In data 01/04/2010 Teleperformance Italia, ramo italiano dell’omonima multinazionale operante nel settore dei servizi in outsuorcing, ha aperto una procedura di mobilità per 847 dipendenti assunti prevalentemente con contratti a tempo indeterminato.
L’Azienda, fruendo dei fondi per le stabilizzazioni stanziati dalle due Circolari Damiano del 2006 dopo aver assunto a tempo indeterminato centinaia di lavoratrici e lavoratori, sembra aver invertito bruscamente la politica interna assumendo unicamente con contratti a tempo determinato e di apprendistato fino a quando, allo scadere degli ultimi finanziamenti, 31/03/2010, ha dichiarato i circa mille esuberi.
Circa 600 di questi esuberi sono previsti per la sede di Taranto, dove Teleperformance rappresenta il secondo motivo d’occupazione dopo l’Ilva, e i restanti circa 250 sono invece previsti nelle due sedi di Roma e Fiumicino.
Motivazione principale, addotta dall’Azienda, sarebbe lo stato attuale del mercato italiano che consentirebbe, mancando di regole e controlli adeguati, gli stessi garantiti dalle Circolari Damiano, frequenti casi di dumping da parte di aziende non allineate alle norme sulle stabilizzazioni dei propri dipendenti.
In questo settore, quello dei servizi, la mobilità è sinonimo di licenziamento in tronco non essendo previsti ammortizzatori sociali di alcun tipo ed essendo la mobilità priva della possibilità di reintegro.
I primi 45 giorni di trattative tra Azienda e sigle sindacali si sono rivelati improduttivi sia per l’effettiva scarsa possibilità da parte dei confederati di proporre alternative concrete alla procedura sia per lo stato di difficoltà in cui l’Azienda afferma di versare, avendo anche la pressione della Corporate che minaccia di ritirare il marchio in caso di bilancio nuovamente negativo per l’anno in corso.
Il 14/05/2010 si è conclusa la fase di trattativa Sindacati – Azienda con un nulla di fatto: i licenziamenti non vengono ritirati.
Per far fronte a una situazione in cui tutto sembra già deciso, al di là delle tempistiche previste dalla legge, i lavoratori delle sedi romane, in data 29/04/2010, si sono costituiti in assemblea permanente. Lo scopo che perseguono è di garantire visibilità continua alla vicenda, appoggiare con molteplici iniziative chiunque si dimostri abile ed interessato a favorire il blocco della procedura di mobilità, creare canali alternativi di trattative con l’Azienda e presidiare le sedi scelte per ospitare gli incontri dell’ultima fase, quella Amministrativa. Questa, come da prassi, consta in ulteriori 30 giorni di trattative tra Azienda, Sindacati ed Istituzioni ed ha come fine ultimo quello di trovare una soluzione valida per tutte le parti coinvolte.
In data 15/06/2010, in caso di mancato accordo, Teleperformance darà il via al licenziamento di circa un terzo della sua forza lavoro italiana, privando cittadine e cittadini, lavoratori e lavoratrici del diritto al lavoro, sancito dalla Costituzione di un Paese che sembra oramai insensibile a tali spettacoli.
Il comparto delle telecomunicazioni è stato uno dei pochi in grado di garantire lavoro in un panorama di crisi generalizzata per tutti i settori di impresa e dopo lo spiraglio aperto dalle Circolari del 2006, il rischio maggiore è quello di un brusco ritorno a forme contrattuali che, come già stabilito, non garantiscono alcun diritto ai dipendenti, né alcuna prospettiva di vita dignitosa. Arrivati a questo punto, la speranza e la richiesta di attenzione vanno direttamente alle Istituzioni, che per prime dovranno assumersi sia l’onere di colmare un vuoto legislativo che rappresenta il loro compito primario, che in caso di regressione, la responsabilità di un fallimento totale, che graverà sull’intero Paese, essendo quello delle telecomunicazioni il più nuovo e, per quanto possibile florido, dei settori d’impiego.
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