Ricordo il momento esatto in cui ho deciso: è stato quando - dopo aver bisticciato con tempi, diaframmi, ed esposimetro e passato più di un quarto d'ora ad impostare tutto per poi rendermi conto di non aver caricato l'otturatore - ho ripreso in mano la mia fidata compagna digitale, e l'ho trovata fredda, con tutti quei tasti, i bip, l'immagine subito sul display, il mirino inesistente... ho trovato innaturale scattare tenendo la macchina distante da me per "prendere la mira".

Ho scoperto che mi piacciono le ghiere, le leve, i tasti meccanici (quelli che devi davvero schiacciare fino in fondo), mi piace tenere la macchina a contatto con il viso, come un prolungamento del mio occhio, mi piace la sfida di impostare tutto a mano, mi piace l'idea che il supporto su cui la luce imprime le immagini sia fisico, e che tutto accada davvero... lì, dentro quella scatola buia.

Non mi voglio privare di tutto questo.

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