Stanislaw Lewinsky
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Busachi (Or) - Chiesa di Sant'Antonio da Padova, in stile gotico – aragonese risale ai primi del '600, la chiesa è stata completata in più fasi ed ha subito diversi rimaneggiamenti nel corso dei secoli. Chiesa a tre navate con pianta a croce latina, è caratterizzata da grandi archi ad ogiva in trachite rosa finemente lavorata, nonché da un magnifico coro ligneo risalente al 1776, sormontato da una pregevole volta a stella sempre in trachite rosa a vista. Il campanile della chiesa, è uno dei più alti della Sardegna, ed in cima è coronato da una cupola in formelle di maiolica policroma. Di sicuro l’edificio, nella consistenza attuale è stato realizzato alla fine nel ‘700, anche se il primo impianto, è dei primi del ‘600. Una efficace descrizione della chiesa la dà il Dr. Piero Floris (Busachi La Radice e la memoria - ED. S’ALVURE) che scrive:
”La chiesa parrocchiale col titolo a S. Antonio da Padova, dal registro dei battesimi risulta officiata già ai primi anni del ‘600, quando sostituì la vecchia parrocchiale di S. Pietro che si trovava al di sotto dell' attuale cimitero e in prossimità del cimitero di Santa Maria. Non esiste alcuna prova documentale, nè alcuna iscrizione che attesti la data certa della sua costruzione, ma la parrocchiale di Ula, che ne ripete l'impostazione e le linee architettoniche, fu edificata a iniziare dal 1628 quando era parroco di Busachi e anche di Ula il dottor Pietro Pili. Un cabreo ne indica come data della consacrazione il 1759, el dia de la fiesta de San Andres esto el dia 30 del mes de noviembre siendo rectore de la mesma el Rev. Pedro Antonio Sulis. Il citato dott. Pedro Antonio Sulis di Seui, rettore della parrocchia di Busachi dal 1750 al 1767, è stato il promotore di tante benefiche e munifiche iniziative, particolarmente nel campo artistico e sotto il suo rettorato la chiesa parrocchiale subì profonde innovazioni e modificazioni architettoniche, perché come primo impianto già esisteva da tempo. All'esterno essa presenta una facciata in trachite rosa, con conci a vista finemente lavorati. Povera di ornamenti vistosi, appare assai sobria nelle sue linee essenziali. Le si affianca un agile campanile che svetta altissimo. Questo si eleva a forma quadrangolare ed è sormontato da una cupola, circondata alla base da una terrazzina balaustrata. La cella campanaria alloggia quattro campane, due di nuova fusione e due antiche, fabbricate a Gavoi. Queste ultime recano nella circonferenza esterna, scolpite in alto rilievo, delle iscrizioni, una *IN HONOREM S. ANTONI DE PADUA* PARROQUIALIS ECCLESIE BUSAQUENSIS PATRONI ET TITULARIS. ANNO 1714; l'altra la più grande di tutte, quella che noi chiamiamo "sa campana 'e su tremone", porta un 'invocazione contro i fulmini: *CRISTUS REGNAT*CRISTUS A FULGURE CRISTUS VINCIT 1714 SANCTE ANTONI DE PADUA ORA PRO NOBIS TEMPESTATE NOS DEFENDAT. Nel punto d'attacco della chiesa col campanile, sul perimetro di questo, corre un fregio a forma di serpente, interrotto agli spigoli da due figure mostruose "SOS orrunchinafae de campanille". All'interno la chiesa, alta e di ampio respiro, a pianta rettangolare, a tre navate, occupa una superficie di 600 mq.. Qualcuno l'ha definita "superba come una cattedrale" e nel suo stile gotico aragonese ispira raccoglimento e preghiera. Ha archi ogivali con conci di pietrame trachitico a faccia vista, la cui funzione portante viene assicurata da contrafforti esterni. Nelle navate laterali si susseguono delle cappelle di varie epoche, in legno e in marmo, alcune anche di pregio. L'altare maggiore, in marmo di Carrara scolpito e intarsiato, ha gradini a ventaglio con angeli laterali ad alto rilievo. Fu eretto nel 1850 per iniziativa del parroco Antonio Musio Pinna e allo stesso rettore si deve anche il pulpito marmoreo con recinto poligonale a specchiature in marmi policromi, sostenuto da una capitello ionico. Un'arbitraria pavimentazione di qualche decennio fa ha coperto le lastre originarie, togliendo slancio alla chiesa e nascondendo la lapide che in un lato dell'altare maggiore indicava la sepoltura di don Bernardino Mathias de Cervellon. Questi, Conte di Sedilo y quarto senor de Busaqui, discendente dei Torresani e personaggio di grande rilievo nella storia della Sardegna, morto in esilio a Oran, aveva indicato nel testamento redatto un mese prima della morte, avvenuta nel 1675, di voler essere sepolto nella chiesa parrocchiale di Busachi, accanto a suo padre.
