Giovanni Granatino
Drag to set position!
Mi chiamo Giovanni e sono nato il 27/04/2001. Sono una persona che tende a imparare qualsiasi cosa si possa fare nel mondo. Da piccolo ho subìto un passato tremendo, un’infanzia orrenda e così anche l’adolescenza. Spesso fuggivo di casa per passare giornate intere fuori, a volte anche dalle 06:00 quando non c’era scuola, oppure, a causa del bullismo, saltavo le lezioni assieme ai miei amici, perché nemmeno in famiglia c’era pace.
Alle elementari e alle medie non ho mai studiato, un po’ per la malavoglia degli insegnanti e soprattutto per il bullismo e il cyberbullismo che mi causavano ancora più demotivazione. Quando ero con i miei amici, anch’essi vittime di bullismo, ci rifugiavamo nei videogiochi oppure aprivamo canali YouTube per condividere con le community la nostra gioia nel giocare. Oppure giocavamo con i giocattoli della Marvel, DC, Predator e altri, saltando continuamente la scuola, perché per noi non era una scuola ma un inferno.
Per me e per uno dei miei amici non era difficile solo la scuola, ma anche la famiglia, e per questo l’unico modo per stare un po’ rilassati era restare insieme. Mi ero affezionato alla famiglia di un altro amico perché loro erano uniti: uscivano insieme, andavano in vacanza insieme, giocavano insieme; persino i genitori, nonostante i lavori di casa e il lavoro esterno, stavano sempre con i figli. Questo mi trasmetteva gioia, perché a me tutto ciò mancava.
Avevamo molti problemi economici in passato; oggi non li abbiamo più e spero rimanga così. Ma purtroppo quell’amore genitoriale, a livello morale ed emotivo, ancora oggi non esiste e temo che per me non esisterà mai. Non mi lamento dal punto di vista materiale, perché il pane quotidiano e il necessario non mi sono mai mancati, e ringrazio Dio per questo. Ma l’amore dei genitori, purtroppo, sì… e ormai è andata.
Passai poi alla scuola superiore e mi iscrissi quasi per miracolo, essendo stato promosso senza mai studiare. Mi iscrissi solo perché c’erano i miei amici. Al primo anno non ho mai studiato e superai anche il limite delle assenze, cosa che prima non avevo mai fatto. Non solo trovavo scuse per marinare la scuola, ma cominciai anche a fare filoni con i miei amici, perché anche lì il bullismo non mancava affatto. Io, per miracolo, fui l’unico a essere promosso, pur con tre debiti nelle materie. Non so come sia successo, visto che andavo malissimo sia nei voti che nelle presenze, ma alcuni insegnanti dicevano che facevo loro pena… forse per questo mi promossero.
Tre mesi prima di iniziare il secondo anno, questa volta da solo perché quasi tutti i miei amici mi avevano abbandonato, morì un mio caro zio. Rimpiango vivamente di non aver passato tempo con lui, anche se ero piccolo. Spiai nella stanza dove era esposto e vidi il suo corpo, ma, al contrario di mio padre e degli altri, stranamente non piansi. Non perché non ci tenessi, ma perché forse, a causa del passato amaro, le lacrime erano finite già da bambino.
Due mesi dopo cominciò a manifestarsi la diplopia, che peggiorava man mano, e iniziarono anche dolori al cranio. Non sapevamo di cosa si trattasse. I miei genitori mi accusavano dicendo che era colpa del ventilatore che tenevo acceso in estate, ma dopo una visita oculistica—poiché la diplopia peggiorava—si scoprì, tardi ma non troppo tardi, che avevo un tumore maligno tra cervello e nervo ottico. Se non avesse colpito il nervo ottico, causandomi la diplopia, non avremmo mai scoperto il tumore.
Il tumore cresceva a dismisura, anche se lentamente: probabilmente era presente già a 4 anni, e lo scoprii solo a 15. Da bambino non mi causava diplopia, ma solo strabismo e miopia; purtroppo a 15 anni arrivò anche la diplopia. Il tumore si chiamava “Medulloblastoma metastatico”.
