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La Certosa di Milano sorgeva anticamente al centro del borgo di Garegnano, quasi quattro chilometri oltre le mura cittadine. Fondata il 19 settembre del 1349 da Giovanni Visconti, il quale ricopriva la carica di Signore ed Arcivescovo di Milano, era stata costruita lontano dalla città per consentire ai monaci di poter vivere in silenzio e solitudine. Il Visconti, resosi conto di non avere molto tempo da dedicare alla preghiera, voleva chiamare presso la sua diocesi un ordine religioso dedito esclusivamente alla preghiera ed alla meditazione. Nell'atto di fondazione della Certosa, dunque, egli dichiarò espressamente che fondava la Certosa di Milano affinché i monaci pregassero al suo posto:

"A coloro che si dedicano al servigio del Dio della virtù, essendo sovraccarichi di altri doveri pubblici, accade spesse volte, di essere allontanati, per diverse e molteplici ragioni, dalla meditazione, dalla contemplazione da altri esercizi spirituali, a cui dovrebbero attendere continuamente [...] perciò, abbiamo voluto coi beni nostri fraterni e non coi beni di qualche Chiesa, o possedimenti da dignità ecclesiastiche, far erigere in onore della B. V. Maria Madre di Dio e di N. S. G. C. nel villaggio di Garegnano della diocesi di Milano, una casa dell'Ordine dei Certosini, la quale verrà chiamata: Monastero di Santa Maria o Casa dell'Agnus Dei".

La Certosa, situata non molto distante dalla strada postale che congiungeva Milano a Varese e Gallarate era inserita nel Bosco della Merlata, una zona battuta da briganti e malintenzionati. Costituì quindi per molti anni un rifugio sicuro per pellegrini e viandanti.

I lavori per erigere la nuova Certosa lombarda procedettero rapidamente tanto che nel 1352 i suoi ambienti principali dovevano essere già terminati. Per assistere alla prima consacrazione della grande chiesa monastica tuttavia si dovette attendere fino al 1367.

Purtroppo non esistono delle descrizioni dettagliate della struttura della Certosa, ed a tutt'oggi mancano delle testimonianze particolareggiate che precisino le singole parti che la costituivano nel primo periodo della sua edificazione

Tra i primi Priori della Certosa milanese è da annoverare Dom Stefano Maconi, il quale venne chiamato nel 1389 da Giovanni Galeazzo Visconti. Padre spirituale dei Visconti, convinse Caterina, la seconda moglie di Gian Galeazzo, a far voto di fondare una nuova Certosa. Ebbe così origine la Certosa di Pavia, fondata nel 1398 ed alla quale fu chiamato come primo priore proprio Dom Stefano Maconi

Intorno alla fine del secolo quattordicesimo il monastero ebbe un nuovo impulso edilizio, quando Luchino Visconti fece una cospicua donazione affinché i monaci seguaci di San Bruno rimettessero mano alla fabbrica del monastero. La donazione portò presto frutto, poiché nel terzo decennio del XV secolo si susseguirono numerose consacrazioni di altari. I visitatori della Certosa di Milano intanto, incuriositi ed attratti dalla santità dei monaci, chiedevano spesso di incontrarli. A creare questa aurea di splendore di santità attorno alla comunità monastica contribuì sicuramente anche il Petrarca il quale visitò diverse volte questo monastero e, dopo aver visto anche la Grande Chartreuse, affermò: "Son dunque stato in Paradiso: ho visto gli Angeli di Dio in terra; ho visto viventi in corpi Terrestri, coloro che presso il Cielo sarà loro dimora". La tradizione narra che il Petrarca si recasse in Certosa ogni settimana e che nel monastero avesse libero accesso. Nella realtà le sue visite dovettero essere assai meno frequenti anche se si è certi che egli definì la Certosa di Milano "bella e nobile".

La pace e la serenità monastica furono tuttavia turbate il 23 aprile del 1449 quando numerosi briganti entrarono nel monastero saccheggiandolo e si impadronirono di numerosi beni.

Il fenomeno del brigantaggio era a quel tempo particolarmente diffuso nei territori alla periferia di Milano, in particolare nel Bosco della Merlata, posto nelle vicinanze del Monastero della Certosa.

Per alcuni secoli pericolosi briganti infestarono la zona. Una delle bande più sanguinarie era capeggiata, nel secolo XVI da un certo Giacomo Legorino, che per molti decenni "lavorò" quasi indisturbato nei boschi che si estendevano da Garegnano a Novara. Si trattava di una banda di "nobile" tradizione familiare, la cui arte del furto, dell'imboscata e dell'assassinio veniva tramandata da padre in figlio, che contava più di ottanta "compagni". Questa pericolosa compagine fu sgominata tra il 1566 ed il 1568 quando i suoi componenti furono tutti arrestati ed uccisi. Giacomo Legorino fu catturato all'età di trent'anni grazie alla denuncia di un mercante al quale il bandito aveva salvato la vita e fu giustiziato poco distante dal monastero certosino il 28 maggio 1566 insieme con Battista Scorlino, un suo compagno che confessò di aver ucciso più di 300 persone.

Il territorio di Garegnano, quindi, - anche in virtù della sua particolare posizione - non conobbe solamente la santità dei monaci certosini, ma anche le atroci vicende di questi briganti che furono trascinati con i cavalli per oltre due ore, vennero loro rotte "le gambe, le braccia, e la schiena", furono messi sulla ruota e fu tagliata la gola.

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Uploaded on December 18, 2008
Taken on December 18, 2008