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Pira funeraria, Pashupatinath

La cremazione è considerata dagli induisti il passaggio fondamentale per permettere all'anima di raggiungere il più rapidamente possibile una nuova dimensione, evento non realizzabile finchè il vecchio corpo esiste come tale. La cremazione dovrebbe avvenire, se possibile, lo stesso giorno del decesso.

I riti funebri variano a seconda di molti fattori, ma le linee dettate dai Purana indicano che il cadavere debba venir lavato e vestito con abiti tradizionali nuovi. Venga poi adagiato prima sul suolo, e lì commemorato da parenti e amici, e in seguito posto su una sorta di barella in legno, adornata di fiori coi quali si ricoprirà lo stesso defunto, dopo che questo sia stato denudato e coperto da un telo che varia di colore a seconda del sesso e dello stato civile e l'età, coi pollici e gli alluci legati insieme.

I parenti maschi del defunto portano dunque la barella sulle spalle fino al luogo della cremazione, se possibile passando per luoghi che furono significativi durante la vita appena spenta. Il luogo della cremazione, chiamato Shmashana, è tradizionalmente posto sulle rive di un fiume o del mare, dove la pira viene preparata. Su questa viene posto il cadavere volto verso Sud; tutti gli eventuali gioielli vengono rimossi e si pone dello sterco di vacca sul petto del defunto.

Presiedono il rito generalmente il figlio maschio primogenito se il defunto è il padre, il maschio ultimogenito se la defunta è la madre, accompagnati dalle preghiere del sacerdote; le donne raramente sono ammesse alla cerimonia.

Il figlio dovrà dunque fare tre volte il giro della pira in senso antiorario, aspergendola con acqua o/e ghee - burro chiarificato - contenuti in un recipiente di terracotta che poi romperà schiantandolo al suolo, per poi accendere lui stesso i legni in corrispondenza della testa del defunto e poi abbandonerà la cerimonia. Si recitano preghiere per incoraggiare le varie parti del corpo a riunirsi con gli elementi: la voce con il cielo, gli occhi con il sole, il respiro col vento e così via.

Quando le fiamme avranno consumato il corpo - è necessaria qualche ora - i partecipanti al funerale tornano a casa, lavano se stessi, si vestono di bianco in segno di lutto e puliscono la casa da cima a fondo, perchè considerata, come la famiglia intera, resa impura, contaminata dalla morte: non si recano nè al tempio nè a casa d'altri fino al completamento dei riti.

A Pashupatinath i "ghat" per la cremazione posti di fronte al tempio sono riservati ai componenti della famiglia reale, ai politici e alle persone importanti.

Altri sei ghat per la cremazione sono destinati alla gente comune e le cremazioni sono molto frequenti.

In questo luogo sacro la vita e la morte convivono con una naturalezza che ha dell'assurdo: bambini che giocano, animali, vecchi, pellegrini, turisti, un mondo intero che vive e ingloba la morte.

Sono rimasta al tempio per due ore ed ho visto sei cerimonie funebri...pensavo che non sarei riuscita a guardare una cremazione, ma trovandomi davanti alle pire accese mi è sembrato tutto molto naturale.

Tornata a casa e rivedendo le fotografie che avevo fatto sono rimasta sconvolta...senza la vita che c'era nel tempio la morte è tornata ad essere la morte.

 

La pira della fotografia si trovava davanti al tempio ed era destinata alla moglie di un attore famoso, le pire per le persone comuni, oltre a non essere davanti al tempio non sono così adornate.

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Uploaded on May 31, 2011
Taken on April 20, 2011