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Sul senso della guerra in Bosnia, e sulla mistificazione degli eventi bellici (una nota su Srebrenica)

In quella assurda guerra civile e religiosa i contadini e gli operai che un tempo vivevano le loro semplici esistenze nell' equilibrio precariamente stabile della pace si sono ritrovati nemici l'un l'altro per la volontà di capi indigeni rosi dall'ambizione del potere ( Izetbegović, Tudjiman e Milosevic ) e in conseguenza diretta dei progetti strategici, camuffati da intervento umanitario a tutela di due delle parti coinvolte, da parte di alcune potenze straniere con il beneplacito del Vaticano.

Si tratta di quelle potenze straniere che giocavano la sciagurata partita a scacchi della disgregazione della nazione jugoslava, progetto costato molte decine di migliaia di morti e molte centinaia di migliaia di feriti.

 

Curiosamente, la maggior parte dei criminali di guerra nella ex Jugoslavija sono restati impuniti, o semi impuniti davanti al Tribunale internazionale.

La versione dei fatti che si voleva accreditare in Occidente prevedeva un solo colpevole, il governatore dei Serbi di Bosnia R. Karadzic, coadiuvato dai suoi alti ufficiali come Mladic, ed un solo mandante, Slobodan Milosevic a Belgrado.

Si tratta di personaggi inquietanti che in ragione della loro ambizione personale e della grande spregiudicatezza e del cinismo che ne informava le azioni si sono resi responsabili di eventi delittuosi di ampia portata e gravità.

 

Eppure pensiamo che la versione occidentale diffusa da alcuni mass media perfino sugli eventi piu' tragici del conflitto bosniaco possa essere stata fuorviante e funzionale al progetto politico sottostante accennato. La Storia è piena di esempi di mistificazione a alterazione di accadimenti.

 

Dopo che la regione di Srebrenica fu istituita nel 1994 come zona protetta dai caschi blu dell'ONU, unitamente a Sarajevo, Tuzla, Zepa, Goražde, Bihać ..

" Alle forze Bosniache sotto il comando di Naser Orić era stato permesso di tenere le armi in posizioni all’interno della zona protetta, contrariamente alle condizioni stabilite nel patto col quale si conveniva il “cessate il fuoco”.

Orić approfittò della situazione per condurre attacchi notturni contro villaggi serbi nei dintorni. Il caso più clamoroso fu quello di Kravica, attaccato nella notte del 7 gennaio, il Natale Ortodosso. Queste azioni militari prendevano la forma di pulizia etnica e rappresaglie contro i serbi. Centinaia furono torturati, feriti e brutalmente uccisi durante questi attacchi. Nel 1994 il governo serbo fece istanza all’ONU, fornendo una lista di 371 serbi uccisi nell’area. I media serbi, da allora, hanno riportato numeri molto più alti, fino a 3287. Non è attualmente chiaro quanti di questi fossero civili.

Il generale Philippe Morillon (francese, comandante della "United Nations Protection Force, UNPROFOR ndr.) dichiarò la sua convinzione che l’attacco serbo su Srebrenica fosse una reazione diretta ai massacri di Naser Orić e delle sue forze avvenuti nel 1992 e nel 1993.

(FONTE: blogsofnote.it/tag/crimini-di-guerra)

Anche per quanto riguarda il numero dei morti di parte musulmana nella zona di Srebrenica le cifre sono contrastanti. Si parla di 6414 salme recuperate, a fronte di una cifra di oltre 8000 fornita da fonti vicine alle forze islamiche.

 

Naser Oric ha scontato soltanto due anni di reclusione in Europa dopo la condanna del Tribunale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavija, nonostante il ricorso promosso dal P.M. Carla del Ponte e non accolto.

 

Numerose testimonianze fotografiche raccapriccianti, visibili anche sull'internet, mostrano teste mozzate di civili, militari e paramilitari serbi, cadaveri seviziati e parti di corpo umano arse dal fuoco. I crimini musulmani a danno della popolazione serba riguardano anche molti bimbi, il cui volto risulta orribilmente sfigurato.

 

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Le operazioni diplomatiche e militari volte a consolidare lo scippo della provincia storica del Kosovo alla Serbia da parte degli Albanesi di Bosnia (anno 2004) con l'aiuto di forze straniere ha condotto ad una situazione di pulizia etnica a danno di semplici cittadini di etnia serba e religione ortodossa nella capitale Pristina e zone limitrofe.

 

La conseguenza piu' allarmante della guerra in Kosovo sta, a mio avviso, nell'esasperazione dei sentimenti nazionalistici e revanchisti indotta nella comune popolazione della Repubblica serba.

 

Si tratta di un popolo gia' provata dalle sconfitte militari della guerra bosniaca e dai bombardamenti indiscriminati della NATO (Italia compresa) nel 1999 sulle maggiori città del Paese, come Belgrado, Nis, Novi Sad, Kragujevac, Valjevo, Kraljevo etc.

E' curioso notare che la prestigiosa associazione per la tutela dei diritti umani "Amnesty International", secondo quanto si legge su vari siti internet, ha giudicato che "La NATO ha in piu' occasioni violato i principi umanitari da applicare in ogni conflitto armato" , rifiutandosi pero' di riconoscere come crimine di guerra l' intera operazione di bombardamento sistematico indiscriminato della Serbia nel 1999.

 

Mi è capitato, durante il mio breve soggiorno itinerante in Serbia, di parlare con gente che non condivideva affatto la condotta delle forze armate serbe dell'epoca nella guerra in Bosnia. Non è solo il buon Kusturica a criticare i nazionalisti al comando delle varie fazioni politico-religiose dell'epoca, ma anche la gente comune. Ricordo in particolare un giovane (rispetto a chi scrive!) dipendente di un museo storico che, fra l'altro, era stato militare di leva nel corpo delle guardie presidenziali di S. Milosevic. Costui non ne aveva un ottimo ricordo..

Mai, pero', mi è capitato di incontrare sul mio cammino di viaggiatore qualcuno che fosse d'accordo sullo scippo del Kosovo tuttora in corso.

Per tutti il Kosovo è l'ultimo atto della vergognosa operazione di disgregazione della Jugoslavija a danno dello Stato serbo .. altro che nobile episodio di autodeterminazione della maggiornaza musulmana..!

 

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" Madeleine Korbel Albright, nata in Cecoslovacchia da una famiglia di origine ebraica, è stata Segretario di Stato durante il secondo mandato presidenziale di Bill Clinton (quello della guerra alla Serbia ndr).

Nelle sue memorie Colin Powell ricorda la frase della Albright "A che serve avere questa grande forza militare di cui continuamente parlate se poi non la si usa? "

(FONTE: www.nonsolobush.it/kosovo2.php)

 

 

 

 

 

 

 

 

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Uploaded on August 24, 2012
Taken on May 18, 2012