Dopo un anno e mezzo di cure, operazioni, chemioterapia, radioterapia e fisioterapia, finalmente a 17 anni potevo tornare a vedere 10/10, cosa che da bambino non avevo, perché vedevo solo circa 4/10. La diplopia, però, non si risolse: i medici dissero che il cervello si era abituato a quella modalità di visione e nemmeno un’operazione agli occhi poté correggerla. Così la speranza di eliminare gli occhiali svanì. Quelli che porto infatti non servono per correggere i gradi, perché ora vedo 10/10, ma sono prismatici: speciali, riducono leggermente la vista a circa 7/10, ma eliminano la diplopia.
Negli anni, convivendo con essa, grazie agli occhiali prismatici ho potuto almeno ottenere la patente B, con l’obbligo di portarli (Cod. 01). Ancora oggi ci sono problemi e convivendo con un’invalidità non mi sento diverso dagli altri, perché, come Goku nell’anime Dragon Ball, cerco di avere speranza nonostante tutto. Ma non nego che mi sia capitato di piangere e disperarmi come un bambino, nonostante l’età.
Ho conosciuto persone con problemi molto più gravi dei miei, anche bambini appena nati, visto che ho ricevuto cure al Pausilipon e al Santobono di Napoli. Purtroppo oggi molti di loro non ci sono più: li vedevo oggi, e domani non c’erano più. Ricordo anche una famiglia molto religiosa che credeva fermamente nei miracoli e diceva che la loro figlia non sarebbe mai morta, nemmeno quando i medici avevano dato la diagnosi definitiva. Tre ore dopo, la bambina di sei anni morì.
Questa non è una critica verso Dio. Ma studiando la Bibbia si capisce che Gesù compiva miracoli ai suoi tempi, ma dopo la morte dell’ultimo apostolo, Giovanni, essi cessarono. Tuttavia, Dio ha promesso il ritorno di Cristo per compiere l’ultimo miracolo: la risurrezione delle persone nell’ultimo giorno del sistema di cose (Giovanni 5:28,29) e la fine della sofferenza e della morte (Rivelazione 21:4). Questa è la mia speranza. La Bibbia afferma che “Dio è amore” (1 Giovanni 4:8), quindi non porta via le persone alla famiglia; sarebbe in contrasto con Salmo 37:29 che dice: “I giusti possederanno la terra e vi abiteranno per sempre.”
La mia vita, ancora oggi, è un disastro per via dell’invalidità, della cattiveria delle persone e di altro ancora, ma nonostante ciò cerco di sopravvivere in questo sistema di cose e di non perdere la speranza che Dio, prima o poi, risolverà tutto.
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La mia storia
Mi chiamo Giovanni e sono nato il 27 aprile 2001. Sono sempre stato una persona curiosa, con il desiderio di imparare qualsiasi cosa. Tuttavia, la mia infanzia e la mia adolescenza sono state segnate da un passato difficile: in casa non c’era serenità e a scuola subivo bullismo e cyberbullismo.
Da bambino mi capitava spesso di scappare di casa per passare le giornate fuori. A volte uscivo dalle sei del mattino, soprattutto quando non c’era scuola, e altre volte saltavo le lezioni insieme ai miei amici perché nemmeno a casa trovavo pace. Alle elementari e alle medie non ho mai studiato davvero: da una parte c’era la scarsa attenzione degli insegnanti, dall’altra i continui episodi di bullismo che mi toglievano ogni motivazione.
Con i miei amici, anch’essi vittime delle stesse cattiverie, cercavamo rifugio in ciò che ci faceva stare bene: i videogiochi, i nostri piccoli canali YouTube, i giocattoli della Marvel, della DC o di Predator. Saltavamo spesso la scuola, perché per noi non era un luogo di crescita, ma un inferno.
Anche la famiglia non aiutava. Per questo passavo molto tempo con la famiglia di un mio amico: erano uniti, uscivano insieme, giocavano insieme, andavano in vacanza. Persino i genitori trovavano sempre il tempo per stare con i figli. Mi trasmettevano una gioia che nella mia casa non avevo mai conosciuto. Anche se abbiamo avuto problemi economici, e oggi grazie a Dio non li abbiamo più, ciò che mi è mancato davvero è stato l’amore a livello emotivo e morale. Il necessario non è mai mancato, ma l’affetto sì… e ormai è una ferita che resta.
