I QUADRI DI MARCO ARU.

 

Superfici cosmiche o forse pre-cosmiche. Reperti archeologici di un essere ancora senza forma ma in procinto di trovarla.

 

Tracce, segni, alfabeti lontani, grumi di memoria di cui si è persa la memoria nelle caverne della terra dove un uomo e una donna diedero inizio alla loro discendenza.

 

Frammenti di difficile bellezza strappati all’attimo che non si ferma; piccole eternità a noi donate da mani sapienti, alchemiche, che dal caos traggono materia e la mischiano a qualcosa che non ha nome, ordinandola in una libertà sempre nuova, in un “cosmos”.

 

Demiurgo-equilibrista su un filo teso tra disordine e ordine; cosmonauta intento ad attraversare le superfici della profondità ma anche le profondità della superficie.

 

Encantado di quell’incanto per ciò che diviene, per ciò che fugge e ciò che rimane. E in questo immenso scorrere, quante cose si possono dire con un po’ di materia e una visione!

 

Ottobre 2015, Mosca

 

ELIDE CABASSI

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