costagar51
Vista sulla Fontana Pretoria
"Gli elementi principali di quella che è oggi la Fontana Pretoria, insieme ad altri elementi, vennero commissionati nel 1551 da Don Luigi di Toledo, fratello di Eleonora granduchessa di Toscana, in quanto moglie di Cosimo de’ Medici, per il suo giardino di Firenze, e realizzato dallo scultore fiorentino Francesco Camilliani fra il 1552 e il 1555 ed oltre, con l’aiuto successivo di Michelangelo Naccherino e altri collaboratori.
La fontana principale e gli altri arredi furono poi venduti dallo stesso Don Luigi, per necessità economiche, con la mediazione del fratello Garçia (già viceré di Sicilia), l’8 gennaio 1573 al Senato palermitano che da tempo desiderava realizzare, presso la propria sede istituzionale, una fontana monumentale e venne acquistata per 20.000 scudi. La fonte fiorentina giunse così nel 1574 in 644 pezzi, via mare, da Firenze a Palermo, come pure Camillo, figlio di Francesco Camilliani, che provvide ad adattare, a completare e sistemare i vari pezzi, fra il 1574 e il 1584 circa, nella piazza attigua al Palazzo del Pretore (cioè il sindaco), perciò appositamente nominato “ingegnere della fontana”, e provvide anche a modificare l’assetto della piazza.
La fontana, nella parte centrale, è del tipo a “candelabra” (o a kylix ), secondo la tradizione rinascimentale fiorentina,con pianta ellittica con tre tazze che si susseguono in modo degradante in altezza attorno ad uno stelo, culminante con la figura di Bacco;alla base è stata aggiunta una vasca grande.
Al livello inferiore sono quattro vasche ovali con quattro figure adagiate, personificazioni di fiumi (Oreto, Papireto, Gabriele e Maredolce ), addossate al bordo esterno della grande peschiera all’interno della quale versano acqua le teste di sei animali fuoriuscenti da nicchie; la peschiera è divisa in quattro settori separati da gradinate, che conducono al circuito superiore, e da balaustre su cui spiccano quattro figure di divinità. Una balaustra recinta il tutto, interrotta da quattro aperture inquadrate da due Erme ciascuna."
"Per tutto il XVIII secolo e parte del XIX secolo fu considerata una sorta di rappresentazione della corrotta municipalità cittadina, che vide in quelle immagini il riflesso e i personaggi discutibili del tempo. I palermitani soprannominarono la piazza, anche per la nudità delle statue, "piazza della Vergogna".
Vista sulla Fontana Pretoria
"Gli elementi principali di quella che è oggi la Fontana Pretoria, insieme ad altri elementi, vennero commissionati nel 1551 da Don Luigi di Toledo, fratello di Eleonora granduchessa di Toscana, in quanto moglie di Cosimo de’ Medici, per il suo giardino di Firenze, e realizzato dallo scultore fiorentino Francesco Camilliani fra il 1552 e il 1555 ed oltre, con l’aiuto successivo di Michelangelo Naccherino e altri collaboratori.
La fontana principale e gli altri arredi furono poi venduti dallo stesso Don Luigi, per necessità economiche, con la mediazione del fratello Garçia (già viceré di Sicilia), l’8 gennaio 1573 al Senato palermitano che da tempo desiderava realizzare, presso la propria sede istituzionale, una fontana monumentale e venne acquistata per 20.000 scudi. La fonte fiorentina giunse così nel 1574 in 644 pezzi, via mare, da Firenze a Palermo, come pure Camillo, figlio di Francesco Camilliani, che provvide ad adattare, a completare e sistemare i vari pezzi, fra il 1574 e il 1584 circa, nella piazza attigua al Palazzo del Pretore (cioè il sindaco), perciò appositamente nominato “ingegnere della fontana”, e provvide anche a modificare l’assetto della piazza.
La fontana, nella parte centrale, è del tipo a “candelabra” (o a kylix ), secondo la tradizione rinascimentale fiorentina,con pianta ellittica con tre tazze che si susseguono in modo degradante in altezza attorno ad uno stelo, culminante con la figura di Bacco;alla base è stata aggiunta una vasca grande.
Al livello inferiore sono quattro vasche ovali con quattro figure adagiate, personificazioni di fiumi (Oreto, Papireto, Gabriele e Maredolce ), addossate al bordo esterno della grande peschiera all’interno della quale versano acqua le teste di sei animali fuoriuscenti da nicchie; la peschiera è divisa in quattro settori separati da gradinate, che conducono al circuito superiore, e da balaustre su cui spiccano quattro figure di divinità. Una balaustra recinta il tutto, interrotta da quattro aperture inquadrate da due Erme ciascuna."
"Per tutto il XVIII secolo e parte del XIX secolo fu considerata una sorta di rappresentazione della corrotta municipalità cittadina, che vide in quelle immagini il riflesso e i personaggi discutibili del tempo. I palermitani soprannominarono la piazza, anche per la nudità delle statue, "piazza della Vergogna".