Carlo Raso
Assembly hall of Congress Center of University at Via Partenope in Naples (1937) - Architect Roberto Pane (Taranto 1897-Sorrento 1987)
www.flickr.com/groups/napolinobilissima/discuss/721576576...
Promossa dalla Fondazione Napoli Novantanove e da Mirella Stampa Barracco, si è tenuta nel Centro Congressi di Via Partenope dell'Università di Napoli un'interessantissima relazione del prof. Francesco Caglioti sull' "Arco di Trionfo di Alfonso d'Aragona", nella prospettiva di un annunciato restauro, che comporterebbe l'occultamento della più vasta opera scultorea in marmo del Rinascimento europeo per almeno quattro anni.
Di qui l'accenno allo sfruttamento per fini commerciali delle superfici di copertura dei restauri oltre ogni limite temporale e in barba alla normativa, molto selettiva quando si tratta di monumenti. È il caso della facciata della chiesa di San Ferdinando, della "Colonna spezzata" e del monumento a Diaz sul Lungomare, del Ponte di Chiaia, ecc.
Grazie a foto scattate dai ponteggi in occasione dell'ultimo restauro del 1988, il prof. Caglioti ha analizzato puntualmente l'Arco di Trionfo, che vede impegnati uno stuolo di artisti, di varia provenienza e formazione (Pietro di Martino, Francesco Laurana, Paolo Romano, Isaia da Pisa, Andrea dell'Aquila, Domenico Gagini e gli sconosciutissimi Pere Joan e Antonio da Pisa).
È apparsa subito evidente l'eccezionalità dell'opera, che Alfonso d'Aragona, imbevuto di studi classici, volle ispirata agli antichi archi romani, come quelli di Tito a Roma o di Pola, e per la quale Donatello stava realizzando una statua equestre in bronzo, di cui viene forgiata solo la testa del cavallo, recentemente esposta al Museo Archeologico di Napoli.
Notevole l'accenno ai vari accidenti e restauri dell'arco, che si può dire sia in piedi per miracolo: il crollo nel 1874 della torre di sinistra ne minò gravemente la statica, mentre il sapientissimo e avveniristico restauro del 1903-1904 di Adolfo Avena ha impedito il distacco e il crollo di vaste zone scultoree. Un maldestro restauro dei primi anni Sessanta, che ha reso i marmi permeabili alle impurità e all'acqua, è stato riparato da quello del 1988.
C'è solo da augurarsi che il prossimo restauro - reso necessario dalla totale mancanza di manutenzione ordinaria nell'ultimo trentennio - non sia pretesto per inconfessabili speculazioni di propaganda commerciale e si risolva a solo vantaggio dell'insigne monumento.
Assembly hall of Congress Center of University at Via Partenope in Naples (1937) - Architect Roberto Pane (Taranto 1897-Sorrento 1987)
www.flickr.com/groups/napolinobilissima/discuss/721576576...
Promossa dalla Fondazione Napoli Novantanove e da Mirella Stampa Barracco, si è tenuta nel Centro Congressi di Via Partenope dell'Università di Napoli un'interessantissima relazione del prof. Francesco Caglioti sull' "Arco di Trionfo di Alfonso d'Aragona", nella prospettiva di un annunciato restauro, che comporterebbe l'occultamento della più vasta opera scultorea in marmo del Rinascimento europeo per almeno quattro anni.
Di qui l'accenno allo sfruttamento per fini commerciali delle superfici di copertura dei restauri oltre ogni limite temporale e in barba alla normativa, molto selettiva quando si tratta di monumenti. È il caso della facciata della chiesa di San Ferdinando, della "Colonna spezzata" e del monumento a Diaz sul Lungomare, del Ponte di Chiaia, ecc.
Grazie a foto scattate dai ponteggi in occasione dell'ultimo restauro del 1988, il prof. Caglioti ha analizzato puntualmente l'Arco di Trionfo, che vede impegnati uno stuolo di artisti, di varia provenienza e formazione (Pietro di Martino, Francesco Laurana, Paolo Romano, Isaia da Pisa, Andrea dell'Aquila, Domenico Gagini e gli sconosciutissimi Pere Joan e Antonio da Pisa).
È apparsa subito evidente l'eccezionalità dell'opera, che Alfonso d'Aragona, imbevuto di studi classici, volle ispirata agli antichi archi romani, come quelli di Tito a Roma o di Pola, e per la quale Donatello stava realizzando una statua equestre in bronzo, di cui viene forgiata solo la testa del cavallo, recentemente esposta al Museo Archeologico di Napoli.
Notevole l'accenno ai vari accidenti e restauri dell'arco, che si può dire sia in piedi per miracolo: il crollo nel 1874 della torre di sinistra ne minò gravemente la statica, mentre il sapientissimo e avveniristico restauro del 1903-1904 di Adolfo Avena ha impedito il distacco e il crollo di vaste zone scultoree. Un maldestro restauro dei primi anni Sessanta, che ha reso i marmi permeabili alle impurità e all'acqua, è stato riparato da quello del 1988.
C'è solo da augurarsi che il prossimo restauro - reso necessario dalla totale mancanza di manutenzione ordinaria nell'ultimo trentennio - non sia pretesto per inconfessabili speculazioni di propaganda commerciale e si risolva a solo vantaggio dell'insigne monumento.