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La Luce riscalda i cuori

L’incenso non è sicuramente uno dei segni più importanti della liturgia, tuttavia ha una sua storia e un suo significato. Simboleggia la preghiera e la venerazione verso Dio e anche l’onore reso alla persona ritenuta importante, in un atmosfera resa piacevole dal suo profumo.

 

Nel tempio di Gerusalemme vi era l’altare dell’incenso o dei profumi, simbolo della preghiera che sale a Dio (Esodo 30). Zaccaria, il padre di Giovanni Battista «officiava davanti al Signore... gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l’offerta dell’incenso» (luca 1,8).

 

Il profeta Isaia (60,6) annuncia che «tutti verranno da Saba, portando oro e incenso», parole che Matteo (2,11) vede compiersi nei doni offerti a Gesù bambino dai Magi. Nei salmi spesso la preghiera e la lode al Signore vengono paragonati al profumo d’incenso che sale verso l’alto: «come incenso salga a te la mia preghiera» (salmo 140)

 

Nonostante questi significativi precedenti biblici, i primi cristiani guardarono l’incenso con un certo sospetto, perchè molto legato con il culto pagano agli dei e all’imperatore. Anzi l’offerta dell’incenso all’imperatore o ad un idolo pagano divenne il simbolo stesso dell’apostasia dalla fede cristiana. È interessante leggere, a questo proposito, la lettera di Plinio il Giovane all’imperatore Traiano, intorno al 110 d.C., il primo documento non cristiano che parla dei cristiani. Al termine delle persecuzioni, l’incenso, un po’ in punta di piedi, entra nel culto cristiano mantenendo sostanzialmente i due significati presenti sia nell’Antico Testamento, sia nel mondo pagano. Un modesto esempio, ma non insignificante, di inculturazione, cioè di rilettura cristiana di un linguaggio simbolico proveniente da un mondo non cristiano.

Estratto da un commento di padre Giovanni Roncari, docente di storia della Chiesa.

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Uploaded on September 19, 2017
Taken on September 17, 2017