Paola-Morosin
Breathing Matter
(fragment of a diary found on the southern slope of Mount Etna, Year 2193)
They say the world has ended.
That the surface is just a carbonized memory
of what once was.
And yet, beneath every step,
the earth still trembles.
It no longer speaks to humans —
it doesn’t need to.
It has learned to exist alone,
to expand in silence,
to become memory.
He stands still, on the ridge.
He seeks nothing.
He lets himself be crossed.
Here, time stretches.
Becomes a crack. A breath. A pause.
And maybe this
is what remains after every civilization:
a man listening,
a mountain breathing,
a silence too alive
to be called emptiness.
--------------------------------------------
Materia che respira
(frammento di diario trovato sul versante sud dell’Etna, Anno 2193)
Dicono che il mondo sia finito.
Che la superficie sia solo un ricordo carbonizzato
di ciò che fu.
Eppure, sotto ogni passo,
la terra vibra.
Non parla più agli umani —
non ne ha bisogno.
Ha imparato a esistere da sola,
a espandersi in silenzio,
a farsi memoria.
Lui è fermo, sul crinale.
Non cerca nulla.
Si lascia attraversare.
Qui il tempo si dilata.
Si fa crepa. Respiro. Attesa.
E forse è questo
che resta alla fine di ogni civiltà:
un uomo in ascolto,
una montagna che respira,
un silenzio troppo vivo
per essere chiamato vuoto.
Breathing Matter
(fragment of a diary found on the southern slope of Mount Etna, Year 2193)
They say the world has ended.
That the surface is just a carbonized memory
of what once was.
And yet, beneath every step,
the earth still trembles.
It no longer speaks to humans —
it doesn’t need to.
It has learned to exist alone,
to expand in silence,
to become memory.
He stands still, on the ridge.
He seeks nothing.
He lets himself be crossed.
Here, time stretches.
Becomes a crack. A breath. A pause.
And maybe this
is what remains after every civilization:
a man listening,
a mountain breathing,
a silence too alive
to be called emptiness.
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Materia che respira
(frammento di diario trovato sul versante sud dell’Etna, Anno 2193)
Dicono che il mondo sia finito.
Che la superficie sia solo un ricordo carbonizzato
di ciò che fu.
Eppure, sotto ogni passo,
la terra vibra.
Non parla più agli umani —
non ne ha bisogno.
Ha imparato a esistere da sola,
a espandersi in silenzio,
a farsi memoria.
Lui è fermo, sul crinale.
Non cerca nulla.
Si lascia attraversare.
Qui il tempo si dilata.
Si fa crepa. Respiro. Attesa.
E forse è questo
che resta alla fine di ogni civiltà:
un uomo in ascolto,
una montagna che respira,
un silenzio troppo vivo
per essere chiamato vuoto.