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Busachi (Or) - Chiesa di Sant'Antonio da Padova, in stile gotico – aragonese risale ai primi del '600, la chiesa è stata completata in più fasi ed ha subito diversi rimaneggiamenti nel corso dei secoli. Chiesa a tre navate con pianta a croce latina, è caratterizzata da grandi archi ad ogiva in trachite rosa finemente lavorata, nonché da un magnifico coro ligneo risalente al 1776, sormontato da una pregevole volta a stella sempre in trachite rosa a vista. Il campanile della chiesa, è uno dei più alti della Sardegna, ed in cima è coronato da una cupola in formelle di maiolica policroma. Di sicuro l’edificio, nella consistenza attuale è stato realizzato alla fine nel ‘700, anche se il primo impianto, è dei primi del ‘600. Una efficace descrizione della chiesa la dà il Dr. Piero Floris (Busachi La Radice e la memoria - ED. S’ALVURE) che scrive:
”La chiesa parrocchiale col titolo a S. Antonio da Padova, dal registro dei battesimi risulta officiata già ai primi anni del ‘600, quando sostituì la vecchia parrocchiale di S. Pietro che si trovava al di sotto dell' attuale cimitero e in prossimità del cimitero di Santa Maria. Non esiste alcuna prova documentale, nè alcuna iscrizione che attesti la data certa della sua costruzione, ma la parrocchiale di Ula, che ne ripete l'impostazione e le linee architettoniche, fu edificata a iniziare dal 1628 quando era parroco di Busachi e anche di Ula il dottor Pietro Pili. Un cabreo ne indica come data della consacrazione il 1759, el dia de la fiesta de San Andres esto el dia 30 del mes de noviembre siendo rectore de la mesma el Rev. Pedro Antonio Sulis. Il citato dott. Pedro Antonio Sulis di Seui, rettore della parrocchia di Busachi dal 1750 al 1767, è stato il promotore di tante benefiche e munifiche iniziative, particolarmente nel campo artistico e sotto il suo rettorato la chiesa parrocchiale subì profonde innovazioni e modificazioni architettoniche, perché come primo impianto già esisteva da tempo. All'esterno essa presenta una facciata in trachite rosa, con conci a vista finemente lavorati. Povera di ornamenti vistosi, appare assai sobria nelle sue linee essenziali. Le si affianca un agile campanile che svetta altissimo. Questo si eleva a forma quadrangolare ed è sormontato da una cupola, circondata alla base da una terrazzina balaustrata. La cella campanaria alloggia quattro campane, due di nuova fusione e due antiche, fabbricate a Gavoi. Queste ultime recano nella circonferenza esterna, scolpite in alto rilievo, delle iscrizioni, una *IN HONOREM S. ANTONI DE PADUA* PARROQUIALIS ECCLESIE BUSAQUENSIS PATRONI ET TITULARIS. ANNO 1714; l'altra la più grande di tutte, quella che noi chiamiamo "sa campana 'e su tremone", porta un 'invocazione contro i fulmini: *CRISTUS REGNAT*CRISTUS A FULGURE CRISTUS VINCIT 1714 SANCTE ANTONI DE PADUA ORA PRO NOBIS TEMPESTATE NOS DEFENDAT. Nel punto d'attacco della chiesa col campanile, sul perimetro di questo, corre un fregio a forma di serpente, interrotto agli spigoli da due figure mostruose "SOS orrunchinafae de campanille". All'interno la chiesa, alta e di ampio respiro, a pianta rettangolare, a tre navate, occupa una superficie di 600 mq.. Qualcuno l'ha definita "superba come una cattedrale" e nel suo stile gotico aragonese ispira raccoglimento e preghiera. Ha archi ogivali con conci di pietrame trachitico a faccia vista, la cui funzione portante viene assicurata da contrafforti esterni. Nelle navate laterali si susseguono delle cappelle di varie epoche, in legno e in marmo, alcune anche di pregio. L'altare maggiore, in marmo di Carrara scolpito e intarsiato, ha gradini a ventaglio con angeli laterali ad alto rilievo. Fu eretto nel 1850 per iniziativa del parroco Antonio Musio Pinna e allo stesso rettore si deve anche il pulpito marmoreo con recinto poligonale a specchiature in marmi policromi, sostenuto da una capitello ionico. Un'arbitraria pavimentazione di qualche decennio fa ha coperto le lastre originarie, togliendo slancio alla chiesa e nascondendo la lapide che in un lato dell'altare maggiore indicava la sepoltura di don Bernardino Mathias de Cervellon. Questi, Conte di Sedilo y quarto senor de Busaqui, discendente dei Torresani e personaggio di grande rilievo nella storia della Sardegna, morto in esilio a Oran, aveva indicato nel testamento redatto un mese prima della morte, avvenuta nel 1675, di voler essere sepolto nella chiesa parrocchiale di Busachi, accanto a suo padre.