Alle superiori mi iscrissi quasi per miracolo, senza aver mai studiato davvero nelle scuole precedenti, e solo perché c’erano i miei amici. Al primo anno continuai a non studiare e superai perfino il limite delle assenze. Marinavo spesso la scuola e qualche volta facevo filone con i miei amici. Il bullismo, purtroppo, mi seguiva anche lì. Eppure, nonostante voti bassissimi e troppe assenze, fui l’unico tra i miei amici a essere promosso, anche se con tre debiti. Ancora oggi non capisco come sia successo; alcuni insegnanti dicevano semplicemente che facevo loro pena.
Tre mesi prima dell’inizio del secondo anno, però, la mia vita cambiò ancora. I miei amici mi avevano quasi tutti abbandonato e in quel periodo morì un mio caro zio. Rimpiango di non aver passato più tempo con lui, anche se ero piccolo. Quando lo vidi per l’ultima volta nella sala dove era esposto, non riuscii nemmeno a piangere. Non perché non mi importasse, ma perché forse, già da bambino, avevo finito le lacrime.
Due mesi dopo iniziarono i sintomi: diplopia, forti mal di testa, confusione. I miei genitori pensavano fosse colpa del ventilatore che usavo in estate, ma una visita oculistica rivelò qualcosa di molto più serio: un tumore maligno tra cervello e nervo ottico. Se non avesse colpito il nervo ottico, causando la diplopia, non lo avremmo mai scoperto.
Il tumore probabilmente era con me fin da quando avevo quattro anni. A 15 anni, però, si manifestò pienamente. Da piccolo mi aveva causato solo strabismo e miopia; ora anche la diplopia. La diagnosi era “Medulloblastoma metastatico”.
Seguì un anno e mezzo fatto di operazioni, chemioterapia, radioterapia e riabilitazione. A 17 anni, finalmente, tornai a vedere 10/10, cosa che non mi era mai successa prima: da bambino vedevo appena 4/10. La diplopia però rimase. Il cervello, dicevano i medici, si era ormai abituato e nemmeno un’operazione agli occhi riuscì a correggerla. Da allora porto occhiali prismatici: non per i gradi, ma per eliminare la doppia visione. Mi riducono un po’ il visus, a circa 7/10, ma senza di loro vivrei nella confusione visiva.
Grazie a questi occhiali sono riuscito comunque a prendere la patente B, con l’obbligo di indossarli (Cod. 01). Convivere con un’invalidità non è facile, ma non mi sento diverso dagli altri. Cerco di affrontare tutto con speranza, un po’ come Goku in Dragon Ball: anche quando cado, cerco sempre la forza di rialzarmi. Ma non nascondo che a volte ho pianto e mi sono disperato come un bambino.
Durante le cure ho incontrato persone con problemi molto più gravi dei miei, anche bambini piccolissimi. Ho conosciuto storie toccanti e dolorose negli ospedali Pausilipon e Santobono di Napoli. Molti di quei bambini oggi non ci sono più. Ricordo una famiglia molto religiosa che credeva fermamente nel miracolo per la loro bambina, anche quando i medici avevano già dato il peggio. Tre ore dopo, purtroppo, la piccola è morta.
Questa non è una critica verso Dio. Studiando la Bibbia ho capito che ai tempi di Gesù i miracoli esistevano, ma sono cessati dopo la morte dell’ultimo apostolo, Giovanni. Tuttavia, Dio ha promesso che Cristo tornerà e compirà il più grande miracolo: la risurrezione nell’ultimo giorno del sistema di cose (Giovanni 5:28,29) e la fine di sofferenza e morte (Rivelazione 21:4). Questa è la mia speranza. La Bibbia dice che “Dio è amore” (1 Giovanni 4:8), e non toglie le persone alle loro famiglie, perché sarebbe in contrasto con Salmo 37:29: “I giusti possederanno la terra e vi abiteranno per sempre.”
La mia vita oggi è ancora complicata: l’invalidità, la cattiveria delle persone e tante altre difficoltà continuano a segnarmi. Ma nonostante tutto continuo a resistere e a non perdere la speranza che, un giorno, Dio risolverà ogni dolore.
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