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Piccoli piccoli piccoli piccoli piccoli
Il mio primo festival fu nel 2008: correvo da una conferenza all'altra affamato, sorpreso e rapito dall'ambiente che si respirava. Il lunedì dopo, stanco, mi sentivo piccolo in un mondo enorme. All'epoca avevo un figlio di due anni e una moglie a casa alla quale, al mio rientro, raccontavo entusiasta il week end con i giornalisti di tutto il mondo. Negli anni a seguire, a Ferrara tornai con costanza sempre ospite di amici di amici a me sconosciuti.
Non più da solo, quest'anno ho partecipato con tutta la famiglia. Abbiamo girato per le piazze e chiostri, abbiamo visto poche conferenze ascoltando "i monitor" con gli occhi fissi sui bimbi che correvano. Poco, ma ci è bastato vivere l'aria del festival. Anche perché l'incontro a Ferrara è stato un pretesto, un appuntamento, non solo con i giornalisti di tutto il mondo ma con carissimi amici lontani che non vedo mai. Da Milano, Palermo, Granada, Pisa, Stoccolma, bologna e noi da Rimini ci siamo visti lì, grazie a voi. E grazie a voi ho potuto riabbracciare gente a me cara.
Al suo primo festival ho insistito affinché la mia Sara entrasse almeno una volta al teatro comunale per assistere a "tutto su mia madre". Commossa, durante il viaggio di ritorno in auto, mi ha raccontato l'ultimo rimbocco alle coperte della mamma di un piccolo (e sono sicuro già grande) Gramellini. Stavamo tornando a casa felici, stanchi, piccoli e pieni di emozione mentre nei seggiolini dietro stavano dormendo sereni i nostri tre figli.
L'ambiente, quell'aria magica e gli abbracci commoventi con amici lontani. Del festival, quest'anno, è bastato questo: un grande appuntamento a cui non si vuole mancare.
Ma il festival spero continui negli anni, perché vorrò tanto rimettermi in fila a mangiare una mela e fare tardi alla sera, magari accanto a mio figlio grande, che oggi ha 6 anni e che a Ferrara ha avuto anche la febbre.
Piccoli piccoli piccoli piccoli piccoli
Il mio primo festival fu nel 2008: correvo da una conferenza all'altra affamato, sorpreso e rapito dall'ambiente che si respirava. Il lunedì dopo, stanco, mi sentivo piccolo in un mondo enorme. All'epoca avevo un figlio di due anni e una moglie a casa alla quale, al mio rientro, raccontavo entusiasta il week end con i giornalisti di tutto il mondo. Negli anni a seguire, a Ferrara tornai con costanza sempre ospite di amici di amici a me sconosciuti.
Non più da solo, quest'anno ho partecipato con tutta la famiglia. Abbiamo girato per le piazze e chiostri, abbiamo visto poche conferenze ascoltando "i monitor" con gli occhi fissi sui bimbi che correvano. Poco, ma ci è bastato vivere l'aria del festival. Anche perché l'incontro a Ferrara è stato un pretesto, un appuntamento, non solo con i giornalisti di tutto il mondo ma con carissimi amici lontani che non vedo mai. Da Milano, Palermo, Granada, Pisa, Stoccolma, bologna e noi da Rimini ci siamo visti lì, grazie a voi. E grazie a voi ho potuto riabbracciare gente a me cara.
Al suo primo festival ho insistito affinché la mia Sara entrasse almeno una volta al teatro comunale per assistere a "tutto su mia madre". Commossa, durante il viaggio di ritorno in auto, mi ha raccontato l'ultimo rimbocco alle coperte della mamma di un piccolo (e sono sicuro già grande) Gramellini. Stavamo tornando a casa felici, stanchi, piccoli e pieni di emozione mentre nei seggiolini dietro stavano dormendo sereni i nostri tre figli.
L'ambiente, quell'aria magica e gli abbracci commoventi con amici lontani. Del festival, quest'anno, è bastato questo: un grande appuntamento a cui non si vuole mancare.
Ma il festival spero continui negli anni, perché vorrò tanto rimettermi in fila a mangiare una mela e fare tardi alla sera, magari accanto a mio figlio grande, che oggi ha 6 anni e che a Ferrara ha avuto anche la febbre.