Figure (yoga a Villa Pignatelli)
Perché si fa presto a parlare di commozione, partecipazione al dolore altrui, pathos e tutto il resto.
Poi c'è però la vita, quella vera, brutale e bastarda.
In questo periodo sono andata tre volte in un reparto di chirurgia del Cardarelli e sin dalla prima volta, io e mia sorella che quel giorno era con me, ci imbattemmo in un tipo intorno alla sessantina che doveva togliere un neo. Ci intrattenemmo a chiacchierare perché era strano il fatto che era assolutamente solo prima di un intervento; portava con sé una busta di plastica con dei documenti all'interno e alla domanda scusi ma lei è solo? Come torna a casa dopo? E che fa, io un neo mi devo togliere. E lo vedemmo entrare ed uscire dal reparto per andare in dermatologia, tutto da solo con i calzari della sala operatoria al piede camminare per i vialetti dell'ospedale, perché non avevano capito che neo doveva togliere. Insomma una persona che si faceva notare e che faceva grande simpatia.
Poi nelle volte seguenti c'era sempre, fino a stamattina quando me lo ritrovo davanti con la solita busta di plastica ed un foglio in mano.
Ho ritirato la biopsia volete leggere? Io non tengo assai cultura leggete voi.
Nono fate leggere dentro, noi non capiamo i termini, però sott'occhio leggevo e leggevo parole che mi impressionavano. Che cos'è? Avete letto qualcosa che non vi piace eh? Pur'io. Quel termine displasia nun me piace.
Ma andate dentro e non leggete più niente. Lo guardavo parlare ad un vecchio cellulare e mi rincuorava che non teneva internet ma probabilmente manco lo sapeva che esisteva internet.
Uno scorbutico di mediconzolo lo attendeva ahimè dentro, ho avuto modo di appurare entrando prima di lui.
Io esco dalla stanza, lui entra con la sua busta di plastica da un lato ed il foglio spiegazzato in mano da un altro.
Io scappo via con il cuore in gola verso l'uscita alla ricerca di aria mentre lui entra davanti a me salutandomi con quegli occhi da uomo semplice e speranzoso.
All'aria aperta ho inspirato forte forte come mi ha insegnato la mia maestra di yoga per far uscire tutta l'angoscia e la tristezza.
Non era un cinema, né un reportage sulla salute, né Sanremo ma un reparto di un qualsiasi ospedale.
Olga 5 febbraio 2020
Figure (yoga a Villa Pignatelli)
Perché si fa presto a parlare di commozione, partecipazione al dolore altrui, pathos e tutto il resto.
Poi c'è però la vita, quella vera, brutale e bastarda.
In questo periodo sono andata tre volte in un reparto di chirurgia del Cardarelli e sin dalla prima volta, io e mia sorella che quel giorno era con me, ci imbattemmo in un tipo intorno alla sessantina che doveva togliere un neo. Ci intrattenemmo a chiacchierare perché era strano il fatto che era assolutamente solo prima di un intervento; portava con sé una busta di plastica con dei documenti all'interno e alla domanda scusi ma lei è solo? Come torna a casa dopo? E che fa, io un neo mi devo togliere. E lo vedemmo entrare ed uscire dal reparto per andare in dermatologia, tutto da solo con i calzari della sala operatoria al piede camminare per i vialetti dell'ospedale, perché non avevano capito che neo doveva togliere. Insomma una persona che si faceva notare e che faceva grande simpatia.
Poi nelle volte seguenti c'era sempre, fino a stamattina quando me lo ritrovo davanti con la solita busta di plastica ed un foglio in mano.
Ho ritirato la biopsia volete leggere? Io non tengo assai cultura leggete voi.
Nono fate leggere dentro, noi non capiamo i termini, però sott'occhio leggevo e leggevo parole che mi impressionavano. Che cos'è? Avete letto qualcosa che non vi piace eh? Pur'io. Quel termine displasia nun me piace.
Ma andate dentro e non leggete più niente. Lo guardavo parlare ad un vecchio cellulare e mi rincuorava che non teneva internet ma probabilmente manco lo sapeva che esisteva internet.
Uno scorbutico di mediconzolo lo attendeva ahimè dentro, ho avuto modo di appurare entrando prima di lui.
Io esco dalla stanza, lui entra con la sua busta di plastica da un lato ed il foglio spiegazzato in mano da un altro.
Io scappo via con il cuore in gola verso l'uscita alla ricerca di aria mentre lui entra davanti a me salutandomi con quegli occhi da uomo semplice e speranzoso.
All'aria aperta ho inspirato forte forte come mi ha insegnato la mia maestra di yoga per far uscire tutta l'angoscia e la tristezza.
Non era un cinema, né un reportage sulla salute, né Sanremo ma un reparto di un qualsiasi ospedale.
Olga 5 febbraio 2020