nicol avantaggiato
con una Mano mi sfiori
O baci aventurosi,
ristoro de' miei mali,
che di nettare al cor cibo porgete;
spiriti rugiadosi,
sensi d'Amor vitali
che 'n breve giro il viver mio chiudete:
in voi le più secrete
dolcezze e più profonde
provo talor che con sommessi accenti,
interrotti lamenti,
lascivetti desiri,
languidetti sospiri
tra rubino e rubino Amor confonde,
e più d'un'alma in una bocca asconde.
Una bocca omicida
dolce d'Amor guerrera,
cui natura di gemme arma ed inostra,
dolcemente mi sfida
e schiva e lusinghiera
ed amante e nemica a me si mostra.
Entran scherzando in giostra
le lingue innamorate:
baci le trombe son, baci l'offese,
baci son le contese;
quelle labbra ch'io stringo
son l'agone e l'arringo;
vezzi son l'onte e son le piaghe amate,
quanto profonde più, tanto più grate.
Tranquilla guerra e cara
ove l'ira è dolcezza,
amor lo sdegno e ne le risse è pace;
ove 'l morir s'impara,
l'esser prigion s'apprezza,
né men che la vittoria il perder piace.
Quel corallo mordace
che m'offende mi giova;
quel dente che mi fere adora adora,
quel mi risana ancora;
quel bacio che mi priva
di vita mi raviva;
ond'io, c'ho nel morir vita ognor nova,
per ferito esser più, ferisco a prova.
Or tepid'aura e leve,
or accento, or sorriso
pon freno al bacio a pien non anco impresso.
Spesso un sol bacio beve
sospir, parola e riso;
spesso il bacio vien doppio, e i bacio spesso
tronco è dal bacio stesso.
Né sazio avien che lasce
pur d'aver sete il desir troppo ingordo:
suggo, mordo, rimordo,
un bacio fugge, un riede,
un ne more, un succede;
de la morte di quel questo si pasce
e pria che mora l'un, l'altro rinasce.
L'asciutto è caro al core,
il molle è più soave,
men dolce è quel che mormorando fugge.
Ma quel che stampa Amore
d'ambrosia umido e grave
i vaghi spirti dolcemente sugge.
Lasso, ma chi mi strugge
ritrosa il mi contende
in atto sì gentil che 'nvita e nega,
ricusa insieme e prega.
Pur amata ed amante
e baciata e baciante
alfin col bacio il cor mi porge e prende
e la vita col cor mi fura e rende.
Miro, rimiro ed ardo,
bacio, ribacio e godo
e mirando e baciando mi disfaccio.
Amor tra i bacio e '1 guardo
scherza e vaneggia in modo
ch'ebro di tanta gloria i' tremo e taccio;
ond'ella che m'ha in braccio,
lascivamente onesta,
gli occhi mi bacia e fra le perle elette
frange due parolette:
"cor mio" dicendo; e poi
baciando i baci suoi,
di bacio in bacio a quel piacer mi desta
che l'alma insieme allaccia e i corpi innesta.
Vinta allor dal diletto
con un sospir sen viene
l'anima al varco e il proprio albergo oblia;
ma con pietoso affetto
la 'ncontra ivi e ritiene
l'anima amica che s'oppon tra via;
e 'n lei, ch'arde e desia
già languida e smarrita,
d'un vasel di rubin tal pioggia versa
di gioia, che sommersa
in quel piacer gentile
cui presso ogni altro è vile,
baciando l'altra ch'a baciar la 'nvita,
al fin ne more e quel morir è vita.
Deh taci, o lingua sciocca,
senti la dolce bocca
che ti rappella e dice: Or godi e taci,
e per farti tacer, raddoppia i baci.
Marino
con una Mano mi sfiori
O baci aventurosi,
ristoro de' miei mali,
che di nettare al cor cibo porgete;
spiriti rugiadosi,
sensi d'Amor vitali
che 'n breve giro il viver mio chiudete:
in voi le più secrete
dolcezze e più profonde
provo talor che con sommessi accenti,
interrotti lamenti,
lascivetti desiri,
languidetti sospiri
tra rubino e rubino Amor confonde,
e più d'un'alma in una bocca asconde.
Una bocca omicida
dolce d'Amor guerrera,
cui natura di gemme arma ed inostra,
dolcemente mi sfida
e schiva e lusinghiera
ed amante e nemica a me si mostra.
Entran scherzando in giostra
le lingue innamorate:
baci le trombe son, baci l'offese,
baci son le contese;
quelle labbra ch'io stringo
son l'agone e l'arringo;
vezzi son l'onte e son le piaghe amate,
quanto profonde più, tanto più grate.
Tranquilla guerra e cara
ove l'ira è dolcezza,
amor lo sdegno e ne le risse è pace;
ove 'l morir s'impara,
l'esser prigion s'apprezza,
né men che la vittoria il perder piace.
Quel corallo mordace
che m'offende mi giova;
quel dente che mi fere adora adora,
quel mi risana ancora;
quel bacio che mi priva
di vita mi raviva;
ond'io, c'ho nel morir vita ognor nova,
per ferito esser più, ferisco a prova.
Or tepid'aura e leve,
or accento, or sorriso
pon freno al bacio a pien non anco impresso.
Spesso un sol bacio beve
sospir, parola e riso;
spesso il bacio vien doppio, e i bacio spesso
tronco è dal bacio stesso.
Né sazio avien che lasce
pur d'aver sete il desir troppo ingordo:
suggo, mordo, rimordo,
un bacio fugge, un riede,
un ne more, un succede;
de la morte di quel questo si pasce
e pria che mora l'un, l'altro rinasce.
L'asciutto è caro al core,
il molle è più soave,
men dolce è quel che mormorando fugge.
Ma quel che stampa Amore
d'ambrosia umido e grave
i vaghi spirti dolcemente sugge.
Lasso, ma chi mi strugge
ritrosa il mi contende
in atto sì gentil che 'nvita e nega,
ricusa insieme e prega.
Pur amata ed amante
e baciata e baciante
alfin col bacio il cor mi porge e prende
e la vita col cor mi fura e rende.
Miro, rimiro ed ardo,
bacio, ribacio e godo
e mirando e baciando mi disfaccio.
Amor tra i bacio e '1 guardo
scherza e vaneggia in modo
ch'ebro di tanta gloria i' tremo e taccio;
ond'ella che m'ha in braccio,
lascivamente onesta,
gli occhi mi bacia e fra le perle elette
frange due parolette:
"cor mio" dicendo; e poi
baciando i baci suoi,
di bacio in bacio a quel piacer mi desta
che l'alma insieme allaccia e i corpi innesta.
Vinta allor dal diletto
con un sospir sen viene
l'anima al varco e il proprio albergo oblia;
ma con pietoso affetto
la 'ncontra ivi e ritiene
l'anima amica che s'oppon tra via;
e 'n lei, ch'arde e desia
già languida e smarrita,
d'un vasel di rubin tal pioggia versa
di gioia, che sommersa
in quel piacer gentile
cui presso ogni altro è vile,
baciando l'altra ch'a baciar la 'nvita,
al fin ne more e quel morir è vita.
Deh taci, o lingua sciocca,
senti la dolce bocca
che ti rappella e dice: Or godi e taci,
e per farti tacer, raddoppia i baci.
Marino