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Bianconeri, talvolta leggeri, talaltra intensi e profondi, caratterizzano il lavoro di Cipriani Cirelli. Il suo portfolio è istintivo, apparentemente disorganizzato, sembra obbedire alle leggi del momento e a quelle di una riflessione profonda, ma fulminea, veloce come un lampo, prima di poggiarsi su altro. Daniele ha… Read more

Bianconeri, talvolta leggeri, talaltra intensi e profondi, caratterizzano il lavoro di Cipriani Cirelli. Il suo portfolio è istintivo, apparentemente disorganizzato, sembra obbedire alle leggi del momento e a quelle di una riflessione profonda, ma fulminea, veloce come un lampo, prima di poggiarsi su altro. Daniele ha visto tanto, ha vissuto molte vite, ma viaggia leggero come un motociclista e porta poco bagaglio con sè. Leva l'ancora e alza le vele al vento e sa che l'acqua del mare non ha tempi, ma unisce tutto il mondo in un destino indeterminato e mutevole. Con l'animo di un un bambino, egli teme corridoi e finestre poco illuminate, ma dalle quali non riesce a distogliere lo sguardo, cercando nel futuro un passato perso nel tempo. Dunque, ecco il mistero della Finestra di Fronte, vicoli silenziosi e solitari, il Silent Lake e il Pontile Tonfano. Ma anche il fittone di piazza S. Stefano, dietro il quale si raccoglie come per giocare a nascondino, così come le foto notturne, e le morte nature, raccontano della ricerca di quiete e del desiderio di non guardare il mondo con occhi distratti da rutinarie prospettive. La pellicola, l'analogico che Daniele frequenta con la maestria degli artigiani di un tempo, sono la resistenza oppositiva alla massificazione dilagante, al meglio che viene, ma che pure travolge come una onda di tsunami e, al contempo, il suo approccio fotografico rappresenta la capacità di scendere nel profondo, discretamente incurante dei bagliori superficiali. Scendere nel profondo… fare nel profondo… imus ago… il mago che ha la magia del fare, perché l'immagine, la imago resta ancora, analogica o digitale, un esercizio alchemico attraverso il quale, un fotografo come Daniele, prima ancora di sviluppare fotografie, sviluppa se stesso. Fermarsi nella sua bottega è un privilegio che sa di antico, ma che impone di guardare con occhio attento all'indeterminatezza del presente, nella certezza di una speranza per il futuro. Ciro Acampora

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January 26, 2015