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Dell’algebra dei sentimenti – Hans Magnus Enzensberger

 

Sovente ho la sensazione (bruciante,

oscura, indefinibile ecc.)

che l’Io non sia un dato di fatto

bensì una sensazione

di cui non mi libero.

 

La coltivo, le do spazio,

la corrispondo, di caso in caso.

Ma è solo una delle tante.

 

Le sensazioni si possono contare all’infinito,

cioè si lasciano sostanzialmente numerare,

fino alla noia.

 

Il numero della gelosia

è manifestamente il sette.

Anche la paura è un numero primo.

E ho la vaga sensazione

che l’umiliazione

rechi sulla fronte il 188 −

un numero senza qualità.

Anche la sensazione di essere numerato

suppongo sia da un pezzo numerata,

però: a che pro e da chi?

 

La sublime sensazione dell’ira

abita nel Grand Hotel di Hilbert

una stanza diversa

dalla sensazione

di essere superiori all’ira.

 

E solo chi è capace di darsi

alla sensazione astratta

dell’astratto sa

che questa in certe notti particolarmente chiare

suole assumere il valore di √− 1.

 

Poi mi corrono di nuovo i brividi

per la schiena, la sensazione

di essere un pacco,

quella non sensibile sensazione di intorpidimento

che sembra faccia scoppiare la lingua

dopo un’iniezione

quando va a saggiare un dente,

o il disagio

col suo penetrante sapore di piombo,

la potente sensazione d’impotenza

che tira irresistibilmente verso lo zero,

e la falsa sensazione

della vera emozione

con la sua orribile frazione continua.

 

Poi mi riempie

un’intersezione di sentimenti confusi,

colpa, estraneità, benessere, perdita,

tutte in una volta.

 

Soltanto alla suprema della sensazioni

l’Io sarebbe impari.

Invece di cercare di trascendere

con limite ∞,

preferisce lasciarsi sopraffare

per un minuto

dalla scossa dell’acqua gelido-bollente

sotto la doccia, il cui numero

nessuno ha ancora decifrato.

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Uploaded on August 27, 2017
Taken on April 25, 2015