Tino Sehgal -Performer - Venezia 2013 -55°Biennale d'arte
Tino Sehgal (born 1976) is a British-German artist of partly Indian origin, based in Berlin. His works, which he calls "constructed situations",[1] involve one or more people carrying out instructions conceived by the artist. Sehgal was born in London and raised in Düsseldorf, Paris, and a town close to Stuttgart;[2] His father was born in British India, and was a member of the Punjabi Sehgal family. Sehgal is reported as having "had to flee from what is today Pakistan when he was a child, and he became a manager at IBM";[3] his mother was "a German native and homemaker."[4] he studied political economy and dance at Humboldt University, Berlin and Folkwang University of the Arts, Essen. He danced in the companies of French experimental choreographers Jérôme Bel and Xavier Le Roy.[3] In 1999, Sehgal worked with the dance collective Les Ballets C. de la B. in Ghent, Belgium, and developed a piece entitled Twenty Minutes for the Twentieth Century, a 55-minute series of movements performed naked in twenty different dance styles, from Vaslav Nijinsky to George Balanchine to Merce Cunningham, and so forth.[2] The piece last 55 minutes as the artist danced completely naked on an empty stage. Encouraged by curator Jens Hoffmann, Sehgal began to work as an artist in 2000.Tino Sehgal won the Golden Lion for the best artist in the International Exhibition Il Palazzo Enciclopedico (The Encyclopedic Palace) in Venice Biennale 2013 (Central Pavilion, Giardini
L’opera che è valsa a Tino Sehgal il riconoscimento più prestigioso nel mondo dell’arte “per l’eccellenza e la portata innovativa del suo lavoro che apre i confini delle discipline artistiche” non ha titolo, ed è in perfetto stile Sehgal. Lui, artista dell’incontro umano, dello scambio, del confronto tra le persone oltre i ruoli. Potrebbe ricordare un flashmob la performance che ha messo in scena per il Palazzo Enciclopedico nella sala centrale del Palaexpo, ai Giardini. Un piccolo gruppo di persone è stesa sul pavimento della galleria, alcuni si siedono, altri si spostano su un fianco, sempre lentamente, mettendo in scena un canto ritmato. A volte è un ronzio, altre volte producono con la bocca un suono simile ad una batteria mentre intorno a loro il pubblico cammina, osserva, passa. E loro, imperterriti, come oggetti d’arte, continuano e continuano, quasi mai rivolgendo sguardo al pubblico, come se fossero automi, o mossi da automatismi. Nulla resterà nelle pagine della stampa del loro lavoro, che Seghal non vuole si documenti, lo scopo sembra infatti quello di superare ogni filtro, ogni conoscenza a priori, lasciando al visitatore la meraviglia, atalvolta lo sconcerto, quindi di metabolizzare – anche ben oltre la visione - questa strana, sottile, eppure coinvolgente interazione, destinata a sollevare in ciascuno solo dubbi e domande, dove il punto focale sembra essere proprio la quasi assenza di sguardi diretti allo spettatore.
Tino Sehgal, artista di fama mondiale, nato a Londra ma di origini indiane e residente a Berlino, è stato candidato quest’anno al Turner Prize. E’ reduce da un 2012 che lo ha visto tra i protagonisti a Documenta di Kassel, con un esperimento nel quale il pubblico si ritrovava immerso nell’oscurità; nonché artefice nella bellissima Turbine Hall della Tate di Londra di un progetto per il quale 200 attori (non professionisti) s’approcciavano ai visitatori raccontando fatti privati. Nel 2010 la sua “personale” al Guggenheim di New York, caratterizzata dall’incontro con un bambino che chiedeva al pubblico di discutere la natura del progresso.
Tino Sehgal -Performer - Venezia 2013 -55°Biennale d'arte
Tino Sehgal (born 1976) is a British-German artist of partly Indian origin, based in Berlin. His works, which he calls "constructed situations",[1] involve one or more people carrying out instructions conceived by the artist. Sehgal was born in London and raised in Düsseldorf, Paris, and a town close to Stuttgart;[2] His father was born in British India, and was a member of the Punjabi Sehgal family. Sehgal is reported as having "had to flee from what is today Pakistan when he was a child, and he became a manager at IBM";[3] his mother was "a German native and homemaker."[4] he studied political economy and dance at Humboldt University, Berlin and Folkwang University of the Arts, Essen. He danced in the companies of French experimental choreographers Jérôme Bel and Xavier Le Roy.[3] In 1999, Sehgal worked with the dance collective Les Ballets C. de la B. in Ghent, Belgium, and developed a piece entitled Twenty Minutes for the Twentieth Century, a 55-minute series of movements performed naked in twenty different dance styles, from Vaslav Nijinsky to George Balanchine to Merce Cunningham, and so forth.[2] The piece last 55 minutes as the artist danced completely naked on an empty stage. Encouraged by curator Jens Hoffmann, Sehgal began to work as an artist in 2000.Tino Sehgal won the Golden Lion for the best artist in the International Exhibition Il Palazzo Enciclopedico (The Encyclopedic Palace) in Venice Biennale 2013 (Central Pavilion, Giardini
L’opera che è valsa a Tino Sehgal il riconoscimento più prestigioso nel mondo dell’arte “per l’eccellenza e la portata innovativa del suo lavoro che apre i confini delle discipline artistiche” non ha titolo, ed è in perfetto stile Sehgal. Lui, artista dell’incontro umano, dello scambio, del confronto tra le persone oltre i ruoli. Potrebbe ricordare un flashmob la performance che ha messo in scena per il Palazzo Enciclopedico nella sala centrale del Palaexpo, ai Giardini. Un piccolo gruppo di persone è stesa sul pavimento della galleria, alcuni si siedono, altri si spostano su un fianco, sempre lentamente, mettendo in scena un canto ritmato. A volte è un ronzio, altre volte producono con la bocca un suono simile ad una batteria mentre intorno a loro il pubblico cammina, osserva, passa. E loro, imperterriti, come oggetti d’arte, continuano e continuano, quasi mai rivolgendo sguardo al pubblico, come se fossero automi, o mossi da automatismi. Nulla resterà nelle pagine della stampa del loro lavoro, che Seghal non vuole si documenti, lo scopo sembra infatti quello di superare ogni filtro, ogni conoscenza a priori, lasciando al visitatore la meraviglia, atalvolta lo sconcerto, quindi di metabolizzare – anche ben oltre la visione - questa strana, sottile, eppure coinvolgente interazione, destinata a sollevare in ciascuno solo dubbi e domande, dove il punto focale sembra essere proprio la quasi assenza di sguardi diretti allo spettatore.
Tino Sehgal, artista di fama mondiale, nato a Londra ma di origini indiane e residente a Berlino, è stato candidato quest’anno al Turner Prize. E’ reduce da un 2012 che lo ha visto tra i protagonisti a Documenta di Kassel, con un esperimento nel quale il pubblico si ritrovava immerso nell’oscurità; nonché artefice nella bellissima Turbine Hall della Tate di Londra di un progetto per il quale 200 attori (non professionisti) s’approcciavano ai visitatori raccontando fatti privati. Nel 2010 la sua “personale” al Guggenheim di New York, caratterizzata dall’incontro con un bambino che chiedeva al pubblico di discutere la natura del progresso.