che NO TAV = NO MAFIA!
Dall'ospedale A.L. manda un messaggio a tutti: "non mollate, ragazzi. Non molliamo. Resistere! Resistere! Resistere!". Uno dei medici che lo ha accolto al pronto soccorso ha semplicemente detto, dopo averlo esaminato "Lo stato è morto, la democrazia è morta, ma te ne rendi conto solo quando vedi queste cose". Queste cose noi non vogliamo più vederle. Abbiamo il diritto di conoscere le regole d'ingaggio, e di sapere chi ha ordinato di sparare sulle persone (altezza uomo) da quei blindati, con una potenza che ha rischiato di UCCIDERE perché avrebbe potuto finire così se A.L. fosse stato, come tanti, sprovvisto di maschera. Sappiamo che gli uomini in divisa hanno filmato tutto, sta a loro identificare esecutori e mandanti, inclusi i responsabili politici. Perché ancora una volta è stata ridotto ad una questione di ordine pubblico un problema che ha a che fare con la democrazia, con il fallimento della politica, con uno stato assente. Ora è giusto che nelle forze dell'ordine sia avviata un'inchiesta ed è tempo che la politica torni ad affrontare la questione che da 22 anni non trova soluzione. E' tempo di riportare il tema sul piano politico, dove da sempre avrebbe dovuto essere affrontato democraticamente. La Valsusa è pronta, ma non chiedeteci di ascoltare, o di discutere "come" accettare quest'opera inutile e devastante, e non tentate di farcela digerire spostandola in Liguria perché il messaggio è sempre stato forte e chiaro: né qui, né altrove.
E' arrivato il momento di fare allontanare le truppe e riaprire il dialogo. La Valsusa è pronta a spiegare le ragioni del NO, come lo è gran parte degli italiani.
Perché i sogni non si distruggono con i lacrimogeni. Neanche sparandoli in faccia.
Sans pitié, mon ami. Résistance.
...Non ci arrenderemo...Mai!
Canon Powershot A450 CHDK.
…Mi volto di scatto, e riesco a vedere un vecchio alpino che piange. “saranno i gas lacrimogeni” penso, invece no, le sue lacrime partono dal più profondo del cuore. Vorrei abbracciarlo, potrebbe essere mio nonno, e mi provoca una tenerezza infinita. Mi guardo ancora intorno, provo un turbine di emozioni. Quasi non ci credo, eppure sono una persona molto logica e pragmatica. Intorno a me solo fumo grigio di gas cs. La gente urla e offre limone e maalox. Eppure non abbiamo fatto nulla. Chi è provvisto di maschera antigas si affretta a neutralizzare i lacrimogeni sparati in modo criminale nel campeggio, dove ci sono donne e bambini. Io stesso prima dell’infame attacco stavo mangiando un panino e mi gustavo una buona birra. Non smetto di guardare, ma gli occhi bruciano molto, anche il naso brucia da impazzire e sono al margine della zona di arrivo delle cartucce di gas. Arriva un ragazzo, ma è una maschera di sangue. Già, l’effetto dei lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo. Lo avevo notato, è un fotoamatore, come me. La reflex fa paura ai playmobil, mercenari in divisa che non guardano in faccia nessuno. E’ una lotta impari, proteste rumorose come la “battitura”, contro idranti, lacrimogeni e manganelli e contro chi li fotografa in atteggiamenti efferati la soluzione migliore è una cartuccia di gas sparata in pieno volto. Non so cosa fare, faccio ciò che mi riesce al meglio, scatto una foto, e poi un’altra e un’altra ancora. Voglio testimoniare al meglio ciò che sta accadendo, in barba a tutti quei giornalisti, o sedicenti tali, che sono servi del regime, uno in particolare, squisitamente infame sopra tutti gli altri, anche il suo amico meritava la fine che ha fatto.
Un bello sport sparare gas cs su popolazione inerme, e anche se non ho mai avuto opinione sulle nostre missioni di pace all’estero - e di questo mi vergogno profondamente - me ne sto formando una ben precisa. Ma qui a Kiomontistan è diverso, qui per i mercenari in divisa è come stare al poligono. Qualsiasi cosa o persona è un bersaglio, e poi li vedi ridere, e indicare i risultati delle loro azioni. In altri luoghi del mondo non è così facile, ma qui, è tutto meglio, più semplice.
Stanno cercando un piccolo pretesto per porre in essere azioni ben più efferate, quindi l’arma migliore è la mia reflex, che servirà per testimoniare gli accadimenti, raccolgo materiale che dimostra come i vigliacchi si comportano.
“Si, due maschere antigas….si, il prezzo mi va bene… ok, a mercoledì”. Già, perché per continuare a scattare mi serve la maschera antigas. Voglio continuare a testimoniare ciò che succede, anche se a volte guardando nel mirino della mia reflex, vorrei più aver con me il mio “Pearson”. Farò ancora ciò che credo mi riesca meglio: scattare foto.
