Back to photostream

Paura e timore

Paura e timore

La paura e il timore sono da sempre alleati e compagni di viaggio in ogni angolo di strada. Che sia una via civica o un percorso virtuale, un sentiero di montagna, un itinerario vacanziero, una prassi collaudata o un seppur minimo tragitto mentale, loro non si fanno mai aspettare. Si portano appresso una combriccola di giannizzeri che si chiamano Panico, Terrore, Fobia, Orrore e Ansia. In ogni dove, vicino o lontano che sia, ad ogni altitudine e profondità, sono solerti a fare il loro bieco gioco. Può succedere che nell’intimo di un animo sensibile, sfrigoli il leggero timore di aver ferito qualcuno con una parola inappropriata, detta per leggerezza, o per pesantezza di circostanza. Per contro, capiterà al rozzo bracconiere, spavaldo e intrepido uccisore di leoni ed elefanti, prima o poi di farsi assalire dalla paura di rimanere senza munizioni o senza acqua nella savana, o giustamente essere scoperto e denunciato. Dal bimbo che ancora inconsapevole di aver timore, nel momento di muovere i suoi primi passi per non cadere, si affida e si tiene alla mano della mamma, e al genitore stesso che a sua volta lo guida per paura che si faccia male, o che si impressioni per il buio. E pur anche all’anziano che non è più sicuro di poter vivere dei suoi ricordi, perché si sta avvicinando la malattia, o all’atletico scalatore che in parete vede arrivare un repentino e imprevisto cambiamento della situazione meteo. Per un motivo o per un altro, qualcuno prima, altri dopo, ma tutti gli esseri umani di ogni età e fascia sociale, di qualsiasi etnia e colore, di ogni tempo e luogo, sono stati e sono accomunati dalla prova di questa emozione primaria, che ti arriva alla gola spinta dalla fantasia o ti fa tremare le ginocchia da un ricordo, ragionata da una sensazione previdente, o frustata sulla spina dorsale da un pericolo imminente, sentita da un aumento repentino di adrenalina, oppure avvertita da una fredda sudorazione. A volte voluta e cercata nella giostra del luna park o sullo schermo di un cinema, in altri contesti, subita senza proprio volerlo in una manovra azzardata, magari ad alta velocità in autostrada, ti prende e ti avvolge spesso quando meno te l’aspetti, come in una scena di un film. Ci sono anche casi in cui la paura e il terrore sono attesi in modo quasi rassegnato, come per le spose bambine e in altri riti tribali, ma anche nella civiltà occidentale ci sono distorsioni nell’atteggiamento umano, quando la fobia di rimanere senza dose giornaliera fa muovere passi sbagliati, o quando l’eccessiva ambizione procura il timore di restare indietro e porta a preferire la prevaricazione ai danni del prossimo. Nel medesimo istante, in luoghi anche remoti e lontani tra loro, queste emozioni primordiali prendono il sopravvento su chissà quante persone, differenti ed eterogenee, per motivi tanto diversi tra loro, da sovrapporsi, intrecciarsi e fondersi in dinamiche tanto complicate e con variegate sfumature e livelli, da non farci, spesso, rendere conto che non siamo che polvere nei confronti del Creato, della Natura, della Casa Comune. In questi ultimi mesi, la situazione contingente ci ha fatto e ci fa confrontare con la paura, quella non voluta, non cercata, non rischiata come ad un semaforo rosso, quella impensabile, imprevedibile, che si avvicina piano, in modo inaspettato, altalenante e con intensità variabile, resa più o meno palpabile dalle altre quotidiane e frenetiche attività, ma procurata da un pericolo effettivo, reale e pratico. Ecco, questa è una dimensione nuova per molte generazioni. La paura per un virus sconosciuto che pure è composta da molteplici sfumature della stessa motivazione, diviene una emozione primaria globale, quasi a darci un segnale, un insegnamento. Un timore che non riconosce muri o barriere, capace di scavalcare stati o paesi, oceani o confini, ma che ci accomuna, magari con caratteri differenti, alle altre genti, e ci rende simili a chi prima sembrava così diverso, per religione colore o costume. Un pericolo prima più remoto ora così assai vicino da toccare i propri cari, le persone che conosci, che hai incontrato giusto qualche giorno fa. Una tale insidia che non ti trova pronto, che non ti aspetti, che ti fa stare male, che ti rende inerme perché consapevole di poter fare nulla o poco, anzi troppo poco, che ti fa soffrire di una sofferenza crescente, che ti fa vedere e sentire anche la fatica e la paura degli altri. Di chi è ammalato a casa e di cui sei in apprensione, di chi fa i turni all’ospedale rischiando di persona, senza peraltro minimamente pensare di ovviare in alcun modo la situazione. In questi grigi giorni il pensiero va a quanti soffrono, per la malattia, per la perdita dei loro cari, per la solitudine che la situazione impone, per quanti si prodigano per il loro prossimo in azioni che sanno di eroico o di moderna santità. A loro va riconosciuto il merito di far rinascere quel sentimento che unico può contrastare la paura, il timore e i loro scagnozzi, e cioè la Speranza. Ennio Borgato.

3,626 views
74 faves
6 comments
Uploaded on March 24, 2020
Taken on March 24, 2020