stefano.chiarato
Il mio orizzonte
[...] Poteva durare giorni, quel nebbione e non vedevi più il sole. Allora domandavo a mia madre:
“Mamma, ma quando viene il sole?”
“Quando verrà il vento e spazzerà via la nebbia. Forse domani.”
E finalmente arrivava la primavera; il vento di marzo spazzava via tutto e da casa mia lo sguardo spaziava lontano, su un orizzonte chiuso da una catena di montagne ancora innevate. Un giorno salirò su quelle montagne, per vedere da lassù casa mia, pensavo.
[...]
Sono passati gli anni e finalmente sono salito lassù su quelle montagne che chiudevano il mio orizzonte di bambino. Sono salito fino alla vetta più alta; volevo individuare casa mia, vedere la Pianura Padana. La salita mi è costata sudore e fatica, ma una volta in cima la fatica non la si sente più, nuovi orizzonti si aprono davanti agli occhi e la sensazione di toccare la volta celeste con un dito è unica. Ma in quella gioia c’era un velo di tristezza perché, è vero che di lassù si può ammirare la catena delle Alpi a nord e gli Appennini a sud, ma tra quelle montagne e gli Appennini c’era il nulla più assoluto. Proprio là dove doveva esserci casa mia e la mia città c’era il nulla, occultate da una patina grigia con sfumature rosa e violetto. Una patina che saliva dalla pianura verso i monti, si estendeva sopra il lago fino là dove il lago prende forma, si addentrava nelle valli alpine. Era attaccata alle pendici dei monti, sembrava volesse trascinarseli là sotto.
Quella patina grigia non era e non è nebbia, ma smog.
(da un mio racconto: ...Nebbia in Valpadana...)
Il mio orizzonte
[...] Poteva durare giorni, quel nebbione e non vedevi più il sole. Allora domandavo a mia madre:
“Mamma, ma quando viene il sole?”
“Quando verrà il vento e spazzerà via la nebbia. Forse domani.”
E finalmente arrivava la primavera; il vento di marzo spazzava via tutto e da casa mia lo sguardo spaziava lontano, su un orizzonte chiuso da una catena di montagne ancora innevate. Un giorno salirò su quelle montagne, per vedere da lassù casa mia, pensavo.
[...]
Sono passati gli anni e finalmente sono salito lassù su quelle montagne che chiudevano il mio orizzonte di bambino. Sono salito fino alla vetta più alta; volevo individuare casa mia, vedere la Pianura Padana. La salita mi è costata sudore e fatica, ma una volta in cima la fatica non la si sente più, nuovi orizzonti si aprono davanti agli occhi e la sensazione di toccare la volta celeste con un dito è unica. Ma in quella gioia c’era un velo di tristezza perché, è vero che di lassù si può ammirare la catena delle Alpi a nord e gli Appennini a sud, ma tra quelle montagne e gli Appennini c’era il nulla più assoluto. Proprio là dove doveva esserci casa mia e la mia città c’era il nulla, occultate da una patina grigia con sfumature rosa e violetto. Una patina che saliva dalla pianura verso i monti, si estendeva sopra il lago fino là dove il lago prende forma, si addentrava nelle valli alpine. Era attaccata alle pendici dei monti, sembrava volesse trascinarseli là sotto.
Quella patina grigia non era e non è nebbia, ma smog.
(da un mio racconto: ...Nebbia in Valpadana...)