Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.
www.youtube.com/watch?v=gKqHjFtX7iE
Polvere. Materia solida, pesante, diventata all’istante
leggera,per semplice…frammentazione.
Ecco cosa dovrei fare. Frammentare il mio corpo in pezzi più
piccoli ed ancora più piccoli.
Frammentare. Scomponendo con cura l’insieme. Distraendo con cura
le parti dal tutto. Sempre giù, sempre giù, verso il piccolo,il
minuscolo, ritagliando i tessuti e le ossa come fossero carta.
Striscioline sottili. Come stelle filanti. Con la forbice. E
arrivare alle cellule. E di più fino agli atomi, la materia più
timida, più nascosta.
Chi di noi ha mai visto un suo atomo ? Uno qualunque dei nostri
atomi identitari?
Io ci provo da sempre, tutte le mattine, davanti allo specchio,
mentre spalmo con cura la Cera di Cupra, intorno al naso, alla
bocca, ai contorni degli occhi. Ed è quando mi blocco, in
quell’attimo breve che mi porta a guardarmi, come fosse la prima e
anche l’ultima volta. Ed è quando mi muovo, in quell’attimo breve
che mi porta a lasciarmi, come fosse la prima e anche l’ultima
volta.
Solo allora, li vedo.
I miei atomi. Le più piccole parti di me. Hanno tutti la mia
faccia, il mio naso, la mia bocca. L’anarchia del mio dente
cresciuto in obliquo come fosse battuto dal vento. Come un pino di
scoglio o un ginepro di monte.
Hanno tutti i miei occhi. Il mio solito sguardo che non riesco del
tutto a capire. La mia identica pelle, profumata di Cera di Cupra.
I miei atomi hanno i miei capelli. Solo più spettinati,
più…selvaggi. Tipico di chi sta volando. Basta respirare,
prolungando quell’attimo di necessità in un vento leggero, così
efficace…Così si perdono, come coriandoli, ai bordi dello specchio
e rimane la mia faccia, la mia maschera consueta, il mio
solito……carnevale.
Ecco cosa dovrei fare. Frammentare il mio corpo in tanti
coriandoli.
Ed allora, sarei leggera. Privata del peso consueto. Della
consuetudine del peso. Della gravità . Dispersa nell’aria, più
leggera dell’aria, più sospesa.
Già.
Dispersa. La parola giusta. Quella che fa paura. Come se il mio
corpo, la mia intera statura fosse la garanzia del mio coraggio. E
della mia esistenza. Come se il mio peso, concentrato nei talloni,
fosse l’unica certezza di quanto sono, di ciò che sono.
Che cosa sono…
Io sono polvere. Unica materia smaterializzata. Corpo
istintivamente destrutturato semplicemente soffiando.
Ecco cosa dovrei fare. Espormi al vento. All’aria che spira
costante in certe stanze del mondo. Come carta sottile incollata
con colla di pesce attorno a due stecche di legno. Ma si chiama
aquilone ! E filo tutto ciò che lo trattiene. E mano il tentativo
di volare. Rimanendo a terra. In piedi. Sui piedi. Guardando
inutilmente in alto.
Ecco cosa dovrei fare. Privarmi dei piedi e delle mani. Del filo
che li collega. Scollegarmi. Da tutto quello che è collegato. Per
collegarmi a tutto.
(tratto dal "Dizionario della polvere"
Alessandro Bertolini)
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*Sarà sempre inverno,nel mio cuore.*
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Così tanto che non basta.
Il trittico mente-occhi-cuore è ben presente nei self di Alessia. Attraverso questa sorta di triumvirato visivo lei riesce a bypassare tutte le sue emozioni, le sensazioni provate al momento dello scatto, dalle pelle e dalle osse direttamente all'osservatore di turno. Nei suoi occhi c'è il perchè e il percome, c'e tu… Read more
Il trittico mente-occhi-cuore è ben presente nei self di Alessia. Attraverso questa sorta di triumvirato visivo lei riesce a bypassare tutte le sue emozioni, le sensazioni provate al momento dello scatto, dalle pelle e dalle osse direttamente all'osservatore di turno. Nei suoi occhi c'è il perchè e il percome, c'e tutto un mondo, il riassunto delle puntate precedenti, svariate versioni di una vita varia ed eventuale. Il suo spazio profuma di pane caldo al mattino, colora dell'arancione del sole calante d'estate, ha la consistenza del sentire l'erba appena tagliata sotto i piedi nudi in un mattino di un qualsiasi giorno di metà primavera, è intriso di malinconia e bellezza, di passionalità e disincanto.
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