Francesca Costa
Drag to set position!
Agosto 2025. Interno giorno.
Quando sono tornata a casa mi sono resa conto di aver lasciato la porta socchiusa per una settimana.
Sono entrata, chiudendo la porta dietro di me.
In mia assenza qualcuno ha inspiegabilmente fatto ordine nel caos che avevo lasciato sul tavolo proprio davanti all’ingresso, trasformando ciò che avevo lasciato confusamente appoggiato in una serie di oggetti divisi per categoria, ognuno con la sua funzione dichiarata da un’etichetta nera applicata sopra con cura.
È l’alba.
Ho aspettato seduta a quel tavolo finché il tempo ha perso il significato che di norma gli attribuiamo.
I secondi sono diventati rebbi di forchetta sulla tovaglia, i minuti bicchieri d’acqua versati e bevuti, le ore mollica di pane impastata e appallottolata.
Ho preso in mano gli spiccioli che mi hai lasciato. Non sono brava a contare, lo sai. Li ho controllati dieci volte: venti più venti quaranta, più cinquanta fa novanta, più dieci…
Man mano che il tempo passava e la tua assenza diventava concreta, ho finto una sicurezza che non mi è mai appartenuta: sì, sto aspettando qualcuno, che volete?
Mi metto gli occhiali da sole, anche se l’ultima volta che ho controllato l’orario lo schermo dello smartphone segnava le 22:00.
Attorno a me si sono dati il turno i più svariati avventori: coppiette nella loro serata romantica, comitive chiassose di amici d’infanzia, anche gli uomini seri che nei film chiamerebbero “uomini d’affari”. Chissà se qualcuno l’ha mai pronunciato, uomini d’affari, nella vita vera.
Io non ho visto nessuno di loro, li ho solo lievemente percepiti mentre scavavo con i rebbi della forchetta nel tessuto della tovaglia. Se non torna qui fra dieci minuti, giuro che me ne vado. Facciamo venti. Facciamo trenta. Non devi piangere, Francesca. Dio, se ti metti a piangere ora, a casa prendi il resto.
Quando ho perso il conto degli spiccioli, e dei minuti, mi sono accorta del tizio con lo sguardo strano nel tavolo vicino a me.
Non so da quanto fosse lì: era notte inoltrata. Ho toccato lo schermo dello smartphone: le due.
Era talmente concentrato a scrivere su un pezzo di carta rimediato chissà dove che non si è accorto che lo stavo guardando.
Fatto sta che ha fatto venir voglia di scrivere anche a me.
Chi può avere più tempo di una persona che ne sta aspettando un’altra, senza sapere se tornerà?
Quindi ho chiesto un tovagliolo di carta al cameriere, e ho cominciato a scrivere.
La storia parlava di questi due attori che ritornano a calcare le scene dopo tanto tempo. Lei non recita da anni, e non sa se sarà in grado di mantenere le aspettative. Lui sembra più sicuro di sé, o almeno, delle sue intenzioni.
Lei interpreterà il padre; lui, la madre.
No! Non saranno una coppia: grazie al magico potere del metodo Stanislavskij ognuno interpreterà il genitore dell’altro, senza mai averlo conosciuto. Se non è arte questa, cosa lo è?
Quando sono arrivata al momento di svolta, però, mi sono resa conto che il tovagliolo non aveva più spazio a disposizione per la mia storia.
Mi sono voltata di scatto verso il tavolo del tizio strano per chiedergli in prestito un po’ della sua carta, ma se n’era andato. Mi sarebbe bastato anche solo uno scontrino.
Ho ripreso in mano il mio tovagliolo pieno d’inchiostro e ho occupato l’ultimo angolo libero con il titolo: nuovocopione.pdf.
A tutto serve un nome. Gli dona appartenenza, dignità. Anche ad un assenza.
Ho trasformato i tuoi spiccioli in mancia per il cameriere. Mi sono alzata facendo la massima attenzione, cosa che non mi ha impedito di fare rumore strisciando la sedia.
Spero che nessuno si sia voltato a guardarmi.
Prima di uscire dal locale lo smartphone si è illuminato per una notifica di ChatGPT.
Mi diceva che il silenzio dice molto di più di chi lo mette in atto rispetto a chi lo riceve. Vuole sempre compiacermi, quella maledetta intelligenza artificiale. O forse?
Sai com’è che proseguiva la storia? nuovocopione.pdf?
Nel giorno fatidico della prima prova del film i due attori si rendono conto che il reparto risorse umane ha inviato due diversi copioni.
Io avevo il nuovo copione. Tu no.
Oggi è il 21 Agosto 2025. Poco più di un mese ai miei primi 40 anni.
Questa è l'ultima modifica alla mia bio.
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Sono passati tre anni: è il 2025.
La mia gatta è morta poco dopo l'ultima modifica a questa bio. Non è arrivata ai 15 anni: morire a 15 anni sarebbe stato più completo, sarebbe stato chiudere con un punto. Invece morire a 14 anni e mezzo è salutare con un punto e virgola. Come andarsene lasciando i soldi del conto sul tavolo, tanto non ti importa del resto. Sono ancora seduta a quel tavolo, con gli spiccioli sulla tovaglia, a chiedermi cosa fare.
Ho quasi 40 anni.
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Strafigo. Ho creato questo account nel 2011, ora è il 2022 e di anni ne ho 36.
Ormai Flickr è morto e questa è una vetrina di ciò che è stata la mia vita in quegli anni. La maggior parte di cose e persone non ne fanno più parte.
A parte la mia gatta: ha 14 anni.
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Francesca, 26 anni.
Amante della semplicità. Delle vecchie fotocamere, dei colori chiari e polverosi, dei mercatini in inverno e delle maratone di film.
Non potrei avere altro animale che il Gatto.
Amo immergermi in storie altrui sapendo di poter trovare un pò di mio.
Sono attratta dagli oggetti antichi. Dai luoghi abbandonati. Da qualsiasi cosa appartenuta ad un'altra persona, perchè credo che in ogni cosa che possediamo resti un pò di noi.
Fotografo da poco e senza alcuna pretesa.
Le mie macchine:
Digitale:
☆ Canon EOS 1000D [18-55 + 50mm f 1.8]
Analogico:
☆ Yashica FX3 Super 2000 [50mm + 35-70]
☆ Diana F+ [con vari Accessori]
☆ Polaroid Spirit 600 CL
☆ Polaroid Image Pro
Potete seguirmi sul mio Blog :)
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- JoinedJuly 2011
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