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Podgrinder

La progettazione di questa macchinetta del caffè è stata oggetto della mia tesi di laurea alla fine del mio percorso all' Università di Design Industriale (26 Marzo 2012).

 

 

Il tema della tesi è il restyling della già esistente macchina da caffè a cialde in produzione da un' azienda vicentina.

Tale progetto è nato dalla volontà dell’ azienda stessa di proporre una nuova macchina da caffè a cialde ai propri clienti, appagati della bevanda che il motore offriva ma poco soddisfatti dell’ estetica della macchina.

Ed proprio a questo punto che entra in gioco la figura del nuovo designer che ha il compito di disegnare un nuovo abito alle componenti interne cercando soluzioni nuove ed efficaci.

Una cosa che però ho appreso durante questo percorso formativo è che un vero designer si distingue dagli altri progettisti perché i suoi progetti sono il risultato non solo di una risposta estetica di restyling degli oggetti, ma perché sono frutto di un analisi più complessa e approfondita di tutti gli aspetti legati al prodotto.

Tuttavia in questa società materialista è difficile mettere in pratica i buoni propositi del vero designer che analizza il prodotto dalla fase di produzione al suo smaltimento e spesso deve limitarsi a rispondere alle richieste aziendali che guardano più al prodotto finale legate a esigenze economiche di produzione e di guadagno.

In fondo però è ambizione di ogni designer vedere realizzato un proprio prodotto e vederlo esposto nelle vetrine del centro o nei sacchetti dei clienti.

Infine cosa descrive meglio questa società materialista di una macchina da caffè? Non è mica vero che il caffè e il design ad esso legato è l’ ultima moda di questa società frenetica?

 

La finalità di questa tesi è quindi proporre una nuova macchina da caffè a cialde; essa è presentata tramite un percorso che comprende da una fase di ricerca e all’ esposizione del progetto in tutte le sue fasi di realizzazione.

Il seguente compito non è stato semplice come potrebbe apparire inquanto è stato molto limitato dal meccanismo interno prefissato e poco flessibile, e dall’ ulteriore necessità di creare un prodotto più possibile economico.

Le dimensioni, il materiale, il tipo di stampo, il numero dei pezzi non doveva infatti avere grandi stravolgimenti rispetto alla macchinetta presa come modello di partenza.

Lo scopo era quindi di creare un prodotto che attirasse il cliente, disegnare una macchina che stupisse e colpisse il consumatore.

Ed è proprio per questo che si è cercato di allontanarsi dalle più semplici forme geometriche sono state scartate; c’ era l’ esigenza di trovare una strada differente che fosse in grado di trovare spazio nell’ enorme concorrenza fatta soprattutto da grandi multinazionali capaci di produrre diverse tipologie di macchine a prezzi modesti per la quantità di pezzi di sicura vendita.

Il risultato è appagante: è l’ incontro tra la modernità e la tradizione, capace di attirare la clientela giovane e la vecchia generazione fedele ai vecchi metodi di fare il caffè.

 

 

Il nome di questa macchina è quindi Podgrinder:

L’ etimologia è di origine inglese ed è stata da me creata associando “Pod” che vuol dire “cialda” e “Grinder” (Coffeegrinder vuol dire “macinino da caffè”).

La traduzione letterale vorrebbe così dire “Macina cialde” con il fine di rievocare la tradizione espressa dal macinino e la modernità rappresentata invece dalle cialde.

 

 

 

Sostenuta la mia discussione ed essendo uscita con pieni voti dal percorso formativo, sono fiduciosa sulla potenzialità che tale prodotto potrebbe riscuotere nel mercato.

Sono consapevole che prima di poter effettivamente mettere in produzione questo prodotto ci sono alcuni aspetti che andrebbero analizzati ancora più nello specifico, cosa che richiederebbe consigli tecnici da parte delle ditte che si occupano dello stampaggio e che quindi conoscono altri accorgimenti che vanno tenuti in considerazione quando si usano le materie plastiche.

Tuttavia penso che il progetto sia stato analizzato adeguatamente e la costruzione di un modello in dimensioni reali lo abbia dimostrato, anche se, credo anche che solo chi ha realmente partecipato in tutte le fasi della progettazione sappia quanto lavoro ci sia dietro e quante piccoli accorgimenti siano stati adottati.

Sono cosciente che ci vorrebbe una trattazione ancora più ampia per descrivere tutto il lavoro fatto e tutte le fasi che hanno portato al lavoro finale.

Personalmente spero di riuscire a portare avanti questo lavoro e convincere un’ azienda a produrre tale prodotto.

 

 

 

Tale progetto è stato deposto presso il dipartimento ADI in tutta la sua trattazione (disegni quotati compresi) e quindi è tutelato da diritti d' autore.

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Uploaded on May 29, 2012
Taken on March 8, 2012