Beograd, city center, Bulevar Oslobodenja, effects of bombing in 1999 / Београд, центар града, БУЛЕВАР ОСЛОБОЂЕЊА, ефекти бомбардовања у 1999

.. Secondo l'interpretazione degli accadimenti diffusa normalmente in Occidente e in Italia le colpe del disastro balcanico, le guerre crudeli che hanno causato centinaia di migliaia di morti nei Balcani alle porte del nuovo Millennio, ricadono sul defunto ex presidente serbo Slobodan Milosevic. Oppure sui suoi alleati serbo-bosniaci, come l'ex presidente della Repubblica serba di Bosnia Karadzic, sul comandante Mladic, su Hadzic e su altri. Si tratta di estremisti politici e fanatici guidati da odi personali e folli ambizioni che hanno concluso la loro carriera alla sbarra del Tribunale internazionale sui crimini di guerra nella ex Jugoslavija.

 

Osservando in viaggio, riflettendo su cronache giornalistiche e ascoltando testimoni locali di Bosnia, Croazia e Serbia mi sono convinto che i crimini di guerra nella ex Jugoslavjia degli anni '90 sono da addebitare senza sconti alle varie parti in conflitto che li hanno compiuti con simili modalità e con simili consueguenze. Esistono numerosi documenti ONU e testimonianze sicure che ci raccontano di stragi avvenute ad opera di soldati musulmani e croati, cosi' come serbi.

La maggior parte di coloro che materialmente hanno ordinato ed eseguito tali omicidi collettivi, compiuti con efferatezza indicibile, sono tuttora impuniti. Alcuni personaggi chiave delle vicende dell'epoca, come l'ex Presidente croato Franjo Tudjiman, estremista nazionalista e reazionario con posizioni vicine a quelle degli Ustascia, sono scomparsi fisicamente e non sarebbero piu' processabili davanti ad una Corte internazionale.

 

La foto riportata vuole ricordare un episodio triste collegato alla guerra per la supremazia nella provincia serba del Kosovo. Alla fine dell'inverno del 1999 la diplomazia occidentale ha compiuto una "campagna umanitaria" assai discutibile, culminata con operazioni che coinvolgono, volenti o nolenti,succubi o convinti, 13 dei 19 Paesi dell'Alleanza.

 

Per 78 giorni la città di Belgrado e la intera Serbia sono bombardate da " 1100 velivoli militari, più di 10 mila le missioni compiute; 535 i bombardieri e cacciabombardieri utilizzati, 323 Usa e 213 alleati; 37 mila le

sortite, 1.378 quelle italiane; lanciati 10 mila missili Cruise, sganciate 21 mila tonnellate di

esplosivo, 1.085 cluster bomb che spargono sul terreno più di 35.000 bombette, mine che

ancora oggi metto a rischio l’incolumità di oltre 160 mila civili ".

Secondo l'ex pres. serbo Boris Tadic (liberista, filo occidentale ed uropeista) durante i tre mesi di bombardamenti di città e villaggi, sono stati uccisi 2.500 civili, tra i quali 89 bambini, 12.500 feriti

Ancora oggi, secondo fonti mediche, l'uranio impoverito del quale erano dotate le ogive dei Cruise, provoca nella popolazione civile una frequenza di casi di cancro del 300% superiore alla tipica.

 

La distruzione sistematica e "chirurgica" non ha riguardato solo le infrastrutture logistiche serbe e i palazzi del potere, le caserme e gli arsenali..

" La notte del 23 aprile 1999 la Nato bombarda gli studi della RTS, la televisione nazionale serba a Belgrado, stroncando la vita di sedici persone: Tomislav Mitrovic, 61 anni, regista; Ivan Stukalo, 34 anni, programmista; Slavisa Stevanovic, 32 anni, programmista; Ksenija Bankovic, 28 anni, mixer video; Jelica Munitlak, 28 anni, truccatrice; Milovan Jankovic, 59 anni, meccanico; Dragan Tasic, 31 anni, tecnico; Aleksandar Deletic, 31 anni, cameraman; Darko Stoimenovski, 26 anni, tecnico; Nebojsa Stojanovic, 27 anni, tecnico; Slobodan Jontic, 54 anni, montatore; Slavina Stevanovic, 32 anni, programmista; Dejan Markovic, 40 anni, guardia; Milan Joksimovic, 47 anni, guardia; Branislav Jovanovic, 50 anni, programmista; Sinisa Medic, 33 anni, tecnico; Dragorad Dragojevic, 27 anni, guardia." (dal sito Peacelink)

 

Palazzi pubblici, scuole, ospedali, orfanotrofi, fabbriche civili e militari, perfino l'ambasciata cinese a Belgrado e quasi tutti i ponti sul Danubio a Belgrado e Novi Sad sono stati colpiti per volontà espclicita o "per tragico errore" con lo scopo di indebolire un intero Paese che costituiva una potenzale minaccia all'egemonia occidentale nei Balcani, essendo assai avanzato dal punto di vista politico, economico e militare.

 

Il Maresciallo Tito, scomparso a Ljubljana nel 1980, aveva concentrato in Serbia la maggior forza militare della Federazione jugoslava, allo scopo di prevenire possibili tentazioni centrifughe da parte degli ambiziosi leader nelle repubbliche confinanti.

Tito credeva fermamente che uno Stato unico e unito, seppur federale, non allineato sulle posizioni sovietiche ma egualmente interprete di una dottrina autonoma marxista, fosse la miglior garanzia di prosperità per i popoli che lo abitano.

 

Nella primavera del 1999, l'Italia ha generosamente offerto le basi di partenza ai velivoli stranieri, nonche' mezzi militari propri (Tornado) e armi in abbondanza.

(Anche in riferimento alla guerra bosniaca precedente è triste ricordare che molte delle mine anti-uomo che hanno mutilato e ammazzato i civili di Bosnia e Kosovo provengono dalle rinomate fabbriche del Nord Italia..)

Tutto cio' in violazione stridente dell' art. 11 della Costituzione repubblicana che recita: " l' Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizione di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo"

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Uploaded on June 2, 2012
Taken on May 21, 2012