NO TAV
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Alle 19:45 stava preparando, insieme ai compagni di Resistenza Viola, il materiale per allestire la videoproiezione del film "IO RICORDO" davanti alla centrale, poiché era previsto di estendere l'invito anche alle forze dell'ordine, alle quali avremmo regalato alcune Agende Rosse. Poi gli spari, alcuni lacrimogeni arrivano nell'area tende ed è il caos. A.L. ha già vissuto quella scena, lo sgombero, il 3 luglio, le notti... è pronto, indossa la maschera antigas, gli occhialini e corre nella zona dove si stava recando per preparare l'evento, tiene in mano la macchina fotografica per documentare ed è pronto ad aiutare chi ne avesse bisogno. Raggiunge il ponte tra una marea di gente che corre, occhi gonfi, tosse, qualcuno sembra disorientato. C'è molto fumo, troppo per capire da dove stanno sparando, quasi una coltre di nebbia. A.L. tenta di filmare e, poco prima di essere colpito al volto riesce a filmare il lancio di un lacrimogeno che parte, presumibilmente, dai mezzi mobili, quelli che hanno montati dei piccoli "cannoni" usati soprattutto per lanciare lacrimogeni a lunghe distanze. Ma qui parliamo di 20, forse 30 metri. Con quei mezzi, infatti, stavano sparando NON SOLO nell'area tende, ma anche sui NO TAV che ancora resistevano nella zona del ponte, a pochi metri dal cancello dietro il quale erano fermi i blindati. UN SECONDO è il tempo impiegato dal colpo che dal blindato raggiunge il ponte. Poi il video s'interrompe. A.L. viene colpito in pieno volto pochi secondi dopo, la maschera distrutta, il colpo è talmente forte da farlo cadere a terra. Alcuni compagni lo aiutano a sollevarsi e allontanarsi, ha il volto coperto di sangue, è confuso, non riesce a parlare. Raggiunge l'area tende dove subito arrivano alcuni medici presenti alla manifestazione e gli prestano le prime cure, la situazione è grave, naso e mascella sono gonfi, perde molto sangue, ha lacerazioni interne, sotto il palato, viene portato in auto al pronto soccorso di Susa.
Arrivato al pronto soccorso i medici, vista la gravità della situazione, lo sottopongono ad una TAC, che rivelerà fratture multiple a naso, mascella, lacerazioni profonde che vengono suturate immediatamente, ma la prognosi resta riservata, in attesa di trasferimento al reparto di chirurgia maxilo facciale di un ospedale di Torino, dove verrà sottoposto ad intervento chirurgico.
Doveva essere una giornata colorata, pacifica, resistente ancora una volta all'insegna della non violenza che da sempre contraddistingue le azioni del movimento NO TAV. Ma la frangia violenta ha agito ancora, presumibilmente usando nel modo peggiore (sparando a distanza troppo ravvicinata) un'arma che avrebbe lo scopo di allontanare le persone per effetto dei GAS e non per la spinta dei PROIETTILI! In questo modo la frangia violenta è quella in divisa, l'ingiustizia è coperta ancora una volta da una legalità svuotata ormai di ogni significato, se non quello di garantire l'impunità a chi commette forse la peggiore delle violenze, perché di questo si tratta quando un esercito armato fino ai denti spara a cittadini disarmati. La macchina del fango ha continuato per giorni nell'azione preventiva di costruire quanto oggi è accaduto, parlando di "infiltrati" reduci dalle manifestazioni per il decimo anniversario del G8 di Genova, oltre ai black bloc dei quali si continua a parlare, ma che nessuno evidentemente è in grado di identificare e arrestare (sarà che sono sempre un'invenzione?), quindi dovevano agire, dovevano creare gli scontri e l'hanno fatto prima del solito. Perché le altre sere attendevano una certa ora, ma questa volta no: hanno gasato il campeggio, dove c'erano anche anziani, donne e bambini, tra le 19:30 e le 20:00, annullando così gli eventi previsti, perché nella valle che resiste non si può dire che NO TAV = NO MAFIA!
Dall'ospedale A.L. manda un messaggio a tutti: "non mollate, ragazzi. Non molliamo. Resistere! Resistere! Resistere!". Uno dei medici che lo ha accolto al pronto soccorso ha semplicemente detto, dopo averlo esaminato "Lo stato è morto, la democrazia è morta, ma te ne rendi conto solo quando vedi queste cose". Queste cose noi non vogliamo più vederle. Abbiamo il diritto di conoscere le regole d'ingaggio, e di sapere chi ha ordinato di sparare sulle persone (altezza uomo) da quei blindati, con una potenza che ha rischiato di UCCIDERE perché avrebbe potuto finire così se A.L. fosse stato, come tanti, sprovvisto di maschera. Sappiamo che gli uomini in divisa hanno filmato tutto, sta a loro identificare esecutori e mandanti, inclusi i responsabili politici. Perché ancora una volta è stata ridotto ad una questione di ordine pubblico un problema che ha a che fare con la democrazia, con il fallimento della politica, con uno stato assente. Ora è giusto che nelle forze dell'ordine sia avviata un'inchiesta ed è tempo che la politica torni ad affrontare la questione che da 22 anni non trova soluzione. E' tempo di riportare il tema sul piano politico, dove da sempre avrebbe dovuto essere affrontato democraticamente. La Valsusa è pronta, ma non chiedeteci di ascoltare, o di discutere "come" accettare quest'opera inutile e devastante, e non tentate di farcela digerire spostandola in Liguria perché il messaggio è sempre stato forte e chiaro: né qui, né altrove.
E' arrivato il momento di fare allontanare le truppe e riaprire il dialogo. La Valsusa è pronta a spiegare le ragioni del NO, come lo è gran parte degli italiani.
Perché i sogni non si distruggono con i lacrimogeni. Neanche sparandoli in faccia.
Sans pitié, mon ami. Résistance.