andrea.agostini
Piodao - Serra dos Açores - Beiras Portugal
La strada è fredda, lenta e lunga.
L’incontro con il metafisico a Piodao deve essere programmato e organizzato considerando il tramonto del sole e il periodo dell’anno, bisogna essere li nel momento giusto, quando la luce folgorante del tramonto la colpisce e la accende. Piodao sorge sul versante est della testata di una valle fluviale, profondamente incassata nella serra degli astori. Vi si può arrivare più agevolmente dal basso o, se si è pipicchiotti (come me), dall’alto valicando proprio la testata della valle.
Arrivo con un poco di ritardo all’appuntamento. Scendo con qualche minuto di ritardo dall’altissimo monte terso e pelato che funge da passo verso ovest e da generatore di luce per Piodao, la luce sta attraversando il paese. La tempesta di luce occidentale, compatta, viva, solida, radente, spazza veloce, dal basso all’alto, la scurissima montagna di scisto e i neri conci piatti gli scisto con cui sono costruite le case del paese e la nera lucida ardesia con cui sono costruiti i tetti del paese. Illumina quel luogo in maniera insolita, sfacciata, assoluta, sarcastica, inebriante. Lo rende fulgido, entusiasmante e orientale nei suoi colori di vivissimo azzurro dei lapislazzuli persiani o afgani, tanto da farti tornare magari in Ladak tra muri di preghiera e fiori azzurri di zafferano e orecchie e occhi e bocche spalancate dallo stupore, e abbacinante nei fulgidi e madreperlacei iridescenti dei bianchi, le finestre riflettono le migliaia di fiammelle di una luce turibolante e pregna di significati ammonenti come un vetro lavorato, le semplici grondaie e discendenti diventano linee di metallo incandescenti e vibranti che ti stanno a dire, gli insignificanti fili delle antenne televisive diventano delle guizzanti sensazioni che ti punzecchiano la curiosità e l’interesse.
Piodao - Serra dos Açores - Beiras Portugal
La strada è fredda, lenta e lunga.
L’incontro con il metafisico a Piodao deve essere programmato e organizzato considerando il tramonto del sole e il periodo dell’anno, bisogna essere li nel momento giusto, quando la luce folgorante del tramonto la colpisce e la accende. Piodao sorge sul versante est della testata di una valle fluviale, profondamente incassata nella serra degli astori. Vi si può arrivare più agevolmente dal basso o, se si è pipicchiotti (come me), dall’alto valicando proprio la testata della valle.
Arrivo con un poco di ritardo all’appuntamento. Scendo con qualche minuto di ritardo dall’altissimo monte terso e pelato che funge da passo verso ovest e da generatore di luce per Piodao, la luce sta attraversando il paese. La tempesta di luce occidentale, compatta, viva, solida, radente, spazza veloce, dal basso all’alto, la scurissima montagna di scisto e i neri conci piatti gli scisto con cui sono costruite le case del paese e la nera lucida ardesia con cui sono costruiti i tetti del paese. Illumina quel luogo in maniera insolita, sfacciata, assoluta, sarcastica, inebriante. Lo rende fulgido, entusiasmante e orientale nei suoi colori di vivissimo azzurro dei lapislazzuli persiani o afgani, tanto da farti tornare magari in Ladak tra muri di preghiera e fiori azzurri di zafferano e orecchie e occhi e bocche spalancate dallo stupore, e abbacinante nei fulgidi e madreperlacei iridescenti dei bianchi, le finestre riflettono le migliaia di fiammelle di una luce turibolante e pregna di significati ammonenti come un vetro lavorato, le semplici grondaie e discendenti diventano linee di metallo incandescenti e vibranti che ti stanno a dire, gli insignificanti fili delle antenne televisive diventano delle guizzanti sensazioni che ti punzecchiano la curiosità e l’interesse.